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Grazia Italy - 10 01 2019

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РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
€ 1,80
settimanale n. 4
10/1/2019
Gennaio 2019
ALESSANDRO
BORGHI
32 ANNI, ATTORE
Io che conosco
la forza dell’amore
tra fratelli
I must 2019
per lui
News
LO SCANDALOSO
APARTHEID
DELLE DONNE
NELLA PARTITA
JUVE-MILAN
TUTTO IL
GLAMOUR
DEI
GOLDEN
GLOBES
Sarò
la vostra
regina
P.I. spa - Poste Italiane S.p.A.-Sped. in a.p.- Aut. MBPA/LO-no/055/A.P./2018- Art. 1 Comma 1 - LO/MI. BE € 5,00. AT € 5,50. CANADA CAD 11,00. CH CT CHF 5,00. Fr € 5,20. DE € 6,00. PT € 4,50. UK £ 4,50. ES € 4,50. SE SEK 35,00. CH CHF 5,50. U.S.A. $ 10,00. MC, Côte d’Azur € 5,50
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CAPTURE YOUTH
Risultati visibili riscontrati dalle donne3:
Pelle luminosa 98% • Pelle levigata 97% • Pelle nutrita 97%
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TESTATO E APPROVATO
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PEELING PROGRESSIVO ESCLUSIVO5
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Il nuovo2 siero in olio rivitalizzante: una formula riparatrice che rinforza e protegge la
barriera cutanea della pelle fragile, per donare una nuova luce di giovinezza.
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della pelle e uniforma il colorito stimolando il rinnovamento cellulare naturale.
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IL NUOVO DUO “EFFETTO PELLE NUOVA” 1
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
CAPSULE COLLECTION DESIGNED BY
ALESSANDRO DELL’ACQUA
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G R A Z I A 4 •Sommario
-Pagina-
78
ANNI 60
Cappotto multizip
in panno velour
(Moschino). Stivali
di vernice (Stuart
Weitzman).
12
EDITORIALE
14
GLI INDISPENSABILI
DELLA SETTIMANA
18
38
39
40
50
Foto XAVI GORDO
55
58
62
64
di Silvia Grilli
e la posta di GRAZIA
AT T UA LI TÀ
LE 10 NOTIZIE DI CUI
PARLARE
•Il calcio velato delle saudite
•La partita più ingiusta •Quei
sindaci in rivolta •L’oro dell’altra
America •Vota il look •Chi salverà
l’Occidente dalla depressione
•Il decoro dell’anima •Il ballo
di Alexandria •So perché
le indiane sf idano i tabù •Dove
abita la speranza
E ANCHE Questa settimana
FREDDO
A COLORI
E ANCHE WEB
STAR DI COPERTINA
Alessandro Borghi: «Sarò re
a modo mio»
LA DIVA Margot Robbie: «La mia
è l’altra faccia del potere»
ASTRI NASCENTI E il Brasile
scoprì Michelle
ANTEPRIMA Cè un amore che
supera l’oblio
SFIDE Ora che le stelle sono più
vicine
INCHIESTA La moda sui banchi
di scuola
7
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GRAZIA 4•
Sommario
-Pagina-
66
NUOVO GRIGIO
Cappotto in cashmere
con collo ampio (10
Collection by Seventy).
Stivali alti con dettaglio
Gancino (Salvatore
Ferragamo).
LE FORME DI
UNO STILE
M O DA
66
78
90
94
LE FORME DI UNO STILE
FREDDO A COLORI
SHOPPING Inizia con un abito
ANTEPRIMA Gli uomini di
96
100
101
102
103
104
106
TENDENZE Lo stile secondo lui
FASHION NEWS
WE LOVE IT Contrasti decisi
FASHION NEWS
WE LOVE IT Un tocco
PRrock
STREET STYLE Solo denim
L’INTERVISTA Alessandro
Milano guardano avanti
Squarzi
B ELLEZ Z A
108 QUANDO LA PELLE È IN
FERMENTO
112 BEAUTY CONFIDENZE Il vero
benessere è naturale
114 IRRINUNCIABILI DELLA
SETTIMANA
115 WE LOVE IT
Formule ferma-tempo
LI F ES T Y LE
CULT CULT CULTURA DELLA
SETTIMANA •Mostre •Daniele
Mariani •Libri •Musica
•Fotografia
120 VIAGGIO L’avventura comincia
in Thailandia
124 GNAM Una fonduta dopo l’altra
126
130
132
134
8
E INFINE...
INDIRIZZI
OROSCOPO di Melissa P.
LA POSTA DEL CUORE
di Victoria Cabello
Foto JONATHAN SEGADE
116
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+39 02 76 20 81
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GRAZIA 4•
Sommario
-Pagina-
50
DIRETTORE RESPONSABILE
SILVIA GRILLI
grazia.direttore@mondadori.it
In copertina
-Pagina-
18
MARGOT ROBBIE
Grazia ha incontrato l’attrice
che al cinema sarà Elisabetta I,
la più determinata delle regine inglesi.
APARTHEID
ALLO STADIO
La Supercoppa italiana tra
Juventus e Milan si giocherà
in Arabia Saudita. È diventata
un caso perché le donne
saranno segregate e potranno
sedersi solo nei settori
dedicati alle famiglie. Grazia
racconta l’ennesima
provocazione di un regime
che umilia le sue suddite.
-Pagina-
66
GEOMETRIE DI STILE
La moda di stagione gioca con forme innovative,
colori puri e linee decise.
L’attore Alessandro
Borghi indossa un
cappotto in tessuto
spigato su camicia
ricamata e pantaloni
senza pinces (tutto
Gucci). L’IDEA
BELLEZZA: per edonisti
amanti del profumo,
Gucci Guilty Pour
Homme, con note
fresche-speziate di
limone e pepe rosa.
GROOMING:
Francesco Avolio@WM
Management.
FOTO: Moro Van Wyk.
STYLING: Peter
Cardona.
-Pagina-
96
MODA
UOMO
Sportiva,
raffinata,
informale o
classica: sono
i quattro must
dell’eleganza
maschile.
10
-Pagina-
24
TUTTO IL GLAM DEI GOLDEN GLOBES
I premi assegnati e gli abiti più belli messi
ai voti: Grazia vi racconta tutto sulla notte che a
Hollywood ha aperto la stagione dei riconoscimenti.
* VALIDA FINO AL 28/02 - NON CUMULABILE CON ALTRE PROMOZIONI
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SOLO A PAVIA
APERTA ANCHE DOMENICA
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scrivete a GRAZIA:
G R A Z I A • Editoriale
Segrate (MI)
palazzo Mondadori 20090
EMAIL:
lapostadigrazia@mondadori.it
SOCIAL:
m/grazia
facebook.com/grazia -ittwitter.co
zia.
gra
instagram.com/
WEB: GRAZIA.IT
Il merito è tuo, GAGA!
Lady Gaga è una star planetaria, eppure la sua insicurezza
riflette la mancanza di autostima e il maschilismo di molte
di noi. Nel parlare del film A Star is Born (È nata una stella),
di cui è protagonista e per cui ha vinto un Golden Globe
per la miglior canzone, non ha fatto altro che ringraziare
il regista e coprotagonista Bradley Cooper. «Potrebbero
esserci 100 persone in una stanza e 99 potrebbero non
credere in te. Ma tu ne hai bisogno solo di una ed è lui», ha
detto in tutte le interviste, come se lei fosse una signorina
nessuno, prima che Cooper la scegliesse per il ruolo della
cantante Ally nel remake di una vecchia pellicola.
La star pagata un milione di dollari per uno show, con dischi
di platino nel suo curriculum, dà tutti i crediti a un uomo,
come se fosse stato lui a tirarla fuori dall’oscurità. «È un
visionario, mi ha insegnato come calarmi nella parte, gli
sono così grata!», ha ripetuto. Mentre riceveva il premio
ha ribadito: «Da donna, nel mondo della musica è difficile
essere presa sul serio come musicista e autrice». È una frase
assolutamente condivisibile, è vero: è dura. Ma poi, invece
di appellarsi alle signore in sala, come altre sue colleghe
hanno fatto, Gaga ha rincarato il concetto rivolgendosi
ancora a Bradley e alla squadra che con lei ha lavorato
alla colonna sonora: «Ma questi tre incredibili uomini mi
hanno sostenuta».
Il suo messaggio riflette purtroppo un pensiero diffuso
tra molte donne, convinte che senza l’aiuto maschile non
potranno mai riuscire. Però mi riempie di tristezza che lo
comunichi un’artista di grande successo che ha sempre
lavorato duro per onorare i propri talenti.
Gaga non è una creaturina confusa. Il merito del premio è
suo. È stata lei a rendere memorabile un film che avrebbe
potuto essere solo un remake. È lei l’artista che ha fatto
quello che le riesce meglio: esibirsi con tutta la passione
che ha dentro.
Silvia Grilli, direttore
12
SCRIVI AL
DIRETTORE:
grazia
direttore@.
mondadori.it
BUON 2019! RELAX...
CASA SILENZIOSA,
LUMINOSA, IL MIO
DOLCISSIMO
SCOTTY E LA MIA
AMATA GRAZIA!
Foto di Ylenia
Doimo
Foto VALENTINO HAUTE COUTURE
Sopra, la popstar e
attrice Lady Gaga.
A destra, il direttore
di Grazia, Silvia Grilli.
LETTERE AL DIRETTORE
❯Email di Virginia Bigiotti
Cara Silvia, mi sono imbattuta solo oggi, per la prima
volta, in un tuo articolo. “Fuggiamo dai principi azzurri”
ha un titolo che non può non colpire una ragazza come me
(di 24 anni) cresciuta tra le videocassette della Disney
guardate a ripetizione. La mia, così come l’infanzia di tutte
le mie coetanee, è stata scandita dall’indimenticabile scena:
«Che sia blu! Che sia rosa!” e le due fatine della Bella
Addormentata che litigavano per il colore del suo vestito.
“Maschiliste” è il termine che tu hai usato per definire
queste fiabe, e non posso che approvarlo. Ci hanno
indubbiamente insegnato gentilezza, dolcezza, purezza e
femminilità; tuttavia, al contempo, ci hanno ridotte in
condizione di dover ricercare in un maschio la nostra
autorealizzazione. In questo principino, peraltro
frequentemente ombra della coraggiosa principessa, c’è
sempre la soluzione. Evitando di cambiare fiaba, ma
restando nel caso specifico di Aurora, lei senza il principe
Filippo avrebbe continuato a dormire per l’eternità! Allora
io mi chiedo chi venga in soccorso a noi ragazze della vita
reale, per risvegliarci dalle difficoltà tra le quali ogni notte
ci assopiamo? La risposta è solo una: noi stesse. Noi, tenaci
guerriere in grado di mangiare in pochi istanti il prototipo
di maschietto da cui siamo sventuratamente circondate per
vomitarlo subito dopo. Allora mi sorge un’altra domanda:
non siamo forse noi che negli ultimi decenni ci siamo così
tanto realizzate (per le nostre capacità) da non riuscire più
a rappresentare la dolce fanciulla da salvare? Sicuramente
sì, è la prima risposta che mi sono data. Poi me ne sono data
un’altra, che può risuonare presuntuosa anche se realistica,
ed è che non possiamo farci una colpa delle nostre qualità e
svilirci al livello di molti maschi (che io definisco casi
umani), anche laddove il prezzo da pagare sia ahimé quello
di non aver più bisogno di un principe. Allora eccolo subito
con il suo cavallo bianco che, consapevole di non poter gestire
una donna a lui superiore, ripiega sulla scialba ragazzina
che trascorre le sue giornate tra un selfie e quello successivo.
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LETTER
EMAIL E
FACEBO
OK
TWITTER
INSTAGR
AM
E così il principe azzurro, la sua Bella riesce sempre a
trovarla, ma questa è addormentata per i miei gusti. Mi
assopisco anche io come Aurora, in attesa che le tue risposte
mi possano risvegliare da questi dubbi amletici. Auguro a
te e a tutte le lettrici un felice 2019.
Locali dica che il sindaco, quale ufficiale del governo nel
Comune, in materia di ordine e sicurezza pubblica debba,
nel rispetto delle indicazioni del ministro dell’Interno,
provvedere all’emanazione degli atti previsti dalle leggi
(cioè in pratica debba preoccuparsi di far “applicare” e non
di far “disapplicare” le leggi, e il Decreto Sicurezza è
appunto una legge). Sono confuso.
❮«Cara Virginia, credo che non sia necessario trovare
un principe, ma trovare se stesse, coltivare i propri
interessi e onorare i propri talenti. A quel punto che il
principe arrivi o no è secondario. Un abbraccio e buon
anno».
❯Email di Maria Grazia Bortolussi
Non posso evitare di commentare, come vittima di una
truffa affettiva, l’editoriale pubblicato sul n. 2 di
Grazia,“Fuggiamo dai principi azzurri”. Definendolo il
riassunto di una storia mai letta e mi domando come si
possa scrivere dettagli errati di una tematica senza
conoscerne i veri contenuti. Sono molto critica sul termine
credulone perché sminuisce le vittime (uomini e donne)
come oche, quando invece questo è lavoro di imprenditori
di truffe che usano ottime tecniche in ambiti psicologici e
informatici, con guadagni in tutta Europa di milioni di
euro. Al contrario di quanto si scrive, tutti possono essere
vittime di una truffa affettiva, dalla casalinga alla donna
in carriera. Dalla single a quella impegnata o sposata.
Dalla più bella e sexy a quella meno attraente. E mi
domando che significato abbia questo sterile ragionamento
che dice che sia meglio non raccontare favole di principi
azzurri alle nostre figlie per evitare così che, diventate
grandi, non cadano vittime di una truffa affettiva.
❮«Cara Maria Grazia, conosco la solitudine e capisco
come sia facile, in situazioni di debolezza, finire
vittima di truffatori affettivi. Mi spiace che il mio
editoriale l’abbia ferita e me ne scuso. Credo, però, che
le favole dei principi azzurri, con l’idea del salvatore
che ci porterà via dal nostro nulla, ci abbiano un po’
fuorviate. Un abbraccio».
❯Email di Tea Cheremma
Un fiammeggiante 2019 a tutte le lettrici di Grazia e
fate come me: se il look non vuoi sbagliare, ogni settimana
Grazia devi sfogliare. Complimenti a tutta la redazione.
❮«Ben detto, cara Tea. Baci e buon anno.».
I SINDACI E IL DECRETO SICUREZZA
❮Email di Andrea Russo
A proposito del sindaco di Palermo che ha “sospeso” il
Decreto Sicurezza dando ordine al suo ufficio anagrafe di
“disapplicarne” le disposizioni, perché sarebbe a suo avviso
“inumano” e “anticostituzionale”, mi sembra, che tutti (e a
maggior ragione i pubblici funzionari) siano obbligati ad
applicare le leggi, quali che siano le loro opinioni sulle
stesse. E mi pare anche che il Testo Unico per gli Enti
❯Risponde Cristina Giudici: «Caro Andrea, ci sono
pareri contrastanti di diversi giuristi in merito allo
scontro fra il sindaco di Palermo e il ministro
dell’Interno, Matteo Salvini. Un amministratore
pubblico deve osservare le leggi dello Stato, ma se
ritiene che una legge contraddica i valori costituzionali
può chiedere a un giudice di rivolgersi alla Consulta
perché esprima un parere sulla legittimità della norma.
Il divieto previsto dal decreto Sicurezza di iscrivere un
richiedente asilo all’ufficio anagrafe impedisce di
garantirgli specifici servizi di assistenza. Spero di
essere riuscita a essere chiara nell’articolo a pagina 22».
CARE LETTRICI, dalle vostre lettere può nascere l’idea di
un’inchiesta o di nuove storie da raccontare. Firmate con nome
e cognome: sarà più facile contattarvi. E… scriveteci!
Con l’invio del vostro contributo dichiarate di accettare le
condizioni del servizio consultabili nelle ultime pagine della rivista.
A cura di Lucia Valerio
•
INSTAGR A M T W IT TER
UNA STELLA PER GRAZIA
20thcenturyfox
@20thcenturyfoxitalia
Sulla copertina di #grazia, una
magnifica #emmastone
Claudia Potenza
@claudiapotenza
E ancora Buon anno. Grazia è in
edicola. #ClaudiaPotenza su @grazia_
it #compagniadelcigno
fashioncelebsstyle
@fashioncelebsstyle
Emma Stone #graziamagazineitaly
@grazia_it
Mimirky @mimirky
Grazia #fashion #love #style
13
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GR A ZI A• MODA
1
GRAFICA
La borsa a tracolla in pelle è decorata
da una nappa (Alberta Ferretti).
2
ANIMALIER
La minigonna
maculata è in denim
(Guess Jeans).
4
STILE CAMPEROS
Gli stivali alti sono in velluto e vernice
(Emporio Armani).
14
3
RAFFINATO
Il bracciale, con
perla centrale e un
pavé di zirconi, è in
argento color giallo
(APM Monaco).
5
ECO
Il cappotto in
pelliccia sintetica ha
il collo alto e la
chiusura frontale
con zip a contrasto
(Bimba Y Lola).
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di Elsa Bonfiglio
6
7
BON TON
Gli orecchini Major, placcati oro rosa,
sono decorati da microperle e cristalli
(Swarovski).
CALDO
Il maglione a collo
alto ha un motivo a
quadri (Woolrich).
8
MASCHILI
I mocassini hanno una decorazione in metallo dorato (Dior).
9
MORBIDA
La borsa è in lana
merinos con dettagli
in pelle (Tod’s).
10
ANNI 70
I jeans hanno un’applicazione di nappine in tinta
sull’orlo (ottod’Ame).
15
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B A S E T CO L L A N T S
S H O P O N L I N E E S TO R E L O C ATO R
P H I L I P P E M AT I G N O N .C O M
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Il calcio velato delle
1
SAUDITE
La partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan, che si giocherà il 16 gennaio
in Arabia Saudita, è diventata un caso perché le donne che andranno allo stadio
potranno sedersi solo in settori riservati alle famiglie. E mentre la casa regnante
celebra l’evento, Grazia spiega perché questa sia l’ennesima provocazione
di un regime che parla di aperture quando, invece, umilia e arresta le sue suddite
C
erto, le donne saudite fino al 12 gennaio 2018
non potevano neppure mettere piede in uno
stadio di calcio, ha detto qualcuno in queste
ore mentre si intensifica la polemica e cresce
l’indignazione sulla controversa partita di Supercoppa
tra Juventus e Milan che si giocherà a Gedda, Arabia
Saudita, il 16 gennaio. Sugli spalti le spettatrici, anche
straniere, potranno sedere soltanto in apposite sezioni
riservate alle famiglie. Il calcio italiano si difende: in
Arabia Saudita «fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo», è scritto in un
comunicato della Lega Serie A (vedi anche pagina 20).
La partita di pallone, però, per quanto potente simbolo
di segregazione femminile, non è l’unico dei problemi
delle donne in uno dei regni più conservatori del mondo,
in cui l’intera società è regolata da anacronistiche regole
religiose, e in cui la leadership politica, non soltanto
nel campo dei diritti femminili, gode di una sempre
più vasta impunità. Proprio per questo, Gedda sarebbe
stato il migliore dei luoghi per far segnare al potere
di persuasione del calcio un gol importante (anche
se il pallone non può sostituirsi alla politica). Mentre
maggioranza e opposizione in Italia - Paese con vasti
interessi commerciali e militari in Arabia Saudita - si
indignano senza agire sui posti a sedere di uno stadio,
le attiviste che invece hanno per anni lottato per sedersi
dietro il volante di un’automobile restano in carcere.
Human Rights Watch e il quotidiano americano The
Wall Street Journal hanno riportato credibili accuse di
tortura nei confronti delle donne detenute: simulazioni
di affogamento, scariche elettriche, frustate. Il regime
ha preso di mira figure come Loujain al-Hathloul, 29
anni, che ha lottato pacificamente, mettendosi al volante
quando era ancora un tabù. Le attiviste sono state arrestate un mese prima della fine del divieto, in maggio.
C’è un’immagine che racconta meglio di ogni analisi
Rolla Scolari
perché occorra mantenere scetticismo nei confronti del
regime. «Una celebrazione delle pioniere saudite», era
scritto sulla copertina di un settimanale femminile arabo
accanto alla fotografia della bella principessa Haifa Bint
Abdullah al-Saud, alla guida di una decappottabile in
mezzo al deserto. Mentre il giornale era nelle edicole,
poche settimane prima della fine del divieto di guidare
nel regno, le attiviste che per anni avevano lottato per
quel diritto, ultime al mondo a ottenerlo, venivano
arrestate. E in copertina, sorridente, a celebrare le loro
gesta c’era un membro di quella stessa famiglia reale
che le faceva imprigionare.
All’origine dei cambiamenti, come all’origine degli
arresti, ci sarebbe il giovane principe ereditario Mohammed bin Salman che, con un piano economico e
sociale ambizioso, Vision 2030 (“Visione 2030”), mira
a sganciare il Paese, primo produttore mondiale di
petrolio, dalla dipendenza dal greggio, attraverso una
modernizzazione controllata (e sfruttata per attirare
investimenti stranieri).
«Ci sono aperture da parte del sistema saudita, incoraggiate dal principe bin Salman: sono passi in avanti. Sono,
però, aperture calate dall’alto, e sono mosse cosmetiche
che servono a migliorare l’immagine dell’Arabia Saudita all’estero, rivolte ai partner internazionali», spiega
Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata dell’Istituto
per gli studi di politica internazionale, Ispi.
Se le donne saudite possono oggi entrare allo stadio,
sebbene soltanto in spazi riservati alle famiglie, e le atlete
saudite partecipano alle Olimpiadi, la segregazione resta
la norma. Vige il sistema della tutela maschile su mogli e
figlie: un uomo ha l’ultima parola sul matrimonio, sulla
possibilità di aprire un conto in banca, sulla richiesta
di un passaporto, su operazioni chirurgiche non vitali.
Luoghi pubblici hanno sezioni appositamente dedicate
alle famiglie, le uniche dove la donna possa sedere. E
Foto REUTERS/CONTRASTO
DI
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1O
Notizie
DI CUI PARLARE
Una donna saudita assiste
con il figlio a una partita di calcio
nello stadio King Fahd di Riad,
la capitale dell’Arabia Saudita.
tutte sono obbligate a indossare in pubblico un abito
nero informe. Le recenti aperture hanno, nelle mire del
regno, un obiettivo anche pratico, spiega Ardemagni:
occorre una maggiore presenza femminile nel futuro
sistema produttivo. «C’è un apparente paradosso ai nostri
occhi di occidentali», dice l’esperta. «Siamo in una fase di
grande trasformazione, sbandierata da parte del marketing dell’Arabia Saudita, ma in questa fase tutto quello
che è attivismo femminile è maggiormente controllato
e represso proprio perché la modernizzazione deve
venire dall’alto: il diritto è concesso, non guadagnato».
Fino a pochi mesi fa, la stampa internazionale si è chiesta se il principe 30enne, architetto di una sanguinosa
guerra in Yemen, artefice di una campagna contro la
“corruzione” che ha portato all’arresto di massa di mezza
corte reale e all’eliminazione dalla scena di decine di possibili ostacoli alla sua ascesa, fosse un “riformatore” o un
autocrate spregiudicato. Poi, in novembre, il giornalista
arabo Jamal Khashoggi è entrato nel consolato saudita
di Istanbul per una banale questione burocratica. E
non ne è mai uscito.
Sulla sua scomparsa sono emersi dettagli atroci: il giornalista, critico nei confronti del principe ereditario,
sarebbe stato ucciso e fatto a pezzi da una squadra giunta
appositamente da Riad. Il sospetto è che, all’origine
dell’assassinio, ci sia proprio il delfino del re. «L’Arabia
Saudita, sotto la Casa dei Saud, sembra un luogo dove
essere d’accordo con il principe ereditario può portarti
in prigione, può costarti botte e torture», ha scritto il
quotidiano britannico The Guardian. «Essere ucciso e
fatto a pezzi sono punizioni riservate a chi invece non è
d’accordo. Almeno nella vecchia Arabia Saudita soltanto
i critici affrontavano la repressione. La nuova Arabia
Saudita non è la vecchia. È peggiore». ■
19
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1O Notizie
Da sinistra,
i calciatori
Cristiano
Ronaldo della
Juventus,
Suso e Ignazio
Abate
del Milan.
2
La partita più INGIUSTA
La scelta di giocare la Supercoppa tra Juventus e Milan a Gedda, accettando le discriminazioni
sessiste saudite, ha costretto il mondo del calcio a un esame di coscienza. Grazia ha chiesto
ai dirigenti della Lega Serie A e a politici, giornalisti, tifosi la loro opinione su questo sacrificio dei
diritti delle donne DI Monica Bogliardi
L
e tifose, italiane o arabe, potranno sedersi solo nel
settore misto “families”, “per famiglie”, dello stadio King Abdullah di Gedda, in Arabia Saudita.
Insomma, il 16 gennaio 2019, in cui Milan e Juventus si
disputeranno in terra araba il trofeo calcistico della Supercoppa, non sarà ricordato come un giorno luminoso
per i diritti delle donne.
Anzi, da quando la scorsa settimana ci si è accorti che
le tifose potranno vedere la partita solo da una parte
dello stadio, subendo una forma di apartheid, cioè di
segregazione, nel nostro Paese è in corso una polemica.
Il vicepremier Matteo Salvini ha bollato l’evento come
«una schifezza». Ci sono state manifestazioni davanti
alla sede della Juventus. E molti politici e opinionisti si
chiedono se fosse il caso di giocare una partita in un Paese
nella bufera per la morte del giornalista Jamal Khashoggi
(vedi pagina 18) e arretrato sui diritti delle donne che, lì,
possono andare allo stadio da appena un anno, guidare la
macchina da poco più di sei mesi, ed essere avvisate della
20
richiesta di divorzio del marito, con un sms del tribunale,
solo dalla scorsa settimana.
Ma il calcio ha bisogno di nuovi mercati dove rastrellare
tanti euro, questo è sicuro. La Lega Serie A ha firmato con Riad un contratto che prevede tre finalissime di
Supercoppa in cinque anni, per un totale di 22 milioni e
mezzo di euro. Il 90 per cento dei quali andrà alle squadre,
mentre il 10 per cento alla Lega. I club hanno dichiarato
che non spetta loro giudicare dove giocare le finali: è una
decisione del governo del calcio. Il cui presidente, Gaetano
Miccichè, dice chiaro e tondo: «L’Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale
grazie a decine d’importanti aziende italiane che esportano
e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano
in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto. Il
sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di
politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino
il sistema Paese. Al contrario, è un fondamentale sostegno
alla promozione del Made in Italy e dei suoi valori».
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
Foto GETTY IMAGES, IMAGOECONOMICA, SGP
Da sinistra, in senso orario: Gaetano Miccichè, presidente
di Lega Serie A; Mara Carfagna, vicepresidente
della Camera dei deputati; l’attrice Martina Colombari;
l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni.
Ma le tifose dovranno subire un’umiliazione? Il governo
del calcio costringerà anche le italiane a indossare il velo
durante la partita? «Le donne di qualunque nazionalità»,
risponde a Grazia l’amministratore delegato della Lega
Serie A, Marco Brunelli, «potranno acquistare il biglietto
e andare allo stadio da sole, in settori misti, quindi con la
presenza anche di uomini. Le tifose non avranno l’obbligo
di indossare il velo nero o l’abaya, il tradizionale abito nero».
Nei giorni scorsi il presidente della Lega ha detto che il
calcio non fa politica, ma davvero si possono separare in
modo così cinico i diritti civili dagli interessi commerciali?
«È vero che c’è un’ambiguità di fondo: ci sono relazioni
diplomatiche e commerciali. Ma il calcio è una vetrina»,
dice Walter Veltroni, ex sindaco di Roma e grande appassionato di calcio. «E vedere in vetrina una discriminazione
così odiosa è una ferita che per tempo si doveva evitare.
Calcio e diritti non possono essere fratelli separati».
In questi giorni ci sono state prese di posizione dure, come
quella del giornalista Pierluigi Battista, che ha invitato ad
annullare la partita, o della vicepresidente della Camera,
Mara Carfagna. «Il grande calcio italiano non accresce
il suo prestigio accettando regole che violano i diritti
fondamentali e la libertà delle donne», dice Carfagna a
Grazia. «Sono stupita e turbata dal fatto che la Lega Serie
A non abbia avuto la sensibilità di chiedere una modifica
delle modalità di accesso delle spettatrici allo stadio di
Gedda. A questo punto rifletterei sull’opportunità che
la Rai trasmetta la partita fra Juventus e Milan da uno
stadio dove le donne sono segregate. Il servizio pubblico
deve sempre rispettare e riflettere i principi costituzionali».
Ma molti stanno già pensando a come andare a Gedda.
«Mi trovo in vacanza in un Paese arabo e, proprio ieri,
mentre al ristorante vedevo donne vestite di nero a un
tavolo, e gli uomini biancovestiti a un altro, pensavo che gli
eventi sportivi, come anche quelli culturali e di spettacolo,
sono un mezzo per connettere la gente, mescolarla, e di
conseguenza per aprire dei varchi nei Paesi più chiusi»,
dice l’attrice Martina Colombari, indicata da molti come
possibile candidata alla presidenza della Lega Serie A
femminile. «In un momento in cui il calcio femminile
è ancora discriminato, una politica dei piccoli passi può
portare più risultati: penso per esempio all’avvicinamento
di italiane e arabe allo sport. Per questo mi sembra poco
praticabile bloccare la Supercoppa».
È tardi, dunque, per reagire? «È tutto chiaro: si è privilegiato l’interesse commerciale», dice Pierluigi Pardo,
commentatore sportivo e autore del romanzo Lo stretto
necessario (Rizzoli), ambientato ai Mondiali di Calcio del
2006. «Pensare, una volta accettato di giocare lì, di cambiare
le leggi locali era un’illusione. Ma tutte le iniziative fatte
dal calcio italiano per sensibilizzare sulla parità di genere
possono essere ancora utili». Sono possibili altre reazioni?
«Bisognerebbe chiedere a tv e giornali italiani di mandare
alla partita più donne possibile: inviate, opinioniste, telecroniste, commentatrici, traduttrici», dice Paola Ferrari,
che ha condotto La domenica sportiva. «Sarebbe una mossa
concreta, realizzabile ma anche simbolica, per aiutare
l’emancipazione delle saudite, ancora troppo lenta». ■
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1O Notizie
3
QUEI SINDACI
in rivolta
Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Partito democratico. «La legge 113 - nata dal Decreto del
vicepremier Matteo Salvini su immigrazione e
sicurezza - anziché mettere ordine nella gestione
interna dell’immigrazione, produce irregolarità e
insicurezza. C’è il problema dell’articolo 13, che impedisce
di iscrivere all’anagrafe i migranti che ricevono il permesso
di soggiorno dopo aver richiesto l’asilo nel nostro Paese:
su questo il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha
annunciato la “disobbedienza” della sua amministrazione.
Ma la questione più grave è la cancellazione, con poche
eccezioni, del permesso di soggiorno per motivi umanitari:
ci saranno molti più stranieri che, ben lungi dall’essere rimpatriati, resteranno sul territorio da irregolari, condannati
a vivere di espedienti. Tutto questo porterà a una crescita
dei reati e dell’insicurezza nelle città. È l’opposto di quanto
il ministro dell’Interno Salvini dichiara di voler ottenere.
Solo l’integrazione basata sul lavoro e sul rispetto delle
regole può garantire un’esistenza dignitosa agli immigrati
e maggiore sicurezza ai nostri concittadini».
Gori ha creato a Bergamo l’Accademia per l’Integrazione,
dove vengono selezionati migranti che studiano l’italiano,
fanno volontariato e svolgono tirocini in aziende. «Con
l’abrogazione del permesso umanitario, gli ospiti potrebbero perdere il permesso di soggiorno, pur avendo un
contratto di lavoro, e diventerebbero irregolari. Anche per
questo, il consiglio comunale ha chiesto un confronto al
ministero dell’Interno. E di introdurre una diversa tipologia
di permesso da rilasciare a coloro che abbiano dimostrato
di volersi integrare. Ma in Parlamento non c’è stata discussione. Perciò chiedo un incontro tra ministero e sindaci per
affrontare i problemi che questa legge è destinata a creare
sul territorio. E auspico un rapido pronunciamento della
Corte costituzionale sul provvedimento».
22
DI
Cristina Giudici
Mario Conte, sindaco di Treviso, Lega. «Il
decreto sicurezza correggerà le politiche sregolate e irresponsabili fatte fino a oggi, che
aumentavano il numero dei clandestini. Sarà
più facile distinguere chi si vuole integrare
da chi viene in Italia per dedicarsi ad attività illegali.
La legge permetterà alle forze dell’ordine di agire con
efficacia e di espellere chi spaccia e commette reati.
Non aumenterà il numero degli stranieri irregolari
anzi, la legge ci permetterà di potenziare lo strumento
del rimpatrio. Inoltre il decreto va valutato nella cornice più complessiva di quanto sta facendo il ministro
dell’Interno: ha obbligato l’Europa a porsi il problema
dei flussi irregolari, di cui si faceva carico quasi esclusivamente il nostro Paese, e degli accordi da stipulare
con i Paesi di origine per aumentare i rimpatri».
Treviso è una provincia dove l’integrazione ha spesso
successo, grazie all’alto livello di occupazione e di benessere. «Vorrei sapere se la protesta di alcuni Comuni
sia legata a una strumentalizzazione da parte dei sindaci
del Partito democratico», commenta Conte. «Il decreto
sta dando ottimi risultati e i centri di accoglienza si
stanno svuotando. L’ultima volta che ho visitato una
di queste strutture, sono stato accolto bene, perché la
legge aiuta coloro che vogliono integrarsi. Non è vero
che, impedendo ai migranti in attesa di protezione
umanitaria di iscriversi all’anagrafe, non saranno garantiti i servizi medici indispensabili. Invece è giusto
dire che nella mia provincia la presenza di moltissimi
migranti incideva fino a oggi sull’assistenza data ai nostri
connazionali: gli stranieri sottraevano la maggior parte delle
risorse alle famiglie italiane indigenti. Il provvedimento
sulla sicurezza va applicato e gli amministratori pubblici
sono obbligati a rispettare le leggi dello Stato». ■
Foto AGF
Migranti sbarcati in Europa: nel 2018 gli arrivi in Italia sono stati 23.370.
LEOLUCA ORLANDO A PALERMO,
LUIGI DE MAGISTRIS A NAPOLI,
DARIO NARDELLA A FIRENZE:
SONO I PRIMI CITTADINI CHE
CONTESTANO LE NUOVE REGOLE
SU MIGRANTI E SICUREZZA
VOLUTE DAL GOVERNO. SU GRAZIA
DUE POLITICI ALLA GUIDA DI
CITTÀ SPIEGANO PERCHÉ HANNO
IDEE OPPOSTE SULLA LEGGE
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1O Notizie
L’oro dell’ALTRA AMERICA
I PREMI A TANTI ATTORI FIGLI DI IMMIGRATI, L’IMPEGNO PER LE PARI OPPORTUNITÀ, IL
COMMOVENTE DISCORSO DI GLENN CLOSE CHE HA INVITATO LE DONNE A NON
RINUNCIARE AI LORO SOGNI PER VIVERE NELL’OMBRA DI UN UOMO. LA NOTTE DEI
GOLDEN GLOBES HA PORTATO SOTTO I RIFLETTORI LA FORZA DELLA DIVERSITÀ, COME
RACCONTA QUI UN GIORNALISTA CHE HA SEGUITO LA CERIMONIA DIETRO LE QUINTE
M
Armando Gallo
entre su Wilshire Boulevard gli operai scaricavano
dai camion le pesantissime bobine di tappeto rosso
che di lì a poco avrebbero coperto l’asfalto davanti
al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, dentro l’albergo
gli schermi trasmettevano le immagini della prima seduta
della nuova Camera dei rappresentati di Washington, la
più “diversa” della storia americana: 102 donne, di cui 43
afroamericane, due musulmane e tre native.
Poche ore più tardi quella stessa America a colori è stata la
protagonista della cerimonia dei Golden Globes, i premi
assegnati ogni anno dall’Associazione della stampa straniera
di Hollywood, l’Hfpa di cui faccio parte. In una cerimonia
ricca di colpi di scena, abbiamo visto l’apoteosi di quella
che qui si chiama “diversity”: una 71enne di nome Glenn
Close ha primeggiato come migliore interprete in un film
drammatico e un 74enne chiamato Michael Douglas ha fatto
suo il riconoscimento per la migliore interpretazione nella
serie tv Il metodo Kominsky; due attori di colore, Mahershala
Ali e Regina King, sono stati premiati come non protagonisti
per Green Book e Se la strada potesse parlare, la canadese di
origini coreane Sandra Oh ha vinto una statuetta per la
serie Killing Eve e l’interprete di origini filippine Darren
Criss per il ruolo in American Crime Story: l’assassinio di
Gianni Versace. E non vanno dimenticati lo Spider-Man
nero eletto miglior film d’animazione, il premio all’americano di origini egiziane Rami Malek, protagonista del film
Bohemian Rhapsody, che della rockstar Freddie Mercury ha
raccontato il genio, ma anche l’omosessualità e la lotta per
mantenere la privacy nei suoi ultimi anni segnati dall’Aids.
Insomma, se l’anno scorso, sull’onda del movimento anti
molestie #MeToo seguito alla scoperta degli abusi del
produttore Harvey Weinstein e di tanti altri grandi nomi
del cinema, i Golden Globes avevano visto una sfilata di
attrici vestite di nero, intenzionate a far sentire la loro voce,
la cerimonia che si è tenuta la notte tra il 6 e il 7 gennaio ha
cercato di dire al mondo che cosa viene dopo il #MeToo: la
forza della diversità. E a farsi sentire sono state soprattutto
le donne, alcune delle quali con legato al polso il nastro del
movimento Time’s Up x 2, che sfida gli studios ad abbracciare
progetti che abbiano almeno il 50 per cento di componente
femminile: «Oggi faccio una promessa, e sarà dura mantenerla», ha spiegato commossa Regina King, durante il suo
discorso di ringraziamento. «Nei prossimi due anni farò il
24
DA
Los Angeles
possibile perché ogni produzione della quale mi occuperò
sia fatta per la metà da donne».
Un inno alla “diversity” erano state già poco prima le parole
di Sandra Oh, l’attrice che ha condotto la cerimonia con
il comico Andy Samberg: «Ho accettato questo ruolo per
me inusuale per essere qui, guardare questo pubblico ed
essere testimone di un grande momento di cambiamento»,
ha detto riferendosi alla possibilità di guidare la serata, ma
anche di assistere al trionfo di tanti protagonisti di quelle
che una volta si chiamavano “minoranze”.
Non ero molto lontano da Nicole Kidman quando l’attrice
australiana ha iniziato ad applaudire con gli occhi carichi di
lacrime il discorso di Glenn Close, come miglior attrice in
un film drammatico per The Wife-Vivere nell’ombra, storia di
una donna che si sacrifica per la carriera del marito. «Penso
a mia madre», ha detto, «che ha sempre fatto altrettanto per
mio padre. Un giorno, quando aveva 80 anni, mi ha detto:
“Mi sento come se nella vita non avessi mai combinato nulla”. E l’ho trovata una cosa così sbagliata. Noi donne siamo
nutrici, è questo che ci si aspetta da noi. Abbiamo i nostri
figli, i nostri mariti, i nostri compagni, se siamo abbastanza
fortunate. Ma è nostro compito cercare qualcosa che soddisfi
solo noi stesse, dobbiamo seguire i nostri sogni, dobbiamo
dire: “Io posso farcela. Nessuno può impedirmelo”». A quel
punto, oltre a Kidman, piangevano anche le attrici Michelle
Yeoh, Caitriona Balfe e Janelle Monáe.
Tra tante sorprese dei Globes, forse la più grande è che
Close, con la sua interpretazione, ha battuto forse la giovane donna che più incarna con la sua carriera il tema
della “diversity”: Lady Gaga. La popstar italoamericana
che ha fatto campagna per i diritti degli omosessuali e per
quelli dei transessuali nell’esercito, la diva maniacalmente
attenta alla sua immagine che pure ha accettato di recitare
senza trucco per il film favorito alla vigilia, A Star is Born
di Bradley Cooper, si è dovuta accontentare di dividere
con i suoi autori il premio per la migliore canzone, Shallow
(vedi anche pagina 12). Ma Gaga è una diva e, alla fine,
nel suo Valentino Haute Couture e con un preziosissimo
collier Tiffany & Co. al collo, è risultata la più fotografata
di uno show comunque storico. La conferma me l’ha data
nel backstage proprio Bradley Cooper, il grande sconfitto
con un solo premio su cinque nomination: «Non dispiacerti
per me, è stata una grande notte!». ■
Foto ARMANDO GALLO, AP, GETTY IMAGES
TESTO E FOTO DI
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
In alto, da sinistra:
Glenn Close, 71 anni,
con Rami Malek, 37,
vincitori di un Golden
Globe; gli attori
Chadwick Boseman, 41,
Danai Gurira, 40,
Lupita Nyong’o, 35,
Michael B. Jordan, 31,
fanno il gesto del
supereroe afro Black
Panther. A sinistra, la
conduttrice della serata
Sandra Oh, 47 anni. A
destra, Jeff Bridges, 69,
Golden Globe alla
Carriera. In basso, da
sinistra, Olivia Colman,
44, migliore attrice per
La favorita, Lady Gaga,
32, e Darren Criss, 31,
anch’essi vincitori di un
Golden Globe.
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Look
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1O Notizie
LE ATTRICI NOMINATE E
VINCITRICI HANNO BRILLATO
ALLA SERATA DEI GOLDEN
GLOBES. TRE ESPERTE
COMMENTANO LE LORO SCELTE
RACHEL BROSNAHAN
IN GIALLO
CARLOTTA 7/10
Il vestito è bellissimo ma
non del tutto adatto a lei.
Una scollatura avrebbe
valorizzato il suo décolleté.
GLENN CLOSE
YVONNE STRAHOVSKI
ALBERTA FERRETTI
STELLA MCCARTNEY
ROMANTICA
VALENTINA 6/10
Mi piacciono molto
il colore verde acqua
e la stoffa: il taglio
dell’abito però non
dona particolarmente
all’attrice, nonostante
l’appropriata scelta
dei gioielli.
ALEXANDRA 6/10
Questa è una scelta
sicura per la sua
prima uscita dopo
la gravidanza.
CARLOTTA 7/10
Bello il vestito
plissettato,
ma il colore non dona
all’attrice candidata
per la serie tv The
Handmaid’s Tale.
Foto GETTY IMAGES, AP/ANSA, LA PRESSE
8/10
Il vestito della star è
elegante e dal taglio
particolare, ma
castiga troppo
Glenn che diventa
sempre più
regalmente bella col
passare degli anni.
ALEXANDRA 10/10
Elegante e chic:
Glenn Close,
premiata come
miglior attrice in un
film drammatico
per The Wife, è
perfetta.
CARLOTTA 7/10
Perfetti pettinatura,
trucco e gioielli.
L’abito è elegante,
ma Glenn avrebbe
potuto osare di più.
VALENTINA
ALEXANDRA
26
VALENTINA 5/10
L’attrice candidata per il
film La favorita sceglie un
vestito originale, che non
le dona particolarmente:
la gonna è troppo larga
ed il top fa un po’ effetto
meringa.
ALEXANDRA 8/10
Dopo soli quattro mesi
dalla nascita del figlio,
la 48enne è bellissima
in un abito semplice
impreziosito da ruches.
MINIMALE
8/10
Mi piace
il contrasto del
bianco della seta
dell’abito, che cade
con eleganza,
con le maniche.
Sofisticati anche
l’acconciatura e il
rossetto rosso vivo.
VALENTINA
6/10
Le linee e i tessuti
dell’abito scelto
dalla star premiata
come miglior
attrice protagonista
per la serie
drammatica Killing
Eve mi convincono.
CARLOTTA 6/10
Trovo bella l’idea
del vestito bianco
e le maniche d’oro,
ma sembra avere
una certa rigidità.
RUCHES
ABITO CELINE, GIOIELLI CARTIER
HIGH JEWELRY
SANDRA OH
BIA NCO E ORO
RACHELWEISZ
ARMANI PRIVÉ
ABITO PRADA, GIOIELLI IRENE NEUWIRTH
VALENTINA 8/10
Quello scelto dalla
vincitrice come
miglior attrice
per la serie comica
The Marvelous Mrs.
Maisel non è un
vestito originale ma
funziona: il colore
e le proporzioni
la valorizzano.
ALEXANDRA 7/10
L’abito è bello,
non ci sono errori,
ma Rachel avrebbe
potuto fare
di meglio.
CARLOTTA 5/10
Il colore non dona
al suo incarnato,
la pettinatura non
la valorizza, però mi
piace molto la linea
del vestito.
L A GIURIA
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THANDIE NEWTON
SPECCHI
NICOLE KIDMAN
PANTALONI
6/10
Non mi piacciono i
look con i pantaloni
e la mezza gonna
aperta sul davanti.
Peccato perché la
parte superiore, per
taglio asimmetrico
e colore, dona
molto a Julia.
ALEXANDRA 10/10
Julia Roberts,
candidata
per la serie tv
Homecoming,
è semplice e chic.
E il suo sorriso è
sempre l’accessorio
vincente.
CARLOTTA 7/10
Pettinatura e
gioielli fanno il look.
Avrei evitato
lo strascico.
ABITO MICHAEL KORS COLLECTION, GIOIELLI NIWAKA
COMPLETO STELLA
MCCARTNEY, GIOIELLI CHOPARD
JULIA ROBERTS
BO RDEAUX
GIVENCHY HAUTE COUTURE
VALENTINA
VALENTINA 9/10
Il look è di grande
effetto e valorizza
la presenza
statuaria di
Nicole. Non
mi convince
la borsetta che
sembra un piccolo
scolapasta.
ANDRA
VALENTINA ALEX
OVIC
RK
CASTELLANI MA
5
art dealer e
professore aggiunto
alla New York
University
stylist
CARLOT TA
MARIONI
caporedattrice
moda di Grazia
ROSAMUND PIKE
ARGENTO
VALENTINA 9/10
Dieci per il vestito che resta
elegante e sofisticato
nonostante sia molto “nudo”,
-1 per il giacchino d’argento
che sembra preso da Star Trek.
ALEXANDRA 9/10
Come rendere speciale un
abito classico con una giacca.
CARLOTTA 9,5/10
Bello il tocco
rock della giacca dell’attrice
candidata per il film
A Private War. ABITO MICHAEL KOR COLLECTION, OROLOGIO
OMEGA, GIOIELLI HARRY WINSTON
5/10
Il tessuto produce un
effetto “alluminio da
cucina”: è rigido e non
dona alla protagonista
della serie tv Westworld.
ALEXANDRA 10/10
Gli specchi sono
i nuovi ricami.
CARLOTTA 6/10
Non mi convince
il tessuto e non mi
piace l’effetto fasciato.
Se avesse raccolto
i capelli, non
sembrerebbe uscita da
una discoteca Anni 70.
VALENTINA
ALEXANDRA
10/10
Nicole, in
nomination per
il film Destroyer,
è mozzafiato.
Come la clutch
che ricorda le luci
della discoteca.
CARLOTTA 8/10
L’abito-armatura
è perfetto
su Nicole.
LADY GAGA
S TELL ARE
VALENTINA 8/10
Questo è il giusto
eccesso di proporzioni
che ci si aspetta da
Lady Gaga. Non mi
convincono, però,
il tessuto e il colore.
ABITO VALENTINO
HAUTE COUTURE,
GIOIELLI TIFFANY & CO.
ALEXANDRA 10+/10
Il colore dei capelli
della vincitrice per
la miglior canzone
originale nel film
A Star is Born, in
tono con il vestito
sono fantastici.
CARLOTTA 10+/10
Il collier Aurora
di Tiffany & Co.
è favoloso.
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1O Notizie
CAITRIONA BALFE
VELLUTO
OLIVIA COLMAN
VALENTINA 7/10
È un abito originale, ma la gonna non dona
all’attrice candidata per la serie Outlander.
La quasi totale assenza di gioielli valorizza il top
e in questo caso funziona.
ALEXANDRA 6/10
Mi piacciono il velluto e il colore. La forma, no.
CARLOTTA 6,5/10
Adoro la pettinatura con le mollette, di grande
tendenza. Bello il colore del vestito e lo scollo,
ma il velluto con le pinces qui non funziona.
RETE
KERI RUSSELL
ABITO MOSCHINO,
DÉCOLLETÉES JIMMY CHOO
STELLA MCCARTNEY
VALENTINA 7/10
Il taglio del vestito scelto
da Olivia, premiata come
miglior attrice nella categoria
film musicale e commedia
per La favorita, è molto
elegante, ma la retina da
pescatore lo rovina un po’.
ALEXANDRA 9/10
L’abito è giustamente
teatrale e un tocco in più
è dato da orecchini e anello.
CARLOTTA 8,5/10
La rete mi piace molto,
oltre a essere un must
della prossima stagione.
S COLL ATURA
EMILY BLUNT
ABITO ALEXANDER MCQUEEN,
GIOIELLI NEIL LANE
VALENTINA 9/10
Sofisticato il tessuto
di pizzo e sexy
il taglio. Perfetti
i sandali d’argento.
ALEXANDRA 10/10
Mi piacciono molto
l’abito in pizzo, gli
orecchini di diamanti
e la linea di eyeliner
grigia a completare
il look “glaciale” della
candidata per il film
Mary Poppins Returns.
CARLOTTA 6,5/10
Approvo trucco,
orecchini e
pettinatura. Non mi
convincono le scarpe
del colore dell’abito.
ABITO MONIQUE LHULLIER,
GIOIELLI ALEXANDRA MOR
PIZZO
VALENTINA 9/10
Questo è un look da
star hollywoodiana sia
nelle forme sia nella
scelta dell’argento.
ALEXANDRA 7/10
Keri, in nomination
per la serie tv
The Americans,
ama i dettagli sexy:
quest’anno ha scelto
un abito con tocchi
brillanti.
CARLOTTA 9/10
Anche se è bello,
trovo sia un abito
difficile da portare: è
troppo scollato e poco
scivolato sui fianchi.
AMY ADAMS
ALISON BRIE
TULLE
8/10
Mi piace il contrasto tra
le paillettes del bustino
e la leggerezza dell’organza.
ALEXANDRA 8/10
La protagonista della serie tv
Glow sembra una principessa,
con un abito non scontato.
CARLOTTA 10/10
Il tocco del reggiseno sotto
un abito da sogno mi piace
moltissimo. Bello il fiocco,
favoloso il colore.
VALENTINA
ABITO VERA WANG,
GIOIELLI HARRY WINSTON
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VALENTINA 6/10
Il colore del vestito
è lo stesso degli occhi
di Amy, ma il taglio
è un po’ banale.
ALEXANDRA 7/10
Amy, candidata per la
serie tv Sharp Objects e
il film Vice, ha scelto la
strada della semplicità.
CARLOTTA 6+/10
La linea del vestito non
valorizza il suo fisico
e avrei puntato
su una collana, invece
che sul bracciale.
ABITO CALVIN KLEIN BY APPOINTMENT,
GIOIELLI CARTIER
BLU
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EMMA STONE
RICAMI
PENÉLOPE CRUZ
6/10
Nonostante luccichi, il vestito non
è sufficientemente elegante per i Golden
Globes e le forme sono un po’ anonime.
ALEXANDRA 9/10
Da Louis Vuitton hanno impiegato
800 ore per realizzare questo abito:
Emma è La favorita di nome e di fatto,
come il film per cui era candidata.
CARLOTTA 9,5/10
Lei è deliziosa. Giusta in ogni scelta, dalla
pettinatura al vestito, dal trucco ai gioielli.
VALENTINA
VALENTINA 5/10
Il tessuto cade male,
non regge la pesantezza
dei ricami. Bello il trucco
con il rossetto scarlatto che
contrasta con la carnagione
pallida di Claire.
ALEXANDRA 7/10
Nel ruolo di regina, questo
abito le starebbe benissimo.
Ma non è la scelta giusta
per questa occasione.
CARLOTTA 9,5/10
Il vestito della candidata
per il film First Man
è perfetto, come trucco,
smalto e gioielli. Bravissima!
ABITO ZUHAIR MURAD, GIOIELLI
HARRY WINSTON
Foto GETTY IMAGES, SHUTTERSTOCK
R ÉT R O
ABITO RALPH & RUSSO COUTURE,
GIOIELLI ATELIER SWAROVSKI
VALENTINA 6/10
Mi piacciono le proporzioni
dell’abito con busto fasciante
che si allarga nella gonna
svasata, ma la stoffa cangiante
rovina tutto.
ALEXANDRA 9/10
Brilla di luce propria, in questo
abito nero impreziosito da
tocchi rossi e turchesi. Penélope
qui è molto meglio che nel suo
ruolo nella serie L’Assassinio
di Gianni Versace.
CARLOTTA 6/10
Bello lo scollo che la valorizza,
ma l’abito ha un tessuto
troppo pesante.
KRISTEN BELL
PIEGHE
VALENTINA 9/10
Questo è uno
dei look che mi è
piaciuto di più:
l’attrice della serie
The Good Place
è elegante e un po’
rétro nel tessuto
plissettato.
Splendida la spilla
sulla spalla.
ALEXANDRA 10/10
Ultra femminile.
La scelta di due
bracciali e
orecchini di
diamanti
completano un
look senza tempo.
CARLOTTA 6+/10
Il plissé è di
tendenza, il vestito
bello. Due bracciali?
Sono troppi.
ABITO DIOR HAUTE
COUTURE, GIOIELLI
BVLGARI HIGH
JEWELLERY
CLAIRE FOY
ABITO MIU MIU, GIOIELLI
LORRAINE SCHWARTZ
LOUIS VUITTON
META LLI CO
CHARLIZE THERON
BIANCO E N ERO
VALENTINA 10/10
Questo è l’unico look che per me merita il punteggio
massimo: il vestito bicolore è splendido
nella sua semplice ma sofisticata eleganza.
Gioielli e acconciatura sono perfetti.
ALEXANDRA 10/10
L’attrice candidata per il film Tully è l’esempio
ideale di glamour classico.
CARLOTTA 10/10
Sex appeal, eleganza e classe tutti in un look.
Per Charlize il bianco e nero è una scelta vincente.
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1O Notizie
Lo scrittore
francese Michel
Houellebecq,
62 anni.
Il 10 gennaio
esce in Italia
il suo romanzo
Serotonina (La
Nave di Teseo).
IL SESSO COME FUGA, IL SENSO DI FALLIMENTO E UNA VICENDA CHE
RICORDA LE PROTESTE PARIGINE DEI GILET GIALLI. ESCE IN ITALIA IL NUOVO
LIBRO DI MICHEL HOUELLEBECQ IN CUI IL PROTAGONISTA PROVA A SALVARSI
CON UNA PILLOLA. IN FRANCIA È GIÀ UN CASO E QUI UNA SCRITTRICE
CHE CONOSCE BENE QUEL PAESE SPIEGA PERCHÉ OGNI PAGINA CONFERMA
LA CRISI CHE APPARTIENE A TUTTI NOI
DI
Marina Valensise
FOTO DI
Nicolas Guerin
Foto GETTY IMAGES
Chi salverà l’Occidente
dalla DEPRESSIONE
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G
li ingredienti sono sempre gli stessi, la solitudine metropolitana, l’erotismo come via
di accesso all’amore, lo sconforto del mondo del lavoro, il disagio sociale. La tecnica
narrativa anche, con la sua documentazione
serrata su alberghi, ristoranti, sulla genealogia dell’aristocrazia normanna, l’allevamento bovino e il sistema
delle quote latte. Ma la novità del nuovo romanzo di
Michel Houellebecq, Serotonina (tradotto da Vincenzo
Vega, per La Nave di Teseo) sta nell’aperta derisione,
nell’allegria dissacrante con cui lo scrittore francese ricostruisce il mondo del suo ultimo sfigatissimo alter ego,
raccontandone in prima persona le avventure, le delusioni, le frustrazioni lancinanti, la desolazione estrema.
È come se Houellebecq per una volta prendesse le
distanze dallo sfacelo che ha sotto gli occhi, velando
di compassione e di speranza il suo sguardo altrimenti
cinico. Il narratore è il protagonista e viceversa, perché
tra i due c’è un continuo travaso di esperienze.
Florent-Claude Labrouste è un agronomo di 46 anni,
che abita in una torre a Beaugrenelle, proprio come
Houellebecq, laureato in Agraria, che oggi vive in un
grattacielo in Place d’Italie, a Parigi. Viaggiando in
Andalusia, Florent ripercorre le tappe della sua fallimentare esistenza che l’ha portato a essere dipendente
dal Captorix, un antidepressivo di ultima generazione.
Florent-Claude confessa subito di detestare il suo
doppio nome, privo di virilità, del tutto difforme dai
suoi tratti energici e brutali, e frutto di due diverse
aspirazioni dei genitori, padre notaio, madre assistente
sociale, residenti a Senlis e troppo assorti nell’amore
di coppia per non mostrare indifferenza verso quel
loro figlio unico, che resterà solo al mondo dopo il
loro suicidio.
Molto dedito al sesso, all’anatomia del fondoschiena e
dei vari orifizi femminili, il protagonista del romanzo
di Houellebecq è di scena in un pomeriggio del luglio
2010, mentre sorseggia una Coca Light a una pompa
di benzina spagnola dove ha appena fatto il pieno del
suo Mercedes. Due magnifiche ragazze di 20 anni in
short inguinale scendono dal loro Maggiolino Volkswagen per misurare la pressione delle gomme ed ecco
che il nostro si presta subito ad aiutarle, dilettandoci
con le sue considerazioni da moralista. La castana di
El Alquian, che per anni ossessionerà il ricordo del
protagonista, è calma, sorridente, saggia e prudente,
e ha uno sguardo buono e felice. La brunetta invece
è più dura e impulsiva. Bastano poche righe perché
in Florent s’attivi una fantasmagoria da film porno
irrealizzato, e la trama del romanzo si sviluppi nel
ricordo del suo passato erotico.
E ancora: un’atroce concubina giapponese sbarca all’aeroporto di Almeira con due valigie di 50 chili e il poveretto se le accolla come un facchino. Dopo qualche
6
pagina scopre che la giapponese è una ninfomane che
organizza a sua insaputa orge con annessi video porno
in casa sua. Per mollarla, Florent scompare nel nulla,
lascia il lavoro, chiude il conto in banca e si rifugia in
una minuscola stanza di uno dei pochi alberghi parigini
che non contempli il divieto di fumare.
Sempre in balia del Captorix, e di un certo dottor
Azoto, rivivrà per i suoi lettori il primo amore per
Kate, svedese di sensazionale intelligenza, già avvocato
che, però, comincia a studiare medicina e parte come
volontaria per l’Africa.
Rivivrà l’amore per Camille, stagista 19enne inorridita
alla vista della crudeltà di un allevamento di polli. È
un amore perfetto, ideale, profondo, fatto di attese
romantiche alla Stazione Saint-Lazare, cene a due,
candidi entusiasmi fra i banchi del mercato, e però
svanisce all’improvviso per colpa sua, gettandolo nel
rimpianto lacerante.
Non solo l’amore, ma l’amicizia illumina l’esistenza
fallimentare di questo uomo solitario, che tenta di
promuovere l’export dei formaggi normanni, scopre
la perversione di un ornitologo pedofilo, e si ritrova
nel pieno dramma degli allevatori vessati dal dogma
del libero mercato che getta allo sbaraglio l’amico di
una vita, Aymeric d’Harcourt, ormai sul lastrico per le
quote latte, e disperato per l’abbandono dalla moglie,
fuggita a Londra con le due figlie, al seguito di un
grande pianista.
Così, con la sua sonda ipersensibile, Houellebecq
continua a scavare nel profondo degli strati sociali.
Sottomissione, il suo romanzo sulla resa della Francia
all’Islam, nel 2015 era uscito alla vigilia dell’attentato
contro il giornale Charlie Hebdo. Oggi, con Sérotonine
anticipa senza nominarli i Gilets Jaunes, mettendo
in scena la rivolta della ruralità francese tradita dal
potere. Il suo è uno sguardo agro e iperrealista, e però
animato da un’ironia dissacrante, liberatoria quasi
salvifica. Houellebecq non fa sconti a nessuno. Non
risparmia il sistema dei media, che ogni sera in tv
ci propina il grottesco teatrino di opinionisti senza
opinione, mute figurine dell’assurdo spettacolo senza
audio che Florent guarda prima di addormentarsi
(la descrizione del talk show di Laurent Ruquier, On
n’est pas couché, è da imparare a memoria come antidoto alla miopia del conformismo). Non risparmia
nemmeno la grande letteratura dei sommi Thomas
Mann e Marcel Proust, l’acme della cultura europea,
che al culmine di tutto il sapere e la conoscenza del
mondo, erano pronti a prostrarsi alle carezze di un
adolescente o cedere all’attrazione delle fanciulle in
fiore, vanificando così i benefici stessi della cultura.
E non risparmia nemmeno la morte dell’Occidente,
che solo l’amore, se solo sapessimo ritornare all’amore
vero e puro, riuscirebbe a scongiurare. ■
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1O Notizie
Il cartello con
cui alcuni
abitanti di
Trieste si sono
scusati con il
clochard a cui
il vicesindaco
aveva gettato
via coperte
e indumenti.
IL VICESINDACO DI
TRIESTE HA GETTATO
IN UN CASSONETTO
GLI ABITI DI UN
CLOCHARD, DICENDO
DI VOLER DIFENDERE
L’IMMAGINE DELLA
CITTÀ. UN’IDEA DI
“TOLLERANZA ZERO”,
SOSTIENE LA
SCRITTRICE CARLA
VANGELISTA, CHE VA
CONTRO LA NOSTRA
STESSA UMANITÀ
DI
Carla Vangelista*
7
n Italia stiamo combattendo una nuova guerra, quella
contro la povertà. Ma la stiamo combattendo a modo
nostro, con le armi che sembrano rimaste a nostra disposizione, vestigia di una tradizione artistica e popolare che
un tempo ci ha reso famosi in tutto il mondo: maschere
di Pulcinella per nascondere le smorfie con sorrisi, fondali
di cartapesta che raffigurano palazzi principeschi poggiati - e quindi destinati a crollare - su misere costruzioni
fatiscenti e divorate dai topi, sbrigative mani di vernice dai
colori squillanti per non rivelare il degrado, la sporcizia, la
miseria che ci circonda. La nostra guerra non crea posti
di lavoro, non assicura pensioni più eque, non elimina
spese superflue - i privilegi dei politici, le auto blu, gli
stipendi astronomici a fronte di presenze sporadiche. Noi
ci accontentiamo di dare una bella pittata e indossiamo la
nostra maschera felice, così, tanto per salvare le apparenze.
Qualche giorno fa, mentre rabbrividivo nella mia casa
comunque ben riscaldata e mi ripromettevo di raccogliere
altra legna da far ardere nel caminetto, mentre i telegiornali
strillavano notizie apocalittiche sull’ondata di gelo che era
arrivata, ho letto del signor Paolo Polidori, vicesindaco
di Trieste, e del suo post su Facebook, che riassumo:
«Sono passato in Via Carducci, ho visto un ammasso di
stracci: coperte, giacche, un piumino e altro, buttati a
terra... e li ho gettati, devo dire con molta soddisfazione,
nel cassonetto».
Gli stracci appartenevano a un clochard che stazionava
in quella zona e gli permettevano - facile fare questa deduzione - di difendersi dai rigori delle notti invernali. Il
vicesindaco Polidori, a seguito della tempesta di pubblici
commenti indignati che gli si è scatenata sulla testa, ha dato
motivazioni contrastanti del suo gesto. Prima ha affermato
di non sapere che provenienza avessero gli stracci e di aver
fatto semplicemente “pulizia”, poi ha detto che quelle
cose ignobili, quella macchia sull’immagine specchiata di
Trieste, sapeva appartenessero a un barbone rumeno che
aveva dei carichi pendenti e che in passato aveva rifiutato
l’ospitalità dei centri di accoglienza.
Il segnale è: «tolleranza zero», continuava fiero il post di
Polidori, «Trieste la voglio pulita».
Ma pulita da cosa, mi viene da chiedermi. Sono più sporchi
quegli stracci o il gesto di una persona che s’imbarca in
un’azione punitiva ai danni di un uomo che ora veramente
non ha più niente? A che cosa serve questa esternazione di
disprezzo per il povero, per il diverso, per il “non inserito”?
A farlo scappare da Trieste? O è solo un castigo? O è la
dimostrazione che dobbiamo dare ai nostri figli di come, e
cito le parole di Polidori, «deve comportarsi un cittadino
che ha a cuore il decoro della sua città»?
Mia madre non era una santa. Ma ricordo le feste di
Natale nell’Italia degli Anni 60 e lei che mi insegnava
a raccogliere le coperte e i vestiti che non usavamo più
e poi - a bordo della sua 500 azzurrina - faceva insieme
con me il giro dei barboni dei quartieri limitrofi al nostro
per distribuire quelle poche cose che per loro avrebbero
fatto la differenza. Il signor Polidori sarebbe rabbrividito.
E insieme con lui tutte quelle persone che oggi plaudono
al suo gesto e che in genere la domenica vanno a messa
a confessare i propri peccati e che poi scuotono la testa
schifati di fronte al senzatetto, allo zingaro, al mendicante
seduto sui gradini con la mano tesa.
Fondali di cartapesta. Maschere di Pulcinella. Una verniciatura mal data per “salvare il decoro”. Quello delle
nostre città, non certo della nostra anima.
Ma anche nelle storie più turpi, a volte arriva il lieto fine.
Perché per il giorno della Befana i cittadini di Trieste
hanno riportato nel posto “epurato” dal vicesindaco
gli indumenti del clochard. E hanno aggiunto coperte,
cuscini, sciarpe, maglioni. E un biglietto di scuse a nome
della città. Trieste ha mostrato “tolleranza zero”, e ne sono
felice. Perché non l’ha mostrata verso i più bisognosi ma
verso chi compie azioni disumane. ■
*È possibile continuare il confronto sulla pagina Facebook dell’autrice con l’hashtag #lusoimpropriodellamore.
Foto ANSA
IL DECORO DELL’ANIMA
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1O Notizie
IL BALLO DI ALEXANDRIA
VA FIERA DELLE SUE IDEE PROGRESSISTE, DANZA SUI SOCIAL, RISPONDE A DUE MILIONI DI FOLLOWER
MENTRE PREPARA LA CENA. LA DEMOCRATICA ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ È LA STELLA DELL’ONDATA
DI DONNE CHE HANNO GIURATO AL CONGRESSO DEGLI STATI UNITI. GRAZIA SPIEGA PERCHÉ QUESTA FIGLIA
DI MIGRANTI INCARNA IL NUOVO STILE CHE STA CONQUISTANDO LE STANZE DEL POTERE
DI Stefano Pistolini
a effetto scriverlo, però abituiamoci a considerare Hillary
Clinton “preistoria”. Con affetto, ma una coda del Ventesimo secolo. È chiaro che il più visibile fattore di reazione all’elezione-choc del presidente Donald Trump sia il boom di successi delle candidature femminili nelle recenti elezioni di
“medio termine”. Tra figure note e volti nuovi, è salita alla ribalta una brigata di signore della politica americana caratterizzate da energia e apertura mentale. Ce n’è per tutte le generazioni: veterane come Nancy Pelosi ed Elizabeth Warren,
efficienti professioniste di mezza età come la senatrice di New
York Kirsten Gillibrand, 52 anni, o Kamala Harris, che viene
paragonata a un Barack Obama coi tacchi a spillo. Fino alla
stella consacrata di questa nuova ondata progressista: Alexandria
Ocasio-Cortez, 29 anni, figlia di immigrati portoricani e cresciuta a New York nel complicato Bronx. Lei, che chiameremo
AOC, come fanno tutti i media degli Stati Uniti, è una vera
bomba mediatica, a cominciare dall’appassionante narrativa
della sua storia: papà architetto morto di cancro mentre lei
entrava all’università, mamma che si rimbocca le maniche per
pagarle gli studi, lavando pavimenti e lavorando in un call
center. Lei che impara a darsi da fare: cameriera in un ristorante messicano, mentre già sente il richiamo della politica. Poi
l’apprendistato nella squadra di Bernie Sanders, il candidato
democratico più a sinistra nelle presidenziali 2016 e quindi il
coraggio di spiccare il volo e correre per le primarie 2017 per il
suo distretto. È qui che AOC comincia a farsi notare, applicando la lezione di Sanders, ovvero rifiutando contributi economici da parte delle aziende e utilizzando solo i soldi versati da
sostenitori individuali. Morale: con un budget che non arriva a
200 mila dollari sconfigge il suo avversario e poi, grazie a un
programma post-socialista a base di sanità pubblica, università
gratuite, innalzamento del salario minimo, stop alle armi, batte
senza difficoltà il repubblicano Anthony Pappas.
la connessione fiduciaria con i suoi elettori: niente di paludato
o di propagandistico, piuttosto un appello continuo a condividere la sua missione, attraverso le dirette su Instagram, i selfie
e i commenti con cui AOC permette ai suoi fan di accompagnarla nel suo percorso politico, con l’invito a dire la propria
sulle strade da intraprendere. Una gestione evolutissima dei più
potenti strumenti di comunicazione oggi a disposizione, con
un approccio che mette al passato i tweet gridati di Trump, o
le pagine Facebook affidate ai social manager di professione.
AOC si connette con due milioni di follower e risponde alle
loro domande mentre si prepara la cena: è un vero spettacolo, a
costo zero. Oppure incontra il numero uno degli intervistatori,
Anderson Cooper, e nel venerabile programma 60 Minutes
della rete Cbs veste i panni della guastatrice: «Certo che Donald
Trump è un razzista», ha detto a Cooper. «Basta leggere i suoi
continui ammiccamenti ai suprematisti bianchi». Con lei e le
altre debuttanti, l’aria a Washington sembrerebbe stia cambiando. Ma allora, ecco i suoi “haters”, gli odiatori, ripartire
alla carica per delegittimarla, postando online un video dei
tempi dell’università: Alexandria balla con gli amici - peraltro
bene - imitando una scena del film The Breakfast Club. «Guardate la saputella comunista comportarsi come la stupida che è»,
annota un perfido AnonymousQ. Peccato che non sia così che
si batte AOC, la quale replica all’attacco con un nuovo video da
11 secondi, in cui torna a ballare, oggi, nei corridoi di Capitol
Hill, sulle note di War di Edwin Starr: «A che cosa serve?»,
dice la canzone. «A niente!». E il post diventa virale in poche
ore.
bucate), AOC è sbarcata a Washington circondata da cronisti,
entusiasmo e un esercito di detrattori che la bollano come l’abbindolatrice dei creduloni metropolitani. Il giorno del giuramento si è presentata accompagnata dalla madre, calorosamente accolta da Nancy Pelosi. La foto delle tre donne insieme
campeggia sul suo account Instagram, con una lunga nota
commossa: «Quando è morto mio padre, abbiamo dovuto
vendere la casa e ricominciare. Ho pulito tanti tavoli di ristorante, ma ora sto giurando come la donna più giovane che
servirà il Congresso degli Stati Uniti e spero che questo mio
record venga battuto al più presto. Mentre alzavo la mano, la
questa giovane donna lo incarna con naturalezza. Bisogna però
vedere se tanta sapienza comunicativa si declinerà in modo
efficace. Per esempio, imparando il senso della misura: il quotidiano The Washington Post le ha appena assegnato quattro
Pinocchi, locale versione dei Tapiri, per averle sparate grosse
sugli sciali del Pentagono. E lei, presa in castagna, ha balbettato solo delle scuse da dilettante. Insomma, che AOC sia già una
popstar, è accertato. Che abbia invidiabile competenza sulle
“faccine” usate nei messaggi, è sicuro. Sarà fantastico se tutto
questo talento si trasformerà in potere riformatore, nel cuore
decisionale di un America piena di beghe da sanare. ■
Bella e con un volto che non si dimentica, anticonformista dal look brutalista (ha postato la foto delle sue suole
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speaker Pelosi ha detto a mia madre: “Devi essere orgogliosa”,
e lei ha cominciato a piangere». Pura materia per passionalità
social.
Del resto proprio i social network sono il campo di
casa di AOC, dove ha costruito la sua popolarità, i successi e
Conviene venire a patti con la cosa: c’è un nuovo stile
che mette radici nelle stanze del potere americano e
Foto THE NEW YORK TIMES/CONTRASTO
F
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La deputata
americana
Alexandria
Ocasio-Cortez, 29
anni. È stata eletta
in novembre
alla Camera dei
Rappresentanti
degli Stati Uniti.
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1O Notizie
So perché le indiane sfidano i tabù
In Kerala due donne sono entrate in un tempio vietato alle fedeli in età fertile, scatenando
proteste, ma portando anche in strada tre milioni di sostenitrici. Su Grazia una studiosa
italiana che lavora nel Paese spiega questo fatto decisivo per i diritti di mogli e figlie
DI
DA
Dispur (India)
9
gli ambientalisti che
uel che è acca“abbracciano alberi”. E
duto in India
qui la tradizione di propochi giorni fa
teste femminili esiste
non mi ha stupito più
da molto tempo. Infatti
di tanto. Due donne
la catena umana di soindiane, Bindu Ammini, 40 anni, e Kanaka
le donne del Kerala ha
funzionato. Questa imDurga, 39, sono riuscimagine unica ha fatto
te a entrare all’alba nel
tempio indù di Sabail giro del mondo. E la
rimala, nello Stato del
sua potenza mediatica
forse aiuterà a cambiare
Kerala, dove da mesi si
le cose: vedremo come
protesta proprio contro
reagirà il Partito popoil divieto alle donne di
lare del Primo ministro.
accedere ai luoghi di
Non so dire se con
culto. L’episodio era
Una veglia di preghiera davanti al tempio indù di Sabarimala, in Kerala.
una provocazione, una
questo governo così
conservatore la via per
sfida alla tradizione. E
l’emancipazione femminile e la sicurezza delle donne sia
ha scatenato le ire di tanti indiani conservatori. Perché quel
diventata più agevole o meno ma, dalla mia esperienza
tempio è uno dei più importanti per gli induisti, ed era
storicamente chiuso alle donne “in età fertile”, stabilita tra
quotidiana di viaggi e spostamenti, mi sono resa conto
i 10 e i 50 anni. Anche se il divieto di ingresso nei templi è
di come gli uomini di questo Paese sentano di poterla
stato cancellato dalla Corte Suprema in settembre, di fatto
avere sempre vinta.
non era mai stato applicato. Per questo il governatore del
Fin dal momento in cui sono scesa dall’aereo sapevo di
Kerala ha deciso di sostenere l’iniziativa e ha organizzato
essere in India. All’aeroporto non c’era nessuna donna,
ma un muro di uomini che ti guardavano negli occhi. È
la mega manifestazione del “muro di donne”, con circa 3
considerato normale, lo fanno tutti. E tendono anche
milioni di indiane che hanno formato una catena umana
a toccarti. Quando vivo qui mi vesto sempre con abiti
della lunghezza di 620 chilometri.
indiani tradizionali e tengo sciolti i capelli, come fanno
Conosco abbastanza bene questo Paese, ci vivo per tre,
quattro mesi l’anno, dal 2011. Studio l’impatto delle
le donne locali. Ho anche un minuscolo piercing sopra
alluvioni e delle dighe idroelettriche lungo il fiume
il mento e mi è capitato che uomini abbiano tentato di
Brahmaputra e i suoi affluenti nello Stato dell’Assam. E
toccarlo. Cerco di stare attenta a come appaio, per non
posso dire che l’India è ricca di contraddizioni. Di sicuro
dare l’impressione di voler catturare attenzioni, e a non
il governo del primo ministro Narendra Modi, insediato
circolare per strada da sola di notte. Mi sento molto più
dal 2014, ha dato fiato alla parte più tradizionalista della
a mio agio, invece, tra gli uomini che conosco e con cui
popolazione, un po’ come è successo con il presidente
lavoro. È come se qui i maschi si sentissero in diritto di
squadrarti e, a volte, di allungare le mani. E più vai nelle
Donald Trump negli Stati Uniti, dove l’ala più conserzone rurali, come faccio io per le mie ricerche, più è così.
vatrice degli americani è diventata più forte negli anni.
Vedo spesso giovani mogli, in molti casi analfabete, che non
Ma allo stesso tempo, qui le donne hanno una grande
hanno ancora 18 anni: è il fenomeno delle spose bambine.
tradizione di impegno pubblico, sia nella politica, sia
Da parte loro, però, storicamente le donne indiane posnella solidarietà. Non scordiamo che proprio in India è
nato il “Chipko Movement”, il movimento delle donne
siedono un grande coraggio. E credo che sarà proprio
grazie a esso che la condizione femminile potrà cambiare
che si incatenavano agli alberi per impedire che venisin futuro. ■ (Testo raccolto da Alessia Ercolini)
sero tagliati, all’origine del fenomeno “Tree Hugger”,
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*Docente di Scienze ambientali all’Università di San José, California (Stati Uniti).
Foto GETTY IMAGES
Q
Costanza Rampini*
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VUOI STAR ZITTA,
PER FAVORE?
Di Annalena Benini
10
Martina
Giannone,
27 anni.
È infermiera
nell’Unità
di Risveglio
della Fondazione
Giglio di Cefalù,
in provincia di
Palermo, dove
dieci anni fa
è entrata
da paziente,
in coma.
Dove abita la SPERANZA
Martina ha 27 anni e fa l’infermiera all’Unità di Risveglio di Cefalù, il reparto dove dieci
anni fa era stata salvata dal coma. E dove ha deciso di lavorare per mostrare a tutti che,
come si è tatuata sul braccio, tutto è possibile a chi crede
A
veva 17 anni e la sua vita si era fermata. In auto
con degli amici, un incidente terribile: il compagno di liceo al suo fianco era morto sul colpo.
Martina fu ricoverata, in coma, con poche speranze
e moltissime lacrime di sua madre. Non si ricorda
niente, buio totale sullo schianto dell’auto, buio su
quei ventotto giorni di rianimazione a Palermo. Poiché
dava segni di ripresa, venne trasferita a Cefalù. Dove
è cominciato il secondo capitolo della sua vita. «Mi
sono risvegliata vedendo per la prima volta le lacrime
di mia madre».
Si è svegliata con la tracheotomia, con metà
del corpo paralizzata, e con la notizia della morte
del suo amico. Si è svegliata dentro un’altra realtà, non
più 17enne spensierata. Doveva fare riabilitazione,
reimparare a muoversi e a camminare, e anche a parlare.
Lei che chiacchierava tanto, e adesso non le uscivano
le parole. Lei che prima dell’incidente ballava a livello
agonistico, e adesso non poteva nemmeno muovere
un passo. Sua madre le aveva portato in ospedale le
foto delle sue gare di ballo e lei diceva agli infermieri: «Io sono quella, non questa qui nel letto». Ma a
poco a poco ce l’ha fatta, e anzi ha fatto molto di più.
Niente più gare di ballo, purtroppo, ma una scelta
importante: Martina si è diplomata, poi si è laureata
in scienze infermieristiche con una tesi sul “rapporto
infermiere-paziente”. Quell’incidente le ha fatto co-
noscere un mondo, e in quel mondo lei ha deciso di
restare, per aiutare quelli come lei. Per mostrargli che
faccia ha la speranza. È stata selezionata per i contratti
a tempo determinato proprio nella sua unità, l’Unità
di Risveglio di Cefalù. È tornata dove, dieci anni fa, è
arrivata in fin di vita. È tornata dove l’hanno salvata.
Dove gli infermieri l’hanno incoraggiata, fatta ridere,
aiutata. Adesso ha 27 anni, indossa un camice azzurro
ed è già stata assunta a tempo indeterminato. Si è fatta
tatuare sul braccio la scritta che si vede all’ingresso
del suo reparto e che è diventata «la frase della mia
vita, il faro che mi dice che non bisogna mai mollare»:
“Tutto è possibile a chi crede”.
Martina porta nel suo lavoro e tra i suoi pazienti tutta l’umanità e la tenacia di chi sa
esattamente che cosa stanno passando, di che
cosa hanno paura, che cosa li fa disperare. Lei
era al loro posto, sa quanto sia fondamentale questo
rapporto di vicinanza, emergenza, intimità, soccorso,
dipendenza. «Nella maggior parte dei casi arrivano
ragazzi giovanissimi ed è straziante affrontare i genitori. Io vado sempre oltre le parole di circostanza».
Una mamma le ha detto: «Ho sentito parlare di te».
Poi l’ha abbracciata forte. Il sogno della vita di Martina era il ballo, e ha dovuto rinunciare alle gare, ma
nel secondo atto della sua vita ha costruito un nuovo
sogno: la speranza. ■
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MALESIA
L’A P P E L L O
Il lunedì niente più carne
L’A P P UN TA M E N T O
La luna diventa più grande
Tutti col naso all’insù. Di notte, nel cielo, potremo assistere
a eventi astronomici spettacolari come le stelle cadenti, senza
aspettare la notte di San Lorenzo, grazie alla congiunzione tra
Venere e la Luna calante. Il pezzo forte, però, è previsto per
la notte tra il 20 e il 21 gennaio, con un’eclissi totale di Luna,
quando il nostro satellite raggiungerà il punto più vicino al Sole
e il punto di distanza minima dalla Terra. Vedremo una superluna
rossa e gigantesca, con un effetto visivo che la farà sembrare
più luminosa e un po’ più grande del solito. E sarà anche l’ultima
visibile dall’Italia per almeno qualche anno. Puntate la sveglia però:
il culmine è previsto tra le 5.41 e le 6.43 del mattino. (A.E.)
38
Il sultano rinuncia
al trono e si sposa
Il sultano della Malesia abdica e rinuncia
al trono. È la prima volta nella storia del
Paese, indipendente dalla Gran Bretagna
dal 1957. E qualcuno dice che Muhammad
V (nella foto in alto) , 49 anni, lo abbia
fatto per amore della sua bellissima neo
sposa, la 25enne ex Miss Mosca, Oksana
Voevodina (nella foto), modella originaria
di Rostov sul Don, che ha sposato il 22
novembre scorso, con la quale vorrebbe
metter su famiglia. Le nozze sarebbero
state celebrate in una sontuosa cerimonia
reale a Barvikha, uno dei sobborghi più
esclusivi di Mosca. Eletto nel dicembre
2016, si sa che il sovrano era tornato a
palazzo di recente dopo un’assenza di due
mesi, ufficialmente per motivi di salute. E
in quel periodo i social network lo hanno
mostrato con Oksana, che per sposarlo si è
convertita all’Islam, cambiando il suo
nome in Rihana Oxana Gorbatenko.
Il sultano è già stato sposato con una
donna thailandese musulmana da cui ha
divorziato senza avere eredi. Secondo i
beninformati l’attuale coppia avrebbe già
visitato anche una clinica di riproduzione
assistita in Germania. (A.E.)
Foto GETTY IMAGES, ESA
D’ora in poi, in Francia non si mangerà più carne il lunedì. O almeno questo
sarebbe il proposito. Sono oltre 500 le personalità, tra le quali anche le attrici
Juliette Binoche (nella foto) e Isabelle Adjani, che hanno lanciato un appello per
il “lunedì verde”, cioè una dieta senza carne e senza pesce, per proteggere il
pianeta, gli animali e anche la salute umana. I firmatari dell’iniziativa sostengono
che produrre carne implica un aumento dei consumi di acqua superiore alla
produzione di verdura e frutta e in questo la Francia batte ogni record. Senza
contare che, scrive nell’appello il direttore generale di WWF Francia Pascal
Canfin, la carne consumata in Francia viene nutrita con soia proveniente anche
dalla deforestazione dell’Amazzonia. (Alessia Ercolini)
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G A DGE T
L’artigiano del suono
Profumo di resina e di abete rosso:
nel Laboratorio del maestro Lorenzo Lippi,
a Milano, si respira l’aria di saper fare di una
volta. È lui l’artigiano scelto da LG Electronics,
per offrire agli utilizzatori dello smartphone LG
G7 (nella foto) con altoparlante Boombox
integrato la possibilità di vivere un’esperienza
audio di livello ancora superiore. E, insieme,
la possibilità di tornare bambini, giocando
a incollare e montare il proprio amplificatore.
Basta scaricare dal sito LG il disegno messo a
punto dal maestro (tinyurl.com/lgrisuonatore),
riportarlo su un foglio di compensato,
procurarsi della colla e chiunque potrà
amplificare la vibrazione prodotta dallo
smartphone. (Cristina Piccinotti)
I T GIRL
Il cashmere di Janine
Un anno fa Janine Knizia (nella foto) aveva perso interesse nella moda,
una cosa non da poco se il tuo mestiere è lavorare in questo settore.
Poi è arrivata l’illuminazione e la voglia di ripartire con uno stile super
essenziale. «Non voglio più realizzare qualcosa che non sia esattamente
come l’ho pensato, non voglio scendere a compromessi in fatto di qualità
e sostenibilità sociale», diceva. E così ecco il nuovo inizio con il marchio di
maglieria italiano Fine Edge e il debutto di White Label, la linea di T-shirt
bianche in jersey, lanciate proprio in queste settimane. A questa si affianca
la collezione di maglieria in cashmere prodotta in Nepal da un laboratorio
artigiano specializzato nella lavorazione di questa lana proveniente dalla
Mongolia. «Li ho incontrati in marzo, senza interprete e senza che nessuno
di loro sapesse parlare una parola di inglese. Ma ci siamo capiti
a gesti». E così, da un gesto è nata una nuova idea di moda. (C.P.)
UNA CASA
PER L’INVERNO
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
LE SOLUZIONI LIVING
PER ABITARE GIOVANE
SU GRAZIA.IT
QUESTA
SETTIMANA
MODA: CHE COSA
COMPRIAMO
DOPO I SALDI?
BELLEZZA:
SMOKEY EYES
PER LA SERA (E
PER IL GIORNO).
39
GR A ZI A• STA R DI COPERTINA
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È STATO IL GIOVANE MALAVITOSO DELLA SERIE SUBURRA E SI È TRASFORMATO PER INTERPRETARE
STEFANO CUCCHI. ORA ALESSANDRO BORGHI ARRIVA AL CINEMA NEI PANNI DI REMO, IL FRATELLO
DI ROMOLO, FONDATORE DI ROMA. PERCHÉ, COME SPIEGA QUI ALLA SCRITTRICE VALERIA PARRELLA,
HA TROVATO DAVVERO SE STESSO SOLO NEI PERSONAGGI CONFLITTUALI E ISTINTIVI
DI
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Valeria Parrella
FOTO DI
Moro Van Wyk@FishEyeAgency
ST YLING DI
Peter Cardona
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
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L’attore
Alessandro
Borghi, 32 anni,
dal 31 gennaio è
al cinema nel
film Il primo re.
Per lui completo
più camicia
(tutto Gucci).
Pagina accanto:
maglia girocollo
e pantaloni con
pinces (tutto
Brioni).
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Impermeabile su polo
(tutto Corneliani),
pantaloni gessati
(Brunello Cucinelli).
Pagina accanto:
camicia su pantaloni
in lino (tutto Brunello
Cucinelli). Scarpe in
camoscio (Santoni).
Il servizio è stato
realizzato a Palazzo
Parigi, Hotel & Grand
Spa, a Milano.
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GR A ZI A• A LESSA NDRO BORGHI
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Blazer in lino
con cardigan
e pantaloni
morbidi (tutto
Giorgio
Armani).
Pagina accanto:
giacca di pelle su
camicia (tutto
Tod’s), pantaloni
(Pal Zileri),
stivali in
camoscio
(Santoni).
Ha collaborato
Alessia
Beomonte
Zobel.
Grooming:
Francesco
Avolio@WM
Management
using R+Co
Italia.
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GR A ZI A• A LESSA NDRO BORGHI
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GR A ZI A• A LESSA NDRO BORGHI
cusa gli scatoloni», così mi dice Alessandro Borghi, aprendomi la porta di casa
sua, in ciabatte e senza calzini anche se
fuori Roma è gelida. Da un paio d’anni
vive da solo in questo palazzo, alla Garbatella, dove sembra di essere in un vecchio film con Aldo Fabrizi. Gli scatoloni
sono lì pronti per il trasloco, ma Alessandro Borghi
non si sposterà poi di molto, giusto qualche palazzo
più in là, con la sua compagna di sempre, Roberta
Pitrone, che oggi lavora come direttrice creativa.
L’appartamento è minimalista, lo schermo del televisore, invece, è gigante. È lì che Alessandro, quando può, allena l’inglese sulle serie tv, ma è anche lì
che rivede se stesso sdoppiato, moltiplicato nei vari
personaggi che interpreta: da Numero 8, protagonista nel film di Stefano Sollima Suburra, a quello
di Non essere cattivo del compianto Claudio Calligari, grazie al quale ha vinto il Nastro d’Argento
come attore rivelazione nel 2016. E ancora da Napoli velata, di Ferzan Özpetek, alla magistrale interpretazione di Stefano Cucchi nel film Sulla mia
pelle di Alessio Cremonini, fino a Il primo re, prossima pellicola di Matteo Rovere che uscirà nelle
sale il 31 gennaio e che racconta di Romolo e Remo,
i due fratelli che fonderanno, sfidando gli dei, Roma. E più sono dissimili da lui, questi personaggi,
più gli piacciono: «Quello che davvero mi interessa
è lavorare sul ruolo, dimenticare Alessandro, quindi
anche l’immagine che vedo di me riflessa in quello
specchio da 32 anni», mi dice.
Però non puoi negare che sia una bella immagine, e
che la bellezza ben disponga chi guarda.
«Sì, ma per fare l’attore non serve. O meglio: serve
essere bello, al cinema, solo se devi fare uno bello.
Io odio quelli che stanno a pensare quale sia il loro
profilo migliore».
Forse perché a te funzionano entrambi?
«No, davvero. Prendiamo Matthew McConaughey:
è diventato bravo quando ha smesso di essere bello».
Scusa, ma quando ha smesso di essere bello? Io non me
ne sono accorta.
«Voglio dire che ci siamo accorti che era davvero
bravo quando la sua bellezza non l’ha sopravanzato.
Credo che il nostro mestiere vada fatto così: deve
essere chiaro che alla base c’è un grande lavoro. Per
me il personaggio più difficile da interpretare è
stato il protagonista di Napoli velata, perché, per
capirci, mi riesce difficile quando so che devo fare
l’occhio malandrino al minuto 36. Per esempio, sul
vostro set, mi sono divertito, ma io il “sexy” non
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riesco proprio a farlo».
Allora ti ha dato fastidio essere stato il padrino della
Mostra del Cinema di Venezia, l’anno scorso?
«No, perché ho dettato le mie regole. Ho detto:
“Accetto, ma non dirò nulla che non sia scritto da
me”. E così nelle cerimonie di apertura e di chiusura della Mostra ho letto ciò che pensavo e credo che
la bellezza sia passata in secondo piano. Non bastano l’aspetto esteriore o i vestiti, per esempio, per
evitarsi una figura meschina. E sai perché penso che
sia andata meglio così? Perché se le cose sono davvero “mie”, so che posso farle in modo autentico».
Hai la mania del controllo, Alessandro?
«Sì, ce l’ ho».
Di che segno sei?
«Vergine, nato il 19 settembre».
Allora sì, ce l’hai. E come si fa quando sei sul set?
Voglio dire: lì decide tutto il regista, sei nelle sue mani.
«Dipende dagli incontri che fai. Ho lavorato con
tanti registi diversi e ognuno ha il suo stile, ma
mettiamola così: del personaggio che interpreterò
devo sapere tutto prima. Studio ossessivamente, ci
penso, mi ci calo dentro, trovo la parte di lui che
risuona in me, pesco nella verità. Però, nel momento in cui il regista dice “azione”, il controllo si sospende. Se mi chiedessero: “Comincia questa scena
camminando sulle mani”, lo farei senza pensarci.
Capisci? Io non provo. Anzi, vedo tanti giovani
attori e quando li vedo provare dico loro: “La fai
finita? Pensi troppo”».
Ecco, questo è esattamente quello che io credo sia
il talento, penso che questa doppia capacità, di darsi una disciplina e di sospendere, sia alla base di ogni
lavoro artistico. Ed è esattamente quello che ho
riconosciuto e pensato l’altra sera quando, per prepararmi a questa intervista, ho guardato Sulla mia
pelle, il film tratto dalla vicenda giudiziara di Stefano Cucchi, il giovane arrestato il 15 ottobre 2009 e
morto in ospedale dopo una settimana in seguito
alle aggressioni subite durante gli interrogatori in
custodia cautelare. Lo dico ad Alessandro.
Ho visto Sulla mia pelle con mio marito e lui mi ha
detto: «Alessandro non è bravo, è bravissimo, io non
ho mai pensato che fosse un attore». E anche io ho
pensato che tu hai avuto la fortuna di avere talento e
il talento di avere fortuna...
«Grazie! Mi piace questa definizione e io mi sento
davvero fortunato: il film su Cucchi va legato a un
periodo della mia vita che riguarda anche il film di
Matteo Rovere sulla nascita di Roma, che vedrete
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Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
GR A ZI A• X X X X X X X X X X
Camicia in
seta su
pantaloni
con coulisse
(tutto Boss).
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GR A ZI A• A LESSA NDRO BORGHI
tra poco al cinema, e l’avventura alla Mostra del Cinema di Venezia. Ho dovuto fare tutto in quattro mesi.
Sono stati quattro mesi folli, ma io sapevo che sarebbero stati irrinunciabili per la mia carriera, allora mi
sono detto: “Non ho tempo, devo lavorare su quello che
ho”. E ho trovato la voce. La voce di Stefano Cucchi
registrata sui nastri delle varie udienze a cui si è sottoposto. Ovviamente attraverso i verbali io vedo il ragazzo ferito che va verso la morte, era già un uomo diverso, ma io sono partito da quello per trovare la sua voce
di prima, di quando era un uomo libero, andava a messa, a correre, usciva con gli amici. E poi è successo: al
primo ciak ho parlato e ho scoperto Stefano».
È una storia terribile, ti è costata fatica?
«Sì, immensa: sul set mi mancava l’aria».
Però è accaduta una cosa magica: dopo nove anni di
reticenza, un funzionario ha testimoniato che Ilaria
Cucchi, la sorella di Stefano, aveva ragione. Ed è successo mentre il vostro f ilm era nelle sale. Anche tu credi in questo cortocircuito tra f inzione e realtà?
«Con molta umiltà, credo che questa interferenza tra
situazioni sia vera. Vedi, mentre giravamo io dicevo
sempre: “Non penso che un film possa incidere davvero”. Nessuno all’epoca credeva che ci sarebbe stata
una ritrattazione, però. Quando sono andato in giro
a farlo vedere ai ragazzi delle scuole, a loro ho sempre
detto: “È la storia più importante della mia vita e si
insinua nelle coscienze”. Io l’ho percepito nelle persone, li ho visti entrare convinti di una cosa e uscire
pensando il contrario, è stato un collante per la gente».
E adesso che cosa ci aspettiamo di nuovo?
«Il primo re è un film spaziale. Matteo Rovere è davvero la grande promessa del nostro cinema: firma
regia, sceneggiatura, produzione ed effetti speciali, che
qui sono davvero tanti. Prima di girarlo ci siamo preparati per un mese intero svegliandoci alle sette e
mezza e andando in un capannone a imparare il pugilato, la spada e il latino».
Tu il latino lo conoscevi?
«Macché, io ho fatto tutte scuole tecniche e a 19
anni ero già sul set a lavorare come stuntman: faticoso, ma bellissimo. Comunque, dopo la preparazione
atletica abbiamo girato per dieci settimane, buttati nel
fango, sempre nudi, senza scarpe. Andavamo a letto
senza lavarci. Una volta mi hanno seppellito in una
buca e ho passato giorni a levarmi il fango di dosso».
E la tua f idanzata non pretendeva una doccia?
«Roberta è intelligentissima, quando ha capito la situazione, mi ha detto: “Va bene amore, io me ne vado
dai miei in Sicilia, ok?”. Così ho vissuto in simbiosi
con altri 12 ragazzi e soprattutto con Alessio Lapice,
che interpreta Romolo, mentre io sono Remo. Alla
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fine credo che Il primo re sia una storia d’amore tra
due fratelli. E su come questo amore possa diventare
arma o debolezza».
Che rapporto hai con tuo fratello Patrizio (25 anni, ndr)?
«Avere un fratello per me è un regalo della vita. Nessuno dovrebbe essere figlio unico. Tutti dovrebbero
avere la possibilità di amare a dismisura un essere
umano a prescindere da tutto, anche se è la persona
più lontana da noi, anche se non saremmo stati neanche amici in un’altra vita. Ecco, invece è tuo fratello e
tu lo ami e basta. È l’essenza dell’amore. O almeno
per me è così».
Alessandro Borghi appare adulto e fanciullo al tempo
stesso, travolto dalla fatica ed entusiasta. Continua a
stare senza scarpe e senza calzini. Ha un tatuaggio sul
dorso di ogni piede: letto di seguito, compone la frase “My way” (“A modo mio”).
Che f iglio sei?
«Molto figlio. Tutte le mie scelte sono state prese
pensando all’effetto che avrebbero avuto sui miei genitori. E, quando ho capito che con questo lavoro avrei
risolto tutti i problemi economici della mia famiglia,
mi sono sentito soddisfatto. È anche un lavoro che
toglie tempo proprio a loro, a Roberta, ma la mia
testa torna sempre a quanto siano fieri di me, a quanto lo siano mio fratello, che lavora in un ristorante, e
i miei amici, che sono gli stessi di sempre, da una
vita, e che quando hanno visto il mio primo film sono
venuti da me increduli dicendo: “Amico, per noi potevi fare pure un film di m...”. Volevano dire che sarebbe andata bene comunque, ma anche che erano
sorpresi di avermi trovato bravo».
Il successo non ti ha tolto nulla? Invidia, cattiverie te
ne sono capitate?
«No, cattiverie vere no. Ho perduto qualche amico,
ma le persone che se ne sono andate era giusto perderle. E certo, qualcuno si lamenta, ma mi sa che a
Roma è di moda dire: “Non ti fai mai sentire”».
Un buon proposito per questo nuovo anno appena iniziato?
«Più tempo da dedicare agli altri. Oddio, mentre te lo
dico mi sono ricordato degli scatoloni. Hai capito che
li devo fare tutti io?».
Un traslocatore, no?
«No, perché devo sapere esattamente che cosa c’è in
ogni scatolone e poi dove andrà una volta arrivato nel
nuovo appartamento. Devo controllare, perché poi il
giorno del trasloco non ci sono, sarò sul set della
nuova stagione della serie Diavoli».
Ma se tu sei sul set, la supervisione al trasloco chi la
farà?
«Tranquilla: viene papà». ■
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Sotto, alcuni abiti per il servizio e, a
destra, il dietro le quinte realizzato
sul set.
Il lusso di divertirsi
Quando gli abbiamo chiesto di realizzare il servizio fotografico
per Grazia, l’attore Alessandro Borghi ha posto una sola
condizione: scegliere come ambientazione Palazzo Parigi Hotel
& Grand Spa di Milano, uno dei Leadings Hotel of the World.
La suite presidenziale all’ottavo piano è un suo luogo del cuore.
C’è molto della personalità di Borghi nelle foto:
ci ha aiutato a scegliere gli abbinamenti tra abiti e accessori,
ha saltato, ballato, scattato selfie con chiunque glielo chiedesse
e, sul set, ci siamo tutti molto divertiti.
Qui, i provini delle foto. Sotto, in basso,
Alessandro Borghi e il fotografo Stefano
Moro Van Wyk.
Sopra, l’ingresso di Palazzo Parigi, Hotel & Grand Spa, collocato nello storico quartiere di Brera, a
Milano: occupa gli spazi di una dimora patrizia del XVII secolo, rivisitato dalla proprietaria e architetto
Paola Giambelli insieme con l’interior designer Pierre-Yves Rochon. Lo stile è un mix tra classicismo
milanese e décor d’ispirazione francese (lhw.com/palazzoparigi).
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G R A Z I A • L A D I VA
LA MIA È L’ALTRA FACCIA DEL
POTERE
Al cinema è stata l’aggressiva pattinatrice Tonya Harding e ora sarà Elisabetta I,
la più determinata delle regine inglesi. Perché Margot Robbie è abituata a interpretare
donne disposte a tutto per arrivare dove vogliono. Anche se lei, per diventare
una delle attrici più influenti di Hollywood, ha scelto una strada diversa
«D
Armando Gallo
i solito mi tengo lontana dai film in costume
perché odio indossare i corsetti, ma stavolta
se non avessi avuto il torace stretto in uno
di quei bustini, non avrei potuto rendere l’idea di una
donna intrappolata nel suo ruolo come Elisabetta I».
Forse, se tutti i professori di liceo parlassero come la
28enne australiana che ho davanti in questo momento,
la storia - tanto temuta per i suoi incroci di date e
dinastie - diventerebbe una delle materie più popolari nelle scuole di mezzo mondo. È difficile restare
indifferenti di fronte a Margot Robbie, l’attrice che
più di tutte negli ultimi anni ha saputo trasformare in
eroine i personaggi più controversi: dalla protagonista
dei fumetti politicamente scorretta Harley Quinn di
Suicide Squad a Tonya Harding, la pattinatrice americana che nel 1994 finì per provocare un attentato
alla sua più temuta rivale (l’interpretazione è valsa a
Robbie la nomination all’Oscar). Ora, l’ultimo tentativo di Margot è stato quello di mettersi alla prova
con il ruolo di Elisabetta I d’Inghilterra, la regina di
fede anglicana che nel Sedicesimo secolo governò
per 44 anni, sopravvivendo a congiure e guerre, senza
mai sposarsi o avere figli. «Lo fece perché altrimenti,
con un marito o un erede, benché regina, sarebbe
stata comunque messa in secondo piano. È così che
funzionava allora», continua l’attrice, che oggi al Four
Seasons di Beverly Hills è arrivata in una giacca rosa
in tweed di Chanel, maison di cui è stata il volto della
collezione Coco Neige.
La sua Elisabetta ora è la protagonista di Maria regina di Scozia (nelle sale dal 17 gennaio) accanto alla
sovrana cattolica del titolo, interpretata da Saoirse
Ronan: l’una severa e pragmatica, l’altra vitale e idealista, daranno vita a uno degli scontri femminili più
famosi della storia.
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DA
Los Angeles
FOTO DI
David Slijper
Per trasformarsi in Elisabetta lei si è dovuta sottoporre
a lunghissime sedute di trucco. Come mai l’aspetto di
questa regina era così importante per il f ilm?
«Si tratta di una donna che aveva sacrificato la sua
stessa umanità per governare con successo. Prima delle
riprese, abbiamo fatto molta ricerca: sapevamo che
Elisabetta, da ragazza, aveva avuto il vaiolo e che la
malattia le aveva lasciato profonde cicatrici in viso. Per
questo usava moltissimo trucco: credo le ci volessero
più persone e almeno quattro ore per prepararsi ogni
mattina. Più o meno quello che è servito a me prima
di ogni ciak».
Lei è giovane, bella ed è un’assidua frequentatrice
delle sf ilate di Chanel. Come si è sentita una volta
imbruttita?
«Di certo è stato interessante vedere come le persone reagivano al mio aspetto una volta che venivo
trasformata in Elisabetta. Quell’involontaria voglia
di voltare lo sguardo in mia presenza mi ha aiutato
a capire come si sentisse la regina ogni volta che era
davanti a qualcuno. Quando ero intrappolata in lei,
ho pensato spesso alla solitudine che doveva provare».
In passato la “regina vergine”, come veniva chiamata,
è stata interpretata da grandi dive: Cate Blanchett
in Elizabeth, Judi Dench in Shakespeare in love ed
Helen Mirren in Elizabeth I. Lei a quale di loro si è
ispirata?
«A nessuna, a dire il vero. Ho volutamente evitato
di rivedere vecchi film: desideravo rischiare e dare
la mia interpretazione di questa donna. Volevo far
emergere il suo lato umano e mostrare il vero costo
del potere: essere al comando, specialmente a quel
tempo, soprattutto per una donna, richiedeva sacrifici
incredibili. Ho deciso di far venire alla luce la parte
di Elisabetta nascosta dietro il trucco: la donna che
Foto TRUNK ARCHIVE
DI
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L’attrice australiana
Margot Robbie, 28 anni.
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Margot Robbie è anche
la protagonista dell’atteso
film di Quentin Tarantino,
Once Upon a Time
In Hollywood, nelle sale
in estate.
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GR A ZI A• M A RG OT ROBBIE
non voleva essere regina, che avrebbe volentieri fatto
a meno di complotti, tradimenti e morte, e che magari sognava un amore, un figlio, una vita semplice.
Io penso che il suo più grande talento fu quello di
tenere per sé i suoi sentimenti per un bene più grande,
quello del suo regno».
Nel f ilm l’antagonista per il trono è sua cugina Maria
Stuart, la regina cattolica che poi Elisabetta imprigionerà per quasi 20 anni e condannerà a morte.
«La storia le ha dipinte come due donne segnate da
una profonda rivalità, invece io credo che si trovassero
solo in due posizioni differenti, e che comunque si
rispettassero. Elisabetta ammirava Maria: era stata
capace di amare, sposarsi, fare un figlio, partecipare
a una guerra, cavalcare in battaglia, conducendo una
vita appassionata e piena. Ma Elisabetta sapeva che
Maria stava affrontando una partita troppo pericolosa.
Il cuore del film è il costo del potere, specialmente se
a pagarlo è una donna».
E oggi? Per le donne le cose sono un po’ più facili?
«La gran parte di noi non è più messa nella condizione di dover scegliere se avere una famiglia o un
lavoro. Abbiamo possibilità che anche a una sovrana
assoluta come Elisabetta erano negate: essere una
leader contravveniva a ogni altra possibile esistenza.
Ma ciò non toglie che anche una donna come lei potesse chiudersi in bagno a piangere, di tanto in tanto.
Anche una donna di successo può avere momenti in
cui si sente sola e terrorizzata».
Alcuni hanno visto nel dualismo tra Elisabetta e Maria,
una inglese e l’altra scozzese, la stessa distanza che oggi
c’è tra l’Inghilterra e la Scozia: la prima ha votato per
lasciare l’Europa, la seconda no.
«Sì, in un certo senso la storia si ripete. Forse i nostri
leader di oggi potrebbero mettersi d’accordo davanti
a un caffè ed evitare scelte che penalizzeranno tutti.
Di sicuro, se fossero vive oggi, Maria ed Elisabetta
avrebbero il potere di trovare un accordo diverso».
A proposito, lei a 28 anni è un’attrice in ascesa, già
candidata all’Oscar, e anche una produttrice. Si è mai
sentita, in qualche modo, “potente”?
«Sì, è successo non molto tempo fa, quando ho capito
che se avessi accettato una parte in un film questo
sarebbe stato realizzato. Di solito non accade così, o
comunque a me non era mai capitato».
Hollywood è un ambiente diff icile e poco trasparente?
«Non si può sempre generalizzare e pensare al peggio. Dall’attore Will Smith in giù - perché lui, tra le
persone fantastiche, è la numero uno - la maggior
parte di uomini e donne è alla mano e molto cortese».
Anche Leonardo DiCaprio, grazie al quale è diventata
famosa interpretando sua moglie in Il lupo di Wall
Street cinque anni fa?
«Per me è stato un mentore, prima ancora che un
amico. Quello con lui è stato il mio primo vero film
americano ed ero nervosissima, ma Leo mi ha insegnato a concentrarmi sulla storia e sul personaggio:
mi ha dato sicurezza. Sono contenta di lavorare ancora
con lui».
La vedremo in Once Upon a Time in Hollywood,
il nuovo f ilm di Quentin Tarantino con DiCaprio e
Brad Pitt. Che cosa farà?
«Sarò Sharon Tate, l’attrice sposata al regista Roman
Polanski che fu uccisa nel 1969, mentre era incinta,
dai seguaci di una setta guidata da Charles Manson.
Purtroppo non posso dire molto di più».
Come Tate lei è molto fotogenica. Pensa che questo
l’abbia aiutata nella sua carriera?
«Penso che lavorare da subito, quando ero ancora in
Australia, mi abbia aiutato di più. La bellezza è difficile
da definire: magari per la maggior parte delle persone
sono bella quando qualcuno con un gran talento si
occupa di me, mentre a me basta sentirmi felice per
sentirmi a posto».
A 28 anni lei è sempre impegnata sul set, ha prodotto
due f ilm (Tonya e Terminal), si è sposata con l’aiuto
regista e produttore Tom Ackerley. Come è riuscita a
fare tutto?
«Ho capito in fretta che non avrei mai avuto il tempo di occuparmi della mia carriera, dei miei amici e
dell’amore, così ho mescolato gli elementi: lavoro con
i miei amici e con mio marito. Funziona».
Non pensa mai di aver bruciato le tappe?
«No, da quando ho fatto questa scelta non c’è mai stato
un attimo in cui io abbia pensato che Hollywood mi
avesse portato via i miei 20 anni». ■
PROGRESSO
L’attrice nei panni
di Elisabetta I d’Inghilterra
nel film Maria regina
di Scozia (nelle sale
dal 17 gennaio)
«OGGI NOI DONNE
ABBIAMO
POSSIBILITÀ CHE
PERSINO A UNA
SOVRANA COME
ELISABETTA ERANO
NEGATE»
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GR A ZI A• A STRI NA SCENTI
P
er essere una donna che difende con forza la
sua privacy e preferisce stare lontana dalle luci
della ribalta, Michelle Bolsonaro, la nuova First
Lady del Brasile, non ha dovuto faticare molto
per rubare la scena al marito Jair, proprio nel
giorno dell’inaugurazione che si è svolta il 1° gennaio.
La “primeira dama”, infatti, ha scelto di tenere il suo
discorso, durante la cerimonia di giuramento, usando
il linguaggio dei segni, che conosce alla perfezione
grazie alla sua attività di volontaria per una comunità di sordi e audiolesi. Una decisione che rivela una
determinazione del carattere costantemente nascosta
dalla sua scelta di non apparire quasi mai al fianco del
marito, costringendosi in un ruolo molto defilato, di
“brava moglie” sempre all’ombra del coniuge.
A casa, però, proprio come nella più classica delle
tradizioni, a mettere tutti in riga ci pensa proprio lei,
tanto che persino il “Capitano”, come ama farsi chiamare il neopresidente, non si azzarda ad aprire bocca,
soprattutto quando ci sono dispute con le due figlie:
Letícia Aguiar, l’adolescente che Michelle ha avuto da
una precedente relazione, e Laura, nata dal loro matrimonio. Sposato già altre due volte e padre di quattro
figli maschi, Bolsonaro aveva considerato conclusa la
sua esperienza di genitore, al punto da sottoporsi a un
intervento di vasectomia. Anche in questo caso, però, la
moglie, è riuscita a convincerlo a subire una procedura
inversa per poter nuovamente procreare e far nascere
la loro bambina che oggi ha 8 anni.
Jair Bolsonaro,
63 anni, con la
moglie Michelle,
38, il giorno del
giuramento
come presidente
del Brasile.
E il Brasile scoprì
Foto GETTY IMAGES
Nulla, d’altro canto, nella storia di Michelle
de Paula Firmo Reinaldo, nata 38 anni fa
in uno dei quartieri più poveri di Brasilia,
sembra essere troppo distante dall’immagine
della donna determinata e volitiva: figlia di un
ex autista di autobus, dopo il diploma si iscrive alla
facoltà di Farmacia, ma non mette mai piede in aula per
seguire una sola lezione; diventa, invece, commessa in
un negozio di abbigliamento e poi in un supermercato,
rendendosi indipendente economicamente dalla sua
famiglia. Quando si presenta l’occasione professionale
che le cambierà la vita, Michelle de Paula (così ama
farsi chiamare) non esita un attimo a coglierla al volo
e così, nel 2006, entra alla Camera dei deputati con
la mansione di segretaria. È lì che, nel 2007, in maniera casuale, incontra Jair, da poco separato dalla sua
seconda moglie Ana Cristina Valle, con la quale sta
combattendo una spiacevole battaglia legale. Lui ha
25 anni più di lei, è ricco, potente e non ci pensa due
volte a chiederle un appuntamento che si trasforma
LA BAMBINA NATA NELLA BRASILIA
PIÙ POVERA, LA RAGAZZA CHE LASCIÒ
L’UNIVERSITÀ PER LAVORARE E
MANTENERSI DA SOLA, LA SEGRETARIA
CHE IN NOVE GIORNI HA CONQUISTATO
IL FUTURO PRESIDENTE. LA STORIA DI
MICHELLE BOLSONARO, LA NUOVA
FIRST LADY BRASILIANA, È QUELLA DI
UNA GRANDE ASCESA. E TUTTO LASCIA
PENSARE CHE NON FINIRÀ QUI
DI
Angela Vitaliano
DA
New York
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GR A ZI A• E IL BR A SILE SCOPRÌ MICHELLE
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A sinistra, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro con Michelle,
durante le nozze del 2007. Sopra, la coppia con la figlia
Laura, 8 anni, al centro, e Letícia, 16, figlia di Michelle.
«Michelle ama lavorare dietro le quinte», dice il pastore che ha sposato
la coppia presidenziale, «ed è molto severa con le sue due figlie»
immediatamente in una proposta di lavoro: diventare
la sua segretaria in Parlamento. Lei accetta e insieme
con il raddoppio dello stipendio ottiene, solo nove
giorni dopo, un contratto prematrimoniale e la data
per l’unione civile che la renderà, di fatto, la signora
Bolsonaro.
In appena nove mesi la vita di Michelle si
trasforma proprio come nelle favole e, a rendere
tutto ancora più ideale, arrivano nel 2011 la nascita
di Laura e il 21 marzo 2013 il matrimonio religioso,
con 150 invitati e una festa da sogno nella casa di
Rio de Janeiro. Per l’occasione, la signora Bolsonaro
indossa un abito della stilista Marie Lafayette, semplice e impreziosito da piccoli cristalli Swarovski. «Un
vestito molto elegante, ma molto semplice», conferma
la stilista. «Proprio come lei, che è una donna estremamente sobria».
Non ha destato, dunque, alcuna sorpresa il fatto che
la first lady si sia rivolta a Lafayette anche per l’abito
da indossare alla cerimonia del 1° gennaio quando
a guardarla non sarebbero stati solo 150 ospiti, ma
molti milioni di persone in tutto il mondo. La scelta
è caduta su un abito rosa cipria, con lo scollo a barca
che ricordava quello firmato da Carolina Herrera e
indossato dalla duchessa di Sussex Meghan Markle lo
scorso anno in occasione della parata militare Trooping
the Color. La stessa Melania Trump, poi, aveva scelto,
per il ballo inaugurale nel giorno dell’insediamento di
suo marito Donald, un abito firmato da Hervé Pierre
che le lasciava le spalle scoperte e Michelle Obama
aveva optato per lo stesso colore e taglio in un abito
disegnato da Naeem Khan, per la cena di gala alla Casa
Bianca in onore del Primo ministro svedese.
La signora Bolsonaro, dunque, pur avendo ribadito che
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anche ora resterà in disparte il più possibile, non ha
rinunciato a ispirarsi ad altre First Lady considerate
icone di stile, inclusa l’americana Jacqueline Bouvier,
che scelse proprio un modello con scollo a barca e di
un bel rosa, per posare in una delle foto ufficiali con
l’allora presidente John Fitzgerald Kennedy.
Gli abiti, tuttavia, non rappresentano, almeno per
ora, una passione di Michelle e non saranno l’unico
elemento attraverso il quale proverà a somigliare alle
altre sue omologhe: ha già annunciato, infatti, che il
suo ruolo la spingerà a occuparsi ancora di più di coloro
che hanno bisogno di aiuto e di sostegno.
«Michelle ama lavorare dietro le quinte», dice Silas
Malafaia, il pastore che ha celebrato il matrimonio dei
Bolsonaro. «Sa sempre come accogliere le persone ed è
molto severa con le sue due figlie». Fervente evangelica, la signora Bolsonaro dedica moltissimo tempo ad
attività religiose di vario tipo ed è riuscita a convincere
persino suo marito, cattolico, a frequentare spesso la
chiesa Batista Atitude, dove lei si reca ogni giorno. A
tutti coloro che lavorano lì è stato imposto il divieto
assoluto di parlare della First Lady e ogni informazione
fornita viene filtrata dagli uffici del presidente.
Durante l’insediamento Bolsonaro, un politico di
estrema destra di opinioni populiste, sessiste e omofobe, è stato salutato da parlamentari che con le mani
imitavano il gesto della pistola e i suoi primi atti fanno
intendere che manterrà la promessa di sfruttare i
territori riservati agli indigeni e di tagliare la spesa
sanitaria diretta proprio a queste popolazioni. Ma
per Michelle il “suo” Jair non è il leader che preoccupa
molte cancellerie, anzi. «È una persona molto gentile
che si occuperà di tutti. Un uomo molto naturale,
scherzoso, generoso», ama ripetere. Insomma, secondo
lei il mondo può dormire sonni tranquilli. ■
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GR A ZI A• A NTEPRIM A
C’È UN AMORE
che supera l’oblio
Una giovane donna che cerca di fare i conti con il suo passato,
un’anziana madre che lotta contro la perdita dei ricordi.
Sono le protagoniste di Idda, il nuovo romanzo
di Michela Marzano, di cui Grazia anticipa qui un brano
DI
Michela Marzano FOTO DI Jean-François Paga
Quello che segue è un passaggio di Idda, il libro di
Michela Marzano, in uscita il 22 gennaio per Einaudi.
Nel romanzo Alessandra insegna a Parigi, mentre
Annie è sua suocera, che sta perdendo la memoria.
Alessandra si ritrova a svuotare la casa di Annie e così
ricostruisce le tracce di una vita che sta svanendo.
S
eduta dietro la scrivania del mio ufficio, ricevo gli
studenti che vengono a chiedermi informazioni
sugli esami, hanno dubbi sul piano di studi,
cercano consigli sugli stage, oppure vogliono
provare a passare un concorso o preparare una
tesi. Oggi, però, non sono numerosi. Forse anche loro
sono stanchi del freddo e preferiscono rimanere a casa.
Forse hanno capito che in questi giorni sono nervosa
e aspettano che mi passi. Forse hanno semplicemente
di meglio da fare che venire a parlare con la docente di
Biologia vegetale.
Ci penso fissando la pioggia che cade sporcando i vetri
della finestra. Poi penso ad altro. Prendo il cellulare,
chiamo la dottoressa Brun, le chiedo se nel pomeriggio
ha la possibilità di ricevermi.
L’ultima volta che siamo stati dalla dottoressa,
lei ci ha detto che il cervello di Annie è come
una grande casa illuminata nella quale pian piano cominciano a spegnersi le lampadine, fino a
quando non è ovunque buio.
Ci ha raccontato la storia di Auguste Deter, la donna di
51 anni che, presa in cura dal dottor Alzheimer, gli ha
permesso di identificare la malattia dell’oblio – pare che
uno dei dialoghi più celebri nella storia della medicina sia
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proprio quello tra Auguste e Alzheimer, quando il medico
le chiede come si chiama, e lei risponde: «Auguste», poi
le domanda quale sia il nome del marito e lei risponde
ancora: «Auguste». Ripete: «Auguste», anche quando il
dottore le chiede il suo cognome, subito prima di dire che
si sente estremamente confusa, non si ricorda il cognome
del marito, non lo sa, ma è importante saperlo?
Oggi continuo a pensare terrorizzata ad «Auguste», la
risposta ossessiva che dava la donna a qualunque domanda
le ponessero, quasi a rassicurarsi di essere ancora in vita,
nonostante il resto fosse avvolto dalle tenebre.
– Al di là di ciò che accade nel cervello, che cosa
rimane di noi quando perdiamo la memoria? –
Guardo il quadro appeso dietro la scrivania della dottoressa. È l’immagine di un buco nero, il blu elettrico della
circonferenza esterna è striato di bianco, il buio inghiotte
qualunque cosa si avvicini troppo al centro. – Chi siamo
quando i ricordi svaniscono l’uno dopo l’altro, e sopravvivono soltanto alcune tracce del passato?
Ho bisogno di capire che cosa resta di Annie ora che
Annie non riconosce gli oggetti, non riesce a vestirsi
o lavarsi da sola, pensa di essere ancora una bambina e
non ricorda nulla del marito.
– Le sue sono domande esistenziali, Alessandra. Non
hanno a che fare con la scienza, ma col senso della vita.
Sono arrivata all’appuntamento bagnata, c’è un vento cosí
forte che quando ho aperto l’ombrello per proteggermi
dall’acqua si è rovesciato e poi rotto. Mi sono tolta l’impermeabile e l’ho appeso alla spalliera della sedia. Mi sono
asciugata le guance. Ho cercato di sistemarmi i capelli
con le mani, ma tra l’umido della pioggia e la pressione
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Michela Marzano,
48 anni, è
filosofa,
accademica
e scrittrice.
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G R A Z I A • C ’ È U N A M O R E C H E S U P E R A L’ O B L I O
del cappello me li sento ancora tutti appiccicati.
L’altro giorno ho fatto un test per valutare lo stato della
mia memoria. Ormai su Internet c’è l’imbarazzo della scelta, basta digitare «test + Alzheimer» e appaiono
centinaia di pagine web con migliaia di esercizi di autovalutazione, prove di memoria e bilanci cognitivi. Ne
ho scelto uno a caso, l’ho stampato, ho preso una penna,
ho iniziato diligentemente a rispondere alle domande.
Molte erano talmente facili che mi sono infastidita. Ma
il loro esatto significato l’ho capito solo dopo, quando mi
sono accorta che delle parole che avevo ripetuto ad alta
voce prima di contare alla rovescia, dire in che anno e in
che mese mi trovavo, collegare i cerchietti e i quadratini
di un disegno per capire quale lettera venisse fuori, me
ne ricordavo solo tre: Aurelie, boulevard e Nantes. Mi ero
appuntata su un foglietto, come c’era scritto di fare nel test,
il nome e l’indirizzo esatto di una persona: Aurelie Fosses,
17, boulevard Orrion, 44000 Nantes. Quando l’avevo letto,
annotato e riletto, mi era sembrato facile, “Fosses” mi aveva
fatto pensare a una “fossa”, 17 è il numero che insieme al
13 non piace ai superstiziosi, “Nantes” è la città natale di
Barbara, una delle mie cantanti preferite. Al momento di
ripetere l’indirizzo completo di questa Aurelie, però, non
mi è venuto in mente nulla. Abitava in una “via” o in un
“viale”? Il cognome assomigliava a “fossa” o a “pozza”? E
il codice postale di Nantes? Era 33000? Era 55000? Presa
dallo sconforto, ho accartocciato il foglietto su cui avevo
scritto l’indirizzo e sono uscita a farmi un giro. Avevo
bisogno di schiarirmi le idee, di calmarmi. Stavo anch’io
perdendo la testa? È cosí che era cominciato per Annie?
Chi si sarebbe occupato di me se mi fossi trovata un giorno
nelle sue identiche condizioni? Pierre, certo. La risposta
ce l’avevo: Pierre non mi avrebbe mai abbandonato. Ma
se Pierre non ci fosse più stato? E se anche Pierre si fosse
ammalato di Alzheimer? Chi avrebbe saputo che ero la
stessa persona di prima, se di prima non ricordavo nulla?
– Cosa resta di noi quando perdiamo noi stessi? – Insisto. – Lei deve saperlo, dottoressa, lo sa per forza, queste
persone le conosce meglio di chiunque altro.
– Nessuno perde del tutto se stesso, Alessandra –. Alla
fine la dottoressa cede. – Pure quando non si è in grado
di relazionarsi con gli altri come si faceva in precedenza,
rimane sempre qualcosa.
– Cosa? – Chi sarei stata se mi fossi dimenticata il nome di mia madre o quello di Pierre, la mia infanzia e la
differenza tra le foglie a lamina orbicolare e le foglie a
lamina cordata o deltoide?
– Resta quello che noi specialisti chiamiamo i “residui
di sé”. Anche allo stadio più avanzato di una malattia
neurodegenerativa, quando i centri fisici della memoria
sono quasi interamente distrutti, rimane la percezione di
ciò che accade, rimane l’affettività.
– Ma a che serve l’affettività se non si riesce a esprimerla?
Ogni volta che andiamo a trovare Annie, Pierre si chiede
se sua madre sarà o no in grado di riconoscerlo. L’altro
giorno gli ha detto: grazie, signore. Pierre era andato in
infermeria a riempirle d’acqua il bicchiere che aveva sul
comodino accanto al letto, e lei, quando Pierre è tornato
e glielo ha porto, gli ha risposto: grazie, signore. A suo
figlio, capisce?
Non sopporto più né il freddo né la pioggia. Mi manca
il sole, mi manca la luce, mi manca l’uva. Sebbene faccia fatica ad ammetterlo, è l’Italia che mi manca, ormai
non ci sono dubbi, mi manca casa mia. E poi ho paura,
ecco cos’ho: paura. Paura di finire pure io come Annie,
incapace di ricordarmi chi sono stata e di riconoscermi.
Paura di non essere più me stessa, di perdere il controllo
sulla mia vita, di perdermi del tutto. Paura di non avere
accanto nessuno in grado di raccontarmelo, oppure di
guardarmi con la tenerezza che può provare chi ci ha
voluto davvero bene.
– Alessandra, lei parla dall’esterno. Si pone dal lato di
chi assiste, anziché da quello delle persone direttamente
coinvolte. È molto doloroso non essere riconosciuti da
una persona cara, lo so. Ma in loro c’è un sentimento di
familiarità, a tratti ineffabile, a tratti indescrivibile, che
perdura e va ben al di là della malattia. Non pensa che
ognuno di noi abbia diritto al decadimento?
– In che senso?
– Il diritto di lasciarsi andare. E quindi di non essere
sempre e comunque efficiente, pronto, veloce, presente a
se stesso e agli altri...
– Può darsi. Non lo so. Io comunque non potrei. Non lo
sopporterei...
Sono arrabbiata con la dottoressa, che è indifferente alla
mia paura. Sono arrabbiata con la vita, che non fa sconti
a nessuno. Sono arrabbiata con Annie, che mi costringe
a guardarmi allo specchio. Se Annie è sempre Annie, è
perché Pierre sa che è sua madre. E se non ci fosse Pierre?
Se lei non avesse avuto figli?
– Che cos’è che non sopporterebbe?
La dottoressa mi guarda con dolcezza. Ma io non ho più
voglia di parlare.
In fondo, è con me stessa che sono arrabbiata. ■
Anche allo stadio più avanzato di una malattia
neurodegenerativa, quando i centri fisici della memoria
sono quasi interamente distrutti, rimane la percezione di
ciò che accade, RIMANE L’AFFETTIVITÀ
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GR A ZI A• SFIDE
Ora che le stelle sono
PIÙ VICINE
Qui, la sonda New
Horizons e Ultima
Thule, il corpo
celeste più lontano
della Terra mai
fotografato. Nella
pagina accanto, il
direttore del
progetto Alan
Stern, al centro
della foto, festeggia
con alcuni studenti
il risultato
raggiunto.
S
ono passati 60 anni da quando l’uomo ha messo piede sulla Luna. Era il 20 luglio 1969 e
quest’anno la Nasa, l’agenzia spaziale americana,
non solo celebrerà solennemente quell’evento
storico, ma soprattutto si preparerà a tornare
sulla Luna per farne la base di lancio per Marte.
Creare una colonia umana sulla Luna - per farci esperimenti scientifici e sfruttare le risorse naturali nascoste
sul nostro satellite, oltre che per usarla come tappa verso
il pianeta “rosso” - non è nei programmi solo della Nasa.
Ci pensa anche la Cina, che con la missione Chang’e 4
è stata la prima, il 3 gennaio, a far posare un veicolo
spaziale sul lato oscuro della Luna, dove studierà la sua
topografia e composizione mineralogica. E poi ci sono
imprenditori visionari come gli americani Elon Musk, il
fondatore della casa automobilistica Tesla, e Jeff Bezos,
il numero uno al mondo per ricchezza personale con
110 miliardi accumulati con la sua Amazon: entrambi
credono che gli uomini siano destinati a colonizzare altri
pianeti e satelliti, preparandosi a una vita oltre la Terra.
Nella corsa alla conquista dello spazio il 2019 si preannuncia come un anno denso di novità, compreso, forse,
il primo volo “turistico” fuori dall’atmosfera terrestre:
organizzato da Virgin Galactic. Per parteciparvi si sono
già prenotati 700 facoltosi aspiranti astronauti, compresi
l’attore Brad Pitt e la cantante Katy Perry.
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LA SONDA CHE HA FOTOGRAFATO
IL CORPO CELESTE PIÙ REMOTO, LA CINA
CHE HA RAGGIUNTO IL LATO OSCURO
DELLA LUNA, I TURISTI SPAZIALI CHE
POTREBBERO PARTIRE TRA POCHI MESI.
A 60 ANNI ESATTI DAL PRIMO
ALLUNAGGIO, È RIPARTITA LA CORSA
ALLO SPAZIO. CON UN NUOVO
TRAGUARDO: FAR NASCERE UN
BAMBINO LONTANO DALLA TERRA
di
Maria Teresa Cometto
da
New York
L’inizio è stato promettente: a Capodanno la sonda della
Nasa New Horizons è riuscita a fotografare “da vicino”
(a 3.540 chilometri dalla sua superficie) il corpo celeste
più lontano dalla Terra mai esplorato. Si chiama Ultima
Thule, nome usato per la prima volta dal poeta latino
Virgilio per indicare “l’ultimo mondo conoscibile”, è
costituito da due sfere unite, una delle quali tre volte più
grande dell’altra per un totale di circa 32 chilometri di
diametro; e fa parte della Fascia di Kuiper, un mondo
misterioso ai confini del sistema solare, fatto di centinaia
di corpi celesti con forme stranissime. Quella di Ultima
Thule assomiglia a un pupazzo di neve, di colore rossastro
scuro. È importantissimo studiarlo, perché, ha spiegato
Alan Stern, lo scienziato della Nasa che ha concepito e
diretto la missione di New Horizons, iniziata 13 anni
fa, «i corpi della Fascia di Kuiper sono i relitti rimasti
incontaminati dalla formazione del corteo planetario
e capaci di raccontarci sia le nostre origini sia il modo
in cui i pianeti si sono formati». Ci vorranno 20 mesi
perché tutto il materiale arrivi alla Nasa, a causa della
distanza di Ultima Thule - 6,4 miliardi di chilometri
dalla Terra - e chissà che cosa gli scienziati scopriranno.
Intanto i primi turisti spaziali potrebbero decollare
quest’anno, forse da marzo, a bordo di SpaceShipTwo,
la navicella di Virgin Galactic, una delle imprese di
Richard Branson. «Il sogno di viaggiare nello spazio
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Foto THE NEW YORK TIMES
GR A ZI A• X X X X X X X X X X
per me è molto importante», ha spiegato il fondatore di
Virgin Group. «Ho sempre guardato i cieli con meraviglia da quando, bambino, ho assistito agli allunaggi».
La navicella di Virgin dovrebbe trasportare in tutto otto
persone, due membri dell’equipaggio e sei passeggeri, che
per ammirare il nostro pianeta dallo spazio pagheranno
ognuno 220 mila euro. Il primo volo di prova ha avuto
successo lo scorso 13 dicembre: SpaceShipTwo, con a
bordo due piloti, è riuscita a raggiungere 82,7 chilometri
di altezza, sopra il limite dell’atmosfera terrestre stabilito
dall’aeronautica americana.
Molto più lontano di SpaceShipTwo vuole andare
Starship, l’astronave che SpaceX, l’impresa spaziale di
Musk, sta costruendo: potrà portare dozzine di persone
ben oltre l’orbita terrestre. Il primo a prenotarsi è stato
il miliardario giapponese Yusaku Maezawa, che ha fatto
fortuna vendendo abiti online ed è un appassionato
collezionista d’arte: con il suo progetto #dearMoon
(“Cara Luna”) vuole portare con sé otto artisti. Questo
succederà non prima del 2023, ma intanto in giugno
Space X dovrebbe usare il suo potente razzo Falcon
9 per portare due astronauti della Nasa nello spazio:
la prova per un servizio di “navetta” dalla Terra alla
Stazione spaziale internazionale, sostitutivo di quello
attuale fornito dai russi.
L’ambizione di Musk, però, è più alta: «Dobbiamo cercare
di diventare una civiltà multi-planetaria, non a rischio di
essere estinta a causa di una calamità, naturale o provocata dall’uomo, che potrebbe colpire la Terra. Alla fine
dovremmo poter vivere su Marte, sulla Luna, forse su
Venere, sulle lune di Giove, in tutto il sistema solare».
E dopo aver lanciato verso Marte, il 6 febbraio 2018, un
razzo con a bordo un’auto Tesla Roadster rosso fiammante,
Musk ha annunciato che nel 2022 potrebbero partire le
prime missioni per portare davvero materiale sul pianeta
rosso. Anche Blue Origin, l’impresa spaziale finanziata
da Bezos al ritmo di un miliardo di dollari l’anno, è nata
per «un futuro in cui milioni di persone dovranno vivere e
lavorare nello spazio». Ma Bezos per ora si focalizza sulla
Luna, dove vuole costruire una grande base.
E mentre Nasa, Space X, Blue Origin e i cinesi lavorano
per colonizzare la Luna e altri corpi celesti, c’è chi pensa
che questi progetti non siano realizzabili se non si riesce
anche a far riprodurre gli esseri umani nello spazio. Sono
i fondatori della startup olandese SpaceLife Origin,
secondo i quali per garantirci un futuro - una sorta di
polizza contro catastrofi generate - dobbiamo imparare
a partorire lontano dalla Terra. Egbert Edelbroek, alla
guida del Dipartimento innovazione, dice che nel 2024
nascerà il primo bebè nello spazio e che ha già verificato
l’interesse di alcune donne a passare alla storia come le
prime astro-mamme. ■
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GR A ZI A• INCHIESTA
CHI SOGNA DI DIVENTARE STILISTA O DI IMPARARE TUTTI I PASSAGGI CHE FANNO
NASCERE UN ABITO SPESSO VA ALL’ESTERO O IN SCUOLE PRIVATE DALLA RETTA
IMPEGNATIVA. ESISTONO, PERÒ, ANCHE REALTÀ ITALIANE PIÙ ACCESSIBILI E GIÀ LEGATE
ALLE AZIENDE IN CERCA DI FUTURI PROFESSIONISTI DEL LUSSO. GRAZIA HA INDAGATO
DI
T
Lucia Valerio
utti vogliono studiare Fashion design. Ma non
sempre possono. Le scuole di moda sono perlopiù private, a numero chiuso e costano molto.
Quelle pubbliche sono più economiche, hanno
pochi posti disponibili e per accedere è richiesta
una selezione con test d’ingresso e portfolio di disegni
o lavori che dimostrino la creatività del candidato. Lo
spartiacque tra pubblico e privato è la retta impegnativa:
si va dai 7 ai 22 mila euro all’anno e in entrambi i casi da
lì si esce con lauree di primo o secondo livello.
Nella graduatoria delle 100 scuole di moda migliori al
mondo stilata da Business of Fashion (businessoffashion.com),
autorevole rivista e osservatorio delle tendenze di mercato
nel lusso, ai primi posti ci sono la Central Saint Martins
di Londra, la Parsons School of Design di New York e la
Royal Academy of Fine Arts di Anversa. La prima italiana
a classificarsi è il Polimoda di Firenze, subito dopo ci sono,
a Milano, l’ Istituto Marangoni International e la Domus
Academy e, a Roma, l’Accademia Costume e Moda. In
lista anche Istituto Europeo di Design e Naba, la Nuova
Accademia di Belle Arti, sempre a Milano.
Ma è davvero inevitabile spendere cifre elevate per studiare in una buona scuola di moda? Non necessariamente.
In Italia tra gli istituti statali che rilasciano diplomi di
laurea in fashion design ci sono le Accademie di Belle
Arti. «Siamo il fronte più colto della formazione», dice a
Grazia Rossella Piergallini, docente di Fashion design al
corso triennale dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
«La cultura personale con la quale si arriva in accademia è
fondamentale. Da noi si studiano dalla storia della moda
all’arte moderna, ma anche l’impatto dei nuovi media.
Collaboriamo con il MAMbo, il Museo di Arte Moderna
di Bologna, e con le aziende dell’Emilia Romagna e del
Veneto. Molti marchi noti sono più che soddisfatti della
preparazione dei nostri studenti che, con il diploma di
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primo livello, possono lavorare come fashion designer,
stylist, modellista e addetto alla comunicazione». Il costo annuale massimo per il corso di Fashion design si
aggira sui 1.000 euro e varia secondo la propria fascia di
reddito. «I più bravi trovano subito lavoro: uno dei nostri
migliori studenti, per esempio, sta lavorando da Vivienne
Westwood a Londra», conclude Piergallini.
Una scuola post diploma statale, riconosciuta come
un’eccellenza italiana, è il Tam, Istituto Tecnico Superiore Tessile Abbigliamento Moda. Ha sede a Biella, è
stata fortemente voluta da Confindustria nel 2011 ed
è completamente finanziata dalla Regione Piemonte.
«Offre una formazione di livello universitario», dice la
direttrice Silvia Moglia. «La metà dei docenti proviene
dal mondo dell’industria tessile. Formiamo tecnici di
tintoria, di tessitura, di progettazione e stampa, di stiro e
di taglio per tutta la filiera. E abbiamo grande attenzione
alla sostenibilità. Ogni anno riceviamo 1.300 richieste
dalle aziende. I grandi marchi pretendono un alto livello
di preparazione e stiamo lavorando anche a un percorso
di laurea in collaborazione con il Politecnico di Torino».
Tra gli atenei che offrono una formazione di qualità c’è
il Poli.design di Milano, la sezione moda del Politecnico, che offre master universitari di primo e di secondo
livello della durata di un anno, compreso un periodo di
stage presso imprese, società o studi professionali. Ha
una connotazione più tecnica l’Istituto Modartech, di
Pontedera in provincia di Pisa. «Abbiamo molti laboratori e sperimentiamo nuove tecnologie», dice il direttore
Alessandro Bertini. «È una piccola realtà che però fa
sistema con le scuole più grandi e operiamo in un distretto della pelle che produce per importanti marchi>.
Studiare al Modartech costa dai 3 ai 7.000 euro l’anno,
non c’è un test d’ingresso e l’87 per cento degli studenti
trova lavoro subito.
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Punti di forza di scuole private considerate costose sono,
però, la quantità di borse di studio messe a disposizione
degli studenti e un’attenzione più focalizzata ai nuovi
media e alla rivoluzione digitale, che ha avuto un impatto
nella comunicazione dei marchi di moda, come conferma Colomba Leddi, alla guida del triennio in fashion
design della Naba. «Qui i docenti sono professionisti
che lavorano sul campo e conoscono le trasformazioni
avvenute nell’ultimo decennio: per citare due elementi,
gli influencer e il sistema di vendita>. Non c’è selezione
per entrare e il costo varia dai 6 ai 16 mila euro l’anno,
a seconda della fascia di reddito e del tipo di percorso
formativo, che include anche esperienze nell’ e-commerce
e come social media manager.
«Chi vuole lavorare nel mondo della moda oggi deve avere
doti analitiche utili a una visione aggiornata del mercato.
Deve saper navigare la complessità di un sistema su più
canali, dove l’influencer marketing ha modificato modi e
tempi di produzione, promozione e diffusione sul mercato
del prodotto», dice Barbara Toscano, direttrice dell’Istituto
Marangoni, dove è nato da poco un nuovissimo corso
post laurea di Fashion Digital Management. Il costo
annuo resta alto e varia dai 20mila ai 30mila euro. «Il 90
per cento degli studenti trova occupazione in un anno
dal diploma», conclude Toscano.
Se, invece, volete frequentare la stessa scuola di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, preparatevi per
la selezione rigorosa dell’Accademia Costume e Moda
di Roma. «Qui si studiano storia della moda, dell’arte,
del costume e del teatro», dice a Grazia Lupo Lanzara,
vicepresidente dell’accademia, che ha un costo di 9.500
euro l’anno e 25 borse di studio offerte dalle aziende
partner. «Molti cacciatori di talenti vengono a osservare
gli studenti. E sempre più aziende e distretti produttivi
chiedono di collegarsi con noi e con i nostri allievi». ■
GIOVANI IN PASSERELLA
Sopra, uno degli abiti di Karina Ayu Ghimas
presentatati, nel giugno 2018, alla sfilata di fine
anno degli studenti dell’Istituto Marangoni di
Milano. In alto, Karina Ayu Ghimas, la designer
appena diplomata all’Istituto Marangoni, al
lavoro.
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GR A ZI A• MODA
PR
Jonathan Segade
Michele Bagnara
f ot o d i
st ylin g d i
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CAPPOTTO IN VELLUTO (KOCCA) SU DOLCEVITA (FAY). ORECCHINI CON SFERA (MAY MOMA); CINTURA CON FIBBIA-LOGO (DIOR),
DÉCOLLETÉES IN NAPPA CON PICCOLO TACCO (CIVIDINI).
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CAPPA IMBOTTITA
SU GIACCA CON
DOPPIO BOTTONE
E PANTALONI
AMPI (TUTTO
JIL SANDER).
STIVALETTI
IN PELLE
(SALVATORE
FERRAGAMO).
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ABITO IN LANA CON SCOLLO SAGOMATO E CINTURA IN PELLE CON FIBBIA QUADRATA (TUTTO SAINT LAURENT).
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ABITO IN LANA
STRETCH
(TRUSSARDI).
COLLANA IN
OTTONE
PLACCATO ORO
(ANNELISE
MICHELSON),
DÉCOLLETÉES
IN VITELLO
CON TACCO
SQUADRATO
(VIC MATIÉ).
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ABITO DRITTO IN MAGLIA DI CASHMERE
(SPORTMAX). ORECCHINI CON RESINE
E CRISTALLI SWAROVSKI (MAY MOMA),
STIVALETTI CON DETTAGLI DORATI
E CINTURINO ALLA CAVIGLIA
(SALVATORE FERRAGAMO).
71
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CAPPOTTO DOPPIOPETTO IN LANA (LUISA SPAGNOLI) E LUPETTO IN NYLON TECNICO (SPORTMAX). ORECCHINI SCULTURA IN ORO
(ANTEPRIMA), STIVALI IN NAPPA CON PLATEAU (MARNI).
72
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РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
CAPPOTTO IN LANA CON SPALLE
COSTRUITE E PANTALONI ADERENTI
IN TESSUTO TECNICO (TUTTO LIU JO).
ORECCHINI CON RESINE E CRISTALLI
SWAROVSKI (MAY MOMA), STIVALETTI
CON DETTAGLI ORO ANTICATO
(SALVATORE FERRAGAMO).
74
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CAPPOTTO DOPPIOPETTO IN PANNO (MARCIANO LOS ANGELES) SU DOLCEVITA A COSTINE IN LANA
(PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI). ORECCHINI A CERCHIO APERTO (MARIA BLACK).
75
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GIACCA DOPPIOPETTO PIÙ PANTALONI (TUTTO OTTOD’AME)
SU BODY (TRUSSARDI). ORECCHINI (ANNELISE MICHELSON),
MULE (SERGIO ROSSI). HANNO COLLABORATO GIANLUCA
FRANCESE E ROBERTO BENITO SANCHIS.
76
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TRENCH IN
GABARDINE DI
COTONE
(PLEASE). STIVALI
IN PELLE NERA
CON BORDO
VERDE SMERALDO
(ALEXANDER
MCQUEEN).
CASTING: IVAN
MAIOLO@WM
MANAGEMENT.
LA MODELLA:
SIMONE@WHY
NOT MODELS.
GROOMING:
PACO@KASTEEL
ARTIST
MANAGEMENT.
77
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LE SFUMATURE PIÙ
ACCESE SONO
PROTAGONISTE DI
CAPPOTTI, GIACCONI
E COMPLETI
DI TENDENZA
Xavi Gordo
Tamara Gianoglio
fot o d i
st ylin g di
CAPPOTTO IN
LANA, GONNA A
TRAPEZIO E STIVALI
EFFETTO PITONE
(TUTTO ROCHAS)
PIÙ FELPA CON
CAPPUCCIO
(K-WAY). PAGINA
ACCANTO: TRENCH
IN NYLON
SU GIACCA DI
PELLE CON
CAPPUCCIO E
PANTALONI IN
VITELLO (TUTTO
TOD’S).
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79
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CAPPOTTO
DI TAGLIO
SAGOMATO CON
AMPI REVERS
SU MAXIPULL
IN MOHAIR
CON COLLO
AD ANELLO
(TUTTO BOSS).
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CAPPOTTO IN
PANNO VELOUR
CON ZIP
ASIMMETRICA
(MOSCHINO).
STIVALI IN
VERNICE CON
SUOLA DI PARA
(STUART
WEITZMAN).
81
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CAPPOTTO
IN PANNO CON
BOTTONI
A PRESSIONE
(LIU JO)
E DOLCEVITA
IN CASHMERE
ULTRASOFT
(FALCONERI),
GONNA PLISSÉ
(LANVIN).
CUISSARDES
(CALVIN KLEIN
205W39NYC).
82
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TRENCH
IN VELLUTO
A COSTE
CON CINTURA
(IMPERIAL)
SU ABITO
IN SETA CON
SCIARPA DA
ANNODARE
(TORY BURCH).
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CAPPA DI LANA
(TRUSSARDI) SU
GIACCA DI PELLE
CON COLLO
AVVOLGENTE
DI MAGLIA BLU
(TUTTO MAISON
MARGIELA),
PANTALONI
(CANNELLA).
84
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CAPPOTTO IN
MISTO MOHAIR
(PLEASE)
SU BLUSA
IN CHIFFON
E GONNA CON
SPACCO (TUTTO
ALBERTA
FERRETTI).
BERRETTO
(BORSALINO),
STIVALI
IN VERNICE
(AGNONA).
PR
85
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PR
AMPIO
CAPPOTTO IN
ALPACA E LANA
(ANTONELLI
FIRENZE) SU
GIACCA DI LANA
E PANTALONI
COORDINATI,
DÉCOLLETÉES
IN CAPRETTO
(TUTTO
BOTTEGA
VENETA).
OCCHIALI IN
ACETATO (LINDA
FARROW).
86
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GIACCA EFFETTO
PELLICCIA
(ESSENTIEL)
SU ABITO
IN MAGLIA DI
FILATO TECNICO
E LANA
(SPORTMAX).
SNEAKERS
RETRO FIT
(MAISON
MARGIELA).
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BLAZER IN
VELLUTO (ELENA
MIRÒ) SU
DOLCEVITA
E GONNA
EFFETTO PITONE
(TUTTO MARNI).
DÉCOLLETÉES
(BATA). HA
COLLABORATO
CHIARA DI MEO.
CASTING:
SIMONE BART
ROCCHIETTI@
SIMO BART
CASTING.
LA MODELLA:
NAOMI VAN
KAMPEN@
FASHION
MODEL.
88
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CAPPOTTO
IN ALPACA
(MARELLA)
SU MAGLIA
E GONNA
(TUTTO
HERMÈS).
TRUCCO: ELENA
PIVETTA@
GREENAPPLE
USING AGENOV
EYE CONTOUR
CREAM.
PETTINATURE:
MAURIZIO
KULPHERK@
FACE TO FACE
PER CRISTIAN
CASTIGLIOLA.
89
GR A ZI A• SHOPPING
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Inizia con
un abito
È IL MOMENTO
DI STAMPE
A COROLLE O DEL
COLORE PIÙ ACCESO
foto di
Carolina Mozzato
Benedetta Ceppi
st yling di
Abito in raso
stampato (Liu Jo),
borsa in pelle con
logo, tracolla in
metallo e cintura
(MSGM
@Zalando),
stivaletti con punta
arricciata (Pollini).
90
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A sinistra: abito al
ginocchio con
maniche a kimono
e scollo sulla
schiena fermato da
lacci (Guess Jeans),
sandali in raso con
decoro di cristalli
(Gedebe).
A destra: con
maniche a sbuffo e
colletto in piedi, in
seta a maxi corolle
(Tara Jarmon),
décolletées in
camoscio con fasce
intrecciate di
velluto (Benedetta
Boroli).
Fiori
A sinistra: abito
con collo a fiocco
e punto vita con
elastico (Kocca),
stivaletti a punta
sfilata in camoscio
e pelle (Lella Baldi).
A destra: chemisier
con spacchi laterali
(Cannella), stivali
con tacco grosso
(CafèNoir).
91
GR A ZI A• SHOPPING
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Abito con
arricciatura e
dettagli a contrasto
(Sisley), Wave Bag
in pelle con frange
(Tod’s), décolletées
in pelle e pvc con
tacco Plexy Blade
(Casadei).
TAGLI MORBIDI E RUCHES PER UN EFFETTO ROMANTICO
92
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A sinistra: vestito
con profondo
scollo a V
(Imperial), stivaletti
con tacco a spillo
(Furla). A destra:
abito in seta
con maniche
arricciate e cintura
(Equipment), stivali
in camoscio con
tacco-gioiello
(Tosca Blu Studio).
Rosso
A sinistra: vestito
con ruches, con
maniche a sbuffo e
arricciatura in vita
(H&M), stivaletti
in pony maculato
con inserti in
elastico di vernice
(Roger Vivier).
A destra: con
arricciature
fermate da coulisse
(M Missoni),
sandali in pelle
laminata a tre colori
(Paula
Cademartori).
93
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Gli uomini di Milano
GUARDANO AVANTI
Parte la settimana della moda maschile e gli stilisti si preparano
a far sfilare molte future celeb. Come Anwar, il fratello della top
model Gigi Hadid o Lennon Gallagher, figlio dell’ex leader degli Oasis.
Grazia vi racconta gli eventi, gli ospiti e le feste più attesi
DI
Simone Monguzzi
e hai tutto sotto controllo significa che non
stai andando abbastanza veloce”. Massimo
Giorgetti fondatore del marchio MSGM,
per l’invito alla sua sfilata uomo del 13 gennaio a Milano, ha scelto una frase del film di
Matteo Rovere Veloce come il vento, ispirato
alla vita del pilota di rally Carlo Capone.
Giorgetti è rimasto talmente affascinato
dalla pellicola da essersi ispirato al mondo
delle corse automobilistiche per la sua ultima
collezione e c’è chi si aspetta che il protagonista Stefano Accorsi sarà seduto in prima fila ad applaudirlo.
Ma è tutto il mondo della moda maschile,
che sfila a Milano dall’11 al 14 gennaio, a
voler correre e guardare avanti. Alcuni non
hanno aspettato nemmeno l’apertura del calendario: Jeremy Scott, direttore creativo di Moschino,
ha deciso di giocare d’anticipo e di presentare la
sua collezione uomo autunno-inverno 2019/2020 e
Pre-Fall donna 2020 a Roma l’8 gennaio. Altri, come
Giorgio Armani, hanno dato appuntamento a tutti
alla settimana della moda femminile (dove sarà di
scena uno show con modelli e modelle), mentre farà
sfilare Emporio Armani il 14 in via Bergognone.
Sabato 12, invece, i riflettori saranno puntati su via
Savona: Donatella Versace, dopo il successo della
collezione Pre-Fall presentata all’antica Borsa di
New York, torna in Italia per uno show molto atteso
con ospiti top secret.
C’è grande curiosità anche per Fendi, visto il nuovo
corso intrapreso dal marchio che per le collezioni
maschili ha come direttrice artistica Silvia Venturini
Fendi: durante le ultime sfilate la maison ha sperimentato collaborazioni eccellenti come quella con il
marchio di valigeria tedesco Rimowa e con l’artista
Nico Vascellari, quindi si attendono molte novità.
Philipp Plein è solito organizzare show molto teatrali
e ha invitato a Milano Brandon Flowers, compo94
nente e voce del gruppo indie-rock The Killers, che
venerdì 11 accompagnerà l’uscita dei modelli con i
brani da lui composti.
E a proposito di modelli sono attesi alcuni giovani
dai cognomi famosi: Anwar Hadid, 19 anni, fratello
delle top model Gigi e Bella, si contende il titolo
di indossatore più richiesto con Toby HuntingtonWhiteley, 29 anni, fratello della top Rosie. Tra i volti
nuovi attesi a Milano c’è anche Lennon Gallagher,
19 anni, figlio di Liam degli Oasis e dell’attrice
Patsy Kensit.
Le nuove generazioni non calcheranno solo le passerelle: la Camera Nazionale della Moda ha investito
molto sui talenti in erba. Molto attese sono la sfilata
M1992, marchio che s’ispira all’America Anni 90,
lo stilista cinese Miaoran, il marchio United Standard, famoso per le sue grafiche accattivanti. E non
mancheranno i debutti: Magliano, Bed J.W. Ford,
Spyder e Numero 00 sono i marchi che presenteranno
per la prima volta le loro collezioni al pubblico. Tra i
debutti, l’11 gennaio, ce n’è anche uno che riguarda
solo le donne: quello della linea Be Blumarine, il
progetto di Blufin firmato dagli stilisti di Au Jour
le Jour, Mirko Fontana e Diego Marquez.
Nei giorni delle sfilate la città sarà animata
anche da feste, cocktail e serate con ospiti
eccellenti. Marcelo Burlon festeggerà il successo
del suo marchio Marcelo Burlon County of Milan
con un after party dove è attesa la presenza del DJ
Loco Dice; Neil Barrett celebrerà i suoi primi 20
anni di carriera con un party scandito a tempo di
musica dal dj Honey Dijon.
A chiudere, l’evento più atteso sarà quello di lunedì
14 gennaio. Il Gucci Hub ospiterà MDLSX, uno
spettacolo teatrale scandaloso e sperimentale di Silvia
Calderoni con la compagnia sperimentale Motus. Un
viaggio, come sempre per la maison guidata dal direttore creativo Alessandro Michele, verso il futuro. ■
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GR A ZI A• A NTEPRIM A
In alto, da
sinistra: Anwar
Hadid, 19 anni,
Lennon
Gallagher, 19, e
un modello di
Marcelo Burlon
County Of
Milan. Qui a
sinistra, Toby
HuntingtonWhiteley, 29.
A destra,
Brandon
Flowers, 37,
cantante dei
The Killers e
ospite della
sfilata evento di
Philipp Plein.
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Sportiva o raffinata, informale
o classica: l’eleganza maschile
ricomincia da quattro must
Nike Antignani
Simone Monguzzi
A CURA DI
ROBERTO CAVALLI
TESTI DI
DENIM + GIACCA
PRADA
VERSACE
UN CLASSICO SI RINNOVA
CON PROPORZIONI INEDITE
Giacca
monopetto
in cotone
(OVS, € 109).
Occhiali in
acetato con
lenti blu
(Lacoste
Eyewear).
Sneakers
in tessuto
tecnico con
dettagli
in pelle
(Tod’s, € 490).
In denim effetto scolorito
(Sandro, € 175).
Il modello di jeans si chiama Hi Ball
(Levi’s, € 90).
MULTITASCHE
INSERTI E MARSUPI SONO
PROTAGONISTI DI CAPI E
ACCESSORI, COME HA
PROPOSTO VIRGIL ABLOH,
STILISTA DELLE LINEE
UOMO DI LOUIS VUITTON
Felpa Curve
in tessuto
tecnico
(Freddy,
€ 119).
GR A ZI A• TENDENZE
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LOUIS VUITTON
Marsupio in pelle
con dettagli
in nylon (Bally,
€ 750).
ACNE STUDIOS
Zaino
in pelle
martellata
(Zanellato,
€ 570).
Orologio
Speedmaster
Apollo 8
con cassa in
ceramica nera
(Omega,
€ 8.900).
ERMENEGILDO ZEGNA
Sneakers in
pelle con
suola giallo
fluo (Atlantic
Stars,
€ 197).
Anorak con
cappuccio e maxi
tasca (Herno
Untitled 02 by
m140, € 760).
97
PAUL SMITH
GR A ZI A• TENDENZE
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Scarpe in
pelle bicolore
(Fratelli
Rossetti).
GRIGIO
DI STAGIONE
ADESSO IL COLORE
PIÙ ESSENZIALE
SI INDOSSA ACCOSTANDO
VARIE TONALITÀ
GIORGIO ARMANI
BURBERRY
Orologio Ballon
Bleau in acciaio
(Cartier).
Giacca in
lana vergine
principe
di Galles
(Brunello
Cucinelli).
Giacca
fiammata
(Falconeri,
€ 397).
98
Camicia in cotone melange
(Pier One@Zalando.it,
€ 34,99).
Foto SHOWBIT/MONDADORI PORTFOLIO
Impermeabile double
face in lana e tessuto
tecnico (Boggi
Milano, € 399).
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Sfoderato in
cotone con
tasca
(Diego M,
€ 430).
TRENCH
RIVISITATO
CON SPALLE AMPIE
O A QUADRETTI:
L’IMPERMEABILE
DIVENTA IL CAPO
DI STAGIONE NELLE
SUE NUOVE VERSIONI.
Occhiali modello aviatore
(Tommy Hilfiger Eyewear
by Safilo, € 139).
DIOR
Scarpe alte in pelle Nevada (Church’s, € 550).
Zaino multitasca in tessuto Original GG rosso
con dettagli in pelle (Gucci).
ALEXANDER MCQUEEN
HERMÈS
Panaloni
Chino in
cotone beige
(Eytys x H&M,
€ 49,99).
Camicia in
cotone stampato
(Frame, € 234).
99
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F A S H I O N di Elsa Bonfiglio
Come tatuaggi
Si chiamano Medaglie
Sentimentali
e sono i nuovi
PR
bijoux di Maje. Il marchio
francese interpreta i tatuaggi
dei marinai degli Anni 50 per
decorare i nove medaglioni
che compongono la
collezione (it.maje.com).
Una borsa da it girl
Prue è il modello di punta della collezione di borse
firmata Paul’s Boutique e nella foto è indossata
dall’influencer Angelica D’Amore. La costruzione
sofisticata, i manici in acciaio e il flash in metallo,
simbolo del marchio, le danno grinta e stile
metropolitano (paulsboutique.com).
La nuova capsule
collection unisex di
Timberland si chiama
Elements Pack. È
un’edizione speciale
che reinterpreta gli
storici scarponi Yellow
Boot, ispirandosi ai
quattro elementi della
natura: acqua, terra,
aria, fuoco. I colori
sono delicati e il
dettaglio è il bordo
personalizzato con
motivi iridescenti
(timberland.it).
Solo in
bianco
Piazza Sempione
propone una
collezione tutta
bianca arricchita da
dettagli inaspettati,
come il cappotto
in panno di lana
monopetto, con
sottocollo e sottotasche maculate.
Per il marchio di
abbigliamento
italiano è una delle
proposte per un
inverno raffinato
(piazzasempione.
com).
100
Grandi
ritorni
Stile in viaggio
Si chiama Wanderlast il trolley di Mandarina Duck
creato in collaborazione con The Blonde Salad,
la piattaforma online fondata da Chiara Ferragni.
Il modello caratterizzato dalla scocca trasparente
si può personalizzare con gli adesivi di Los Angeles,
Londra, Milano, New York e Parigi, le città preferite
dall’imprenditrice digitale (theblondesalad.com).
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GR A ZI A• MODA
LOVE IT
di
Gaia Giovetti
Contrasti decisi
Questo cappotto è girocollo, ha una linea a uovo e maniche raglan. La chiusura è essenziale, con una lunga zip. Il punto forte
del modello è il bicolore: il bianco e nero sono accostati in maniera netta per enfatizzare la scelta grafica del design (XT Studio).
101
Foto LUCIO CONVERTINI
WE
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F A S H I O N di Elsa Bonfiglio
Il momento
dello shopping
Antonelli Firenze inaugura la sua boutique
online. Il primo negozio virtuale dell’azienda
di Castelfiorentino permette di comprare
look completi di stagione o i capi singoli.
È possibile vederli sullo schermo da angolazioni
diverse, ingrandendone i dettagli per scoprirne
tutti i dettagli (shop.antonellif irenze.com)
Passi sofisticati
Raffinato e caldissimo: è lo stile del marchio danese Ecco, che utilizza la tecnologia
di isolamento termico Gore-Tex Infinium Thermum per mantenere i piedi sempre alla
temperatura ideale. Tra i modelli ci sono gli stivaletti nella foto (ecco.com).
Tridimensionale
La linea di borse Bao Bao Issay Miyake presenta
la nuova Gap Series, in cui la trama
tridimensionale delle linee e degli incroci ancora
più fitta crea, insieme con la stampa a goffratura,
un nuovo effetto in 3D. I modelli Lucent, nella foto,
sono declinati in varie combinazioni di colori
(isseymiyake.com).
102
Design da
indossare
Si ispira al design e
alle costruzioni
architettoniche la
collezione di capi
firmati Labo.Art.
Ludovica Diligu,
fondatrice e designer
del marchio, ha
creato una serie di
pezzi unici
coloratissimi, come le
giacche in cotone
idrorepellente, i
pantaloni della
marina francese e la
mantella, ampia e
geometrica, nella foto
dell’autore africano
Koto Bolofo (laboart.
com).
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GR A ZI A• MODA
WE
LOVE IT
di
Gaia Giovetti
La borsa nella foto si può indossare
dal mattino alla sera: ha uno stile
pieno di grinta, grazie all’abbinamento
tra la pelle nera, il materiale effetto
cavallino e la catena in metallo
che la decora. La forma a secchiello,
però, è classica e sofisticata, per
un’eleganza senza tempo. Si chiude
con una coulisse e si può indossare a
bandoliera tramite la lunga tracolla.
In collezione si trova anche una
versione maculata (Antonello Serio).
103
Foto LUCIO CONVERTINI
Un tocco rock
Street
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SOLO
DENIM
È IL TESSUTO
PREFERITO DALLE
TRENDSETTER, CHE
LO ABBINANO
A DETTAGLI PREZIOSI
O LO INDOSSANO
CON TOCCHI
A CONTRASTO
DI Riccardo Slavik
YOYO CAO
PIZZO L’influencer
brasiliana indossa un top
a bustier in pizzo con una
lunga fusciacca in raso in
vita di Oscar de la Renta,
una T-shirt vintage e
jeans a sigaretta di Levi’s.
La borsa sferica in pelle
decorata da cristalli
e le décolletées in raso
fluo sono anch’esse
di Oscar de la Renta.
104
LINDA TOL
TUTA L’influencer di origine
olandese, che vive a Milano,
sceglie una tuta con ruches in
pizzo ai polsini di Philosophy di
Lorenzo Serafini, come la
cintura con fibbie. La borsa è di
J.W. Anderson, le décolletées
sono di Charles & Keith.
YASMIN SEWELL
ANNI 70 La consulente di moda britannica abbina una
giacca senza maniche in denim con fianchi sagomati e
cuciture a contrasto a una maglia aderente in jersey
stampato e a una gonna lunga in seta, tutto di Marine
Serre. Gli stivali in raso sono vintage.
Foto GETTY IMAGES
CAMILA COELHO
COMPLETO
L’influencer di
Singapore porta un look
di Loewe composto da
una giacca lunga con alti
polsi e da jeans a vita
alta dal taglio morbido.
La piccola borsa a
tracolla è sempre di
Loewe, gli stivali con
coulisse elastica sono
di Celine.
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GR A ZI A• MODA
LISA BANHOLZER
IL LOOK
DELLA SETTIMANA
ECO PELLICCIA
L’influencer tedesca
punta su una giacca
corta in denim con
maniche in pelliccia
sintetica e su jeans
a vita alta con orli
sfrangiati, entrambi
di Baum und
Pferdgarten.
Il cappello in feltro
e gli stivali in
camoscio sono
vintage.
CAROLINE DAUR
LOGO L’influencer tedesca
indossa una giacca in denim
con cuciture a contrasto,
spalle costruite, collo con
grandi risvolti, inserti con
logo lungo spalle, maniche e
polsi di Fendi, come la borsa
a secchiello con frange di
perline sul fondo e gli stivali
alti in maglia e pelle.
GIORGIA TORDINI
BOMBER
L’italiana,
co-fondatrice e
stilista del marchio
Attico, sceglie un
bomber dal taglio
abbondante e una
gonna longuette
nello stesso tessuto,
entrambi di Miu
Miu, come la borsa a
bauletto in pelle
matelassé e gli
stivaletti in vernice a
contrasto.
ERIKA
BOLDRIN
ASIMMETRIE
L’influencer italiana
abbina una maglia in
lana e cashmere con
grande collo,
maniche a kimono,
allacciatura
irregolare con
bottoni in
madreperla di
Joseph a jeans a vita
alta con gambe con
lavaggi diversi e
allacciatura
asimmetrica, di
Monse. La borsa è di
Dries Van Noten, le
décolletées sono di
Acne Studios.
105
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GR A ZI A• IN TERV ISTA
NEL SEGNO DEGLI
Anni 80
STILE ACCATTIVANTE, UN TOCCO RÉTRO E IL TALENTO DI UN GRUPPO
DI GIOVANI DESIGNER. COSÌ ATLANTIC STARS È DIVENTATO
UN PUNTO DI RIFERIMENTO NEL MONDO DELLE SNEAKERS.
ALESSANDRO SQUARZI, SOCIO E TRA I FONDATORI
DELL’AZIENDA, PORTA GRAZIA ALLE ORIGINI DI QUESTO SUCCESSO
DI
Antonella Bigotto
L
Qui,
Alessandro
Squarzi, tra i
fondatori
e socio del
marchio.
In alto, una
modella con le
sneakers della
nuova
collezione
di Atlantic
Stars e, a
sinistra, altri
due modelli.
106
e sneakers sono l’elemento chiave di una storia di
successo tutta italiana. L’intuizione vincente dei quattro
fondatori di Atlantic Stars - Alessandro Squarzi,
Cristiano Martelli, Gian Luca Zucchelli e Matteo Zoni è stata quella di reinterpretare la moda degli Anni 80,
stravagante, eccessiva e colorata, dando vita a scarpe sportive
che incarnassero lo spirito di quel periodo con uno stile
contemporaneo. L’idea è dedicata a chi ha vissuto quel periodo,
ma anche alle nuove generazioni, che ne subiscono il fascino.
Alessandro Squarzi, socio e fondatore del marchio, racconta a
Grazia le nuove tendenze nel mondo di questo accessorio
ormai considerato indispensabile.
Quali sono le caratteristiche della nuova collezione?
«Rappresenta una svolta per Atlantic Stars. Gianluca
Zucchelli, che è il supervisore di un gruppo di giovani designer
provenienti da diversi Paesi, ha voluto realizzare modelli con
caratteristiche originali, sperimentando materiali e tecniche di
costruzione che fino a oggi non avevamo mai usato».
Qual è il suo ruolo?
«Mi sento l’allenatore. Esattamente come succede nello sport,
è importante che questa figura tratti tutti i componenti del
gruppo allo stesso modo, tenendo conto delle singole
personalità, talvolta molto diverse. È sempre stato il mio
atteggiamento con il team e posso dire che qualche vittoria
ce la siamo portata a casa».
Che atmosfera si vive nella vostra azienda?
«La crescita non ci ha lasciato il tempo di fermarci a riflettere
sul presente: il successo è stato così immediato che ci ha
costretti a costruire tutto in pochissimo tempo. Abbiamo
rinforzato la squadra inserendo nuove professionalità e oggi
posso dire che stiamo vivendo un periodo decisamente
positivo. Questo non significa vedere tutto rosa, ma imparare a
cogliere le opportunità».
Quali sono i prossimi obiettivi?
«Abbiamo raggiunto un’intesa con un fondo di investimenti
e, grazie alla sinergia delle diverse competenze, siamo pronti
a nuove sfide per rafforzare e consolidare la presenza del
marchio in Italia e nel mondo». ■
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GR A ZI A• BELLEZZ A
fermento
QUANDO LA PELLE È IN
Probiotici e prebiotici sono sostanze conosciute per far bene
all’organismo. Ora, però, vengono utilizzate anche
nei prodotti cosmetici: perché combattono le impurità, fermano
le infiammazioni e riparano i tessuti
Giulia Lenzi
S
i è sempre pensato ai batteri come un nemico da
sconfiggere, oggi però sappiamo che non è così. I
probiotici, molto popolari nel settore dell’alimentazione, sono conosciuti per la loro capacità di
regolare diverse funzioni dell’organismo come il metabolismo, il sistema immunitario e l’umore. Ora si applicano tecnologie probiotiche anche in ambito cosmetico
per formulare prodotti in grado di salvaguardare l’attività batterica “buona” della pelle.
I BATTERI “BUONI”
La scienza insegna che il nostro corpo è popolato da
un gran numero di microrganismi, nel loro insieme
definiti microbiota. Anche la nostra pelle accoglie una
molteplicità di batteri, oltre 500 specie: si tratta del
microbiota cutaneo, indispensabile per mantenere
alte le difese immunitarie. I probiotici non sono altro
che batteri vivi presenti in alcuni alimenti, che impediscono la proliferazione di batteri nocivi (come i
lactobacilli e i bifido-batteri dei prodotti fermentati
come yogurt, kefir o formaggi). Sono diversi ma im108
FOTO DI
Jenn Collins
prescindibili dai prebiotici, organismi di derivazione
vegetale in grado di rafforzare l’attività dei primi. «Pre
e probiotici sono utili per mantenere inalterato il pH
e garantire una buona funzionalità cutanea», spiega
Corinna Rigoni, dermatologa e presidente di Associazione Donne Dermatologhe Italia. «Quando l’ecosistema batterico è vario e bilanciato, la pelle rimane in salute perché è in grado di difendersi da ogni
stress esterno, dall’inquinamento ai batteri dell’acne.
Se invece il microbiota cutaneo è alterato da antibiotici, farmaci vari o patologie come dermatite atopica
o couperose, la pelle ha un equilibrio alterato e difficilmente riuscirà a proteggersi. La funzione dei probiotici è proprio quella di rafforzare la barriera cutanea potenziando la sua capacità di difesa e
riparazione».
A partire dalle ultime ricerche sul microbiota sono
proliferate creme e sieri ai probiotici anche se, per una
questione di stabilità e conservazione, spesso quelli
usati in cosmetica non sono vivi, ma si tratta di sostanze proteiche che ne mimano gli effetti.
Foto THE LICENSING PROJECT
DI
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
GR A ZI A• BELLEZZ A
FIORI, PROTEINE E ACQUA DI COCCO
UN AIUTO PER LE PELLI IMPURE
E SENSIBILI
Le formule non hanno nulla a che fare con unguenti
sgradevoli o prescrizioni mediche, anzi sono ultrasensoriali. I probiotici arricchiscono detergenti, antietà,
creme per il contorno occhi. I laboratori Clinique li
hanno addirittura inseriti in una cipria e il marchio Too
Faced in un primer. Alessia Mulè, responsabile marketing e formazione Korff, spiega: «I cosmetici che li
contengono sono indicati soprattutto in caso di pelli
impure e di sensibilizzazione cutanea, tuttavia oggi pre
e probiotici si trovano in molte categorie di prodotto.
Ciò avviene perché questi organismi mantengono un
livello di protezione e riparazione tale che la pelle rimane sana più a lungo e, di conseguenza, ha anche un
aspetto migliore». In altre parole: se i “batteri buoni”
agiscono come uno scudo protettivo impedendo a ogni
fattore esterno di attaccare e incidere sulla qualità della
pelle, questa sarà meno soggetta a arrossamenti, infiammazioni, e anche invecchiamento.
L’AZIONE ANTIETÀ SU COLLAGENE
E ACIDO IALURONICO
Tra i marchi pionieri nel campo della tecnologia probiotica c’è anche il britannico Aurelia Probiotic Skincare. «È stato fondato in Europa nel 2013, quando
ancora nessuno pensava all’uso di batteri in ambito
cosmetico», racconta Maria Teresa Musci di The Beautyaholic’s Shop, la boutique che distribuisce il marchio
in Italia (beautyaholicshop.com). «La sua particolarità sta
nell’aver unito formule naturali al 100 per cento con una
tecnologia realmente funzionale nel contrastare i segni
d’invecchiamento. Noi, infatti, siamo in grado di generare collagene o acido ialuronico, ma età e fattori esterni ne rallentano progressivamente la produzione. Aurelia impiega una glicoproteina che, combinata con
peptidi di latte probiotico, è in grado di risvegliare il
metabolismo cutaneo, permettendo alla pelle non solo
di autoproteggersi, ma anche di autorigenerarsi».
La promessa è quella di aumentare la sintesi di fibronectina del 220 per cento, del collagene del 140 per
cento e dei livelli di acido ialuronico naturale del 1.900
per cento. Per la pelle, un grande exploit. Certo, lo studio sul microbiota e l’impiego dei probiotici è ancora
all’inizio, tuttavia questi minuscoli organismi oggi sono
finalmente riconosciuti come vere forze della natura a
benefìcio (anche) della bellezza. ■
110
1. Spirial Déo-Douche
di SVR è un gel doccia
per corpo e capelli arricchito
da un complesso probiotico:
in un solo gesto somma
l’azione detergente a quella
antibatterica (€ 14.50, in
farmacia e da Marionnaud).
2. Dedicata alle pelli miste e
grasse: Korff Crema Viso
Riequilibrante Opacizzante
Anti-Età mantiene il giusto
pH grazie a prebiotici,
lisato probiotico ed estratto
di riso (€ 40, in farmacia).
3. Superstart Probiotic
Cleanser di Elizabeth Arden
è un lussuoso detergente
viso in mousse che rimuove
trucco e impurità. Sfrutta
l’azione di un complesso
probiotico unito ad argilla
rosa e verde (€ 29).
4. Di Clinique, Redness
Solutions Instant Relief
Mineral Pressed Powder è una
polvere dalla tecnologia
probiotica che spegne subito
i rossori (€ 39,50).
5. Slow Âge Occhi è il
trattamento quotidiano
Vichy che corregge i segni
dell’età. Fra gli attivi,
bifidus derivato da
probiotico, acqua termale
lenitiva, caffeina e ginkgo
biloba energizzanti
(€ 26, in farmacia).
6. Remedy Toner di Comfort
Zone è un tonico in spray,
naturale al 98 per cento,
pensato per pelli sensibili e
sensibilizzate. Agisce con
prebiotici e il fiore della Bella
di notte capace di calmare
le irritazioni e rinforzare
la cute (€ 30, in istituto).
7. Perfect Canvas della linea
REN Clean Skincare è
un siero idratante formulato
con probiotici per favorire
il rinnovamento cellulare e
incrementare la produzione
di proteine ed enzimi
essenziali al ripristino della
barriera cutanea (€ 61).
8. Nebulizzato sulla pelle,
Somatoline Cosmetic™
Vital Beauty Spray Scudo
Protettivo con pre e
probiotici protegge da tutte
le aggressioni esterne:
inquinamento, raggi Uv,
vento, freddo, luce blu,
polveri sottili. Con un effetto
rivitalizzante immediato
(€ 24.90, in farmacia).
9. Powercell Skinmunity di
Helena Rubinstein è
una crema da applicare sia di
giorno sia di notte:
rinforza la barriera della pelle
e intensifica la lotta contro
l’invecchiamento cutaneo
mixando prebiotici,
probiotici e cellule madri di
Criste Océanique,
una pianta perenne dalle
eccezionali capacità
di sopravvivenza (€ 153).
10. Dior Hydra Life 2 in 1
Sorbet Water è una lozione
cristallina che idrata la pelle,
rinforza il suo ecosistema
e riduce le imperfezioni
come pori dilatati, lucidità,
rossori e macchie. Agisce
con tre ingredienti star:
polveri minerali, zucchero
fermentato (potente
prebiotico) e acqua di
gelsomino (€ 34,93).
11. Diamond Cocoon Skin
Booster di Natura Bissé è a
base di un un prebiotico
concentrato e offre una
protezione antiossidante
biologica contro la luce blu
(€ 235, in istituto).
12. Cura urto per pelli aride
e sensibili, da applicare
su viso, mani, gomiti o
qualunque zona irritata:
Rescue Cream di Björk &
Berries riequilibra e lenisce
con probiotici, betaglucano estratto dall’avena
e caprifoglio (€ 49).
13. Un siero notturno che
idrata, lenisce e rigenera
la pelle opaca e disidratata:
Cell Repair Night Oil di
Aurelia Probiotic Skincare
è a base di elementi
bio-organici 100 per cento
vegetali (€ 80, su
beautyaholicshop.com).
14. Hangover Primer di Too
Faced è una base per
il trucco rivoluzionaria:
contiene acqua di cocco,
ingredienti a base di
probiotici e sostanze
rivitalizzanti che agiscono in
sinergia per rendere la pelle
più radiosa ed elastica
mentre fissano il make up
(€ 33,50, solo da Sephora).
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4
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2
PR
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Effetti
Protettivi, leviganti e
anti-imperfezioni.
In versione gel,
crema, spray, siero e
primer per il trucco
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12
13
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Il vero benessere è
NATURALE
Susanne Kaufmann, austriaca,
è considerata la regina della
cosmesi verde.
L
DALLA SPA DI UN HOTEL IMMERSO NEL VERDE A UNA LINEA DI COSMETICI
CHE SI PRENDE CURA DELLA PELLE IN MODO ESSENZIALE. SUSANNE
KAUFMANN RACCONTA A GRAZIA LA SUA FILOSOFIA DI LUNGA VITA
DI
Michele Mereu
a rivista americana Forbes l’ha nominata “regina della
cosmesi verde”. Lei, Susanne Kaufmann, è di fatto
un’imprenditrice austriaca che sta rivoluzionando il
mondo della bellezza con il suo approccio olistico.
Laureatasi in Management alberghiero, a 23 anni
Susanne assume la direzione dell’Hotel Post Bezau,
tra i boschi della Bregenz Val, l’albergo di famiglia da
cinque generazioni che rinnova nello stile, ingrandendo la
spa e inaugurando una linea di cosmetici naturali che ha
compiuto da poco i 15 anni di vita. Grazia l’ha incontrata
a Milano per farsi raccontare la sua filosofia.
Ci tolga subito una curiosità: che effetto fa avere il riconoscimento di un’autorevole rivista di economia?
«Ho scoperto per caso l’articolo e, quando l’ho visto, ho fatto
un salto sulla sedia: non ci potevo credere.Per noi significa
molto, anche perché arriva da un mercato importante come
quello americano».
Quali sono le caratteristiche principali dei suoi prodotti?
«Alla base della nostra filosofia c’è l’idea di creare prodotti
efficaci per viso, corpo e capelli che rispecchino la tradizione
erboristica della Bregenz Val. La qualità delle materie prime è fondamentale, come mixarle nel modo giusto e nelle
percentuali più alte possibili. Ma anche l’energia pulita che
utilizziamo per la produzione ha un ruolo fondamentale:
viene ricavata da pannelli solari, mentre tutte le confezioni
sono in vetro riciclabile».
E l’elemento che contraddistingue il suo marchio?
«L’approccio olistico. Prendersi cura di sé ha a che fare non
solo con i cosmetici, ma con il modo e il luogo in cui vivi,
come dormi, che cosa mangi. Agli ospiti del nostro hotel
cerchiamo di trasmettere ogni giorno uno stile di vita improntato al benessere».
Come nasce un nuovo prodotto?
«Lavorare allo sviluppo di nuove formule è la parte del mio
lavoro che preferisco. Alla base, c’è sempre l’idea di venire
incontro a una determinata esigenza della pelle e, molto
spesso, l’ispirazione arriva quando sono in viaggio».
Il trattamento di cui va più f iera in questo momento?
«Lo Skin Pollution Defense System: 15 fiale monodose
pensate per contrastare gli effetti dell’inquinamento durante
i mesi invernali. Contengono tre diversi sieri da usare in se-
112
quenza a base di vitamina C, ectoina e Q10: tutte sostanze
utili per illuminare la pelle e difenderla dall’aggressione
dello smog che le temperature rigide rendono ancora più
nocivo. Il freddo, danneggiando la barriera cutanea, favorisce la penetrazione delle particelle tossiche. L’idea di
questo trattamento nasce invece da un ricordo d’infanzia.
Mia madre usava sul viso delle fiale protettive e ogni volta
le chiedevo di farmele aprire perché mi piaceva il “click” del
vetro che si spezzava».
Oggi l’inquinamento è un tema di grande attualità anche
in cosmesi. Quali sono, secondo lei, i gesti antismog fondamentali?
«In realtà viaggiando mi sono resa conto che in alcuni Paesi
non c’è ancora consapevolezza di quanto l’aria inquinata
incida sull’invecchiamento. L’errore più comune è quello di
non effettuare una pulizia della pelle accurata e appropriata,
che in città significa una pulizia “doppia”: prima con un
detergente oleoso per rimuovere smog, trucco e sebo; dopo
con un detergente schiumoso, per eliminare lo sporco e i
residui d’olio».
Che cos’è la bellezza per lei?
«Un sinonimo di armonia che non si limita all’aspetto
estetico. Per questo non capisco chi si sottopone a interventi chirurgici per avere un viso levigatissimo, mentre le
sue mani o i movimenti del corpo raccontano una storia e
un’età diverse».
E il segreto di giovinezza?
«Mi viene in mente mia nonna: per lei le rughe non sono
mai state un problema. Forse bisognerebbe rieducare le
persone a invecchiare bene, senza complessi».
In che modo?
«Facendo prevenzione nel suo senso più ampio del termine,
mantenendo sia il corpo sia la mente allenati. Come una
delle clienti più affezionate del nostro hotel, una signora
tedesca che, quando viene da noi, porta con sé poesie francesi
e inglesi da imparare a memoria».
Ci descrive la sua giornata perfetta?
«Quando lavoro a un nuovo progetto o riesco ad avere
intorno a me persone interessanti. Quando gusto del buon
cibo e dell’ottimo vino. Magari su una spiaggia: cosa che,
sfortunamente, in Austria non c’è». ■
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GR A ZI A• BE AU T Y CONFIDENZE
Piante ed erbe per rinascere
Situato nel cuore delle Alpi austriache, l’Hotel Post Bezau (in alto, una veduta dell’esterno.
Info: hotelpostbezau.com) è un luogo dove tutto, dalla struttura agli arredi, dall’alimentazione
al menù della spa, è concepito per il benessere. I trattamenti offerti sono a base di piante
ed erbe della circostante foresta di Bregenz, le stesse protagoniste della linea cosmetica creata
da Susanne Kaufmann. Sopra, da sinistra a destra: Detox Oil (€ 55), Detox Oil Scrub (€ 123)
e Alkali Salt Deacidifying (€ 37), ideali per eliminare le tossine e depurare l’organismo dopo
le feste. Le tre fiale alla Vitamina C, Ectoina e Q10 del programma antismog Pollution Skin
Defence System (€ 265 il kit da 15 fiale). A destra, l’olio da bagno bestseller Oil Bath for the
Senses, in edizione limitata da un litro per celebrare i 15 anni del marchio (€ 164).
113
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GR A ZI A• BE AU T Y
di Monica Agostini
Irrinunciabili
1
RIFLESSI DORATI Midnight Wish Rouge
Blush di Dior è una polvere compatta
che permette di aggiungere un tocco dorato
al trucco. Da applicare con generosità anche
sul décolleté (€ 47, in edizione limitata).
3
PER LE LABBRA
La formula è
quella classica. A
cambiare, in Rouge
G di Guerlain,
qui nella tonalità
oro-bronzo n. 93,
è il porta-rossetto
in pelle martellata
metallizzata
(€ 31,93 il rossetto,
€ 17,45 la custodia).
POLVERE
DI STELLE
Per trasformare
velocemente
il proprio look,
aggiungendo volume
ai capelli
e illuminandoli
di pagliuzze dorate,
Gold Dust di
David Mallett è
l’accessorio adatto.
Il formato è mini,
ideale da mettere in
borsetta (€ 55,
david-mallett.com).
5
4
114
2
INNO ALLA ROSA Questa fragranza preziosa è ideale
per esprimere sensualità: Rose d’Arabie della collezione
Armani Privé racchiude due varianti di rosa provenienti
dal Medio Oriente. Il flacone è nero, impreziosito
da una patina dorata, anticata (€ 300).
TOCCO MAGICO
L’accessorio più
noto di Yves Saint
Laurent si “veste”
in modo speciale:
su Touche Éclat Gold
Attraction, il logo
del marchio
francese spicca in
oro glitter su fondo
nero. La texture,
invece, serve
sempre per
illuminare zigomi e
arcata sopracciliare
(€ 40,80).
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GR A ZI A• BE AU T Y
WE
LOVE IT
di
Monica Agostini
Foto ENZO TRUOCCOLO
Formule
ferma-tempo
La resilienza è la capacità della pelle di adattarsi al
cambiamento: fino ai 30 anni il derma “risolve”
in autonomia i danni da stress e ripara i primi segni
del tempo. Attorni ai 50 anni, invece, durante il
periodo della menopausa, vengono in aiuto i princìpi
attivi della linea Defence My Age di BioNike. Lo “Skin
Resiliency Complex” racchiude rosa damascena, che
assicura elasticità e luminosità, e un polisaccaride
biotecnologico, che migliora l’idratazione e la
compattezza. In gamma, Crema Rinnovatrice, nelle
versioni Giorno e Notte, e Siero Rinnovatore Intensivo.
Questi ultimi due, nella foto, contengono anche
burro e di karité, nutriente, e olio d’argan, dall’effetto
antiossidante e tensore
(€ 39,90 e € 43,50, in farmacia).
115
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Cult cult cultura
GR A ZI A•
ANNIVERSARI
NEL SEGNO di Leonardo
IL 2019 CELEBRA IL GENIO TOSCANO A 500 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA. GRAZIA VI GUIDA
TRA LE MOSTRE ITALIANE CHE NE RISCOPRONO ANCHE IL VOLTO MENO NOTO
DI
Alcune delle
opere più
famose di
Leonardo
Da Vinci.
Qui, Dama
con
l’ermellino.
A sinistra,
Autoritratto.
A destra,
Uomo
vitruviano.
In alto,
Ultima Cena.
116
Enrico Saravalle
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CINEMA
P
ittore, scultore, inventore, architetto, ingegnere e
scenografo. E persino stilista e organizzatore di
eventi: Leonardo Da Vinci, nella sua vita, ha fatto
di tutto. Sono inevitabili, quindi, le rievocazioni che
nel 2019 ricorderanno i cinque secoli dalla sua morte,
avvenuta il 2 maggio 1519. Star e protagoniste delle celebrazioni leonardiane saranno le sue produzioni meno
conosciute: disegni, pagine di codici, studi e progetti.
Si può cominciare da Villa Baronti–Pezzatini a Vinci,
in provincia di Firenze: qui, fino al 5 maggio, sono
messi a confronto i disegni firmati da Leonardo con le
acqueforti di Hollar, grande incisore del Seicento che
li riprodusse. E dal 2 maggio saranno esposti anche i
bozzetti per le scenografie e i costumi che Ludovico il
Moro gli aveva richiesto per dare un tocco esclusivo alle
feste quattrocentesche degli Sforza, a Milano. Sempre
a Vinci, il 15 aprile, il giorno in cui è nato Leonardo, al
Museo Leonardiano si inaugura Alle origini del genio,
mostra incentrata sul legame tra l’artista e la sua città
natale. Nel Museo del Tessuto di Prato, fino al 26
maggio, si ricordano le sperimentazioni di Leonardo
per la produzione di filati e tessuti e il segno che ha
lasciato nella moda. Rimanendo in Toscana, a Firenze,
a Palazzo Vecchio in marzo apre Leonardo e Firenze
che esplora il rapporto tra l’uomo e la città cuore del
Rinascimento. In settembre a Santa Maria Novella si
potrà visitare Leonardo da Vinci e la botanica.
Milano ha un ruolo da protagonista nelle celebrazioni.
Dal Museo della Scienza e della Tecnologia con la
Leonardo da Vinci Parade, fino al 13 ottobre, si passa al
Castello Sforzesco: dal 2 maggio nella Sala delle Asse
si potranno vedere da vicino gli affreschi del soffitto da
lui dipinto, camminando su uno speciale allestimento
di passerelle e ponteggi, mentre un percorso multimediale, nella Sala delle Armi, ricostruisce la Milano
di Leonardo, facendoci rivivere la città dei Visconti e
degli Sforza. Dalla Milano del Quattrocento a quella
contemporanea il passo non è breve, ma possibile: la
Cripta di San Sepolcro dal 1° marzo al 30 giugno ospita
Leonardo and Warhol in Milano. The Genius Experience,
mostra immersiva che riunisce il grande genio del
Rinascimento e il padre della Pop Art: imperdibile,
quindi, The Last Supper, l’opera con cui Andy Warhol
ha reinterpretato e celebrato il capolavoro leonardesco.
E se Roma propone Leonardo. Oltre il mito (dal 13
marzo al 28 luglio alle Scuderie del Quirinale), Torino
risponde con l’Autoritratto di Leonardo, che sarà esposto
nei Musei Reali dal 15 aprile al 14 luglio.
Non poteva mancare la fiction: Io, Leonardo è il film
di Jesus Garcés Lambert, prodotto da Sky, che ricostruisce la vita del genio vinciano. Arriverà il 4 aprile
e così Leonardo avrà il volto di un sex symbol, l’attore
Luca Argentero. ■
L’angelo DI MIA
ARRIVA NELLE SALE IL FILM CON SERENA ROSSI
DEDICATO A MIA MARTINI. GRAZIA INCONTRA
DANIELE MARIANI CHE INTERPRETA IL
MIGLIORE AMICO DELLA GRANDE CANTANTE
I suoi modelli di riferimento,
dice, sono gli attori Jake
Gyllenhaal e Toni Servillo.
«Ho sempre amato recitare,
i miei fratelli mi hanno
trasmesso la passione per
il cinema e convinto a
iscrivermi al Centro
Sperimentale di
Cinematografia». Daniele
Mariani, 29 anni, già tra i
protagonisti della fiction
Tutto può succedere, è al
cinema il 14, 15 e 16
gennaio, e in febbraio su Rai
Uno, in Io sono Mia, il film
che si ispira alla vita della
cantante Mia Martini,
scomparsa nel 1995.
L’attore ha il ruolo di
Anthony, uno dei più cari
amici dell’artista.
Che personaggio è il suo?
«Si tratta di un giovane
eccentrico, figlio della
sfrontatezza e della
creatività degli Anni 70.
È un ragazzo che vuole
assomigliare a star come
David Bowie e Lou Reed,
ma soprattutto l’uomo che
difenderà sempre Mia».
C’è un riferimento diretto a
Renato Zero, grande
confidente della cantante?
«Ho tratto ispirazione da più
fonti, anche da lui».
Come si è trovato sul set con
l’attrice Serena Rossi che
interpreta Mia?
«Ho capito quanto fosse
grandiosa dal primo
incontro. Le ho detto di aver
cambiato un paio di battute
sul copione e lei mi ha subito
sorriso: “Fai pure, sei il
padrone”. È un’attrice di
grande talento e ha una
voce rara. Vederla
trasformata in Mia Martini
fa venire i brividi. Il pubblico
se ne accorgerà». (C.C.)
IO SONO MIA, AL CINEMA
IL 14,15 E 16 GENNAIO
E A FEBBRAIO SU RAI UNO.
Sopra, l’attore Daniele Mariani,
29 anni. A sinistra, Mariani
(al centro) con Dajana Roncione,
34, e Serena Rossi, 33,
in una scena del film Io sono mia.
117
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GR A ZI A•
cult
LIBRI
PER VEDERE il mondo
ATLANTI MISTERIOSI, UN DIZIONARIO TRASGRESSIVO, 2001 MODI PER INIZIARE UN ROMANZO
E UN SAGGIO SUL COLORE: SONO I NUOVI TITOLI PER ORIENTARSI TRA LE PROPRIE PASSIONI
DI Valeria Parrella
Letterario
❤❤❤❤❤
È un libro meraviglioso,
perfetto per iniziare
un romanzo oppure
il nuovo anno. È infatti è
il libro degli inizi. Gli
incipit, cioè il modo in
cui inizia il romanzo, sono
forse, di tutto un libro,
la parte che si ricorda
di più. Ecco che l’incipit
diventa la parte
più importante di ciò
che verrà dopo, la prima
pietra su cui verrà
edificata la storia,
e anche il motivo per
cui un lettore continua
a leggere, oppure molla
tutto e passa ad altro.
Qui, in nuova edizione,
con una bella prefazione
di Umberto Eco,
sono raccolti e divisi e
analizzati per temi,
gli incipit più riusciti
della storia universale
della letteratura.
INCIPIT
Giacomo Papi,
Federica Presutto,
Riccardo Renzi,
Antonio Stella, Skira,
pag. 592, € 19
118
Illustrato
Colorato
Itinerante
❤❤❤
Se credevate che
a Napoli ci fosse solo
San Gennaro, e ignorate
invece l’esistenza della
tomba di Dracula,
il leggendario personaggio
dello scrittore Bram
Stoker; se dell’EmiliaRomagna conoscevate il
cappone, ma non la più
antica rappresentazione di
Re Artù; se non sapevate
che il tesoro perduto
di Attila si trova in Friuli
Venezia Giulia, è ora
di aggiornare la vostra
geografia con questo
divertentissimo Atlante dei
luoghi misteriosi. Perfetto
per viaggi inaspettati nella
penisola, da Palermo ad
Aosta, tra alchimia e
draghi. Diviso per regioni
e zone, con belle
illustrazioni.
ATLANTE DEI
LUOGHI MISTERIOSI
D’ITALIA
Francesco Bongiorni,
Massimo Polidoro,
Bompiani, pag. 160,
€ 25
❤❤❤
I colori non sono uguali
per tutti, né vivono della
stessa percezione nelle
diverse civiltà, anche
quando essi sono
riconducibili a uno
spettro cromatico rigido.
Figuriamoci quando
sono cangianti. Ecco che,
per esempio, per gli
antichi greci il mare non
era affatto azzurro, bensì,
come recita l’Odissea
“color del vino”.
Dalla A di amaranto
alla Z di zafferano in
questo atlante sono
raccolte 75 storie
straordinarie, come 75
diverse vite. Del resto
il titolo inglese di questo
volume è “The Secret
Lives of Colour”, le vite
segrete dei colori.
Con un bell’apparato
bibliografico in
appendice.
ATLANTE
SENTIMENTALE DEI
COLORI
Kassia St Clair, Utet,
pag. 320, € 25
Erotico
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Il maestro dell’erotismo a
fumetti, Milo Manara,
creatore di storici fumetti
dalle protagoniste nude,
confeziona un libro
trasgressivo e garbato al
tempo stesso, una specie
di elenco di don
Giovanni, in cui trovano
posto alcuni tipi fantastici
di donne, tutte bellissime.
Gioca con i generi e le
categorie, con i suoi tratti
elegantissimi, come
quello della samurai in
copertina, omaggio alla
scuola giapponese, la vera
fondatrice della “nona
arte”. Le tavole originali
partono da uno schizzo a
matita, poi ripreso a
china, e infine
acquerellato: nel libro ve
n’è anche una
riproduzione da poter
incorniciare.
RED LIGHT
Milo Manara,
Feltrinelli, pag. 60,
€ 39
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I due autori sono
rispettivamente un
professore di arte e
letteratura, e un pittore.
Questo regala al libro
diverse prospettive:
artistica, letteraria,
storica, culturale,
antropologica, filosofica,
politica e scientifica: da
Omero a Johann
Wolfgang Goethe,
passando per il tubino
nero di Audrey Hepburn
in Colazione da Tiffany.
Il libro, con illustrazioni
bellissime e un severo
impianto in appendice,
è diviso in dieci capitoli,
ognuno dedicato a un
colore. È interessante e
divertente, a suo modo,
ma potrebbe essere anche
un perfetto strumento
di studio per chi vuole
orientarsi nel mondo
dell’immagine. Bello.
SUL COLORE
David Scott Kastan
con Stephen
Farthing, Einaudi,
pag. 272, € 28
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I Backstreet Boys.
Faranno tappa
a Milano
il 15 maggio.
IL GIALLO
UN ANNO
DI DELITTI
MUSICA
IL RITORNO DEI
Backstreet Boys
T
ira un’aria Anni 90 nella musica del 2019. Ai tour-evento delle Spice
Girls (soltanto in Gran Bretagna e senza Victoria Beckham) e dei
Take That (per celebrare i 30 anni di carriera, con tappe a Lucca e Roma
a giugno, assenti Jason Orange e Robbie Williams) si è aggiunto quello
di un altro gruppo simbolo dell’epoca: i Backstreet Boys. Nell’identica
formazione nata a Orlando nel 1993, i cinque ex ragazzi della Florida (il
più giovane è Nick Carter, 39 anni a fine mese) hanno in calendario circa
70 concerti, compreso uno al Mediolanum Forum di Milano il 15 maggio.
Non sarà il solito collage di successi planetari: se non mancheranno hit
come Everybody (Backstreet’s Back) e As Long As You Love Me, il live ruoterà
intorno all’album DNA, in arrivo il 25 gennaio. Da qui il nome DNA World
Tour. «Siamo davvero orgogliosi del disco, in cui convergono le nostre
influenze e i generi che amiamo», dice a nome di tutti AJ McLean. Il suo
brano preferito? Chances, il primo singolo estratto. Il video, romanticissimo,
ha già superato 16 milioni di clic su YouTube. (C.M.)
BACKSTREET BOYS, DNA , ESCE IL 25 GENNAIO.
MOSTRE
Gennaio 1973, Glasgow:
il commissario Harry McCoy è
convocato in carcere da un detenuto,
Howey Nairn, che gli annuncia la
morte imminente di una ragazza,
Lorna. McCoy non riesce a impedirla
per un soffio e nello stesso mese
altri omicidi e suicidi, tutti
o quasi a sfondo sessual-satanico,
colpiscono la città.
Benvenuti nelle atmosfere del
“tartan noir”, versione scozzese del
giallo nordico. Al posto dei ghiacci di
Jo Nesbø e di Camilla Läckberg, ci
sono la pioggia, le nebbie, i pub e le
birre doppio malto della Scozia,
raccontati con un linguaggio secco,
crudo da Alan Parks, che prima di
creare una saga noir da 12 tomi, uno
al mese (Gennaio di sangue, appena
uscito, è il primo), era un famoso
illustratore di copertine di cd. Poi si è
dato alla scrittura e così ha dato vita
al fascinoso commissario McCoy:
passato doloroso, rapporto
intermittente con alcol e droga, un
amico criminale, una prostituta per
amante. Ma è un investigatore
coraggioso e insofferente dei soprusi
dei potenti. E piace. (M.B.) ALAN PARKS, GENNAIO DI SANGUE,
BOMPIANI, 360 PAG, € 18.
L’abito che racconta
L
a squadra di pattinatori su ghiaccio della Finlandia,
i soldati Sikh dell’India e quelli degli eserciti europei,
ma anche le maschere tradizionali delle zone rurali del
Giappone. Sono alcuni degli ambiti che il fotografo
francese Charles Fréger ha ritratto, per testimoniare
i codici che legano i gruppi sociali, attraverso gli abiti.
Ora 250 foto dell’autore, realizzate dal 2000, sono esposte
a Milano, nello spazio Armani/Silos. «La vitalità del
colore è ciò che ha attirato la mia attenzione sul lavoro
di Charles Fréger. Come stilista, so che l’abbigliamento
ha un enorme potere simbolico: Fréger ce lo ricorda
costantemente, scavando gli aspetti più profondi del
vestirsi come modo di comunicare», dice il designer
Giorgio Armani. Nell’esposizione le fotografie saranno in
dialogo con alcuni costumi protagonisti del lavoro. (L.I.)
FABULA DI CHARLES FRÉGER A MILANO DA ARMANI/SILOS,
DAL 12 GENNAIO AL 24 MARZO ( ARMANI.COM/SILOS/IT/ ).
Una guardia scozzese, dalla serie Empire, e, a destra, una maschera sarda
dei Boes dalla serie Wilder Mann di Charles Fréger.
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VIAGGIO
Sopra, l’antico tempio Wat Phra Kaew a Bangkok. A destra, Alessio Sanzogni,
autore di questo servizio. Nella pagina accanto, la vista dall’isola Ko Lao Lading.
L’avventura comincia in
THAILANDIA
S
corci paradisiaci, la gentilezza e il sorriso dei suoi
abitanti, una cucina che ti conquista al primo assaggio: è questo che fa da sempre della Thailandia
una delle mete più amate, soprattutto per una fuga dal
grigiore delle città invernale.
In particolare la zona delle spiagge tra Phuket e Krabi,
resa famosa dal film The Beach e dalla saga di James
Bond, ha visto nascere le strutture più lussuose come
Amanpuri (aman.com) o il Six Senses (sixenses.com). La
Thailandia, però, offre anche alternative più accessibili
ed è la meta perfetta per chi vuole concedersi l’avventura e una vacanza più dinamica, senza però rinunciare
al piacere di un servizio di alta qualità e a prezzi più
120
ragionevoli. Io sono partito da Bangkok prima di approdare sulle isole più note. L’ideale è fermarsi per un
paio di giorni nella capitale, prendere un tuk tuk, uno
dei coloratissimi taxi scoperti a tre ruote, e visitare i
templi della città imperiale. Da non perdere anche un
tour sul fiume Chao Phraya o il divertente mercato
di Chatuchak, dove si può trovare dallo street food
locale ai massaggi e comprare tanti oggetti per la casa.
Inondati da profumi e colori ci si può, poi, rifugiare nel
vicino giardino botanico Queen Sirikit o assaggiare il
primo “pad thai”, il tipico piatto thailandese, a base di
tagliatelle di riso, gamberi, verdure e salsa di pesce e
tamarindo: l’indirizzo giusto è il ristorante dell’hotel
*consulente digitale e fondatore di Ispiry.
Foto GETTY IMAGES
NON SOLO I TEMPLI DELLA CAPITALE BANGKOK E LE SPIAGGE DA FILM. QUESTO PAESE
È UN PARADISO DI ISOLE SPERDUTE, VILLAGGI DI PESCATORI E PICCOLI RESORT DI DESIGN.
GRAZIA VI GUIDA TRA GLI INDIRIZZI FUORI DAI LUOGHI COMUNI TESTO E FOTO DI Alessio Sanzogni*
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GR A ZI A•
cult
Banyanan Tree (banyantree.com) con vista sui tetti
della città. E un panorama altrettanto splendido ed
emozionante potrete ammirarlo anche ordinando un
cocktail allo Sky Bar del Lebua State Tower Hotel
(lebua.com/state-tower).
Spostandosi verso le isole, la prima e la più conosciuta
è Phuket. Tra le tante alternative ai soliti grandi resort
c’è il Twinpalms (twinpalms-phuket.com), il connubio
perfetto tra pace, dettagli di design e uno stile di ospitalità a prezzi ottimi con molti dettagli piacevolissimi:
qui si possono scegliere il profumo o l’arredamento
floreale della camera. Non lontano si trovano la spiaggia
di Surin Beach e il Catch Beach Club di Bang Thao
Beach, uno dei club più alla moda dell’isola.
La famosa e gettonatissima spiaggia di Patong resta
comunque il cuore della movida phuketiana. Da non
perdere gli spettacoli del Simon Cabaret e le grandi
discoteche come l’Illuzion. Per mangiare ci sono molti
locali da provare intorno a Boat Avenue: tra i miei
preferiti c’è il Palm Sea Side (palmseaside.com), famoso per il pesce e per i tavoli collocati in un suggestivo
labirinto di piscine e fontane.
A chi cerca, invece, uno spazio più intimo in un resort
dallo stile tradizionale e dal design che si ispira alle
decorazioni dell’antico regno del Siam, consiglio il
122
Santhiya Resort e Spa (santhiya.com) sull’isola di Ko
Yao Yai, nell’arcipelago tra Krabi e Phuket: tra le tante
offerte vantaggiose potrete anche considerare una villa
privata con piscina che vi garantirà pace e magia, immersi nella foresta locale. La posizione è strategica non
solo per ammirare i tramonti magnifici, ma anche per
visitare tutte le altre isole dell’arcipelago. Koh Yao Yai,
dove si trova il resort, è un’isola dove le comunità locali
sono costituite da pescatori e piccoli coltivatori. Molti
villaggi sono ancora intatti e noleggiare uno scooter
a pochi euro sarà sufficiente per girare in autonomia,
raggiungere i piccoli villaggi, la lingua di sabbia di Lam
Had o le più lontane spiagge di Ao Muong e Ao Sai.
Un consiglio: ricordate di controllare sempre le maree,
perché all’improvviso si passa dall’acqua cristallina a
una distesa bellissima, ma fangosa.
Oltre alle famose Phi Phi (dove la spiaggia più celebre,
Maya Bay, è chiusa a tempo indefinito per recupero
ambientale) e James Bond Island, ci sono tantissime
isole, a volte microscopiche, da esplorare. Basterà chiedere in hotel o ai tanti locali che offrono tour anche
con imbarcazioni tradizionali. Se vi sentite pronti ad
affrontare un viaggio in barca di tre ore in andata e
altrettante al ritorno potete avventurarvi alle Similan,
considerate per le sfumature del mare tra le più belle
Foto GETTY IMAGES
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cult
Sopra, il mare di Ko Mai Ton. A fianco, dall’alto, la foresta di Ko Ka Mit, l’isola delle scimmie,
e un piatto del Catch Beach Club di Phuket, che si trova a Bang Thao Beach. Sotto, la piscina del
Twinpalms Hotel a Phuket. Nella pagina accanto, una spiaggia di Koh Phak Bia.
al mondo. Più vicine, e altrettanto suggestive, sono le
isole Koh Phak Bia e Koh Kai Nok, dove troverete un
piccolo e colorato mercato di street food e potrete fare
snorkeling tra i coralli.
Ko Ka Mit è l’isola delle scimmie che vi aspetteranno
a riva e sono pronte a tuffi acrobatici per accaparrarsi
un pezzo di banana o di ananas. Ko Lao Lading è la
meta perfetta se sognate un’isola minuscola con una
baia cristallina circondata da una folta vegetazione.
Ko Mai Ton è privata e di una tranquillità assoluta,
con una spiaggia bianca quasi accecante, alla quale
potrete accedere pagando pochi euro. Anche KoPak
Ka è privata e abitata da pescatori locali: qui però è
consentito solo il bagno al largo, non si può approdare
a riva. Ko Hong è l’alternativa più selvaggia a Phi Phi
ed è caratterizzata da una laguna avvolta da mangrovie
e rocce imponenti.
Qualunque sia la vostra meta, fate attenzione a quando
e dove andate: informatevi sempre delle maree e tenete
presente che nei giorni di festa, spesso le isole sono
prese d’assalto non solo dagli occidentali, ma anche
dagli orientali che preferiscono, rispetto alle barche
tradizionali, motoscafi che approdano direttamente
sul bagnasciuga. Ma la scelta di baie è praticamente
infinita e non sarà difficile trovare quella su misura. ■
gnam
GR A ZI A•
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cult
UNA FONDUTA
DOPO L’ALTRA
IL PIATTO CHE SCALDA LE SERE D’INVERNO TORNA
PROTAGONISTA CON QUATTRO RICETTE
CHE CONQUISTERANNO CHI AMA IL FORMAGGIO
DI Alessandra Avallone FOTO DI Enzo Truoccolo
Allo spumante
TEMPO: 30 minuti.
Per 4 persone.
PREPARAZIONE:
grattugiate grossolanamente
500 grammi di Gruyère
e 300 g di Emmentaler.
Scaldate in una casseruola
una noce di burro, sfregate
sul fondo e sulle pareti uno
spicchio d’aglio infilzato sulla
forchetta. Aggiungete 2,5 dl
di spumante, il formaggio
grattugiato e portate
lentamente a ebollizione
continuando a mescolare.
Sciogliete 2 cucchiaini rasi
di maizena in un bicchierino
di succo di mela, versatelo
nella fonduta e portate a
bollore mescolando, pepate la
fonduta e servitela nel classico
recipiente di terracotta a un
manico con patatine a buccia
rossa lessate oppure con pane
bianco e pane scuro. Potete
aromatizzare ogni boccone
di fonduta diversamente con
pepe rosa, pepe verde, polline,
curry, paprika, cumino
e noce moscata. Servite
con spumante o tè nero.
Fontina
Pane
Tuorlo
d’uovo
Latte
Alternativa
Maizena
ALLA PIEMONTESE
TEMPO: 30 minuti più il riposo. Per 4 persone.
PREPARAZIONE: tagliate a fettine 400 grammi di fontina valdostana dop, copritela con 2,5 dl di latte
e lasciate riposare per 6 ore. Ponete il formaggio sul fuoco, con il latte, una noce di burro e 4 tuorli
d’uovo. Cuocete a bagnomaria mescolando costantemente: il formaggio formerà prima una palla e poi
si distenderà in una crema omogenea. Se temete che si separi, aggiungete un cucchiaino di maizena
stemperata in mezzo bicchiere di latte. Servite con pane casereccio oppure con dadini di polenta o
topinambour cotti al forno in un cartoccio, oppure su crostini di pane con una grattuggiata di tartufo.
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Latte
Toma
Emmentaler
Aglio
ALLA SAVOIARDA
TEMPO: 30 minuti.
Per 4 persone.
PREPARAZIONE:
Pane
di segale
grattugiate 300 grammi
di Gruyère o Comté,
200 grammi di toma,
200 grammi
di Emmentaler. Sciogliete
una noce di burro in una
casseruola con uno spicchio
d’aglio, poi scartatelo. Versate
2 bicchieri di vino bianco
e portate a ebollizione a fuoco
medio, aggiungete i formaggi
a fettine in 2 o 3 volte
e mescolate con un cucchiaio
di legno. Stemperate
un cucchiaino colmo
di maizena in un bicchierino
di kirsch. Continuate
a mescolare finché la fonduta
risulti ben legata. Servitela
con dadini di pane integrale,
bianco o di segale.
Alternativa
Al gorgonzola
TEMPO: 30 minuti. Per 4 persone.
PREPARAZIONE: scaldate in una casseruola una noce di burro, aggiungete un cucchiaino di farina,
tostatelo nel burro mescolando, quindi stemperatelo con 1,5 dl di latte e 0,5 dl di spumante. Portate
a ebollizione, mescolate costantemente per 2-3 minuti, quindi aggiungete 200 grammi di gorgonzola
dolce a pezzetti e 150 grammi di fontina dolce grattugiata, mescolando finché i formaggi saranno
perfettamente sciolti. Aggiungete un goccio di spumante prima di togliere dal fuoco. Accompagnate
con diversi elementi da intingere fra cui: dadini di pane al cacao, spicchi di mela annurca, dadini di
pera, tocchetti di sedano tenero o di finocchio, cavolini di Bruxelles lessati, tagliati a metà e tostati
in padella con un filo di olio. Potete accompagnare con una riduzione di aceto balsamico.
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E infine...
LA COPPIA DEL MOMENTO
Dopo mesi di indiscrezioni ora è ufficiale: gli attori Lucy
Boynton, 24 anni, e Rami Malek, 37, sono fidanzati.
I protagonisti del film Bohemian Rhapsody si sono
conosciuti sul set e in poche settimane è scoppiato
l’amore. La prima uscita di coppia però è stata sul red
carpet dei Golden Globes (vedi anche pagina 24) dove
lui è stato premiato come miglior attore per
l’interpretazione del cantante Freddie Mercury. A Los
Angeles si dice che stiano già progettando di andare
a convivere nella villa di Malek, a West Hollywood.
Rami
Malek
GIGI È
SINGLE
A un passo dalla
convivenza, la top
model Gigi Hadid,
23 anni, e la popstar
Zayn Malik, 25, si
sono nuovamente
lasciati. Dopo la crisi
superata appena
un anno fa, le cose
non hanno
funzionato. Da
novembre non si
sono più fatti vedere
assieme: lui non
aveva assistito alla
sfilata di intimo
di Victoria’s Secret
e lei aveva disertato
il lancio dell’ultimo
album di lui.
Da qualche
settimana hanno
chiuso ogni
comunicazione
social.
126
Meghan
Markle
Gigi
Hadid
UN FIGLIO,
POI L’ADDIO
Charlotte
Casiraghi
Due mesi dopo la nascita
del figlio Balthazar, è già
crisi tra la principessa
Charlotte Casiraghi, 32
anni, e il produttore
Dimitri Rassam, 37. Da
Monte Carlo a Parigi, le
indiscrezioni portano nella
stessa direzione:
nonostante i tentativi di
superare divergenze e
incompatibilità caratteriali,
la coppia è scoppiata.
E così, le nozze previste
per la prossima estate a
Pantelleria nella tenuta
dell’attrice Carole
Bouquet, mamma del
futuro sposo, sono saltate.
ATTRICE SÌ, MA
PER 5 MILIONI
Un’offerta choc per far tornare
sul set la duchessa
di Sussex Meghan Markle, 37.
I produttori della serie Suits,
che l’ha consacrata in tutto
il mondo, l’hanno contattata
per offrirle un cameo
nell’ottava e ultima stagione.
Per due minuti nei panni di
Rachel Zane, la Nbc ha
proposto 5 milioni di euro:
il marito, il principe Harry
d’Inghilterra, 34, è d’accordo
mentre la Regina Elisabetta,
92, accetterà solo
se il compenso andrà
in beneficenza.
Foto GETTY IMAGES, IPA, CONTRASTO, KARMAPRESS, INSTAGRAM
Lucy
Boynton
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Mariacarla
Boscono
Kim
Kardashian
A MARIACARLA
PIACE IL RAP
Un bacio postato su
Instagram, dopo una partita
di ping-pong su un atollo
maldiviano, ufficializza
la coppia che nessuno
si aspettava, quella formata dal
rapper Ghali, 25 anni, e la top
model Mariacarla Boscono,
38. Entrambi single e allergici
al gossip, sono riusciti a tenere
segreta la loro frequentazione
cominciata all’amfAR Gala
di Milano lo scorso settembre,
presentati da amici comuni.
Kanye
West
QUARTO FIGLIO
IN ARRIVO
La famiglia Kardashian-West si
allarga. In primavera nascerà il
quarto figlio dell’influencer
Kim Kardashian, 38 anni, e del
rapper Kanye West, 41, che
hanno optato per la seconda
maternità surrogata. Dopo la
nascita di North, 5, e Saint, 3,
la star dei reality americani
aveva rinunciato alla gravidanza
naturale, a causa di problemi di
salute, ma non alla voglia di
diventare mamma: così un
anno fa è nata Chicago e a
breve arriverà un altro bebè.
«Vogliamo sette figli», ha fatto
sapere il cantante.
Sarà l’imitatrice Virginia Raffaele, 38
anni, la regina del Festival di Sanremo
2019. Il direttore artistico Claudio
Baglioni, 67, l’ha voluta sul palco con
lui e l’attore Claudio Bisio, 61. Per lei
si tratta di un ritorno all’Ariston,
dov’è attesa con nuovi personaggi.
➔
Vanessa
Incontrada
«E se non lo sapevi, ora lo sai». Con queste
poche parole l’attore Vincent Cassel, 52
anni, e la modella Tina Kunakey, 21, hanno
annunciato via Instagram l’arrivo del loro
primo figlio, quattro mesi dopo le nozze.
Raggianti sulla spiaggia di Bahia, in Brasile,
il divo è già padre di Deva, 13, e Leonie, 8,
avute con l’attrice Monica Bellucci, 54.
Tina Kunakey
e Vincent Cassel
➔
SU E GIÙ
L’ANNUNCIO SOCIAL
Virginia
Raffaele
Sembrava fatta, invece
all’ultimo minuto non è stato
chiuso l’accordo tra la Rai e
l’attrice Vanessa Incontrada,
40 anni, per la conduzione del
Festival di Sanremo. Da anni
sembra la candidata ideale e poi
all’ultimo gli accordi sfumano.
LA RAGAZZA
DELL’ANNO
La prima nuova coppia
del 2019 è formata
dalla modella Chiara
Scelsi, 22 anni, e dal
ballerino Stefano
De Martino, 29.
Secondo alcune fonti i
due si frequentano
in segreto da diversi
mesi, dopo la fine della
liason di lei con
il rapper Sferaebbasta.
Per Scelsi è un periodo
d’oro, anche nel lavoro:
Models.com, bibbia del
settore, l’ha inserita tra
le “money girls” della
moda, ovvero
le indossatrici più
richieste del momento.
Chiara
Scelsi
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brand
news
POOL PHARMA
TRIO-DIGERACID
Il Laboratorio di Ricerca Pool Pharma ha sviluppato un nuovo integratore alimentare: Trio Digeracid,
rimedio multicomposito appositamente formulato e brevettato per il benessere del tratto digerente.
La sua particolare formulazione contiene importanti nutrienti utili a ripristinare l’equilibrio acido-base a livello
dello stomaco: contrasta l’acidità gastrica, grazie alla presenza di Sodio Carbonato, Calcio bicarbonato e Sodio
citrato; controlla l’acidità gastrica grazie alla Banana e al Riso in polvere; contrasta i fastidiosi sintomi legati
alla cattiva digestione causati dalla carenza di importanti enzimi digestivi, grazie alla presenza di Enzymix®
Maltroestrine fermentate da Aspergillus niger ricche di enzimi; contrasta fenomeni di disbiosi dovuti a un’alterazione
del microbiota intestinale, grazie alla presenza di fermenti lattici vivi ad azione probiotica; contrasta fenomeni
di flatulenza e gas addominali, grazie alla presenza di olii essenziali di Finocchio e Cardamomo; favorisce il fisiologico
processo digestivo grazie a Zenzero e Curcuma longa. Senza Gutine, naturalmente privo di lattosio.
ESI
NO•DOL
EURITALIA PHARMA
LENIGOLA PERLE
Lenigola Perle è un integratore alimentare a base di propoli
combinata con oli essenziali dall’effetto balsamico che dona
sollievo alla gola irritata. La Propoli decerata e purificata
con la tecnologia brevettata M.E.D., garantisce un alto
contenuto di polifenoli e flavonoidi caratteristici della propoli.
Al gusto di liquirizia, è privo di glutine e zuccheri.
No•Dol è un integratore alimentare a
base di Glucosamina, Condroitina, MSM,
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Manganese, Artiglio del Diavolo e Aloe
ENERGIA PIÚ
Barbadensis capace di favorire il benessere
Equilibra presenta Energia Più, un integratore alimentare di Vitamina
di schiena, articolazioni e tendini. Questi
C e B6 a base di Ginseng, Cola, Guaranà e Miele. In comodi flaconcini
ingredienti naturali agiscono efficacemente
pronti da bere, Energia Più assicura un mix di sostanze toniche
contro i dolori articolari e muscolari. Infatti,
e ricostituenti. Le vitamine C e B6 sono utili per il normale metabolismo
la Glucosamina e la Condroitina sono
energetico, per la riduzione di stanchezza e affaticamento
componenti della cartilagine articolare,
e per le normali funzioni psicologiche. Il Ginseng aiuta in caso di fatica
mentre l’Artiglio del diavolo risulta utile per
e sostiene il sistema immunitario. Il Guaranà è un’erba con un’azione
favorire la funzionalità articolare. Infine,
tonica e, quindi, utile per contrastare il senso di affaticamento.
il Manganese contribuisce alla normale
La Cola Nitida, grazie alla presenza di caffeina e di teobromina,
formazione dei tessuti connettivi e al
possiede un’azione tonificante, stimolante e anti-astenia.
mantenimento di ossa normali e in salute.
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H&H GROUP
SWISSE CAPELLI PELLE UNGHIE
Swisse Capelli Pelle Unghie
è un integratore alimentare con un alto
GIANLUCA MECH
contenuto di Biotina che contribuisce
LINEA TRANQUILANCE
al mantenimento di capelli e pelle sani;
Dalla tradizione erboristica ultracentenaria dell’Azienda nasce la linea
la Vitamina C contribuisce alla normale
Tranquilance di Gianluca Mech, realizzata con principi naturali e composta
formazione del collagene. Zinco e Vitamina C
da quattro prodotti, ognuno specifico per una diversa problematica.
contribuiscono alla protezione
Fa parte della linea Tranquilance Relax indicato per stati di ansia generalizzati,
delle cellule dallo stress ossidativo.
compresse a rilascio prolungato, one a day, con copertura durante tutto l’arco
della giornata. A base di Magnolia, L-Teanina, Vitamina B6 con Bluenesse®
e Protizen®, più melissa che favorisce il rilassamento.
MYLAN
SEBAMED CREMA MANI E UNGHIE
La Crema Mani e Unghie Sebamed è ricca
di ingredienti idratanti e protettivi, rende
la pelle delle mani morbida ed ha un’azione
rinforzante ed elasticizzante sulle unghie.
Testata dermatologicamente. Il pH 5.5 supporta
la naturale funzione del film idrolipidico.
L’ANGELICA
TISANA DEPURATIVA
I laboratori dell’Istituto Erboristico L’Angelica propongono la Tisana Depurativa, un sapiente
mix di preziose piante officinali utili per facilitare la depurazione. Il Cardo Mariano, noto per favorire
depurazione e corretta funzionalità del fegato, si unisce al Sambuco, aiuto naturale per facilitare
l’eliminazione dei liquidi, e al Finocchio, in grado di ridurre il gonfiore addominale.
Liquirizia e Rabarbaro completano la formula, facilitando i processi digestivi e il transito intestinale.
La Menta fornisce un tocco di gusto in più alla tisana.
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GR A ZI A• INDIRIZZI
Acne Studios: +468/55119400
Boggi: 02/83595058 Diego M: 02/76005603
Guess: 055/30551
Luisa Spagnoli: 075/4591
Agnona: 02/798649
Borsalino: 02/878910
Dior: 02/38595959
Hermès: 02/76398517
Maison Margiela: 02/76017087
Alberta Ferretti: 02/760591
Boss: 02/451681
Ecco: +4574/911625
Herno: 0322/77091
Maje: 02/38594088
Alexander McQueen:
Bottega Veneta: 02/70060611
Elena Mirò: 800/016608
H&M: 06/45554111
Mandarina Duck: 02/49497601
800/987434
Brioni: 02/7788741
Emporio Armani: 02/723181
Imperial: 051/6646072
Marciano Los Angeles: 055/32081
Annelise Michelson:
Brunello Cucinelli: 02/33601990
Equipment: 059/251664
Jil Sander: 02/8069131
Marella: 0522/927411
+33967/499812
Burberry: 02/7608201
Ermenegildo Zegna:
Kiabi: 02/4587991
Maria Black: +4538/414535
Anteprima: 02/6552373
CafèNoir: 0571/4451240
02/76006437
Kocca: 081/8268201
Marni: 02/70005479
Antonelli Firenze: 02/25061272
Calvin Klein 205W39NYC:
Essentiel: 02/76317993 K-Way: 011/26171
May Moma: 333/9981188
Antonello Serio: 051/8659004
02/575971
Falconeri: 045/8604111
Labo.Art: 02/36742554
M Missoni: 0445/427504
APM Monaco: 06/69797564
Cannella: 081/6550410
Fay: 02/772251
Lacoste by Marchon:
Moschino: 02/6787731
Atlantic Stars: 02/29419491
Cartier: 02/30261
Frame: +1844/8037263
0437/476311
MSGM@Zalando: 800/175015
Bally: +4191/6129111
Casadei: 02/62690172
Fratelli Rossetti: 0331/552226
Lanvin: +331/44713173
Omega: 02/57597335
Bao Bao Issey Miyake:
Church’s: 02/65569311
Freddy: 0185/59101
Lella Baldi: 0734/64411
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Giorgio Armani: 02/723181
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Piazza Sempione:
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Please: 051/6646919
Tod’s: 02/772251
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Prada: 02/546701
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Roberto Cavalli: 055/32421
Tory Burch: 02/60063044
Rochas: 02/5748061
Tosca Blu: 035/467111
Roger Vivier: 02/76025614
Trussardi: 02/8068821
Saint Laurent: 02/76000573
Valentino: 02/624921
Salvatore Ferragamo:
Versace: 02/760931
02/7711141
Vic Matié: 02/782351
Sandro: 02/76341398
XT Studio: 081/8269592
Santoni: 0733/281904
Woolrich: 051/4161411
Sergio Rossi: 02/7632081
Zalando: 800/175015
Sisley: 0422/519111
Zanellato: 0444/569132
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legale in Via Bianca di Savoia 12, 20122 Milano (MI) (nel
seguito l’“Editore”), l’autore del Contributo dichiara (i) di
essere maggiorenne ed esclusivo e legittimo titolare di tutti i
diritti d’autore e di sfruttamento, anche economico, del Contributo, (ii) di essere l’esclusivo responsabile del Contributo
manlevando e tenendo indenne l’Editore da qualsiasi pretesa
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2013 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
- Milano
Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica
riservati. Questo periodico è iscritto alla
FIEG, Federazione Italiana Editore Giornali.
Stampa: ELCOGRAF S.p.A. - via Mondadori, 15 – Verona. Stabilimento di Melzo:
centro Stampa Amedeo Massari - via Marco
Polo 2, Melzo (MI). Pubblicazione registrata
Trib. di Milano n. 3667 del 5.3.1955. Grazia
è pubblicata settimanalmente da Arnoldo
Mondadori Editore, 20090 Segrate (Milano), Italia.
ISSN 1120-5113
Certificato Nº 8383 del 21 dicembre 2017
Grazia 10 gennaio 2019
news
Scarpe&Scarpe S.p.a
Si chiude un 2018 di progetti
e novità e Si annuncia un 2019 di aperture
e SucceSSi: + 10
Scarpe&Scarpe S.p.a., con sede a Borgaro Torinese
(TO) opera da oltre 50 anni nei settori calzature,
pelletteria e abbigliamento, sia sportivo che casual.
Vanta oggi 145 punti vendita distribuiti sull’intero
territorio italiano e 1.674 dipendenti.
18 le regioni italiane in cui il brand è presente,
130 i comuni che rappresentano il panorama moda
di Scarpe & Scarpe con ampi spazi espositivi.
Il 2018 ha visto ben 9 nuove aperture: ascoli piceno,
Latina, catania, Torre annunziata, Varese, Sestu,
Milano, Milazzo e Quartu Sant’elena; in crescita
la previsione per il 2019: ci saranno infatti nuove
aperture nel territorio italiano.
Uno dei punti di forza dell’azienda consiste nella
possibilità, all’interno di un unico punto vendita, di
soddisfare esigenze molto variegate ed in particolare
di offrire prodotti che incontrino il consenso
di clientele spesso eterogenee per stili ed esigenze.
Si rinnova e diventa più fluido il nuovo sito con
l’obiettivo di ottimizzare il collegamento tra gli store
fisici ed il canale di vendita online mirando
a migliorare e facilitare la user experience dei suoi
fedeli consumatori, per garantire loro un’esperienza
integrata a 360 gradi.
Il nuovo sito non rappresenta più, quindi, solo
una mera finestra di vendita, bensì un vero e
proprio canale di moda, una shopping experience,
dove oltre alla disponibilità della quasi totalità
dei prodotti che Scarpe&Scarpe ha da offrire,
verranno caricati periodicamente contenuti editoriali
costantemente aggiornati con le tendenze
del momento, per consigliare e coccolare i clienti
più attenti al proprio look.
Dinamicità e velocità, grazie alla nuova funzione
cLIcK&cOLLecT dove è possibile ordinare on line
e, in sole 4 ore, l’acquisto potrà essere recuperato
direttamente nel punto vendita prescelto.
Infine, dallo scorso luglio, Scarpe & Scarpe ha
dato il via al nuovo polo logistico, situato presso
il polo di Broni, provincia di pavia con una
dimensione di 40.000 mq e una capacità di 25.000
posti pallet, dotato di SOrTer per i riassortimenti
puntuali sui punti vendita.
Si tratta di uno speciale strumento che si occupa
dello smistamento dei pezzi nelle varie pedane
destinate ai diversi negozi. La distribuzione può
arrivare fino a 12.000 pezzi al giorno e 60.000
pezzi alla settimana.
La mission Scarpe & Scarpe: progetti e sviluppi,
per un futuro sempre in crescita !
131
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GR A ZI A• OROSCOPO DA L 14 A L 20 GENNA IO
Leone
23 LUGLIO • 23 AGOSTO
Amore: era da tempo che non vi sentivate così piene
di forza e così lucide nel capire dove state andando.
Venere in ottima posizione aumenta le possibilità
di un incontro e per chi ha già la persona giusta al
suo fianco è possibile mettere mano a nuovi progetti.
Eros: è tutto come piace a voi. Spettacolari.
Vergine
Amore: Venere in quadratura non è necessariamente
24 AGOSTO • 22 SETTEMBRE
Di Melissa P.
un male, anche perché avete Sole e Mercurio dalla
vostra parte. Possibile, invece, che aiuti la vita di
coppia, che vi faccia ritrovare l’intimità e la voglia di
passare momenti sereni con il partner. Eros: vi piace
giocare. Protettive.
Bilancia
Amore: Marte in opposizione complica le cose facili e
OGN
I GIO
RN
IL
O R O VO S T R O O
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O SU
Gr
23 SETTEMBRE • 22 OTTOBRE
Sole e Mercurio rendono l’aria in famiglia piuttosto
pesante. Grazie a Venere riuscirete a mantenere la
calma. Va meglio a chi è single, ma è meglio non
forzare la mano con chi dimostra poca complicità con
i vostri intenti. Eros: lui non vi convince. Diplomatiche.
azia.it
Scorpione
Amore: chi vuole rischiare trova il sostegno di
23 OTTOBRE • 22 NOVEMBRE
Ariete
Amore: Venere, Marte e Giove sono in piena attività,
Sagittario
Amore: il 2019 parte con i migliori auspici. Venere
Toro
Amore: Sole e Mercurio in buon aspetto possono
Capricorno
Amore: Sole e Mercurio vi danno quel brio che non
Gemelli
Amore: Venere in opposizione indica qualche fastidio
Acquario
Amore: è una settimana di grande energia grazie
Cancro
Pesci
Amore: Venere è in quadratura e per qualcuna è
21 MARZO • 20 APRILE
persino chi non se l’aspetta corre il rischio di
innamorarsi e di lanciarsi senza alcuna cautela nelle
braccia di qualcuno. Anche le coppie di lunga
data avranno nuovi stimoli. Eros: fra le lenzuola siete
instancabili. Cosmiche.
21 APRILE • 20 MAGGIO
portare qualche bella notizia. Un amico o una persona
cara fuori città potrebbe farvi una sorpresa. Settimana
interessante per le single. In famiglia è un momento
indaffarato che lascia poco spazio al romanticismo.
Eros: a letto preferite parlare. Intuitive.
21 MAGGIO • 21 GIUGNO
nei rapporti di lunga data, ma per una volta non è
il caso di accusare il partner, perché sarete voi a fare il
diavolo a quattro. Chi è single può sfruttare il transito
di Marte per intrecciare una nuova e focosa amicizia.
Eros: avete voglia di sperimentare. Furbe.
22 GIUGNO • 22 LUGLIO
Amore: Sole, Mercurio e Marte sono in quadratura
dal Capricorno e dall’Ariete. È un periodo ostico
per chi ha a che fare con uomini difficili, ma anche
quelli di temperamento più mite possono crearvi
tensioni. Eros: le vostre aspettative sono molto alte,
non vi accontentate di niente. Deluse.
132
Mercurio e Sole, che vi rendono intriganti.
Possibili conoscenze virtuali hammo la probabilità
di trasformarsi in un incontro reale. In alcuni casi
un ex può rifarsi vivo. Eros: l’anno comincia nel
modo più erotico possibile. Sinuose.
23 NOVEMBRE • 21 DICEMBRE
nel segno e Marte a favore rendono la vita
sentimentale ricca ed entusiasmante. Le coppie
appena formate sono le più avvantaggiate, ma anche
chi è in cerca dell’amore avrà di che festeggiare.
Eros: state bene a 360 gradi, anche a letto. Perfette.
22 DICEMBRE • 20 GENNAIO
può passare inosservato. Marte però crea scompiglio
in famiglia, dunque chi è sposata o vive ancora
con i genitori potrebbe trovare più di un motivo
per lamentarsi. Eros: non siete sulla stessa lunghezza
d’onda. Voi volete una cosa, lui un’altra. Spiritose.
21 GENNAIO • 19 FEBBRAIO
a Venere e Marte che portano una ventata d’aria
fresca nella vostra vita amorosa. Ci sono nuovi
incontri, storie che possono nascere da un’amicizia.
Anche chi è in coppia si ritrova a essere più flessibile
del solito. Eros: è difficile dirvi di no. Pazzesche.
2O FEBBRAIO • 20 MARZO
arrivato il momento di avanzare richieste importanti
al partner. Non farete sconti. Chi è da sola stia attenta
a non prendere cantonate con chi vi promette la luna
e in cambio vi dà solo qualche sassolino. Eros: meglio
farlo di meno e meglio. Rigide.
FOTO M. BORCHI
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SECONDA USCITA
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la semplice ma gustosa prelibatezza del patrimonio
gastronomico italiano. Specialità interpretate
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GR A ZI A• L A POSTA DEL CUORE
SCRIVETE A:
victoria.cabello
@mondadori.it
❯Libellula991
IL MIO FIDANZATO NON MI CAPISCE
Non ho nemmeno 30 anni e vengo da un lungo periodo
in cui lotto contro la depressione. Per fortuna non mi è
mancato il sostegno della mia famiglia, l’unico vero
problema ce l’ho con il mio fidanzato. È un uomo
pazientissimo, tuttavia con l’arrivo della depressione è
calato il desiderio e mentre lui me lo fa pesare, la sua
presenza per me, a volte, è fisicamente disturbante.
Parlarne, purtroppo, non ci ha aiutato.
❮Cara Libellula991, la depressione è un disturbo serio
e curarla non è semplice: la farmacologia si occupa
dei sintomi, la psicoterapia indaga le cause del
malessere ed è un percorso lungo. Questo significa
che chi ti sta intorno deve avere pazienza e anche tu
devi sforzarti di averne, mentre ti impegni per
tornare te stessa. Se il tuo fidanzato non ti capisce e,
soprattutto, se quando sei con lui stai male, forse la
cosa migliore per entrambi sarebbe lasciarvi. Tu
potresti concentrarti sui tuoi bisogni senza sentirti in
colpa perché non riesci a dare al tuo uomo quello
che desidera e lui non si sentirebbe rifiutato e
colpevole per l’impazienza che sicuramente avrà nei
tuoi confronti. Questa però è la mia opinione e, se
hai qualcuno che ti segue, forse ti converrebbe
parlarne anche con il tuo medico: non vorrei mai che
poi finissi con lo stare peggio per colpa mia. Spero
che questo sia per te l’anno della rivincita.
Per costruire un
RAPPORTO VERO
devi essere disposta a
LASCIARTI ANDARE
❯Viola
VOGLIO UN’AMICA
Cara Victoria, ti scrivo perché
non ho amici stretti, solo
conoscenze al lavoro, e non trovo
un uomo che mi ami davvero.
Mi sento come se da anni stessi
vivendo a metà. Secondo te
sbaglio a essere così triste?
❮Cara Viola, ti leggo e mi
chiedo come mai tu non abbia
amici veri: forse li avevi e con il
tempo li hai persi, oppure non
❯Gloria
NON SOPPORTO
IL COMPAGNO
DI MIA MADRE
Come faccio a frequentare il
meno possibile il nuovo
compagno di mia madre?
Non sopporto il suo continuo
tentativo di compiacermi solo
per far felice lei. Non posso
essere costretta ad andare
ancora via di casa solo perché
la mia mamma ha gusti
pessimi in fatto di uomini.
hai mai permesso a nessuno di
avvicinarsi abbastanza da
diventare intimo? Capisco la
tristezza che viene dalla
solitudine, ma l’unico modo
per vincerla è capire perché
non hai persone intorno con
cui condividere le cose belle
della vita. Il mio consiglio è di
lasciarti andare, di provare a
non avere filtri, di essere
disponibile allo scambio con
chi ti circonda, per costruire
rapporti più stretti e più veri.
❮Cara Gloria, parla con tua
madre. In alternativa, puoi
essere onesta con lui e
dirgli che può essere felice
con tua madre senza dover
per forza essere simpatico
a te, e quindi che si
sforzasse meno. Magari,
dal momento in cui
smetterà di starti addosso,
con una prospettiva meno
opprimente, ti sembrerà
diverso e lo detesterai
meno.
oppure scrivi a: Victoria Cabello - Grazia - Palazzo Mondadori - 20090 Segrate (Mi)
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