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Grazia Italy - 17.01.2019

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€ 1,80
settimanale n. 5
17/1/2019
Gennaio 2019
LELE PONS
22 ANNI,
YOUTUBER
ATTRICE
BALLERINA
CANTANTE
Moda
STREET
STYLE
TOTALE
Il lato oscuro
di Ronaldo
ESCLUSIVO
IL PRINCIPE
PIÙ BELLO
CI APRE
LA SUA REGGIA
P.I. spa - Poste Italiane S.p.A.-Sped. in a.p.- Aut. MBPA/LO-no/055/A.P./2018- Art. 1 Comma 1 - LO/MI. BE € 5,00. AT € 5,50. CANADA CAD 11,00. CH CT CHF 5,00. Fr € 5,20. DE € 6,00. PT € 4,50. UK £ 4,50. ES € 4,50. SE SEK 35,00. CH CHF 5,50. U.S.A. $ 10,00. MC, Côte d’Azur € 5,50
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CAPSULE COLLECTION DESIGNED BY
ALESSANDRO DELL’ACQUA
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+39 02 76 20 81
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G R A Z I A 5 • Sommario
-Pagina-
100
TRASPARENZE
Trench in pvc (John
Galliano). Sneakers
H365 in pelle e glitter
(Hogan).
12
EDITORIALE
14
GLI INDISPENSABILI
DELLA SETTIMANA
18
PR
38
39
40
52
66
Foto MORO VAN WYK
76
78
81
84
di Silvia Grilli
e la posta di GRAZIA
AT T UA LI TÀ
LE 10 NOTIZIE DI CUI
PARLARE
•Il lato oscuro di Ronaldo
•Battisti, la tua Italia non c’è più
•Vota il look •La nuova vita
di Rahaf •La condivisione dei beni
e il vero amore •Dove ci porterà
la Tav •Se l’onorevole fa il papà
•Ora che Grillo sostiene i vaccini
•L’insopportabile felicità •Il calcio
secondo Wanda
E ANCHE Questa settimana
UN PASSO
NEL FUTURO
E ANCHE WEB
STAR DI COPERTINA Lele Pons:
«Come sono diventata un
fenomeno»
SPECIALE Generazione Young
ESCLUSIVO Il principe delle
meraviglie
VIAGGIO In India dentro una
favola
L’INCONTRO Olivia Colman:
«Datemi l’amore e vi lascio
la corona»
PROTAGONISTE La rivoluzione
rosa delle spie
IDEE L’amicizia inizia a 50 anni
7
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G R A Z I A 5 • Sommario
-Pagina-
40
BIANCO DA STAR
Per la stella del web
Lele Pons giacca
e pantaloni in tessuto
tecnico più top
monospalla (tutto
Liu Jo). Orecchini
(Mulberry).
LELE PONS
M O DA
86 IL GIORNO DI LONDRA
100 UN PASSO NEL FUTURO
112 TENDENZE Irrinunciabili
116
124
126
127
128
sneakers
SHOPPING Regine di quadri
FASHION NEWS
WE LOVE IT Messaggi dal cuore
INTERVISTA Max Schiller
STREET STYLE Cappotti esagerati
B ELLEZ Z A
130 OLTRE IL MASCARA
134 WE LOVE IT Doppio freddo contro
la cellulite
135 BEAUTY CONFIDENZE I nostri
talenti naturali
LI F ES T Y LE
•Mostre •Musica •Danza
•Documentari •Cinema
140 GNAM Le forme della verdura
142
144
145
146
8
E INFINE...
OROSCOPO di Melissa P.
INDIRIZZI
LA POSTA DEL CUORE
di Victoria Cabello
Foto BRIAN HIGBEE
136 CULT CULT CULTURA DELLA
SETTIMANA •Televisione
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G R A Z I A 5 • Sommario
-Pagina-
18
DIRETTORE RESPONSABILE
SILVIA GRILLI
grazia.direttore@mondadori.it
In copertina
GENERAZIONE YOUNG
La modella Adwoa Aboah (nella
foto) e gli under 26 che stanno
cambiando il nostro domani.
IL LATO OSCURO DI CRISTIANO RONALDO
Il campione della Juventus fronteggia in queste
settimane nuove accuse di violenza. Per i suoi avvocati,
si tratta della partita più difficile.
-Pagina-
52
-Pagina-
IL PRINCIPE
DELLE MERAVIGLIE
Grazia ha incontrato
il maharaja Sawai Padmanabh
Singh di Jaipur, in India.
Qui il racconto esclusivo.
66
La star del web Lele Pons
indossa una giacca in
velluto più minigonna,
calze corte e sabot con
dettagli di piume (tutto
Mulberry). IDEA
BELLEZZA: anche su
capelli asciutti, Go Color
Baume di Jean Louis
David risveglia
il colore e lo rende più
brillante grazie all’estratto
di Frutto del Drago
(in salone). TRUCCO:
Nicole Walmsley
@The Wall Group
Group. PETTINATURA:
Clayton Hawkins
@Star Work Artists.
STYLING: Dani+Emma.
FOTO: Brian Higbee.
-Pagina-
86
UNO STILE LONDINESE
Colori decisi, abiti a fiori, giochi di trasparenze:
dalla City tutti i look che fanno tendenza.
LA PROSSIMA SETTIMANA IN EDICOLA CON GR AZIA
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Pelle rivitalizzata e rassodata, idratazione profonda, uniformità dell’incarnato
grazie al prezioso nettare vegetale di gemma. Senza olio minerale e parabeni.
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10
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scrivete a GRAZIA:
G R A Z I A • Editoriale
Segrate (MI)
palazzo Mondadori 20090
EMAIL:
lapostadigrazia@mondadori.it
SOCIAL:
m/grazia
facebook.com/grazia -ittwitter.co
zia.
gra
instagram.com/
WEB: GRAZIA.IT
Il vecchio terrorista
e la giovane vittima
Per come la penso io, l’arresto di un uomo non è mai qualcosa per cui esultare: si porta dietro bagagli di sofferenza e
dolore di vittima e colpevole. Ma è certamente un successo
che dopo 37 anni di latitanza un assassino condannato in
Cassazione per quattro omicidi sia rinchiuso in carcere,
come la giustizia avrebbe peraltro voluto da molto tempo.
Perciò l’arresto del terrorista Cesare Battisti, dopo tanta
fuga e protezione ideologica, è sicuramente un messaggio
di rassicurazione per tutti i cittadini che chiedono certezza
della pena e restituisce prestigio alle istituzioni del nostro
Paese che per anni si erano viste negare l’estradizione da
parte di Francia e Brasile.
Detto questo, la polemica si è però incentrata sul fatto
che il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in divisa della
Polizia, e quello della Giustizia Alfonso Bonafede, in abiti
civili, siano andati ad aspettare in pompa magna un delinquente all’aeroporto e non abbiano invece accolto un
mese fa la salma di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista
rimasto ucciso nell’attentato islamista di Strasburgo. È
francamente eccessivo che il ministro dell’Interno indossi il giubbotto della Polizia per ostentare il merito della
cattura. Ma Salvini, in perenne comunicazione con i suoi
elettori, tira acqua al suo mulino e questa volta il risultato
è indubbio. La polemica che è nata è infruttuosa e anche
errata. All’aeroporto di Fiumicino ad accogliere Antonio,
vittima dell’attentato terroristico in Francia, e a stringersi
ai suoi familiari, c’erano infatti la più alta carica dello Stato,
il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.
Il ricordo di Antonio era stato onorato.
Silvia Grilli, direttore
❮«Caro Gianluca, grazie per la
sua testimonianza che sintetizza l’evoluzione di 20
anni di diritti umani. I tempi sono cambiati così tanto
che in parecchie scuole pubbliche americane gli
studenti possono registrarsi non solo come femmina o
maschio, ma anche come “non-binary”: cioè come
persone che non si identificano esclusivamente in un
genere sessuale. Un caro saluto».
❯Email di Patrizio Pesce
Gentile e cortesissima direttrice Silvia Grilli, la
Federazione Italiana Giuoco Calcio ha approvato
indegnamente lo svolgimento della finale di Supercoppa
Italiana a Gedda in Arabia Saudita. Finora la
Federazione si è mostrata sempre in prima linea nella
battaglia contro la violenza sulle donne, come due mesi fa,
quando i calciatori erano entrati in campo con un segno
rosso sulla faccia. Adesso, però, consente che la
SCRIVI AL partita si svolga in un Paese dove le donne non
DIRETTORE: possono recarsi da sole allo stadio, ma soltanto
grazia.
accompagnate da un uomo. Senza ignorare che,
direttor
mondadoe@
ri.it
Foto JULIAN HARGREAVES, IPA
Sopra, il ministro
dell’Interno Matteo
Salvini e quello della
Giustizia Alfonso
Bonafede. A destra,
il direttore di Grazia,
Silvia Grilli.
LETTERE AL DIRETTORE
❯Email di Gianluca Grassi
Gentile direttrice, leggendo sul numero 3 l’articolo
“Barbie, vieni al nostro matrimonio” mi sono reso conto
che, se i tempi cambiano, il merito a volte è anche delle
persone comuni e delle riviste che danno spazio a loro e
alle loro idee. Era l’estate del 2005, avevo 20 anni e tanti
ideali. Per i gay in Italia non era certo semplice come oggi,
l’omosessualità era ancora un tabù. Per me era
evidentemente sbagliato, sebbene vivessi una serie di
battaglie interiori. Leggere su Grazia, a cui mia sorella
era abbonata, che i “confetti e il lancio del riso” erano una
“pretesa per gli omosessuali” mi portò a scrivere una lunga
lettera alla signora Miriam Mafai, che allora curava la
rubrica in ultima pagina. La signora pubblicò un estratto
della mia missiva e nelle settimane successive ne scaturì
un dibattito con persone a favore e altre contrarie. Oggi le
cerimonie con confetti e lancio del riso ci sono per tutti
anche in Italia e poco importa come si chiamino. I tempi
sono cambiati in meglio, e di questo me ne compiaccio e
rallegro. Credo che il merito sia anche vostro e di tutte le
persone che hanno preso parte, nel
corso degli anni, a quel dibattito.
Quindi grazie, con quasi 14 anni
di ritardo. Ho conservato la mia
email di allora e anche il numero di
Grazia qui accanto. Continuate a
dare spazio alle idee, il futuro sarà
sempre migliore. Oggi firmo
serenamente con il mio nome, un
caro saluto.
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LETTER
EMAIL E
FACEBO
OK
TWITTER
INSTAGR
AM
in quello Stato, le donne vengono lapidate per adulterio, le
persone vengono impiccate, le signore non hanno diritto a
un equo processo, non possono sottoporsi a operazioni senza
l’assenso di un uomo. È il Paese che ha ucciso il giornalista
Jamal Khashoggi in un’ambasciata. Trovo che tutto ciò
rappresenti la morte dei valori sportivi e mi vergogno di
chi ha svenduto gli ideali sportivi al dio denaro.
❮«Caro Patrizio, abbiamo dedicato alla vicenda due
servizi, richiamati in copertina sullo scorso numero di
Grazia. Disputare una partita in uno stadio dove vige
l’apartheid significa essere complici di un regime che
discrimina enormemente le donne. Grazie della sua
email».
❯Email di Alessia Daini
Mi chiamo Alessia e sono una vostra giovane lettrice. Le
confesso che ho scoperto il mondo di Grazia solo di recente e
quasi per caso, in merito a un interesse, prettamente
linguistico, per il linguaggio della moda. Devo dirle che è
stato amore a prima vista e adesso la sua rivista è la mia
lettura serale preferita. Le faccio quindi i complimenti
perché la trovo piacevole, intelligente e stimolante. Inoltre,
noto con piacere che, da un punto di vista linguistico, date
ancora ampio respiro alla lingua italiana. Anche se ormai è
appurato che la moda sia sempre più soggetta
all’influenza della terminologia inglese, i vari testi e le
didascalie della sezione moda di Grazia mostrano, a mio
parere, un livello d’interferenza minore rispetto a quelli
di altre riviste e risultano molto più comprensibili e
immediati (specie per chi come me, si sta avvicinando
pian piano a questo mondo, ma non mastica ancora bene
il “fashionese”). Credo che questo possa rappresentare un
ulteriore punto di forza della rivista.
❮«Cara Alessia, Grazia non ha bisogno di ostentare
internazionalità. Con le sue 20 edizioni nel mondo,
è già internazionale. Quando siamo in Italia, perciò,
preferiamo la lingua italiana. Grazie dell’amore a
prima vista».
❯Email di Michele Massa
Ho molti motivi per credere che il genere maschile abbia
una peculiarità che quello femminile non avrà mai: tanti
piccoli disastri casalinghi sono provocati da noi uomini.
C’è qualcuno che, avendo il mattutino compito di
preparare il caff è, radendosi la barba non abbia mai
dimenticato la caffettiera sul gas, con caff è traboccato e
moka bruciata? E poi, per quale motivo proprio quando
la moglie è in vacanza, le piante lasciate alle cure del
marito decidono di rinsecchirsi come colpite dal napalm?
Perché una macchia che decide di far bella mostra di sé
sulla tovaglia “buona”, è quasi sempre il frutto di un
maldestro movimento maschile? Al ristorante, avete mai
visto una donna chiedere uno smacchiatore? Mai. Le
donne non si macchiano. D’accordo, noi uomini siamo dei
gran pasticcioni, ma non si può negare che poi cerchiamo
GR A ZI A• POSTA
anche il rimedio. Se poi è peggiore del danno, questa è
un’altra storia.
❮«Caro Michele, confermo tutto. Credo che accada
perché gli uomini hanno mogli e madri che
provvedono a risistemare tutto. Le donne no. Baci».
LA DATA DELL’ALLUNAGGIO
❯Email di Anna Bucci
Devo segnalare un errore in un articolo pubblicato sul
numero 4 di Grazia. Dal primo allunaggio del 20 luglio
1969 sono passati meno di 50 anni e non di 60 come da
voi riportato. Io lo so bene: sono nata tre giorni dopo.
❯Email di Iolanda Mennuni
Ho constatato che la data dell’atterraggio sulla Luna è
corretta, però, la distanza degli anni rispetto alla data
odierna ammonta solo a 50 e non 60.
❮Risponde Maria Teresa Cometto, autrice dell’articolo:
«Care Anna e Iolanda, avete ragione. Scusateci per
questo imperdonabile errore».
CARE LETTRICI, dalle vostre lettere può nascere l’idea di
un’inchiesta o di nuove storie da raccontare. Firmate con nome
e cognome: sarà più facile contattarvi. E… scriveteci!
Con l’invio del vostro contributo dichiarate di accettare le
condizioni del servizio consultabili nelle ultime pagine della rivista.
A cura di Lucia Valerio
•
INSTAGR A M T W IT TER
L’UOMO DI GRAZIA
Alessandro Borghi
@alessandro.borghi
Oggi sto qui.
Su @grazia_it.
E allora grazie, Grazia
Simona Fiorillo
@simona.fiorillo
La mia rivista preferita
in assoluto
Ettore Bigonce
@edicola.big
Oggi Grazia
w_la_mamma @w_la_mamma
Un secondo di relax. Mi sono
sempre promessa di ritagliarmi
un’oretta per me.
13
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GR A ZI A• MODA
1
ROCK
Gli stivali in pelle bianca
hanno un fulmine argento
sul lato e la doppia G
a forma di mezza luna
sulla punta (Gucci).
2
3
ARGENTATA
La maglia morbida
a maniche lunghe
è in lurex argento
(Ottod’Ame, € 98).
FEMMINILE
La gonna
a vita alta in twill
ha una linea dritta,
chiusura a
portafoglio e spacco
frontale (Marella,
€ 129).
4
DA GATTA
Gli occhiali da sole nella versione
più femminile sono rossi (Saint Laurent, € 255).
14
5
VERSATILE
La Upsidedown Belt Bag, con tracolla
e cintura, è in pelle con logo FF
stampato a rilievo (Fendi, € 2.600).
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di Elsa Bonfiglio
6
UNISEX
Gli occhiali da sole sono in acetato,
hanno le lenti sfumate e una forma
geometrica (Dior, € 370).
7
ELEGANTE
La borsa in pelle
matelassé ha la
tracolla a catena
ed è impreziosita
da perle in resina
bianca (Chanel).
8
FASCIANTE
La gonna longuette effetto pelle
ha lo spacco sul davanti
(Twinset Milano, € 110).
9
SCOLPITE
Le sneakers in tessuto tecnico e pelle
hanno la suola sagomata e i profili
colorati a contrasto (Givenchy,
€ 650).
10
SPORTIVO
Il micro top nero in jersey
ha la scritta bianca
a contrasto sull’elastico
(Maje, € 50).
15
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S H O P AT F R A C O M I N A . I T
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1O
Notizie
DI CUI PARLARE
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Il lato oscuro di
RONALDO
LA DENUNCIA DI VIOLENZA SESSUALE DELLA MODELLA KATHRYN MAYORGA,
LA RICHIESTA DI UN PRELIEVO DI DNA E LA TESTIMONIANZA DI UN’ALTRA
SHOWGIRL. IL CALCIATORE DELLA JUVENTUS CRISTIANO RONALDO FRONTEGGIA
IN QUESTE SETTIMANE NUOVE ACCUSE. E ANCHE SE LUI SI MOSTRA SPAVALDO,
I SUOI AVVOCATI STANNO GIOCANDO UNA PARTITA MOLTO DIFFICILE
DI
L’
ultima notizia arriva dalla polizia di Las
Vegas, che ha chiesto al calciatore Cristiano Ronaldo l’analisi del suo Dna. E
anche se il suo avvocato Peter S. Christiansen si è affrettato a sostenere che si
tratta di una procedura standard, di certo non appare
così scontata la cronaca degli ultimi mesi che riguarda il campione della Juventus.
La richiesta dalla polizia di Las Vegas arriva dopo la
denuncia per violenza da parte della modella Kathryn
Mayorga. Stando al racconto ricco di particolari di
lei, i due si erano conosciuti nel 2009 durante una
serata nel privé del locale Rain, a Las Vegas. E, dopo
una serata passata insieme a ballare, nella suite del
Palms Casino Resort, dove Ronaldo soggiornava e
lei lo ha raggiunto, si è consumato il contestato episodio di violenza sessuale. Il caso, in realtà, era stato
chiuso l’anno successivo con un accordo privato e
l’equivalente di 326 mila euro, necessari a garantirsi
il silenzio di Mayorga. Fino agli ultimi sviluppi.
«Ora parlo per dare coraggio ad altre donne che hanno
subìto lo stesso trattamento da parte di quest’uomo:
fatevi avanti, unite siamo più forti», ha detto Kathryn.
Una settimana dopo il suo avvocato Leslie Mark Stovall ha sostenuto di avere già altre tre testimonianze
di donne aggredite. L’ultima si è palesata su Twitter
pochi giorni fa: è la modella Jasmine Lennard, ex
concorrente del Grande Fratello Vip inglese, con cui
18
Annalia Venezia
l’attaccante ha avuto una relazione dieci anni fa. «È
uno psicopatico», ha scritto lei, «ho tenuto tutti i suoi
sporchi segreti per un decennio, e ce ne sono molti.
Mi ha detto che se avessi frequentato qualcun altro
o se avessi lasciato la mia casa, mi avrebbe rapita,
tagliata a pezzi, messa in una borsa e gettata in un
fiume. Ho le prove di tutto ciò che sto dicendo, non
ho paura di lui». I dettagli arrivano anche a colpirlo
sul personale: «Ho centinaia di messaggi in cui ride
mentre bullizza la madre di suo figlio Cristiano.
Nel profondo lui sa di avere seri problemi mentali»,
accusa la modella.
I suoi cinguettii in pochi minuti hanno occupato le prime pagine dei quotidiani e pro-
vocato l’intervento del penalista David Chesnoff, in
passato difensore del pugile Mike Tyson, dell’attore
Leonardo DiCaprio e del cestista Shaquille O’Neal.
«Sono solo falsità a cui risponderemo nelle opportune sedi legali», ha annunciato l’avvocato. La
modella, nel frattempo, ha cancellato i tweet più
diffamatori, che però hanno continuato a circolare in Rete.
Che Cristiano Ronaldo non fosse proprio quel che
si definisce un ragazzo tranquillo si era capito quattro anni fa, quando la top model Irina Shayk lo lasciò
da un giorno all’altro. La coppia stava passando le
feste di Natale in Spagna, insieme con la famiglia di
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1
Foto GETTY IMAGES, INSTAGRAM
lui, quando, da un cellulare lasciato incustodito, la
donna scoprì che Ronaldo frequentava altre donne.
I messaggi, poi, non avevano a che vedere con amore e romanticismo, ma con sesso esplicito e foto
inequivocabili. Così, seppur a malincuore, dopo una
relazione durata quattro anni, una delle donne più
belle del mondo ha fatto i bagagli, cancellato tutte
le foto in coppia su Instagram e ha lasciato per sempre il campione. «Ciò che Irina Shayk ha letto», ha
detto una fonte vicina alla coppia, «ha avuto un impatto così incredibile su di lei, che non lasciava spazio al perdono. L’aspetto positivo è che le ha permesso di andare avanti e rifarsi in fretta una vita». Ora
Shayk ha avuto una bambina dal suo nuovo compagno, l’attore e regista Bradley Cooper.
Nel frattempo, mentre l’attenzione sulla brillante vita sessuale di Ronaldo rimane alta, il
mondo del calcio va avanti e sembra non
occuparsi davvero della vicenda. O almeno a
non prenderla troppo seriamente. Tenere concentrato il giocatore è l’obiettivo principale, soprattutto da
parte della sua squadra, la Juventus, che solo per
l’ingaggio, lo scorso luglio, ha investito 105 milioni
di euro e ha sottoscritto un contratto di 30 milioni
all’anno (sponsor esclusi). Gli interessi in gioco sono
davvero molti. «Cristiano non è turbato dalle notizie
extra campo. L’ho visto sereno e si sta allenando
A sinistra, la modella Jasmine Lennard, 33 anni.
Sopra, Cristiano Ronaldo,33, con la fidanzata
Georgina Rodríguez, 24, in vacanza a Dubai,
negli Emirati Arabi Uniti.
bene. È tornato riposato dalle vacanze», ha fatto
sapere l’allenatore Massimiliano Allegri, incalzato
dai giornalisti durante l’ultima conferenza stampa.
Chi conosce il campione sa che il suo punto debole
è la famiglia, soprattutto la madre Maria Dolores
che, secondo i ben informati, è la sua unica consigliera, anche sulle donne.
«Alla mia compagna Georgina (la spagnola Rodríguez, ndr) ho spiegato tutto. Il peggio è per mia
madre e le mie sorelle», ha dichiarato recentemente
il campione. «Sono sconvolte e al tempo stesso arrabbiate. È la prima volta che le vedo così», ha concluso. E non stupisce, visto che la famiglia di Ronaldo ha sempre cercato di proteggerlo: dietro
all’accordo per l’affidamento esclusivo del piccolo
Cristiano Jr. al calciatore, che mai ha diffuso il nome
della madre, pare che ci sia proprio Maria Dolores.
E sarebbe stata sempre lei a ostacolare il rapporto
con Irina Shayk, apprezzando, invece, fin da subito
l’attuale compagna Georgina Rodríguez, di origini
semplici come la famiglia dell’asso portoghese.
Il campione intanto continua a raccogliere consensi
e a postare scatti di vita privata su Instagram, dove
ha più di 150 milioni di seguaci. «Sono un uomo
felice, benedetto dalla vita. Il caso Mayorga? Io mi
diverto col calcio mentre al resto ci pensano i miei
avvocati», ha concluso. Con una sicurezza, questa sì,
da campione consumato. ■
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1O Notizie
BATTISTI
LA TUA ITALIA NON C’È PIÙ
LE RAPINE, IL TIROCINIO AL TERRORISMO, LE ESECUZIONI DI VENDETTA PROLETARIA.
DOPO UNA LATITANZA DI 37 ANNI, CESARE BATTISTI È STATO CATTURATO E ORA
SCONTERÀ DUE ERGASTOLI. QUI IL GIORNALISTA TONI CAPUOZZO SPIEGA PERCHÉ
IL CRIMINALE PIÙ CONTROVERSO HA PERSO LA PROTEZIONE DI CUI GODEVA
DI
L
Toni Capuozzo*
a vita di Cesare Battisti - e la morte delle sue vittime - andrebbe raccontata sui social media, più
che su un giornale. Perché nelle 35 ore e mezza - il
lasso di tempo tra il suo fermo a Santa Cruz, in Bolivia, e
l’atterraggio a Ciampino - in cui si è consumata in fretta
una fuga durata 37 anni, sui social si è scritto e detto di
tutto, e quasi mai quello che doveva essere detto. Perché
Cesare Battisti non è il mostro che suggeriva il sorriso
sarcastico della sua libertà impunita, e neanche il trofeo
delle piccole battaglie politiche di oggi. È il figlio - uno
dei peggiori, certo - di un tempo dimenticato, lo zombie
di un album di famiglia che è di tutti quelli che lo hanno
vissuto: protagonisti, vittime, spettatori. Fa parte di un
album di famiglia - in ogni famiglia c’è qualcuno che vorremmo non ci fosse - di qualche generazione di italiani,
anche se è più comodo, come in una foto staliniana o in
accorto photoshop moderno, eraderlo.
Nasce a Cisterna di Latina, nel Lazio, alla fine del 1954,
in una famiglia comunista, operaia e contadina. È l’anno
in cui Trieste torna all’Italia, quello in cui scoppia il caso
di Wilma Montesi, la 21enne trovata morta sulla spiaggia
di Torvaianica (e un giovane studente di cinematografia,
a Roma, la racconterà per i lettori di un quotidiano della
sua Colombia: si chiamava Gabriel García Márquez),
l’anno in cui i francesi vengono sconfitti a Dien Bien Phu,
in Vietnam, e quello in cui l’americana Fender lancia sul
mercato la Stratocaster, che diventerà la chitarra iconica del
rock. È l’Italia che va incontro felice al boom economico,
e fa ancora tanti figli: sei, in casa Battisti. È ancora un ragazzino, il Cesare Battisti del fatidico ’68, che si iscrive al
liceo classico e alla federazione giovanile del Pci: li lascerà
presto, entrambi, scuola e partito, studio e riunioni non
sono per lui. Teppismo e piccola delinquenza, un arresto
per rapina nel ’72 e un altro due anni dopo: un piccolo
criminale comune? Era il tempo in cui si dava tutta la colpa
alla società, e anche i sottoproletari erano buoni per la
rivoluzione e, in carcere, imparavano che le loro non erano
rapine, ma espropri proletari. Ed è nel carcere di Udine dove prestava servizio il maresciallo Antonio Santoro - che
Battisti incontra il suo mentore, Arrigo Cavallina, ideologo
dei Proletari Armati per il Comunismo (c’era un gusto per
*Autore di La culla del terrore (SignsBooks).
20
le maiuscole, tra quei rivoluzionari) e il suo Giuda, Pietro
Mutti, le cui testimonianze da pentito saranno decisive
per le condanne di Battisti. Continua a fare quello che
faceva prima - rapine - e, in più, a distribuire condanne
a morte. Quella per il maresciallo Antonio Santoro, nel
giugno del ’78 a Udine, per vendicare “l’annientamento
del proletariato prigioniero”. A sparare è Cesare Battisti,
come testimoniò la studentessa di 23 anni che era con lui,
estradata dalla Svizzera e condannata a 22 anni (ne scontò
14 per aver collaborato). L’esecuzione dell’orefice Pierluigi
Torregiani, a Milano il 16 febbraio del ’79. Aveva avuto il
torto di aver reagito con le armi a una rapina. Quel giorno
Battisti, condannato per aver ideato l’agguato, non c’era.
Perché era impegnato nell’omicidio del macellaio Lino
Sabbadin, nel veneziano, altro commerciante reo di aver
reagito con le armi a una rapina. E, infine, due mesi dopo - è
di nuovo lui a sparare - l’esecuzione di Andrea Campagna
(vedi pagina 22), l’agente della Digos che figurava nelle
fotografie tra quelli che avevano effettuato i primi arresti
tra il commando che aveva ucciso Torregiani.
È l’inizio della fine, sembra, perché Battisti viene arrestato, processato, condannato a 12 anni per banda armata
e rinchiuso nel carcere di Frosinone. Ci resta neanche
due anni, perché evade e va in Francia. Dove diventerà
uno dei simboli dei dissidenti italiani, degli scampati alla
repressione, dei salvati dalla patria delle libertà, il Paese
del presidente François Mitterrand e del filosofo BernardHenri Lévy. E se firmavano gli appelli per lui, mediocre
scrittore, gli intellettuali migliori, gli “intellò” francesi, e
perfino Gabriel García Márquez, potevano restare zitti
quelli italiani? Non restarono zitti, infatti. E se si spendeva
per lui il fuggiasco Lula, l’operaio presidente del Brasile, e
Dilma Rousseff, la presidente guerrigliera, poteva l’Italia
considerare quello fra Battisti e la giustizia un conto ancora
da regolare? Diciamolo chiaro: nessuno ha chiesto per Cesare Battisti l’amnistia, e il suo ghigno impunito non l’ha
amato nessuno. Ma quello che in molti oggi chiedono in
silenzio è l’amnesia, perché Cesare Battisti è una capsula
del tempo che si apre, una mummia che si risveglia prima
di essere rinchiusa nel sarcofago del carcere di Oristano.
Ci ricorda un tempo che sembra, a rievocarlo adesso, una
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2
Foto GETTY IMAGES
Cesare Battisti,
64 anni. L’ex
terrorista è stato
condannato
a due ergastoli
per quattro
omicidi.
preistoria segnata da riti crudeli, da idee assolute, da protagonisti feroci, tutte cose che sembrano non appartenerci
più, al punto da sembrare estranei, una cosa altra da noi,
che appartiene solo al mostro. In quel tempo tutto era
più piccolo: il terrorismo parlava la nostra lingua, ed era
cresciuto nella nostra stessa religione, nella nostra stessa
cultura. Le vittime e i carnefici avevano fatto le stesse
scuole. Era un mondo in cui la vita valeva meno. La vita
di tutti, fossero un agente di polizia o un carabiniere, un
commerciante o uno studente, un dirigente d’azienda o un
caporeparto, un giornalista o un passante, un avversario
politico o un amico che tradiva la lotta. Era un mondo che
aveva giocato con le parole, rivoluzioni e colpi di stato, e con
gli slogan, nelle manifestazioni. Allora le parole d’ordine
erano un annuncio, una promessa, qualche volta diventata
realtà. Tutto questo costò molte vite, come in un frullatore
impazzito della storia: nomi presto dimenticati, o rimasti
simboli d’onore e di vendetta per schieramenti avversi,
targhe e lapidi a un angolo di strada, e diventati infine
lutti e memorie privati, quando il nostro piccolo mondo
ha voltato pagina. Finì di esistere perché era un mondo
che, nonostante tanti proclami, era rivolto all’indietro, al
passato, a ideologie che stavano già agonizzando. Tutto
sepolto in fretta. Dimenticando anche l’unica lezione che
era possibile trarne: ecco dove conduce l’odio. È bastato
veder arrivare Battisti a Ciampino e sentire il brusio delle
piccole contese di cortile per capire che la lezione è andata
perduta. ■
21
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1O Notizie
CESARE BATTISTI
HA UCCISO NEL 1979
L’AGENTE DI POLIZIA
ANDREA CAMPAGNA.
IL FRATELLO DELLA
VITTIMA, MAURIZIO,
RACCONTA A GRAZIA
IL DOLORE
INSOSTENIBILE CHE
HA CAMBIATO
PER SEMPRE LA SUA
FAMIGLIA
Cristina Giudici
L’UOMO CHE MI HA RUBATO
Q
uando suo fratello, Andrea, è stato ammazzato
nel modo più vigliacco, trafitto alle spalle da
cinque colpi di pistola, Maurizio Campagna
aveva appena compiuto 18 anni. E ora che l’assassino,
Cesare Battisti, è stato arrestato in Bolivia e portato in
Italia, lui, che ha sognato di aver giustizia per 37 anni,
reagisce con una serenità quasi irreale: «Provo gioia, e
un senso di liberazione». Ma, mentre la conversazione
prosegue, capisci che a Maurizio è stato sottratto un
pezzo della sua gioventù. Non potrà mai dimenticare,
per esempio, la sera in cui arrivò a casa la telefonata
della fidanzata di Andrea, Cecilia, stravolta per la
sua uccisione, e la madre quasi impazzì dal dolore.
«Gridava al punto che mio padre dovette scuoterla
con tutte le forze per farla tornare in sé: era come se
avesse perso la sua anima», racconta. «E oggi voglio
pensare che da lassù, lei che se ne è andata nel 2012,
possa sorridere, perché finalmente l’assassino di suo
figlio è stato preso».
È difficile per Maurizio riassumere che cosa siano stati
questi 39 anni, da quel giorno, era il 19 aprile 1979, in
cui suo fratello fu “punito” dai Pac, i Proletari Armati
per il Comunismo. Andrea era un agente della Digos
ed era stato fotografato alla guida dell’auto della polizia
che aveva fatto un blitz nel quartiere Barona di Milano,
in cerca di un gruppo di componenti di un collettivo,
militanti che poi sostennero di essere stati torturati.
Cesare Battisti si credette il loro giustiziere. «Per molti
anni non sono riuscito a farmene una ragione, forse non
me la farò mai», spiega Maurizio. «Ma, allora, volevo
vendetta, ora invece chiedo solo giustizia».
Lui fa il programmatore di rete alla Telecom e non
sa se la sua vita avrebbe potuto essere diversa, se non
fosse stato privato del fratello. Per anni ha continuato
a immaginare, anche, come sarebbe stata l’esistenza del
22
un fratello
fratello maggiore. «Avevamo interessi diversi, io tifavo
per il Milan, lui per l’Inter. Lui leggeva i fumetti di
Tex Willer, io i Fantastici 4. Io avevo 18 anni e lui 24,
eppure eravamo molto legati. Fra tutti, però, chi si è
sentita più orfana è stata mia sorella Sabrina. Aveva
solo 11 anni. Andrea la portava a scuola ogni mattina
e avevano una complicità speciale. Dopo l’omicidio,
sono stato io a doverlo sostituire. A prendermi cura
di Sabrina, parlare con i professori, darle consigli.
Ho dovuto affrontare molte situazioni per cui non mi
sentivo preparato, perché ero troppo giovane», ricorda.
«Successivamente, forse per esorcizzare la brutalità che
si era abbattuta sulla mia famiglia, ho fatto per molti
anni volontariato nelle case di riposo per anziani. Al
male che ho subìto, ho voluto rispondere con il bene».
Maurizio, che ha quattro figli, è rimasto nel silenzio
fino al 2004. Arroccato nel dolore. Poi Battisti è stato
arrestato una prima volta, a Parigi, e la ferita ha ricominciato a sanguinare. È stato allora che lui ha deciso
di parlarne pubblicamente. Di condividere il dolore,
iscrivendosi all’Associazione italiana vittime del terrorismo. «La mia famiglia ha capito che comunicare con
altre persone, che avevano sofferto come noi, sarebbe
stato utile per elaborare il lutto», dice. «Se Andrea fosse
morto per un incidente o in servizio, durante un conflitto a fuoco, forse sarebbe stato diverso. Ma così, con
un’esecuzione, no. La tragedia mi ha rubato un pezzo
di vita, la spensieratezza della gioventù». Maurizio si
chiede che cosa cambierà ora. «Non so come sarebbe
stata la mia esistenza senza questa tragedia. Ma mi
ha tormentato di più pensare a tutto ciò che è stato
negato ad Andrea: chissà se si sarebbe sposato con
la sua fidanzata Cecilia, se avrebbe avuto figli e fatto
quel viaggio cui teneva tanto, in Australia. Ora, dopo
tanta attesa, forse quel tormento è davvero finito». ■
Foto GETTY IMAGES
DI
L’arrivo
di Cesare
Battisti
all’aeroporto
di Ciampino,
a Roma: l’ex
militante
dei Proletari
armati
è stato
latitante
per 37 anni.
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Look
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1O Notizie
I VESTITI DELLE STAR DI HOLLYWOOD
AI CRITICS’ CHOICE AWARDS, I PREMI
DELLA CRITICA A FILM E SERIE TV,
SONO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE
DI TRE ESPERTE DI MODA
POPPY
DELEVINGNE
PEPLO
10/10
Leggerezza
e femminilità
rendono la socialite
romantica.
SARA 9/10
Sembra una
principessa. Avrei
optato per punti
luce al posto degli
orecchini pendenti.
MONICA 9/10
Moderna, sensuale:
Poppy sceglie
i giusti elementi.
ABITO OSCAR DE LA RENTA,
GIOIELLI KALLATI
ABITO GIVENCHY, GIOIELLI MESSIKA
ABITO PRADA, GIOIELLI BVLGARI
ABITO PRADA, GIOIELLI LORRAINE
SCHWARTZ, CLUTCH JIMMY CHOO
ANNA
EMILY BLUNT
PREZIOSO
ANNA 10/10
I preziosi ricami
punteggiano Emily
DO RATO
con eleganza. Mi piace
ANNA 7/10
la scelta dell’attrice.
L’abito dell’attrice
SARA 8/10
è classico con il tocco
eclettico del tessuto dorato, Emily è splendida in questo
vestito luminoso con ricami
ma poco adatto
e pietre. Trovo giusta la
alla sua figura.
piccola borsa che richiama
SARA 6/10
l’abito, ma anonima la
Il vestito, con i suoi
pettinatura.
bagliori dorati, è chic
MONICA 6/10
ed elegante, ma non
Tanti ricami e orecchini
la valorizza a sufficienza.
maxi non regalano
MONICA 6,5/10
freschezza all’attrice.
Il look è corretto, ma
classico. L’orlo non è forse
troppo lungo?
MAGGIE GYLLENHAAL
24
LADY GAGA
CHARLIZE THERON
METALLIZZATO
ANNA 8/10
L’attrice è algida e sofisticata nell’abito
dai riflessi metallici.
SARA 10/10
La scelta del color argento
è di tendenza. Il taglio del vestito
mette in evidenza le spalle, la
lunghezza la rende simile a una sirena.
È ineccepibile.
MONICA 9/10
Sofisticata, lunare, bella, Charlize
sceglie bene anche gli accessori.
STRASCI CO
ANNA 8/10
La personalità magnetica
di Lady Gaga, premiata
come miglior attrice per
A Star is Born, è esaltata
dalla linearità dell’abito.
Lo strascico è eccessivo.
SARA 8/10
Il vestito rende l’attrice
e cantante simile a una
divinità. Lo strascico
mi convince poco.
MONICA 5/10
La popstar americana
ha scelto un look che
non esalta la sua figura.
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designer
e fondatrice
di Blumarine
NICOLE KIDMAN
ANNA 10/10
La linea esalta
perfettamente
le forme
dell’attrice nella
contrapposizione
optical.
SARA 8/10
Un look di grande
effetto, nella sua
essenzialità. Avrei
aggiunto un collier
per impreziosire
il décolleté.
MONICA 9/10
Un esempio
di come
l’equilibrio tra tagli
e colori è vincente,
inclusi gli accessori.
COMPLETO CAROLINA HERRERA,
GIOIELLI NIKOS KOULIS, SANDALI JIMMY CHOO
SAINT LAURENT BY ANTHONY
VACCARELLO
ABITO CALVIN KLEIN BY
APPOINTMENT, GIOIELLI DJULA
ABITO ARMANI PRIVÉ, OROLOGIO
OMEGA, GIOIELLI FRED LEIGHTON
BICOLORE
Foto SHUTTERSTOCK
ANNA
MOLINARI
LAURA DERN
MONOSPALL A
ANNA 7/10
Trovo interessante
l’abito in paillettes
scelto dall’attrice,
ma non mi piace
l’apertura
asimmetrica.
SARA 7/10
Mi piacciono le
proporzioni: lo scollo
geometrico la
valorizza. Però non
funzionano la cintura
in vita e la pochette.
MONICA 9/10
L’attrice risulta
sicura e disinvolta.
Impeccabile.
RACHEL BROSNAHAN
MASCHILE
ANNA 8/10
È elegante il completo scelto
dal’attrice, invece è eccessivo
il fiocco in vita.
SARA 6/10
Mi piace il bianco e la cintura
a fusciacca, ma lo trovo poco
indicato per un red carpet.
MONICA 7/10
Seppur il completo sia bello,
non c’è armonia tra i colori
del make up e degli accessori.
SARA
CAVAZZA
FACCHINI
MONICA
PAPARCONE
direttrice
nicazione
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e
ric
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artistica
inset
Tw
di
y
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Ge
di
COMPLETO LOUIS VUITTON,
GIOIELLI MESSIKA
3
L A GIURIA
JULIA ROBERTS
PANTALONI
ANNA 7/10
Il contrasto del bianco e nero
è bello, ma il taglio in vita
e i pantaloni alla caviglia non
slanciano la figura dell’attrice.
SARA 9/10
Il completo è speciale, ma avrei
scelto un’acconciatura meno
semplice. Anche se Julia, con
il suo sorriso, può osare tutto.
MONICA 6/10
Ultimamente la star insiste
con i look maschili: la trovo
ripetitiva.
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1O Notizie
Qui, un cartello
a favore della
18enne Rahaf
al-Qunun, fuggita
dall’Arabia
Saudita: dice
“Lasciatela
entrare”. A
sinistra, la giovane
in Thailandia.
La nuova vita di
RAHAF
U
no scialle coi colori della bandiera canadese:
così Rahaf Mohammed al-Qunun è arrivata
all’aeroporto di Toronto, in Canada, dove ha
finalmente trovato rifugio dopo che la sua fuga
dal Paese natale, l’Arabia Saudita, l’aveva fatta diventare
protagonista di una vicenda rocambolesca densa di colpi
di scena. Il governo del premier Justin Trudeau è così il
nuovo alleato della 18enne diventata, suo malgrado, simbolo della lotta contro l’oppressione femminile esercitata
nella nazione saudita.
Rahaf al-Qunun è scappata dall’Arabia approfittando
di un viaggio in Kuwait con la famiglia. Proprio da lì
la ragazza sarebbe partita - da sola - per raggiungere la
Thailandia e da qui avrebbe voluto, in un primo tempo,
rifugiarsi in Australia. La ragione? La pressione della famiglia perché la giovane si conformasse allo stile
di vita delle saudite e alle leggi locali, in particolare la
necessità di essere accompagnate da un uomo della
famiglia per ottenere un passaporto, aprire un conto in
banca o banalmente recarsi in città. Sui social network, la
ragazza ha raccontato decine di aneddoti quotidiani che
compongono il mosaico sinistro della situazione vissuta.
«La mia famiglia mi ha rinchiuso per sei mesi perché ho
osato tagliarmi i capelli senza chiedere il permesso», ha
twittato, indignando i suoi follower.
L’avvocato e diplomatico francese François Zimeray,
specializzato in Diritto internazionale e già nominato
Ambasciatore dei diritti umani dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, ha seguito il caso della giovane. Proprio
lui ha ricevuto la telefonata dall’organizzazione umanitaria European-Saudi Organization for Human
Rights (l’Organizzazione europeo-saudita per i
Diritti umani), che lo informava del “caso Rahaf ”
nei momenti concitati in cui la giovane era stata
fermata dalle autorità thailandesi a Bangkok. «Vo-
levano rispedirla direttamente in Arabia col volo delle
11.15, mi hanno chiamato soltanto qualche ora prima,
avevamo pochissimo tempo per convincerli a desistere
dal proposito. Farla tornare indietro significava condannarla a morte certa», dice. Come è stato possibile salvare
Rahaf in una manciata di minuti? «Lei era da sola in un
Paese straniero, terrorizzata, si trovava nella camera di
un hotel a ore vicino all’aeroporto, era riuscita tuttavia a
utilizzare il suo smartphone per comunicare via Twitter,
ottenendo nel giro di pochissimo tempo un numero
inaudito di condivisioni», spiega il legale. «Abbiamo
deciso insieme di sfruttare proprio questo: ho avvertito
le ambasciate di vari Paesi occidentali su quanto stesse
succedendo sui social, sul numero impressionante dei
suoi sostenitori, perché qualcuno prendesse rapidamente
posizione in favore della giovane e interpellasse le autorità
di Bangkok».
Alla fine la Thailandia ha deciso di proteggere Rahaf.
«Non è stato facile. I rapporti tra Bangkok e i sauditi
sono importanti per l’economia del Paese asiatico. Ma i
thailandesi hanno capito che, se avessero abbandonato
Rahaf, si sarebbero attirati la collera di mezzo pianeta,
quindi hanno cambiato atteggiamento, nel giro di appena
mezz’ora. È stato incredibile, non mi era mai successo
prima». E dire che Zimeray di paladine dei diritti femminili minacciate di morte se ne intende. Scampato per
miracolo all’attentato islamista avvenuto a Copenaghen
nel 2015, il legale ha difeso personaggi come la leader
ucraina Julija Tymosěnko e Asia Bibi, la pachistana, di
fede cattolica, accusata di blasfemia. «Ora Rahaf ha bisogno di discrezione assoluta. Non ha solo lasciato
la sua famiglia e il suo Paese, ha abbandonato la
sua religione e, questo, gli islamisti non possono
sopportarlo. Gruppi di fanatici potrebbero tentare
di “punirla” anche all’estero». ■
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26
Foto AP/ANSA
IL CANADA HA DATO ASILO A RAHAF
AL-QUNUN, LA 18ENNE SAUDITA FUGGITA
DAL SUO PAESE PERCHÉ NON ACCETTAVA
LE REGOLE CHE DISCRIMINANO LE DONNE.
MA A GRAZIA L’AVVOCATO CHE L’HA
ASSISTITA DICE CHE QUESTA RAGAZZA
CORAGGIOSA È ANCORA IN PERICOLO
DI Eva Morletto DA Parigi
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1O Notizie
La condivisione dei beni
E IL VERO AMORE
IL PRESIDENTE DI AMAZON JEFF BEZOS E SUA MOGLIE MACKENZIE
DIVORZIANO DOPO 25 ANNI. LA COPPIA NON AVEVA FIRMATO
PATTI PREMATRIMONIALI E COSÌ NON SOLO LUI RISCHIA DI PAGARE UN
ASSEGNO RECORD, MA FA VACILLARE UNA CONVINZIONE: CHE UN
RAPPORTO SIA PIÙ SOLIDO QUANDO IL PATRIMONIO È IN COMUNE. GRAZIA
NE HA PARLATO CON UN’ESPERTA DI DIRITTO E ALCUNE ITALIANE NOTE
Angela Vitaliano, Alessia Ercolini e Lucia Valerio
MacKenzie Bezos, 48 anni, e suo marito Jeff, 55, fondatore
di Amazon. La coppia ha annunciato il divorzio.
Foto SHUTTERSTOCK
DI
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P
er ben 25 anni sono stati la coppia d’oro a stelle e
strisce tanto che la notizia del loro divorzio, diffusa
attraverso i social media, con una dichiarazione
congiunta, ha colto di sorpresa gran parte dell’opinione
pubblica, positivamente impressionata dalle parole estremamente affettuose e amichevoli scelte per l’annuncio.
Jeff Bezos, il fondatore e amministratore delegato di
Amazon, e la sua ormai ex, MacKenzie Bezos, tuttavia,
sono diventati, in un brevissimo arco di tempo, solo una
delle tante coppie celebri che si preparano ad affrontare
una separazione a molti zeri. Un particolare, quest’ultimo,
che potrebbe far svanire tutti gli intenti di non belligeranza esibiti finora. A far temere il peggio, si aggiungono
due fattori che non sono proprio dei dettagli irrilevanti:
i due, stando alle verifiche dei media americani, non
hanno mai firmato un accordo prematrimoniale (e nemmeno post matrimoniale) e, in più, lui da mesi avrebbe
una relazione con un’altra donna, la giornalista Lauren
Sánchez. Quest’ultima, fiera di aver conquistato l’uomo
più ricco del mondo, ha condiviso con amiche alcuni
messaggi privati ricevuti dall’amante, incluso uno, con
tanto di foto delle parti intime, così imbarazzante che
nemmeno il giornale scandalistico americano The National Enquirer ha avuto il coraggio di pubblicare integralmente. Eppure la storia d’amore fra Jeff e MacKenzie è stata senza dubbio una di quelle perfette. Lei,
che sogna di fare la scrittrice, per riuscire a pagare
le bollette accetta a malincuore un lavoro nella compagnia di cui lui è vicepresidente; giorno dopo giorno, tuttavia, la sua risata l’affascina sempre di più
così lei lo invita a pranzo e lui accetta. In tre mesi
sono fidanzati, in sei sono sposati e, subito dopo il sì, lui
le confida l’idea di quella che diventerà Amazon, oggi la
più grande società di commercio online del mondo.
Insieme mollano tutto e si trasferiscono a Seattle, in un
piccolo appartamento da dove lanciano la compagnia che
li renderà miliardari e di cui lei sarà la prima impiegata.
Quattro figli e 137 miliardi di dollari dopo (circa 120
miliardi di euro), però, l’amore finisce e per la legge dello stato di Washington, dove sono residenti, tutti i beni
acquisiti dopo il matrimonio sono in regime di comunione: quindi a lei spetterebbe la metà di tutto. Un’ipotesi, peraltro, non del tutto peregrina, visto che lei è stata
partner attiva nella realizzazione dell’enorme fortuna. E
che cambierebbe una serie di equilibri, incluso il fatto che
MacKenzie diventerebbe la donna più ricca al mondo e
lui perderebbe il primato tra i maschi, che tornerebbe
nelle mani del fondatore di Microsoft, Bill Gates. Per
comprendere l’entità di ciò che gli avvocati delle due
parti dovranno negoziare, basta ricordare che la cifra più
alta pagata finora sono stati i 2 miliardi e 200 milioni di
euro che Jocelyn Wildenstein ha ricevuto dal suo ex,
l’uomo d’affari Alec Wildenstein, nel 1999. Finora la
storia tra Jeff Bezos e la moglie sembrava la conferma
della convinzione che la comunione dei beni fosse la
5
prova della unità di una coppia: ci amiamo di più se non
facciamo patti prematrimoniali. Ora quel principio vacilla. «Mi fa orrore l’idea americana del contratto prematrimoniale, l’idea che prima di sposarsi ci si sieda con un
legale per stilare un insieme di norme è per me aberrante: in una coppia è sempre meglio collaborare in tutti i
sensi», dice Irene Pivetti, presidente della piattaforma
commerciale Only Italia ed ex presidente della Camera
dei deputati. «Però bisogna essere pratici: meglio la separazione dei beni. È quello che, a suo tempo, avevo
scelto per me». Da una parte i sentimenti, dall’altra il
patrimonio? «Penso che avesse ragione il poeta indiano
Rabindranath Tagore: “Nell’amore non esiste separazione, ma comunione dei cuori, per sempre”», commenta la
giornalista Myrta Merlino, conduttrice di L’aria che tira
(La7). «Se vuoi un legame forte devi avere la separazione
dei beni. Io mi sono sposata - e poi separata - molto
giovane, avevo 24 anni. Mio padre mi disse: “Prima delle nozze devi laurearti e avere un tuo stipendio”. Aveva
ragione. Se la tua autonomia è certa, stai meglio anche
nel matrimonio, perché non c’è il bisogno, il ricatto».
I comportamenti e le regole scritte stanno cambiando di
conseguenza. «In Italia i patti prematrimoniali sono ancora un tabù. Sia perché non previsti dalla legge, sia
perché ritenuti poco romantici», ammette Laura
Logli, avvocato matrimonialista. «Vero amore o no,
tuttavia, oggi sono pochissime le coppie che ricorrono alla comunione di beni. Quasi tutti scelgono
la divisione dei beni. La comunione era più diffusa
fino a 20 anni fa: erano i tempi in cui la partner non
lavorava e si tendeva a tutelare la donna come soggetto più debole».
Il divorzio dei Bezos appare così in una luce diversa. «La
domanda giusta da farsi, infatti, è: quanto ha contribuito
MacKenzie, in quanto donna d’affari e non in quanto
moglie del presidente, al successo di Amazon in 25 anni?»,
sostiene Daniela Santanchè, senatrice e imprenditrice.
«Bisogna tenere separati i due piani. L’indipendenza
economica è un valore insostituibile, perché i soldi servono a essere liberi. Vogliamo essere pari agli uomini?
Allora impariamo a pagare i nostri conti, a mantenere e
provvedere ai figli».
In Italia i giudici ne tengono già conto. «Al momento
della separazione», spiega l’avvocato Logli, «non esiste
più la tutela degli stessi privilegi di cui si godeva durante
il matrimonio. L’assegno divorzile viene dato al coniuge
più debole solo se c’è una forte disparità di reddito e se il
giudice accerta che, durante il matrimonio, il partner ha
fatto rinunce per permettere all’altro di affermarsi». Come provarle? «Forse un giorno arriveremo anche noi ai
patti prematrimoniali», dice Logli. «Nel frattempo, consiglio alle giovani spose di tutelarsi, nel caso vogliano
dedicarsi alla famiglia rinunciando a lavorare. Basta
anche un patto tra fidanzati, purché scritto. In caso di
divorzio, il giudice ne può tener conto». ■
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1O Notizie
DOVE CI PORTERÀ LA
TAV
IN 30 MILA SONO SCESI IN PIAZZA A TORINO A FAVORE DEI TRENI AD ALTA VELOCITÀ. QUI UN ESPERTO
SPIEGA PER GRAZIA I COSTI E I BENEFÌCI DI UN’OPERA DESTINATA COMUNQUE A CAMBIARE L’ITALIA
S
DI
Monica Bogliardi
ono scesi in piazza a Torino, il 12 gennaio, in un
flash-mob a favore della linea ferroviaria TorinoLione e i treni ad alta velocità (in breve, TAV) capaci
di raggiungere almeno 250 chilometri all’ora per i treni
passeggeri. Migliaia di cittadini hanno sostenuto la nuova
linea veloce che spacca il Governo, incontrando i favori
della Lega e molto meno quelli del Movimento 5 Stelle.
In attesa della relazione sull’analisi costi-benefìci chiesta
dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per valutare il progetto, che a fine 2016 è già stato approvato
dal nostro Parlamento, abbiamo cercato di capire quale
sarebbe l’impatto della Torino-Lione sui cittadini, sul
commercio e sul territorio. A guidarci è Bruno Dalla
Chiara, docente di Sistemi di trasporto al Dipartimento
di Ingegneria dell’ambiente, territorio e infrastrutture al
Politecnico di Torino.
DI CHE COSA SI TRATTA La linea collegherebbeTorino, con la retrostante rete TAV italiana, a Lione, con
la retrostante rete francese, lunga circa 260 chilometri.
Trasporterebbe sia passeggeri sia merci.
I COSTI È un’opera da circa 8 miliardi e mezzo di euro.
Bloccare i lavori già fatti, e cioè i primi 4,5 chilometri del
tunnel e poi i 20-25 chilometri di gallerie di servizio che
fanno accedere al tunnel, costa circa 2 miliardi. Unione
Europea e Francia chiederebbero subito indietro i 700
e i 350 milioni di euro spesi. Non solo: le aziende vincitrici delle gare d’appalto riscuoterebbero subito le penali
previste dai contratti. «Rispetto ad altre linee ferroviarie
ad alta velocità europee, la linea Torino-Lione costa di
più: scavare sotto una catena montuosa è più oneroso che
lavorare in pianura», dice Dalla Chiara. «Ma sono cifre
che non mi paiono proibitive. Per giudicarne il ritorno
anche economico bisogna aspettare decenni e pensare che
PR
la posta in gioco è transnazionale: la linea è un anello che
mette in rete l’Ovest Europa collegando reti ferroviarie
nazionali già esistenti, molto frequentate, che uniscono
città da uno-due milioni di abitanti». I CITTADINI Gli italiani coinvolti nel progetto sono
circa 40 mila. Tra Italia e Francia sono 112 i comuni
interessati, di cui 87 francesi e 25 italiani, 12 dei quali
“no-TAV”. «Sarà forte l’impatto sul turismo, ma anche
sulle relazioni. Pensiamo alla Parigi-Lione, prima linea
veloce europea, inaugurata nel 1982. In quell’anno tra le
due città viaggiavano circa 7 milioni di persone l’anno, ora
sono oltre 44 milioni e mezzo, con 240 treni al giorno che
sfrecciano nelle due direzioni. Importante: si creeranno
posti di lavoro nell’industria che già produce i treni ad
alta velocità, e produrrà anche i futuri treni merci, con
vagoni dotati finalmente di corrente elettrica e dunque
adatti a trasportare anche prodotti deperibili».
L’AMBIENTE La paura di molti è che, estraendo milioni
di metri cubi di roccia dalla montagna per scavare il
tunnel, verranno “a galla” amianto e uranio, pericolosi e
difficili da smaltire. «Finora però, mi risulta, di amianto
non se ne sia trovato. Di certo con la Torino-Lione si
darebbe impulso a un sistema di trasporto moderno e
vincente dal punto di vista energetico-ambientale: basato
su una rete elettrica, porta in dote l’indipendenza, almeno
parziale, dal petrolio».
IL COMMERCIO «Le merci potrebbero avvantaggiarsi
di connessioni veloci con adeguata capacità», spiega Dalla
Chiara. «Se poi il sistema ferroviario diventa competitivo,
attrae traffico e decongestiona la rete autostradale, anche
ligure, cui ora è affidata la stragrande maggioranza del
trasporto merci. Insomma, il commercio si razionalizzerebbe. Sarebbe un bene per tutti». ■
Foto ANSA
6
Circa 30 mila
persone
hanno
partecipato
alla
manifestazione
Pro Tav il 12
gennaio a
Torino in
piazza
Castello.
30
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1O Notizie
Se l’onorevole fa IL PAPÀ
IN SPAGNA IL LEADER DEL
MOVIMENTO PODEMOS,
PABLO IGLESIAS, HA PRESO IL
CONGEDO DI PATERNITÀ PER
SEGUIRE I FIGLI APPENA NATI,
LASCIANDO LA LEADERSHIP
ALLA SUA COMPAGNA.
UNA MOSSA CHE POTREBBE
PORTARE NUOVI VOTI
FEMMINILI AL PARTITO
DI Raquel García Álvarez
DA Madrid (Spagna)
7
I
I due leader del partito spagnolo Podemos: Irene Montero, 30 anni, e Pablo Iglesias, 40.
dire: per regolamento l’incarico spetta
a lei, perché è la portavoce del gruppo
parlamentare e, quindi, il numero due
del partito.
Anche loro, come tante altre coppie,
si sono conosciuti al lavoro. Perché
mai lei avrebbe dovuto rinunciare a
far carriera, una volta incinta? Quella
sì che sarebbe stata una mossa incoerente, sicuramente né progressista né
di sinistra, come invece è Podemos.
Montero, 30 anni a breve (è di una decina di anni più giovane di Iglesias), ha
preso parte alle sedute del Congresso
dei Deputati fino al giorno prima del
parto, molto prematuro, al 6° mese di
gravidanza. Ha scelto lei i nomi dei
figli, Leo e Manuel, perché il primo
dei due cognomi sarebbe stato quello
del padre, Iglesias. Bilanciati anche
così. E anche se la coppia Iglesias/
Montero è di fede repubblicana, il
Re Felipe VI e la Regina Letizia sono
stati tra i primi a telefonare per avere
notizie dei bambini. E loro, i genitori,
compostamente hanno ringraziato,
come hanno fatto con tutti i rivali
politici che si sono palesati nei tre mesi
passati dalla madre in ospedale.
Non è comunque la prima volta che il
dibattito sulla parità di diritti e doveri
nella cura dei figli riguarda la politica
di primo piano. È rimasta storica la
visita nel 2008 in Afghanistan della
ministra della Difesa, la socialista Carme Chacón (deceduta tre anni dopo,
a 46 anni): passò in rivista le truppe
spagnole incinta, con il pancione di
sette mesi. E, quando nacque suo figlio
Miquel, rimase a casa solo sei settimane, cedendo il restante periodo di
congedo al marito. Molto criticata fu
invece la vicepresidente del Governo
del Partito popolare, Soraya Sáenz de
Santamaría, quando decise di tornare
al lavoro 10 giorni dopo aver partorito.
Ora tutti pensano che la temporanea
uscita di scena di Pablo Iglesias e l’avvicendamento con la sua compagna a
cinque mesi dalle elezioni di maggio
(voto europeo e in varie comunità autonome) siano mosse rischiose, perché
l’immagine del partito è davvero molto
legata a lui, al politico coi capelli legati a coda di cavallo che indossa abiti
comprati al supermercato. “Chi non
rischia, non guadagna”, è un detto
spagnolo. E anche se Iglesias è un
leader carismatico, non è riuscito a
portare nuovi voti femminili al partito. Con Irene Montero alla guida
sarà diverso? Forse. ■
Foto LA PRESSE
n Spagna il leader del partito Podemos ha deciso di fare quello che in
tante donne chiediamo a compagni,
fratelli, mariti. Starci accanto, ma farlo
davvero, nella lotta per l’uguaglianza
in tutti gli ambiti.
Pablo Iglesias ha annunciato che fino
ad aprile avrebbe preso un periodo di
pausa dai suoi incarichi per occuparsi
dei suoi due piccoli gemelli, nati prematuri: «Non mi viene in mente un
programma migliore». Lui e la sua
compagna - di vita e tra i banchi in
Parlamento - Irene Montero, hanno
deciso di dividersi a metà le settimane di maternità, come se avessero un
contratto di lavoro. Nel loro caso, essendo entrambi deputati, è possibile
assentarsi temporaneamente facendo
una semplice richiesta. Una condizione particolare, tanto più che durante
le assenze ai parlamentari spagnoli è
concesso anche di votare da casa, col
voto telematico. Hanno comunque
voluto mostrarsi equivalenti e complementari in tutto, nella cura dei figli
come nel lavoro. E prima ancora che come Segretario generale della terza forza politica
spagnola, ora Iglesias si presenta sul
suo profilo Twitter come “padre”. Non
solo. Mentre lui si occupa di cambiare
pannolini, portare i piccoli dal medico,
coccolarli e far loro il bagno, è proprio
la madre dei suoi figli, una volta terminato il “congedo maternità”, ad aver
preso il posto del partner alla guida di
Podemos. Nessuno ha avuto niente da
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1O Notizie
Ora che Grillo sostiene
I VACCINI
D
8
ue leader politici di primo piano, in grado di influire
sulla vita di molti italiani, divisi su quasi tutto, per una
volta si sono trovati dalla stessa parte, uniti in nome
della scienza. L’ex premier Matteo Renzi, senatore del Partito
democratico, e Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5
Stelle, hanno firmato il Patto per la Scienza, scritto da due
immunologi, Roberto Burioni e Guido Silvestri. Una notizia
che fa clamore, visto che proprio il Movimento 5 Stelle è
stato considerato come un punto di riferimento da quegli
italiani che ritengono le immunizzazioni pericolose per la
salute o che si oppongono all’obbligo di vaccinare i propri
figli. Non a caso alcuni di loro, spiazzati dalla mossa di Grillo,
hanno lasciato commenti durissimi contro di lui sui social.
«Traditore, non avrete più il mio voto», è stata una delle
reazioni. Ma il fondatore del Movimento, sul suo blog ha
scritto: «Nella scienza non si crede: o si capisce oppure non
si capisce. È una modalità di comprensione delle cose del
mondo che deve essere capace di prescindere da qualsiasi
pregiudizio (quindi anche relativamente a un certo vaccino
o modalità di vaccinazione della popolazione)».
E ora che cosa succederà, dopo questa inattesa presa di
posizione? Riuscirà il Patto a far cambiare idea anche agli
scettici e al popolo dei “No Vax”, contrari alle immunizza-
Da sinistra, il senatore
del Partito democratico,
Matteo Renzi, 44 anni,
e il fondatore del
Movimento 5 Stelle,
Beppe Grillo, 70.
34
zioni? «Noi ci occupiamo di scienza e non di politica, ma il
fatto che l’ispiratore del Movimento 5 Stelle abbia aderito
in maniera così ferma e decisa, e non si sia tirato indietro
nemmeno dopo gli insulti che ha ricevuto sul suo blog, mi
fa ben sperare», commenta Roberto Burioni, professore
ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università VitaSalute San Raffaele di Milano. «I “No Vax”, seppur rumorosi,
sono pochissimi. Una percentuale minima degli italiani che,
però, può spaventare gli altri».
In ogni caso, Grillo ha sì ribadito di non essere un “terrapiattista” - una di quelle persone che credono che la Terra sia
piatta - ma anche di non aver mai cambiato idea sull’obbligatorietà dei vaccini: rimane contrario. «In realtà il collega
con cui ho scritto il Patto, Guido Silvestri, immunologo
all’università di Atlanta, negli Stati Uniti, non condivide
l’obbligo», dice Burioni. «In tanti Paesi non esiste, però riescono a raggiungere lo stesso tassi di vaccinazione altissimi.
In certi casi l’obbligatorietà è solo una scelta politica. Ma nel
2015, quando è stata reintrodotta in Italia, eravamo scesi
a un livello di persone vaccinate contro malattie infettive
pericolose pari a quello di un Paese del Terzo Mondo. Il
rischio che scoppiassero epidemie era concreto. Da quando
è stato imposto l’obbligo, invece, si è invertita la tendenza
negativa che si era innescata negli ultimi dieci anni. Che
sia dovuto alla legge, o alla maggiore consapevolezza delle
persone, non saprei. A me, però, fa tristezza che questo si sia
verificato in Italia: vorrei che la gente fosse più responsabile,
e che si vaccinasse perché sente che è giusto. Ma magari ci
arriveremo».
Il Patto potrebbe fare in modo che non venga messa a rischio
l’obbligatorietà. «La legge sembra funzionare, speriamo che
venga migliorata, a partire dagli aspetti dov’è carente, per
esempio l’accessibilità alle vaccinazioni», dice Burioni. E
allora, era proprio necessario un documento? «La scienza
e la salute pubblica sono qualcosa su cui dobbiamo trovare
concordia. È come nello sport: possiamo tifare squadre diverse, ma siamo tutti d’accordo sulle regole della partita. Lo
stesso avviene nel dibattito scientifico», spiega il dottore. «Le
regole sono tre: il rigore, la condivisione e la sottomissione al
giudizio dei colleghi. Noi vogliamo che i politici non discutano più di sciocchezze antiscientifiche, basta stupidaggini
sui vaccini. E lavoriamo per formare cittadini più maturi». ■
Foto CONTRASTO
IL PADRE DEL MOVIMENTO 5 STELLE, BEPPE GRILLO, HA FIRMATO CON ALTRI POLITICI
IL “PATTO PER LA SCIENZA”,RICONOSCENDO L’IMPORTANZA DELLE IMMUNIZZAZIONI.
IL VIROLOGO ROBERTO BURIONI, CHE HA LANCIATO L’INIZIATIVA, SPIEGA COME QUESTO
SIA SOLO IL PRIMO PASSO PER SCONFIGGERE I NEMICI DELLA MEDICINA DI Alessia Ercolini
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VUOI STAR ZITTA,
PER FAVORE?
Di Annalena Benini
9
Annalisa
Minetti,
42 anni,
conduttrice tv,
scrittrice
ed ex atleta
paralimpica.
L’insopportabile FELICITÀ
Gli insulti ad Annalisa Minetti, che ha postato sui social le foto con sua figlia
Elena, non hanno turbato la cantante non vedente. Ma dimostrano solo l’insensata
invidia verso chi ce l’ha fatta, invece di arrendersi alla disabilità
Foto MATTEO RASERO/LAPRESSE
È
vero che è più importante perdonare, superare, non lasciarsi ferire. La cantante Annalisa
Minetti, atleta paralimpica a cui a 18 anni
venne diagnosticata una malattia della retina che
l’ha portata alla cecità, ha risposto con un sorriso
e una dichiarazione d’amore alle persone che,
naturalmente su internet, hanno commentato in
modo odioso, violento, cattivo, l’immagine di lei
con la secondogenita, da pochissimo battezzata.
Lei è più forte, piena di felicità, e generosa e fiera.
Ma la domanda è: perché?
Perché a una persona adulta, che sicuramente nella
vita non ha affrontato soltanto gioie, una persona
che sa che cosa significa stare al mondo, viene in
mente di scrivere, sotto la foto di una donna con
i suoi figli, “Sei cieca e non dovresti avere figli”,
e ancora “Fossi cieca non metterei al mondo un
figlio che non potrei mai vedere”?.
Che cosa spinge queste persone a precipitare in
questo abisso di insensata crudeltà? Il fastidio per
la felicità altrui? L’invidia? Il risentimento? Un
cuore avvizzito? L’ignoranza assoluta dei sentimenti degli esseri umani?
È come se ci fosse, dentro gli “haters”, così vengono chiamati gli odiatori online, una molla che
fa scattare i peggiori pensieri senza pensiero e il
piacere di ferire, o di essere protagonisti di una
rissa senza sangue.
Un bullismo virtuale, e invece, evidentemente, un
sacco di tempo libero che potrebbe essere meglio
investito.
Come ha consigliato un’altra atleta paralimpica, Veronica Yoko Plebani, colpita da
meningite a 16 anni: «Uscite di casa, andate
a correre, fate sport». Per scaricare tutta questa
energia orribile e tossica, che investe le cicatrici di una ragazza bellissima che ha attraversato
l’inferno, o l’orgoglio di una madre per i suoi
figli. «Purtroppo per voi, continuerò a vivere e
a mostrare i miei traguardi», ha detto Annalisa
Minetti. Ma è inquietante il messaggio di questi
odiatori, se vogliamo accettare che dentro l’insulto
a una madre, o a una ragazza con addosso i segni
di una battaglia, ci sia un messaggio. Il messaggio
è: era meglio se ti arrendevi. Se rinunciavi a vivere.
Se ti chiudevi in casa, in una stanza buia. Se non
ci facevi vedere che la vita è bella e si può essere
anche felici, imperfetti e felici, imperfetti e fieri,
forti e tranquilli, o semplicemente vivi.
È questo che è imperdonabile, forse: la vitalità.
Che queste persone esprimono nel modo più truce,
come per sfidare la bontà degli altri. È una prova:
vediamo se sei davvero così felice come dici, così
forte, così vittorioso.
Be’, cari odiatori, la risposta è sì. Annalisa Minetti
ha parlato d’amore, Veronica Yoko vi ha sorriso per
tutto il tempo, e voi? Adesso tocca a voi dimostrare
che siete vivi. Magari chiedendo scusa. ■
35
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1O Notizie
10
Wanda Nara è l’agente del capitano
dell’Inter Mauro Icardi, suo marito.
E nonostante l’abilità negli affari, riceve più
critiche che applausi. Perché sta sfidando
le regole di un mondo maschile DI Marina Speich
Il calciatore dell’Inter Mauro Icardi, 25, e Wanda Nara, 32,
moglie e agente del giocatore, con i figli. Da sinistra: Francesca, 4,
Isabella, 2, Benedicto, 6, Valentino, 9, Costantino, 8.
È
una delle donne più potenti dello sport. Eppure Wanda Nara, la moglie e agente del centravanti e capitano
dell’Inter Mauro Icardi, è un personaggio che divide: c’è
chi l’ammira e chi non perde occasione di criticarla. La verità
è che in un Paese incline al sessismo come l’Italia, la signora
argentina, innegabilmente sexy (guardate il suo profilo
Instagram da 4,5 milioni di seguaci), impegnata in questi
giorni a rinnovare il contratto milionario del compagno, dà
fastidio soprattutto agli uomini. E questo avviene per almeno
tre motivi. Primo: un buon procuratore di calcio dev’essere
un maschio, come se le donne non potessero gestire gli affari
di questo sport, da sempre in mano a una “cupola” di uomini.
Secondo: un agente che si rispetti, non può presentarsi pub-
36
blicamente con scollature e abiti trasparenti, altrimenti non
è ritenuto credibile. Terzo: la moglie di un calciatore deve
stare al suo posto, accanto a lui, non davanti a lui.
Noi donne, invece, spesso tifiamo per Wanda. Perché finora
le poche protagoniste del calcio italiano, dall’ex presidente
della Roma Rosella Sensi alle allenatrici, hanno spesso
riprodotto un modello maschile: nei modi, nei linguaggi,
persino nell’abbigliamento. Nara, invece, con la sua immagine super-femminile, rappresenta una novità. La ragazza
della provincia di Buenos Aires, che a 19 anni si guadagnava
da vivere con programmi di cabaret, ha spinto all’estremo
la sua arma seduttiva. Magliette aderentissime, lato B in
vista, il suo stile ricorda quello della regina dei reality Kim
Kardashian. Ma foto e video hanno attirato ancora di più
l’attenzione mediatica, aumentando il suo potere. Sbaglia chi
la considera un’icona pop sbarcata nel mondo del calcio. Lei
cerca di ottenere il massimo per suo marito Mauro: fama,
soldi, gloria. Scardinando pregiudizi e usando social media
e tv. La strategia? Lanciare strali, provocare e poi aspettare.
Perché la moglie di Icardi ha compreso che follower e spazi
televisivi (è ospite della trasmissione di Italia 1, Tiki Taka)
l’hanno trasformata in un marchio. Ci sono procuratori più
navigati di lei, come Mino Raiola, che parlano da anni alla
stampa, ma in modo tradizionale. Wanda lo fa direttamente:
una sua foto su Instagram vale la prima pagina di un quotidiano sportivo.
A richiamare l’attenzione su di lei ci pensa anche l’ex marito,
il calciatore Maxi Lopez, oggi in Brasile, padre dei primi tre
figli di Wanda (che con Icardi ha avuto due figlie). Qualche
giorno fa lui ha dichiarato che Nara non assolve al ruolo di
madre. Lei ha risposto stizzita sui social: «Notizie false e
tendenziose». Ma una signora che riesce a gestire cinque
figli, trattare con gli sponsor e mettere l’Inter al muro, ha
grinta. Anche perché Icardi, si dice, potrebbe passare da uno
stipendio di quasi 5 milioni di euro all’anno a 7 (lei ne ha
chiesti 9). Per questo altri due calciatori interisti, e uno della
Roma, vorrebbero Nara come agente.
Certo, dovrà tornare presto a studiare. La Federazione internazionale del calcio, la Fifa, sta per varare nuove regole
per gli agenti dei calciatori. Ma qualche libro non spaventerà
certo Wanda. Mauro Icardi, intanto, a ogni sortita pubblica
la sostiene. Con le parole: «È il mio tutto». Ma anche con
regali stratosferici, dalla villa sul lago di Como a una RollsRoyce. In realtà, ciò che dà davvero fastidio di Wanda è che,
con uno stile vistoso, maneggia milioni. E se molti uomini
la odiano, le donne la invidiano, soprattutto le Wags, le
“mogli e fidanzate dei calciatori”: vedono in lei un esempio
da imitare. Sarà per questo che il mondo del calcio è così
preoccupato? ■
Foto GETTY IMAGES
IL CALCIO secondo Wanda
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VALIDA IN TUTTO
IL MONDO
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L’attrice
Margot
Robbie, 28
anni. Qui in
total look
Chanel.
C INE M A
Una Barbie di nome Margot
L’attrice australiana Margot Robbie sarà Barbie, la bambolamito nata negli Anni 50. E sarà anche tra i produttori della
pellicola, insieme con Warner Bros e Mattel Films. In realtà di
questo titolo si parla da dieci anni e per il ruolo di Barbie si era
pensato alle attrici Amy Schumer e poi Anne Hathaway. E
ancora oggi non è chiaro chi sarà il regista. «Sono così onorata
di assumere questo ruolo e produrre un film che credo avrà un
impatto positivo su bambini e sul pubblico di tutto il mondo»,
ha dichiarato Robbie. «Giocare con Barbie promuove la fiducia,
la curiosità e la comunicazione e una bambina attraverso questa
bambola scopre se stessa». Prima del film su Barbie, vedremo
Robbie sul grande schermo in C’era una volta a Hollywood di
Quentin Tarantino. (Marina Speich)
T V DUE PAPI PER SORRENTINO
L’AUTOLAVAGGIO
diventa su misura
Basta con le code
all’autolavaggio. L’idea è
semplice: scaricate
l’app di Telepass Pay e
prenotate il lavaggio
della vostra auto o moto
mentre è parcheggiata.
Basta segnalare dove si
trova e a che ora volete
che venga lavata. Gli
operatori la puliranno lì
dove si trova. Il servizio,
realizzato in partnership
con Wash Out, è
attualmente disponibile
a Milano, ma sarà
esteso ad altre città.
Prevede la pulizia di
38
carrozzeria esterna,
vetri e cerchioni con
prodotti biodegradabili
e non inquinanti. Il
costo viene addebitato
direttamente sul conto
Telepass Pay a fine
mese. Un servizio che si
aggiunge ad altri
disponibili nell’app:
parcheggio in diverse
città, acquisto dello
Skipass di Madonna
di Campiglio, saldo
del bollo auto
e prenotazione e
pagamento della
corsa del taxi.
RE A L I
Meghan come Diana
«Meghan Markle si sta
comportando come Diana.
Si vuole ritagliare un ruolo
tutto nuovo all’interno della
famiglia reale», dice severo
Paul Burrell, il biografo ufficiale
di Lady D. E poi aggiunge:
«Bukingham Palace è un campo
minato. Tutti sembrano gentili con
Meghan, ma non è così». Inutile
negarlo: la duchessa di Sussex
(nella foto con il marito Harry)
ha spesso un comportamento
trasgressivo rispetto alle regole
della famiglia reale e a volte viene
criticata. Eppure è uno dei
personaggi più amati dal popolo
britannico e sui social.
Foto GETTY IMAGES, COURTESY CHANEL
L A NO V I TÀ
Il regista premio Oscar Paolo
Sorrentino sta girando la seconda stagione di una serie tv
tra le più attese: The Young Pope, che però cambia nome,
sarà intitolata The New Pope. E,
forse, cambierà anche papa:
accanto all’attore Jude Law ci
sarà anche John Malkovich,
entrambi, da sinistra, nella prima foto ufficiale. La serie tv
uscirà in otto puntate e sarà
trasmessa dopo l’estate.
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M OD A
Maialini d’autore
Il 5 febbraio 2019 comincerà il Nuovo Anno
secondo il calendario cinese e Gucci celebrerà
l’Anno del Maiale con una speciale collezione
di capi, da donna e da uomo, ma anche piccola
pelletteria e accessori. In alcuni casi il soggetto è
una rappresentazione disegnata da Gucci, in altri
si tratta dei personaggi Walt Disney del cartone
animato I Tre Porcellini del 1933. Maialini
campeggiano su colorati pigiami da donna,
T-shirt, felpe, berretti, calze, cardigan, sneakers,
zaini in tessuto, borse e portafogli, ma anche su
due esclusive spille, un bracciale, un orologio.
Sull’app Gucci saranno disponibili contenuti
esclusivi e interattivi (nella foto, uno sfondo per
smartphone) che daranno vita al personaggio
del maiale: gli utenti avranno la possibilità di
scattare selfie o filmare video ballandoci insieme.
P RO TA GONI S T I
L’arte secondo Carlo
«Credo che un artista debba saper osservare. Io sono molto interessato
al concetto di vuoto: per tanti non esiste, per me, invece, è qualcosa che non
si conosce». Carlo Cossignani (nella foto, con giacca Sandro, pantaloni
Stella McCartney e scarpe adidas Originals) è l’artista italiano che usa
pittura, scultura e video per riflettere sul mondo contemporaneo e sulle
relazioni interpersonali. Sua è Drawing on big scale, l’installazione esposta
alla Triennale di Milano e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna
e Contemporanea di Roma: un gigante groviglio d’ottone, che, a seconda
del punto di vista dell’osservatore, cambia forma. Ma stavolta Grazia.it
ha chiamato Cossignani a interpretare lo stile contemporaneo maschile, in
un servizio esclusivo. In cui, ovviamente, si è parlato anche di arte:
«Per me», dice lui, «è come inventare una nuova lingua e trovare i propri
codici con cui, poi, elaborare un discorso». (S.P.)
BALLA CON
LE SPICE GIRLS
foto di PAOLO COLAIOCCO
LA BAND CERCA
BALLERINI PER IL TOUR
DI CONCERTI DEL 2019
SU GRAZIA.IT
QUESTA
SETTIMANA
BELLEZZA: I NUOVI
FONDOTINTA
PER UNA PELLE
PERFETTA.
SCARPE:
I MODELLI DELLA
PRIMAVERA/
ESTATE 2019.
39
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Con i suoi video ironici Lele Pons
è la star del web seguita da 32
milioni di persone. Grazia l’ha
fotografata a Los Angeles e ha
raccolto la storia unica di questa
ragazza introversa, che ha deciso
di superare ogni insicurezza
mettendosi davanti a una telecamera
FOTO DI
40
Federica Volpe DA Los Angeles
Brian Higbee ST YLIN G DI Dani + Emma
DI
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
Come sono
diventata un
GR A ZI A• STA R DI COPERTINA
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Per la star del web
Lele Pons, 22 anni,
top monospalla (Liu
Jo), orecchini (Ellery).
Pagina accanto: tunica
in voile sovrapposta ad
abito in fantasia a fiori,
sneakers Chain
Reaction (tutto
Versace).
41
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42
GR A ZI A• LELE PONS
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Blazer in tessuto
tecnico più pantaloni
a sigaretta su top
monospalla (tutto
Liu Jo). Orecchini
(Mulberry). Pagina
accanto: completo
pantaloni (Tory Burch)
su camicia con maxi
collo, orecchini e sabot
(tutto Mulberry).
43
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Soprabito in vitello
su chiodo in pelle
bicolore (tutto
Dsquared2), calze
(Mulberry), sneakers
(Joshua Sanders).
Pagina accanto: top
con ricami di pietre
su camicia e gonna
(tutto Ellery).
44
GR A ZI A• LELE PONS
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GR A ZI A• LELE PONS
ome si passa dall’essere “Viner”, ovvero utente della piattaforma di condivisione di video Vine, all’essere una delle
persone più influenti al mondo? Me
lo domando mentre attendo la webstar americana Lele Pons negli uffici
del suo management a Los Angeles.
Lei - attrice, cantante, influencer - la
risposta a questa domanda la conosce benissimo,
essendo la protagonista di un’incredibile storia di
perseveranza e intelligenza. Nei suoi video scherza
spesso sulla sua goffagine, ma quando mi chiede:
«Parliamo in italiano?», la pronuncia è perfetta.
La lingua le è nota, perché i bisnonni materni
sono originari del Veneto e ha da poco chiuso
una relazione con un ragazzo italiano, con cui ha
affinato l’accento.
Il cinema, la tv, internet e ora anche la musica:
Lele, pseudonimo di Eleonora Pons Maronese,
sta provando a conquistare il mondo dello show
business, ma s’intuisce che è ancora una ragazza
fragile. «Io ho la pelle dura, ma a volte anche quella si scalfisce», ci confesserà nel corso di questa
intervista. Perché in fondo ha 22 anni e perché la
responsabilità di parlare a 32 milioni di follower
su Instagram è difficile da gestire.
Come nasce il fenomeno Lele Pons?
«Circa cinque o sei anni fa, quando avevo 17 anni,
ho girato il mio primo video su Vine (il servizio ora
è chiuso, ndr). Da lì ho cominciato ad affrontare
i classici cliché adolescenziali: un brutto voto, la
prima cotta. Dopo il liceo, ho raccontato i problemi in famiglia, il trasferimento a Los Angeles dal
Venezuela su tutti i social, da Instagram a YouTube. Una delle ragioni fondamentali dietro al mio
successo è che nei primi video non ho mai parlato:
grazie alla gestualità potevo essere capita da tutti,
senza confini».
Che cosa l’ha spinta a fare e condividere dei video?
«Durante gli anni della scuola sono stata impopolare. Quando ho notato che i miei compagni
si iscrivevano a Vine, ho provato anch’io a fare
come loro, ma di base sono una solitaria e questo si
percepisce nei miei filmati. È per questo che tante
persone si sono identificate. All’inizio volevo solo
46
essere come gli altri, poi ho capito che la mia forza
sarebbe stata quella di differenziarmi. Ora ho più
di 32 milioni di amici in giro per il mondo».
Come ha reagito a questo enorme riscontro da parte del pubblico?
«Non me l’aspettavo. Tuttavia, non è stato un successo costruito in un secondo, è stato un processo
lunghissimo. Ricordo che quando ho raggiunto i
primi 1.000 follower su Instagram, mi sono detta:
“Wow, ce l’ho fatta”. Poi, qualcuno ha iniziato a
riconoscermi per strada, un agente mi ha scritturata,
sono arrivati i primi premi. Ora, per esempio, sono
nel bel mezzo di un’intervista con voi per la copertina di un settimanale importante come Grazia e mi
dico, di nuovo: “Mio Dio, ce l’ho veramente fatta”.
Nel futuro, non so che cosa succederà».
La sua famiglia che cosa ne pensa?
«Loro non sanno bene come funzionano i social
media. Alcune volte saltavo la scuola per fare i miei
video e mio padre si infuriava e diceva la classica
frase: “Non è un lavoro, vai a studiare”. Ma anche
se non lo capiscono, mi appoggiano e sono contenti
di vedermi felice».
Come sceglie i contenuti da condividere?
«So bene quello che i miei follower vogliono vedere
e io li accontento. Ci vuole equilibrio. Per lo più
realizzo video divertenti, che puntano sull’ironia,
ma qualche volta condivido foto sexy. Intendo
educare i miei fan e far capire loro che comunque
ho 22 anni, non sarò sempre quella ragazzina che fa
video liceali e desidero che loro crescano con me». Com’è la Lele privata?
«Mi definirei sociopatica, proietto tutto quello
che sento nei miei video perché non sono brava a
comunicarlo a parole. Vivo in un mondo tutto mio,
come tutti i creativi. Mantengo una riservatezza
assoluta sulla mia famiglia, perché tengo quella
parte di vita solo per me».
Che tipo di bambina era?
«Ero tremenda. Se in casa o a scuola succedeva un
guaio, era sicuramente colpa mia. Non parlavo, ma
mi facevo notare con le mie azioni. Ricordo che,
avrò avuto tre anni, c’era uno scivolo acquatico alto
quanto un palazzo di tre piani, ma era in costruzione, non c’era acqua nella piscina. I miei chiamarono
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Abito a fiori con profili
di piume e cintura
più décolletées aperte
(tutto Mulberry).
Trucco: Nicole
Walmsley@The Wall
Group. Pettinature:
Clayton Hawkins
@Starworks Artists.
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GR A ZI A• LELE PONS
la polizia perché non riuscivano a trovarmi e a un
certo punto un poliziotto mi ha vista saltellare sul
ponte di lancio dello scivolo. Se avessi fatto solo un
passo sarei morta. Amavo il rischio e l’adrenalina.
Da adolescente non avevo amici con cui fare pazzie,
ma ero sicuramente una ragazza che voleva essere
al centro dell’attenzione».
C’è una cosa che nessuno sa di lei e mai immaginerebbe vedendo i suoi video?
«Sto lavorando a un documentario nel quale racconto alcuni disturbi di cui soffro. Sarà un documentario molto intimo, spiegherà esattamente che
cosa accade dietro le quinte, nella mia vita di tutti
i giorni e chi sono davvero».
Solidarizza spesso con chi è vittima di bullismo o
soffre di solitudine e usa anche in questi casi il linguaggio dell’ironia. Perché?
«Se sei solo, non puoi fingere di non esserlo. Questo è anche il motivo per cui quando frequento
qualcuno non lo rivelo mai, perché voglio che le
persone capiscano che essere single, essere soli, è
ok. Molte ragazze oggi sentono di doversi fidanzare con qualcuno per non sembrare sole. Non è
il mio caso. E quando sono innamorata, non ho la
necessità di fare proclami. Non voglio essere quella
col fidanzato, voglio essere la ragazza che sta bene
anche con se stessa, che sta bene anche quando sa
di non essere perfetta».
Soffre ancora di solitudine?
«Sono fermamente convinta che in quest’ambiente
tutti si sentano soli. Ora ho molti amici e una grande squadra che lavora con me, ma emotivamente
sì, spesso mi sento molto sola».
Il settimanale americano Time l’ha def inita una
delle persone più influenti al mondo. Visto il suo
spirito solitario, condividere con milioni e milioni
di follower non diventa mai troppo pesante?
«Sì, per questo non esco molto. Adoro stare a casa,
ma non sono una festaiola. Quando dico che sono
“sociopatica” non è una battuta. Socializzare, sembra
un gioco di parole, per me è difficile e ogni giorno
sono circondata da centinaia di persone, quindi mi
piace godermi i momenti con me stessa. L’aspetto
più negativo della fama è dover accettare che tutto
ciò che fai sia pubblico e soggetto a critiche. Certo,
più grandi si diventa, più numerosi saranno quelli
che ti odiano. Ma essere sicuri di sé fa scivolare via
tutto questo, che è la cosa più difficile. Internet può
distruggerti. È fondamentale avere la pelle dura».
E lei ce l’ha?
«Sì, io ho la pelle di un coccodrillo, ma certe volte
non basta a proteggermi. Cerco di circondarmi di
persone positive, frequento un terapista perché
penso sia fondamentale tirare fuori qualsiasi tipo di
malessere. È salutare vedere le cose anche da un’altra
prospettiva, perché non possiamo risolvere tutti i
nostri problemi da soli, abbiamo bisogno d’aiuto».
Musica, cinema, televisione. Se potesse scegliere, qual
è l’ambito che sente più suo?
«Sogno una telenovela. Da bambina non ho frequentato molto la scuola: piangevo spesso, la mia
mamma mi faceva restare a casa. Praticamente
sono cresciuta con la babysitter per cinque anni
e lei guardava le telenovelas tutto il giorno. Per
i primi anni della mia vita non ho parlato molto,
guardavo solo la tv con lei. Questo forte desiderio
lo collego sicuramente alla mia infanzia. Conosco
tutte le telenovelas, adoro le storie commoventi e
drammatiche».
È stata tra i giudici della versione messicana del
talent show The Voice. Come descrive quell’esperienza?
«È stata dura, ma mi è piaciuto. Credo di avere
imparato molto. Quando partecipo a un progetto,
ne guardo l’inizio e la fine: se noto che c’è una differenza, allora capisco di aver fatto un buon lavoro».
È protagonista di molti video musicali, con i cantanti Camila Cabello o J Balvin, per citarne solo un
paio. Poi ha deciso di cimentarsi in Celoso, il suo
primo singolo. Perché?
«Celoso è l’inizio della mia carriera musicale. Sì, ho
collaborato con tanti artisti, ma Celoso è solo mia
ed è solo l’inizio. Questo è il miglior momento per
i latini, sono stati i miei amici Anitta e J Balvin a
spingermi a lanciarmi».
Nei suoi video spesso balla il reggaeton, ritmo portoricano, e la sua musica ha uno stile “caliente”, caldo, molto f isico. Che rapporto ha con il suo corpo?
«Sono latina e dalle sudamericane ci si aspetta seno
e lato B pronunciati. Come modella, sulle passe-
«Non voglio essere la ragazza col fidanzato, voglio essere
la ragazza che sta bene anche con se stessa, anche
quando sa di non essere perfetta»
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GR A ZI A• LELE PONS
relle, non avrei futuro. Vivere a Los Angeles, dove
esiste solo un tipo di fisico, che non è certo quello
“curvy” delle latine, può farti sentire inadeguata.
In Brasile e Messico potrei uscire nuda: lì, se non
hai cellulite, non sei nessuno. Mettiamola così: le
mie insicurezze derivano più che altro dal luogo
in cui mi trovo».
Com’è nata la sua amicizia con l’imprenditrice digitale Chiara Ferragni e suo marito, il rapper Fedez?
«Chiara mi ha mandato un messaggio privato su
Instagram facendomi i complimenti e abbiamo
iniziato a chattare. Io non sapevo nulla degli influencer italiani, ma conoscevo lei, anche perché la
mia famiglia ha origini italiane e grazie a loro ho
iniziato a seguirla, diventando poi una fan del suo
stile. Adoro suo figlio Leone. Quando è venuta a
Los Angeles con Fedez, le ho scritto chiedendole di
incontrarci e siamo andate a pranzo insieme, c’era
anche la mia migliore amica, Hannah Stocking
(modella, influencer, 15 milioni di follower, ndr).
È stato divertente perché loro non sapevano che
io sapessi l’italiano. Quando abbiamo iniziato a
parlare nella stessa lingua abbiamo legato subito.
È bello incontrarsi per essere prima amici che fan,
è quello che è successo a noi».
In un futuro collaborerà anche con Fedez?
«Mi piacerebbe molto. Vorrei cantare in italiano e
fare un brano italo-spagnolo».
Lei documenta spesso i suoi momenti con personaggi noti. Che cos’è successo quando ha incontrato il suo
più grande mito, la popstar Shakira?
«È stato a un suo concerto. Il passaggio dal sogno
alla realtà è stato un déjà vu, aveva il sapore del “già
visto”, perché l’ho desiderato e immaginato così
tante volte. Quando l’ho incrociata, avrei voluto
urlarle: “Adottami”. Lei sapeva chi fossi, perché ho
cercato di arrivare a lei in tanti modi: condivido
molte sue foto, chiedo ai miei amici del mondo
dello spettacolo di farle avere messaggi da parte
mia. In sostanza, le faccio tanta pubblicità gratuita, ma ormai Shakira non può andare da nessuna
parte senza sentirsi dire da qualcuno che Lele Pons
l’adora. Ho messo anche sul cellulare la mia foto
con lei come sfondo».
Siete rimaste in contatto dopo quell’incontro?
«No e non voglio, perché desidero che rimanga un
idolo irraggiungibile. E non intendo esserle amica,
lei è la mia icona e pretendo che resti tale perché
significa troppo per me. Idolatria e amicizia non
devono essere mischiate, lei per me è ciò a cui
aspirare».
Che cosa si aspetta dal domani?
«Vorrei avere una famiglia e dei figli. Non so se avrò
un uomo accanto, dopo il divorzio dei miei genitori
non do nulla per scontato, ma sicuramente voglio
molti bambini. Prima di ogni altra cosa, desidero
ardentemente una famiglia. Per quanto riguarda
la carriera, vorrei che ci fosse molta musica, tanti
video e uno show televisivo con la mia migliore
amica Hannah». ■
I COLORI DI LOS ANGELES
La splendida luce naturale della “Città degli angeli” è il punto di
partenza del nostro servizio fotografico e il fotografo Brian
Higbee ha scattato le foto come fosse un reportage. La
naturalezza di Lele Pons e la moda colorata e di tendenza scelta
dalle due stylist di Grazia Dani ed Emma, losangeline doc, hanno
contribuito a creare un’immagine giovane e di tendenza.
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the floral eau de parfum
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Foto EVENING STANDARD/CONTRASTO
GR A ZI A• SPECI A LE
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LA TOP MODEL
BRITANNICA
ADWOA ABOAH,
26 ANNI. QUI
LA RACCONTA
L’INFLUENCER
AMERICANA
TAMU
MCPHERSON.
Adwoa Aboah
è una top model e
un’attivista. E la sua
forza, dice l’influencer
Tamu McPherson,
non è apparire diversa
dalle altre, ma essere
contemporanea
o incontrato per la prima volta l’attivista e modella Adwoa Aboah a
Milano, dopo le sfilate dell’autunnoinverno 2016: i fotografi si affollavano
intorno a lei per catturare il suo stile
“off-duty”, informale ma perfetto. Da
anni Aboah, oggi 26enne, colleziona
campagne pubblicitarie, copertine di
giornali ed è richiestissima sulle passerelle. Ma lei è anche la co-fondatrice
di GurlsTalk, profilo Instagram in cui
le donne possono condividere le loro
esperienze su salute mentale, sesso,
immagine esteriore. La stessa top
model ha parlato dei suoi problemi
di autostima, della lotta personale
contro la depressione e di un tentativo di suicidio nel 2015. Per questo
motivo è considerata uno dei leader
di nuova generazione. Sono giovani
che “indossano” le loro esperienze e
le condividono a beneficio degli altri,
evitando l’imbarazzo o la vergogna.
Aboah, quindi, ispira non perché sia
diversa, ma perché è contemporanea.
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GR A ZI A• GENER A ZIONE YOUNG
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
IL CANTANTE
CANADESE SHAWN
MENDES, 20 ANNI.
IL SUO TOUR
MONDIALE IN
MARZO FARÀ TAPPA
IN ITALIA,
A BOLOGNA
E A TORINO. QUI LO
RACCONTA CHIARA
TORTORELLA, 36,
DJ E CONDUTTRICE
DI RADIO R101,
EMITTENTE
UFFICIALE DEL
TOUR 2019.
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Foto ROGER KISBY/CONTRASTO, COURTESY OF DELFINO SISTO LEGNANI&MARCO CAPPELLETTI
La popstar canadese Shawn
Mendes ha raggiunto il successo
rivendicando le sue origini europee.
Qui lo racconta la dj Chiara
Tortorella, che l’ha conosciuto
in un’occasione molto speciale
hawn Mendes è giovanissimo, ha solo 20 anni, ma
è un talento completo: ha una cultura musicale profondissima, viene da una famiglia che gli ha fatto
apprezzare i grandi del rock, dai Led Zeppelin ai
Rolling Stones. Ha una voce bellissima che sa già
come usare per emozionare chi lo sente dal vivo e una
padronanza perfetta di chitarra e pianoforte. E, da vero
rappresentante della “young generation”, si muove benissimo sui social network. Proprio il web lo ha lanciato: è lì
che si è fatto conoscere, nel 2014, pubblicando una serie
di video e di cover che hanno avuto fortuna e che hanno
creato lo zoccolo duro dei suoi 39,4 milioni di follower.
Il rischio che da questa avventura partita quasi per gioco
potesse arrivare un flop c’era. E invece siamo ancora qui a
parlare di lui, perché dietro il fenomeno Shawn Mendes
c’è un vero talento: prima, nel 2015, è arrivato il brano
Stitches, un successo planetario. Basti pensare che, con
quell’unica canzone alle spalle, nell’estate del 2015 ha
aperto il tour mondiale della popstar Taylor Swift.
Io l’ho intervistato per Radio R101 a Londra, prima del
lancio del suo terzo album Shawn Mendes. E ho capito
che lui adora sentirsi canadese ed europeo insieme. Mi
ha parlato della sua passione per l’hockey su ghiaccio, ma
anche delle sue radici portoghesi e inglesi. Non è un caso,
ma il mio brano preferito è proprio In My Blood, candidato
ai Grammy Award di febbraio come Canzone dell’anno,
che racconta proprio del suo sangue europeo.
È anche un bellissimo uomo, con un fisico atletico e l’aria
ingenua del ragazzo della porta accanto. Forse è proprio
questo che ti conquista di lui: il fatto che muova le corde
del ragazzo educato di altri tempi, con un look pieno di
stile, un po’ alla Justin Bieber, ma nello stesso tempo è un
sulfureo animale da palcoscenico. Shawn è un musicista
vero, non un fenomeno creato a tavolino. Presto verrà in
Italia, a Bologna e a Torino, per il nuovo tour che debutta
in marzo. E spero di incontrarlo ancora. Sono curiosa di
vedere, visto che adora sperimentare, come mi ha detto,
quali strade prenderà. (testo raccolto da Monica Bogliardi)
L’ARTISTA
SPAGNOLA
COCO CAPITÁN,
26 ANNI. QUI LA
RACCONTA LO
YOUTUBER E
POETA
FRANCESCO
SOLE, 26. IL SUO
ULTIMO LIBRO È
L’AGGIUSTACUORI
(MONDADORI).
Gli slogan pensati per Gucci
hanno fatto di Coco
Capitán un fenomeno virale.
«Trova le parole giuste», spiega
lo youtuber Francesco Sole
che qui ne svela il talento
pagnola e cuore cosmopolita, Coco Capitán, 26 anni,
è fotografa, street artist e “instapoet”, poetessa di
Instagram. È una giovane donna che dipinge con
le parole. Scrive con pastelli e gessetti i suoi pensieri e
li mette su Instagram. Le parole, così, diventano arte,
come succede con le immagini.
Le frasi di Coco catturano emozioni, riflettono inquietudini, nostalgie e speranze. I misteri feroci dell’amore
e la fragilità dell’esistenza. Quando la maison Gucci ha
stampato i suoi aforismi su maglie, borse e sui muri di
Milano e New York (uno è “Common sense is not that
common”, cioè “Il buon senso non è poi così comune”),
ha avuto un significato molto forte. Questa contaminazione avvicina i giovani alla poesia, che ha una forza
rivoluzionaria: nel momento più cupo può salvarti la vita.
Coco ha iniziato come fotografa di moda, ma è interessata ai difetti, gioca con l’imperfezione. Nei suoi aforismi
ci sono critiche sociali, pensieri sul presente e ansie per
il futuro. Dà voce ai dilemmi delle persone ed è questo
è il segreto del suo successo. Le sue frasi esprimono un
punto di vista fuori dal coro ed è a questo che serve la
poesia: a trovare qualcosa di abbastanza reale da indossare. È una delle ragioni per cui Coco piace a giovani:
un’artista come lei è qualcosa di nuovo, dirompente e
fresco. (testo raccolto da Federica Ginesu)
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BEBE VIO,
21 ANNI,
CAMPIONESSA
PARALIMPICA
(TOTAL LOOK
DIOR). QUI È
RACCONTATA
DALLA
DEPUTATA
GIUSY VERSACE,
EX ATLETA, 41,
E AUTRICE
DEL LIBRO PER
RAGAZZI
WONDERGIUSY
(MONDADORI).
La fiorettista Bebe Vio ha vinto ogni
sfida. E il suo successo, dice a Grazia
l’ex atleta Giusy Versace, ha cambiato
il nostro sguardo sulla diversità
onosco Bebe Vio da quando, a 11 anni, è stata colpita dalla meningite, perdendo le braccia e le gambe. L’ho vista crescere, diventare energica e solare. Oggi, a 21 anni, è campionessa europea
e mondiale di fioretto individuale ed è una ragazza che manda
sempre messaggi positivi. Il segreto del suo successo è questo:
Bebe è una che “mangia” la vita come un affamato, che la “beve” come un assetato. Lei non molla mai. Non è un caso se Bebe, il pilota
Alex Zanardi e io stessa, che ero velocista, veniamo dal mondo dello
sport. La gente ha imparato ad apprezzarci per le nostre imprese e,
grazie a questo, l’Italia ha finalmente acceso i riflettori sulla disabilità. Sembra una novità, ma all’estero accade da tempo. Appena due
anni fa, quando il marchio Dior ha vestito Bebe per la cena alla Casa
Bianca con l’allora presidente Barack Obama, tutti rimasero stupiti.
Anch’io, quando nel 2014 ho partecipato alla trasmissione Ballando
con le stelle, ho destato stupore come prima disabile a entrare in uno
show televisivo così seguito. E nessuno immaginava che avrei potuto vincere. In altri Paesi, invece, è normale. L’Italia sta colmando
questo ritardo culturale e Bebe ci ha insegnato a vedere la “diversità”
con un altro sguardo. Perché la disabilità è solo negli occhi di chi ti
osserva. Lei è fiera delle sue braccia e gambe in titanio e le mette in
mostra. Significa che ha raggiunto un grande equilibrio personale. E
noi dobbiamo abbracciarla, perché abbiamo bisogno di personaggi
coraggiosi come lei. (testo raccolto da Marina Speich)
56
Per molti Luis Sal è un 20enne
che posta video divertenti e un
po’ assurdi sul web. Ma l’autore
Matteo Grandi scrive qui che,
invece, è un imprenditore che ha
capito la forza della creatività
n milione di follower su Instagram, quasi altrettanti sul suo canale YouTube: non bastano i
numeri a spiegare il fenomeno Luis Sal, ma sul
web le cifre a sei zeri raccontano quasi sempre
qualcosa. In un mondo, quello online, in cui
la maggior parte dei giovani sgomitano cercando di
ritagliarsi un po’ di visibilità, chi riesce a sfondare ha
trovato una chiave originale.
Partiamo dai dati oggettivi: bolognese, 21 anni, “fisicato” e patito di fitness, Luis è nato in una famiglia
di artisti e il suo nome all’anagrafe è Sergio Lerme. È
uno youtuber, cioè un ragazzo che realizza e pubblica
video sulla piattaforma digitale YouTube, e anche un
fenomeno da classifica libraria (il suo primo libro Ciao,
mi chiamo Luis è stato un bestseller). Ma lo è in modo
anomalo. La sua vera attitudine, infatti, è quella del
perfomer. Luis conduce esperimenti sociali sul mondo,
sugli altri ma, soprattutto, su se stesso. E partorisce
clip apparentemente senza un senso che hanno, però,
una potenza visiva enorme. Si potrebbe dire che fa cose
stupide facendole sembrare intelligenti. Guardare i suoi
video ti mette addosso una sensazione di disagio. Inizi
pensando “che cos’è questa roba”, prosegui catturato
da una specie di attrazione morbosa. Il primo video in
cui mi sono imbattuto mostra Luis che si abbuffa di
banane per vedere quante riesce a mangiarne (alla fine
arriva a 20 di fila). Poi c’è stato Bei rutti a Beirut: in un
montaggio di due minuti, lo youtuber prende un aereo e
va a Beirut, in Libano, solo per poter digerire in maniera
sguaiata in mezzo a una strada. Quando gli ho chiesto
il perché di una scelta del genere, mi ha risposto con la
sua aria sorniona: «Perché non ci aveva ancora pensato
nessuno». Per inciso, di quel video continuo a pensare
che sia una delle cose più assurde che abbia mai visto,
ma non riesco a togliermelo dalla testa.
Un’altra delle cose sorprendenti di questo ragazzo è
stata la sua ascesa velocissima. In poco più di un anno
è passato da zero a un milione di seguaci. Ed è stato
accolto subito dal Gotha dei più influenti italiani della
nuova generazione, come il rapper Fedez e il cantante
Fabio Rovazzi. Il ragazzo è intelligente, sa comunicare e
usa il tono e un linguaggio pressoché inediti alle nostre
latitudini. Ed è questo il mix che ha decretato la sua
popolarità. Una volta l’ho sentito affermare: «Sono la
start up di me stesso». Dire che sia un imprenditore
innovativo è la definizione più calzante e geniale che
si possa usare.
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Foto LEONARDO RUSSO, IVAN GENASI
GR A Z I A • GEN ER A Z ION E YOU NG
LO YOUTUBER LUIS SAL, 21 ANNI.
HA PUBBLICATO CIAO, MI
CHIAMO LUIS (RIZZOLI). PER
GRAZIA LO RACCONTA L’AUTORE
MATTEO GRANDI, 44.
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GR A ZI A• GENER A ZIONE YOUNG
Foto MAARTEN DE BOER/GETTY IMAGES
La serie tv Stranger Things ha fatto
di Millie Bobby Brown la teenager
più promettente di Hollywood. La sua
unicità? Saper alternare, spiega qui la
giovane attrice Mariasole Pollio,
rabbia e spensieratezza
L’ATTRICE MILLIE
BOBBY BROWN,
14 ANNI,
PROTAGONISTA
DELLA SERIE TV
STRANGER
THINGS
(LA 3ª STAGIONE
INIZIA
IL 4 LUGLIO SU
NETFLIX).
PER GRAZIA
LA RACCONTA
L’ATTRICE
MARIASOLE
POLLIO, 15.
ecitare nella serie Stranger Things è il sogno di tutti
noi ragazzi nati negli Anni 2000. Intanto perché è
ambientata negli Anni 80 e noi non li abbiamo vissuti:
colori, vestiti, strumenti analogici sono elementi che
non abbiamo mai sperimentato e che non possiamo
dare per scontati. E poi c’è lei, l’attrice Millie Bobby
Brown, la 14enne protagonista della serie: l’adoro.
La prima volta che l’ho vista mi ha letteralmente rapita. Non
riuscivo a capire se fosse maschio o femmina. Aveva la testa
rasata, che le dava un’aria sofferente, ma le permetteva anche
di dare più enfasi allo sguardo, al corpo e alla voce. È capitato
anche a me una volta di recitare con i capelli raccolti: è stata
una scelta del regista per mettere alla prova le mie capacità
espressive.
Ho guardato con attenzione le due stagioni della serie, mi
piace osservare gli altri attori. E mentre vedevo Millie nel ruolo
di Undici non riuscivo a fare a meno di pensare alle nostre
somiglianze. Siamo quasi coetanee, io ho 15 anni e lei 14, ed
entrambe abbiamo iniziato a lavorare presto nel cinema. Ha un
talento naturale per i ruoli drammatici, nella sua recitazione ho
visto verità, emozioni allo stato puro, empatia. Nella serie ha
una storia difficile, fatta di abbandono e di solitudine, anche
a causa dei suoi poteri speciali. E la sua bravura di attrice sta
nell’alternanza naturale tra i momenti di sofferenza e rabbia
e quelli di gioco e spensieratezza, che prova quando incontra
il suo amico del cuore, l’unica persona di cui si fida e con cui
torna a essere solo una ragazzina. Noi adolescenti siamo fragili,
ma non lo diamo a vedere. Il gruppo aiuta a sentirsi più forti
e la storia di Stranger Things racconta anche questo.
Nella serie Don Matteo ho vissuto la morte di mia madre, un
evento che per fortuna non ho vissuto nella realtà. La parte
difficile è stato ritagliarmi uno spazio nella mia mente in cui
ho costruito emozioni mai provate prima e le ho portate sul
set. Credo che anche Millie lo abbia fatto. So che sul set di
Stranger Things lavorano per molte ore di seguito, ma traspare
anche un clima di amicizia tra gli attori. Li seguo su Instagram
e noto che si frequentano anche nella vita. Ciò permette di
essere più affiatati sul set.
Tra i miei obiettivi metto lavorare un giorno a un progetto di
Netflix. E tra i miei sogni, c’è l’idea di recitare con Millie Bobby
Brown. Sto studiando inglese, voglio avere una pronuncia perfetta per fare i provini a Los Angeles. Più che nei poteri speciali
credo nel potere dei sogni. E incrocio le dita.
(Testo raccolto da Annalia Venezia)
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GR A ZI A• GENER A ZIONE YOUNG
L’ATTRICE E
CANTANTE MATILDA
DE ANGELIS, 23 ANNI.
QUI LA RACCONTA
GIULIANO
SANGIORGI,
39, FRONTMAN DEI
NEGRAMARO.
IL LORO AMORE CHE
TORNI TOUR INDOOR
2019 PARTIRÀ IL 14
FEBBRAIO DA RIMINI.
60
uando ho sentito Matilda cantare per la prima
volta, mi sono venuti i brividi. La sua voce
è straordinaria. E ho provato la stessa cosa
quando l’ho vista recitare. Per questo ho subito
pensato a lei per girare il video del brano dal titolo
Tutto qui accade.
E pensare che l’ho scoperta per caso. È successo
quando ho accettato di collaborare alla serie Tutto
può succedere prodotta dalla Rai. A un certo punto
della storia, una sera, il personaggio interpretato
da Matilda cantava nel locale dello zio, un battello
ormeggiato sul fiume Tevere, a Roma. Ecco, quella
sera, sul palco, in quel momento esatto, con quella
voce, Matilda mi ha ammaliato. Sia come attrice
sia come persona. Matilda era già al suo secondo
lavoro, dopo il film con Stefano Accorsi Veloce come
il vento, che le ha dato un grande e meritato successo. Lei è un vero volto cinematografico. Parla con
gli occhi. E quando ho dovuto scegliere un’attrice
per il video dei Negramaro ho subito pensato a
lei accanto ad Alessandro Borghi, un altro attore
straordinario, e ora anche un grande amico.
Non mi stupisce affatto che Matilda piaccia così
tanto a diverse generazioni: qualsiasi cosa faccia,
sembra sempre essere al suo posto. Io credo che
il suo segreto sia il fatto di possedere un viso da
aliena. Lei è un’aliena: può giocare con il proprio
volto, prendere una maschera, colorarla e fare in
modo che il contesto cambi. Potrebbe interpretare
sia una bambina, sia una 40enne.
E poi ha un tratto tipico dei grandi talenti: è una ragazza che non ha fretta di arrivare a tutti i costi. C’è
sempre grande autenticità nelle cose che racconta,
dai luoghi del suo passato a un mondo che ormai
non esiste più. Se dovessi definire la sua qualità
migliore sarebbe questa: Matilda sa attraversare
diverse generazioni. Con lei puoi immaginare
qualsiasi cosa. (testo raccolto da Alessia Ercolini)
Foto FABIO LOVINO/CONTRASTO, MATT DOYLE/GETTY IMAGES
Matilda De Angelis è il
talento più versatile del nostro
cinema. Perché, come dice
qui Giuliano Sangiorgi,
che la scelse per un video dei
Negramaro, è impossibile
resistere al suo viso da aliena
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L’ATTORE
TIMOTHÉE
CHALAMET,
23 ANNI. QUI LO
RACCONTA
L’INFLUENCER E
SCRITTORE
PAOLO STELLA,
40, AUTORE DI
MEET ME ALLA BOA
(MONDADORI).
Timothée
Chalamet è
l’attore che più di
tutti oggi ha capito
la forza della
fragilità maschile,
spiega l’influencer
Paolo Stella
na volta i divi di Hollywood erano esseri invincibili,
semidei lontani e imperscrutabili, idoli lontani. Poi il
mondo è cambiato. Il web si è insinuato fra le pieghe
della nostra quotidianità e oggi siamo attratti dalla normalità. L’attore di successo, senza più possibilità di filtro,
si mostra per come è. La Rete premia la verità, qualunque
essa sia. E così ci troviamo di fronte all’esaltazione intima
e assoluta della vulnerabilità in quanto metro insindacabile
di un’autentica verità.
Quando ho visto per la prima volta sullo schermo Timothée
Chalamet, protagonista del film Chiamami col tuo nome di Luca
Guadagnino, sono stato rapito dal pudore con cui esponeva la
sua fragilità, dalla potenza scaturita da un timido mostrarsi. Il
film raccontava un’educazione sentimentale, spontanea e pulita.
È così che Timothée mi ha colpito. Ci vuole un incredibile
coraggio nell’essere sincero e lui, in ogni sua interpretazione, lo
è. Perché non importa quanta tecnica tu possa aver imparato
nelle scuole di recitazione blasonate, ma quanto tu sia disposto
a scavare dentro di te senza remore per arrivare alla verità,
alla tua verità. Perché quando la trovi, ti rendi conto che è
universale. E la tua verità diventa una verità di tutti.
Non è un caso che un giovane attore di 24 anni, nato e cresciuto a Hell’s Kitchen, a New York, abbia avuto tutto questo
consenso, dalla candidatura come miglior attore protagonista
alla scorsa edizione degli Oscar a oltre due milioni di follower
su Instagram. Sui social condivide pensieri e idee con la stessa
spontaneità che mostrava sul set: non si esime dal mostrare
il suo volto a tratti fragile, sempre innegabilmente naturale.
Timothée credo sia arrivato alla sua verità, seppur in continuo
divenire, e ogni volta che lo vediamo in un film o ascoltiamo una
sua intervista ci sembra che parli un po’ di noi. Il suo successo
è globale: è nel cast di film importanti come Lady Bird e in
The King, il dramma storico di Netflix che interpreta in modo
originale le tragedie shakespeariane Enrico IV ed Enrico V.
Anche la sua relazione con un’altra giovane star, Lily-Rose
Depp, figlia di Johnny Depp e di Vanessa Paradis, conferma
l’affinità elettiva tra due anime che, anche sotto i riflettori,
mostrano semplicità e voglia di normalità.
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Chiara Scelsi è la top model
che ha conquistato gli stilisti con
la sua bellezza solare. Perché,
dice di lei il fotografo Guido
Taroni, la moda ha bisogno
di esprimere l’amore per la vita
LA MODELLA CHIARA SCELSI, 22 ANNI,
IN ALBERTA FERRETTI. A RACCONTARLA
PER GRAZIA È IL FOTOGRAFO GUIDO TARONI, 31.
62
a vera bellezza femminile non ha tempo. Penso a
questo, quando guardo Chiara Scelsi, la modella
italiana di cui tutti parlano in questo momento.
Papà calabrese, mamma brasiliana, Chiara, a 22
anni ha conquistato gli stilisti dei marchi più
importanti della moda internazionale. E di sicuro
ha un futuro radioso davanti a sé. Ha occhi grandi,
labbra carnose, sopracciglia folte e ben disegnate,
incorniciate da ricci ribelli che sono il segno di una
bellezza libera e un po’ selvatica, che non ha bisogno
di nient’altro. Ma sono anche segni di una sensualità
antica, molto italiana e quindi a noi familiare. Chiara irradia un calore latino, per questo può essere la
rappresentante di una bellezza italiana senza tempo.
Siamo circondati da immagini femminili appesantite
da troppi orpelli estetici che tolgono tantissimo alla
personalità. Lei, invece, emana una grazia limpida
come il suo nome. Nel suo volto mediterraneo c’è
un po’ di esotismo, quel pezzetto di Brasile che ha
ereditato dalla mamma e nel quale, forse, si cela il
segreto del suo fascino.
Di Chiara mi piace che non sia magrissima, come
spesso sono le modelle, e che il suo corpo ben tornito
esprima una gioia di vivere, che è la vera vocazione
di chi ha 20 anni. Mi auguro anche che le sue forme
belle e sane, sinonimo di amore per la vita, sappiano
definitivamente farci dimenticare la magrezza esagerata di certe fanciulle che sfilano in passerella.
I social network hanno viziato il nostro sguardo con
troppe immagini artefatte e forse nel successo dell’eleganza innata di Chiara, vedo anche la voglia di
ritrovare la semplicità. Mi ricorda Florinda Bolkan,
l’attrice brasiliana molto famosa in Italia negli Anni
70. In quel periodo la bellezza delle donne era più
legata alla personalità e meno omologata a canoni fissi
rispetto a oggi. E quando sei un fotografo, una modella con una forte personalità rende tutto più facile.
(testo raccolto da Lucia Valerio)
Foto Gerson Lirio @ Fashion to Max. Abiti: ALBERTA FERRETTI. Trucco e capelli: Andrew Guida @ Close Up; COURTESY BY ERMENEGILDO ZEGNA . ABITO: Z ZEGNA TECHMERINOTM WASH&GO
GR A ZI A• GENER A ZIONE YOUNG
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IL TENNISTA
TEDESCO
ALEXANDER
ZVEREV, 21 ANNI.
QUI LO
RACCONTA L’EX
CAMPIONE
PAOLO
BERTOLUCCI, 67,
CONDUTTORE
DI SKY SPORT.
Alexander Zverev
è il più giovane tra
i dieci tennisti più forti
al mondo. Ed è unico
perché, svela qui l’ex
campione Paolo
Bertolucci, porta in
campo un mix
di rigore e tenerezza
soli 21 anni è tra i più forti tennisti
del mondo. Alexander Zverev è nato
ad Amburgo, in Germania, ma per
tutti è Sascha. E nelle sue origini russe, forse, c’è il segreto del suo successo.
Quarto in classifica per l’Atp, l’associazione che riunisce i giocatori professionisti del
tennis maschile di tutto il mondo, è l’unico
20enne tra i primi dieci giocatori, la cui
età media è 30 anni.
Alexander non è un ragazzo dal temperamento estroverso, ma di sicuro è un vero
talento. Si distingue anche per bellezza.
Alto, biondo, longilineo, dallo sguardo
magnetico, colpisce anche per uno strano
mix di tenerezza e rigore. Ha un’eleganza
innata ed è per questo che in campo non
è mai sgraziato, anche nei colpi più ardui
ma sempre precisi.
Tra i giocatori più raffinati, Sascha fuori
dal campo ha personalità. Si assume molte responsabilità e, a differenza di altri giovani tennisti, che in conferenza stampa
fanno dichiarazioni piuttosto neutre, trova
spesso spunti divertenti o polemici. Mostra
molta determinazione nel portare avanti le
sue idee e, nonostante sia un atleta che si
allena duramente, non ha paura di mostrare le sue debolezze: a fine anno ha detto
senza mezzi termini che era stanco.
Lo allena da sempre suo padre, che si chiama come lui e con il quale ha un rapporto un po’ burrascoso. Nella sua vita privata, invece, c’è Olga, una ragazza che
abbiamo visto qualche volta durante le
partite più importanti, ma Sascha - che
pure ha portato in campo timidezza e
dolcezza - non lascia trapelare molto di
sé e dei suoi amori.
Saranno la precisione e il rigore che contraddistinguono il suo modo di giocare
ne a fare di lui il prossimo campione. Di
sicuro è il primo della lista in grado di
sostituire in classifica due grandi star
come Roger Federer e Rafael Nadal.
(testo raccolto da Lucia Valerio)
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Nella serie tv Baby Benedetta Porcaroli
ha mostrato il lato oscuro degli adolescenti.
E l’attrice Alice Pagani, che è sua complice
nella storia, dice qui quanto sia importante
trovare la forza di seguire l’istinto
omicità, forza e talento. È questo il segreto del successo di Benedetta. Anche quando qualcosa sul set va male, lei riesce a mantenere la
lucidità. Ci siamo incontrate per la prima volta al provino per la serie
tv Baby, diretta da Andrea De Sica. Ci siamo osservate a lungo in
silenzio. Io cercavo di capire se quella ragazza fosse in competizione con
me per lo stesso ruolo. Uscite dal colloquio, ho subito cercato di sapere
che impressione le avessi lasciato.
Non so spiegare bene perché, ma era come se, entrando nei rispettivi personaggi di Ludovica e Chiara, fosse subito scattato qualcosa di inspiegabile
tra di noi. Come un colpo di fulmine che ha legato due persone così diverse,
capaci insieme di creare una speciale alchimia. Siamo davvero diversissime:
fisicamente, ma anche perché veniamo da realtà lontane. Lei è cresciuta
nella Capitale, io in un paese di campagna nelle Marche. Per me è stato
bello entrare nel mondo di Benedetta, prenderci in giro con leggerezza e
arrivare a scambiarci i consigli giusti. La creazione di un personaggio è
sempre qualcosa di delicato. Ed è difficile dire che cosa serva per diventare
un punto di riferimento per le ragazze che ci guardano. Benedetta e io
seguiamo l’istinto. Credo che il segreto sia essere sicuri di se stesse, ma
anche non sentirsi mai arrivati. Non bisogna spegnere mai il proprio fuoco.
E Benedetta in questo riesce benissimo. (testo raccolto da Claudia Catalli)
64
Simone Biles ha vinto tutto
ed è la star mondiale della
ginnastica artistica. L’atleta
Carlotta Ferlito, che con
lei ha diviso il podio, racconta
come sia un esempio di riscatto
a solo 21 anni, ma è già diventata una
leggenda dello sport. Almeno come il
nuotatore Michael Phelps o il velocista giamaicano Usain Bolt. Non solo
perché ai campionati mondiali di ginnastica artistica ha vinto 14 medaglie
d’oro, non solo perché a Rio de Janeiro nel
2016, l’unica Olimpiade in cui ha gareggiato
per ora, è salita quattro volte sul gradino più
alto del podio, ma perché Simone Biles è un
esempio per tutti: ha avuto un’infanzia molto
difficile e la ginnastica artistica è stata per lei
un terreno di riscatto. Sua madre abusava
di alcol e droga e da piccola Simone è stata
affidata ai nonni con i suoi fratelli. Andare in
palestra è stato per lei un modo per superare
le difficoltà aggrappandosi a una passione e
raggiungendo l’eccellenza. La campionessa
americana ha infatti un programma tecnicamente al di sopra di tutte le concorrenti:
esegue esercizi con difficoltà talmente alte
che vince anche con qualche imperfezione.
Una donna così dev’essere senza dubbio mentalmente molto forte. Pensiamo, per esempio,
allo scandalo che ha investito la sua squadra,
legato agli abusi sessuali del medico della loro
Federazione su alcune giovani atlete. Anche
lei è stata vittima di Larry Nasser e lo ha
denunciato con le sue compagne.
Simone e io siamo salite insieme sul podio a
Jesolo nel 2015. È stato un onore condividere
quel momento con lei, perché Simone fa bene
al mio sport: per le ragazze più giovani è un
modello da seguire. Io l’ammiro anche perché,
dopo le Olimpiadi, si è presa una pausa di 18
mesi. A volte è utile smettere, concedersi del
tempo per viaggiare e aprire la mente, perché
la routine dello sport stanca.
Quando Simone ha ripreso a gareggiare ha
vinto tutto. Agli ultimi Mondiali, in autunno,
ha detto: «Sono venuta qui per riscattarmi,
per prendermi una rivincita». Non ne aveva
bisogno, ma quando sei così brava devi porti
nuovi limiti. Forse in futuro insegnerà ai più
giovani e gestirà la sua palestra. Questo dimostra quanto amore e riconoscenza abbia
per lo sport, che sarà sempre la sua vita. ■
(testo raccolto da Marina Speich)
Foto RICCARDO GHILARDI/GETTY IMAGES, JAMES MACARI/GETTY IMAGES
BENEDETTA
PORCAROLI,
20 ANNI, È LA
PROTAGONISTA
DELLA SERIE BABY,
DISPONIBILE SU
NETFLIX.
LA DESCRIVE PER
GRAZIA L’ATTRICE
ALICE PAGANI, 20,
CHE CON LEI
HA GIRATO GLI
EPISODI DELLA
PRIMA STAGIONE.
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G R A Z I A G• RG AE ZN IEAR•AXZXI OX NX EX XY XO XU XN GX
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
LA CAMPIONESSA
OLIMPICA DI
GINNASTICA
ARTISTICA
SIMONE BILES,
21 ANNI. A FARNE
IL RITRATTO
PER GRAZIA È
L’ATLETA ITALIANA
CARLOTTA
FERLITO, 23.
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GR A ZI A• ESCLUSI VO
Il maharaja Sawai
Padmanabh Singh
di Jaipur fa parte
dell’ultima
generazione
di rampolli reali
indiani. A Grazia
ha aperto le porte
della reggia
di famiglia.
E ha parlato degli
amici William e
Harry d’Inghilterra,
della passione
per la moda
e dell’impegno
per aiutare le donne
del suo Paese
DI
Ildo Damiano da Jaipur (India)
Lodovico Colli di Felizzano
FOTO DI
Sawai Padmanabh Singh, 20 anni.
Il maharaja posa in abito tradizionale,
tra uomini del cerimoniale, nella Sabha
Niwas, la sala delle udienze del
City Palace. La reggia, in parte adibita
a museo, sorge a Jaipur, capitale
dello Stato del Rajasthan, in India.
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G R A Z I A • EX SX CXLXUXSXI VX OX X X
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GR A ZI A• X X X X X X X X X X
A destra, il maharaja
Sawai Padmanabh
Singh con abito
tradizionale
e turbante su un
elefante nel parco
del City Palace.
Sopra, in smoking
sartoriale in un
salotto privato del
palazzo, aperto per
Grazia. Nella pagina
accanto, il reale
del Rajasthan vestito
per una partita
di polo in sella
a un cavallo
della sua scuderia.
69
Il maharaja, che sui
social usa il nome
di “Pacho”, posa
in un cortile del City
Palace. Il palazzo
è in realtà una serie
di edifici e di
giardini, in gran
parte chiusi
al pubblico. Un’ala,
però, è destinata
a museo e può
essere visitata.
È un’immersione
in un mondo esotico
e sfarzoso.
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Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
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Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
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Sopra, il ritratto
della famiglia reale:
seduta, la regina
madre Padmini
Devi; in piedi, da
sinistra, il maharaja
Lakshraj Prakash
di Sirmaur, la
pincipessa Gauravi
Kumari, il maharaja
Sawai Padmanabh
Singh, la principessa
Diya Kumari, il
maharaja Narendra
Singh. A sinistra,
il maharaja in
un’auto d’epoca di
famiglia (total look
Ermenegildo Zegna
Made to measure).
Nella pagina
accanto, il maharaja
con giacca
tradizionale
e una spilla che fa
parte dei gioielli
di famiglia.
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GR A ZI A• ESCLUSI VO
amicia in lino, jeans e slippers in velluto
blu. Si presenta così Sua altezza reale, il
maharaja Sawai Padmanabh Singh di Jaipur, nel giardino del City Palace, la dimora
di famiglia, per l’intervista di Grazia. La
residenza reale, che è anche in parte un
museo aperto al pubblico, è sterminata.
Mentre mi accomodo su uno dei divani in rattan
sparsi per il parco, uno stuolo di camerieri in livrea
con turbante rosso mi offre tè e prelibatezze locali
come il gulab jamun, un dolce dell’antica dinastia
Mogul, simile al babà italiano. Poco distante alcuni
amici di “Pacho”, così si fa chiamare il maharaja sui
social e dai suoi amici più cari, montano su cammelli
parati a festa sfidandosi a polo, mentre a bordo campo
arbitri su elefanti e performer attendono i gol, che
vengono salutati dalle note di una banda musicale
in costume tradizionale.
Gli sportivi sui cammelli sono solo alcuni dei quasi
400 invitati accorsi da tutto il mondo in Rajasthan,
nell’India nord-occidentale, per partecipare ai quattro
giorni di festeggiamenti di fine anno. Il padrone di
casa, 20 anni, incoronato maharaja, ossia “grande re”,
a soli 13 e noto per le sue feste, è desideroso di far
conoscere e far progredire il suo Paese. Ha ricevuto
lui stesso un’educazione cosmopolita, frequentando
le migliori scuole internazionali, dal Mayo College
alla Millfield School in Inghilterra, fino all’Università di New York, e si è da poco trasferito a Roma,
in un appartamento di via Giulia, per frequentare
corsi universitari di storia dell’arte, museologia e
beni culturali. Ama l’Italia ed è per questo che ha
deciso di festeggiare il suo ultimo compleanno al
Castello Odescalchi di Bracciano. Il maharaja è
conosciuto per la sua passione per il polo, giocato
nella sua famiglia da generazioni, ed è stato il più
giovane membro della World Cup Team, con il
quale ha vinto l’Indian Open Polo Cup, ed è uno
dei giocatori della Federazione Polo di Windsor, in
Inghilterra, dove gareggia spesso al fianco dei suoi
amici, i principi William e Harry.
L’altra passione è la moda. Elegante e mondano, il
maharaja è stato incluso dalla rivista americana Forbes
nella lista dei 30 giovani più influenti d’Asia, mentre
un’altra rivista indiana lo ha nominato “Uomo più
elegante” del 2018. Sua maestà, tra l’altro, ha posato
spesso come modello per l’obiettivo del fotografo
Mario Testino, ha sfilato l’anno scorso alla Settimana
della moda di Milano e ha partecipato al Ballo delle
debuttanti di Parigi, al fianco della figlia delle star
americane Reese Witherspoon e Ryan Phillippe, Ava.
Per la prima volta si racconta a un giornale italiano
74
facendosi fotografare nelle sale private del City
Palace, il palazzo di famiglia nel cuore di Jaipur.
Che cosa signif ica, oggi, essere un maharaja?
«Mi riempie di orgoglio essere parte di una famiglia
di origini così antiche e di esserne oggi il portavoce.
Mi è stata trasmessa la curiosità e il continuo desiderio di conoscere il mondo attorno a me in tutte
le sue sfaccettature. Sono, al tempo stesso, cosciente
del fatto che i tempi siano cambiati e che bisogna
sempre interpretare in modo responsabile i propri
privilegi».
Lei ha intrapreso varie attività imprenditoriali: ha
aperto un ristorante e, allo stesso tempo, promuove gli
hotel in cui sono stati trasformati alcuni dei palazzi
di famiglia.
«È fondamentale essere al passo con i tempi. Per
questo ritengo importante cercare modi nuovi per
promuovere il mio Paese e una città come Jaipur. I
miei genitori mi hanno sempre spronato ad avere
idee originali e a trasformarle in realtà».
Lei è considerato uno degli uomini più eleganti dell’India e ha anche sf ilato come modello. Com’è nato il suo
amore per la moda?
«Vengo da una famiglia che da sempre mi ha educato
al bello. Sono stato circondato da uomini eleganti
e sia mio nonno sia mio padre erano sempre impeccabili. Sfilare per Dolce e Gabbana a Milano è
stata un’occasione nata per caso. Mi sono divertito
considerando che non avevo mai vissuto un’esperienza simile, così lontana dai miei impegni abituali.
Mi piace farmi realizzare capi su misura dai sarti di
famiglia, ma anche fare shopping e indossare felpe
e jeans nei momenti di relax».
L’India è un Paese spesso al centro delle discussioni
per la diff icile condizione delle donne.
«In famiglia sono cresciuto con accanto modelli femminili liberi ed emancipati. Basti pensare a
figure come la mia bisnonna, maharani (significa
“grande regina” ndr) Gayatri Devi che, negli Anni
40, ha aperto nel Paese le Maharani Gayatri Devi
Girls Public School, “scuole pubbliche per ragazze”
che danno accesso all’istruzione anche alle bambine
non benestanti. O a mia madre, la principessa Diya
Kumari, che con la sua Fondazione aiuta i bisognosi.
Per quel che mi riguarda, appena posso cerco di dare
il mio contributo». Lei è un campione di polo. Che ruolo ha nella sua
vita questa disciplina a cavallo?
«Il polo si pratica nella mia famiglia per tradizione.
È uno sport duro e richiede grande concentrazione,
disciplina e allenamento ma, allo stesso tempo, mi
permette di giocare in posti bellissimi e di conoscere
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GR A ZI A• X X X X X X X X X X
Il maharaja Sawai Padmanabh
Singh sulla Sarbato Bhadra Terrace,
una terrazza monumentale
all’interno del City Palace di Jaipur.
PR
persone note. Spesso gioco con i principi William
e Harry d’Inghilterra, che sono amici. Il legame
tra la mia famiglia e la loro è molto stretto. Il loro
padre, il principe Carlo, è il mio padrino e sono
stato di recente a Londra, con la mia nonna, alla
festa dei suoi 70 anni». Lei ama la mondanità: che posto hanno nella sua
vita le feste e i social media?
«Considero questi ultimi una grande opportunità
ma, al tempo stesso, sono convinto che sia bene
utilizzarli con coscienza e conoscendo i loro limiti. Li uso soprattutto per sapere dove siano i
miei amici e per essere aggiornato su quello che
succede nel mondo. Quanto alle feste la mia
famiglia mi sostiene perché, per tradizione, le
nostre case sono sempre state aperte agli amici e agli amici degli amici. Mi piace conoscere
persone interessanti e connetterle tra loro. La
cosa più bella è sapere che alcuni dei miei ospiti
si innamorano dell’India, ci si trasferiscono e
avviano qui attività imprenditoriali, aiutandoci
a far progredire questa terra magica». ■
Backstage
PER REALIZZARE IL
SERVIZIO DI
QUESTE PAGINE
SONO SERVITI TRE
GIORNI: NON È
FACILE MUOVERSI
TRA VALLETTI E
UOMINI DEL
CERIMONIALE DI
UNA CORTE. NEL
CITY PALACE DI
JAIPUR, INFATTI,
OGNI GESTO
OBBEDISCE A UN
PROTOCOLLO. MA
L’AMICIZIA TRA IL
MAHARAJA E IL
FOTOGRAFO
LODOVICO COLLI
DI FELIZZANO
(INSIEME NELLA
FOTO A DESTRA)
HA PERMESSO DI
SUPERARE
GLI OSTACOLI.
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GR A ZI A• V I AG GIO
In India dentro
una FAVOLA
VIVERE IN UN PALAZZO REALE, SCOPRIRE I GIOIELLI PIÙ SPETTACOLARI,
ASSAGGIARE LA CUCINA DEI MAHARAJA. JAIPUR, LA CAPITALE
DEL RAJASTHAN, È UN MONDO RICCO DI SUGGESTIONI. GRAZIA VI GUIDA
TRA GLI INDIRIZZI PIÙ ESCLUSIVI
C
Ildo Damiano
aotica e poetica: Jaipur è la città dei contrasti
e dei colori. Costruita nel 1728 per volere del
Maharaja Sawai Jal Singh II, appassionato
di astronomia, la sua pianta rappresenta la
mappa dell’universo secondo la concezione induista,
con nove quartieri quadrati che richiamano l’ordine
celeste e uniscono le piazze alle antiche porte della
città. Al cuore di questo ambizioso e affascinante
progetto c’è il Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico meglio conservato dell’India, che ospita
una meridiana in grado di calcolare l’ora con un
piccolo scarto di soli 20 secondi.
L’altro polo d’attrazione della città è l’Hawa Mahal,
il Palazzo dei Venti, la sua spettacolare facciata in
pietra arenaria rosa, intarsiata di nicchie e finestre,
serviva in passato a nascondere da occhi indiscreti
le ospiti dell’harem del sovrano. E “città rosa” è
anche il nome con cui Jaipur è diventata famosa.
La ragione risale alla fine del secolo scorso, quando
per la visita del principe di Galles i suoi edifici sono
stati dipinti in questa sfumatura come simbolo di
accoglienza e ospitalità. Colori accesi anche per le
mura del City Palace, la residenza reale che ancor
oggi è abitata dal Maharaja Sawai Padmanabh
Singh (vedi l’intervista a pagina 66). Sua è stata
l’idea di aprire, insieme con gli amici Samir Kasliwal e Chris Miller, all’interno di uno dei padiglioni
del palazzo, il ristorante Baradari, realizzato dagli
architetti dello studio Lotus di Nuova Delhi. Senza dubbio, questo è il posto migliore per gustare
raffinati piatti di cucina locale e internazionale in
un ambiente di design. Vi consiglio di non perdere
l’antipasto a base di ananas grigliato.
76
DA
Jaipur (India)
Per vivere i fasti del palazzo reale bisogna soggiornare al Rambagh Palace Hotel (rambaghpalace.
grandluxuryhotels.com), l’ex residenza reale, oggi
trasformata in un resort stellato. Qui risiedeva negli
Anni 50 la mitica principessa Maharani Gayatri Devi, nota alla cronache mondane per la sua bellezza,
eleganza e la sua indipendenza; la sua vita divisa tra
jet set e politica è raccontata nel libro autobiografico
Una principessa ricorda (edito da Trauben).
Anche il The Sujan Rajmahal Palace (sujanluxury.
com/raj-mahal) è una ex dimora dei Maharaja: ospita
14 suite decorate dal celebre designer Adil Ahmad
ed è il posto migliore per incontrare i membri della
famiglia reale. Qui si trova anche la suite intitolata
a Jacqueline Kennedy che è stata realizzata negli
appartamenti che ospitarono la first lady americana
nel 1962. Il punto di incontro degli occidentali in
città è il Bar Palladio (bar-palladio.com) e poco
distante si trova anche Aashka, il negozio della
principessa Bhargavi Khumari Mewar di Udaipur
dove comprare pezzi unici tradizionali e biancheria
per la casa. Da Idli (idlidesign.com) troverete abiti
sofisticati mentre i caftani etnici contemporanei e
le babbucce su misura si ordinano e si acquistano
da Parampara in Panch Batti Hi Road. Questo
negozio è famoso anche per le creazioni di Shalia, il
marchio indiano che realizza tutto con tessuti locali.
La tappa più spettacolare infine è la visita al Gem
Palace (gempalace.com) il paradiso delle pietre e dei
gioielli più raffinati. La famiglia Kasliwal realizza
dal 1700 oggetti preziosi per teste coronate di tutto
il mondo e spettacolari sono anche le sale dove
sono esposti. ■
Foto LODOVICO COLLI DI FELIZZANO, GETTY IMAGES, IPA
DI
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Dall’alto e in senso orario: il negozio Parampara;
il Maharaja Sawai Padmanabh Singh di Jaipur
ritratto a cavallo nel City Palace; l’Hawa Mahal
detto anche il Palazzo dei Venti. Samir Kasliwal
responsabile del Gem Palace; l’interno del
ristorante Baradari; la cisterna d’acqua della
“Città rosa”. Qui sopra, Ildo Damiano, autore del
reportage, all’ingresso del Rambagh Palace.
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G R A Z I A • L’ I N C O N T R O
Datemi l’amore e vi lascio
LA CORONA
Ha vinto il Golden
Globe nel ruolo
dell’infelice sovrana
Anna della Favorita.
Presto la vedremo
anche nei panni di
Elisabetta II in The
Crown. E a Grazia,
l’attrice Olivia
Colman ha parlato di
ciò che la fa sentire
una regina
DI
Claudia Catalli
Jason Alden
FOTO DI
L’attrice Olivia Colman, 44 anni,
è la regina Anna d’Inghilterra nel film
La favorita, nelle sale dal 24 gennaio.
Foto SHUTTERSTOCK
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hi sa che cosa significhi venire dal nulla, affronta
il trono con aria diversa. Ne sa qualcosa Olivia
Colman, che prima di trovare fortuna come attrice ha fatto più di un lavoro (pulizie comprese)
e oggi stringe orgogliosa tra le mani il suo primo
Golden Globe, vinto per l’incredibile interpretazione della regina Anna d’Inghilterra in La
favorita di Yorgos Lanthimos (dal 24 gennaio al cinema
e con 12candidature ai Bafta, gli Oscar inglesi). Una
prova d’eccezione che le era già valsa la Coppa Volpi a
Venezia. Nel film la vediamo fare di tutto: zoppicare,
ingrassare, badare a un’orda di conigli, tenere testa a
due attrici come Rachel Weisz ed Emma Stone che,
nel film, sono in perenne lotta per conquistarsi il suo
favore, anche sessuale.
Ma soprattutto la vediamo mostrare a che cosa possano
portare 20 anni di lavoro sodo, a testa bassa, senza smanie da diva. Sposata da 18 anni, madre di tre figli, Finn,
13 anni, Hall, 11, e Sinclair, 3, non si è tirata indietro
neanche in gravidanza, anzi ha girato tutta la serie The
Night Manager incinta. «Che cosa c’è di strano? Siamo
mamme, non siamo malate», mi racconta Colman,
sorseggiando un tè. Di persona ha l’approccio della
vicina di casa chiacchierona, sa azzerare ogni distanza
e mettere chiunque a proprio agio con il dono dell’autoironia. Non si sarebbe mai aspettata di diventare, un
giorno, la regina del mondo dello spettacolo, eppure
era già stata scelta come nuovo personaggio nella serie
tv The Crown di Netflix nei panni di un’altra sovrana:
l’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II.
Ci sta prendendo gusto a indossare la corona?
«Il lavoro viene per caso. Queste due meravigliose
sovrane sono state una bella coincidenza: non potrebbero essere più diverse. Interpretare Elisabetta II
mi ha messo più in crisi, perché è viva, conosciuta e
molto riservata, al contrario di Anna, che appartiene
al Settecento ed era un tipo eccentrico, più facile da
portare sullo schermo».
Anche più divertente, immagino.
«Sì certo, a cominciare dal fatto di poter ingurgitare di
tutto prima delle riprese. Dovevo mettere su tantissimi
chili, non vedevo l’ora: appena potevo mangiavo schifezze. All’inizio è divertente, a poco a poco avverti una
vera metamorfosi. Oggi non so se accetterei di farlo
ancora, il corpo si trasforma e, a fine riprese, quando
realizzi che devi dimagrire, è una tragedia. Ci ho messo
un anno per ritrovare una forma accettabile».
Che idea si è fatta di questa regina folle e sfortunata?
«Ho subito amato Anna. Ho provato un senso di umano dispiacere per la persona, lavorando molto sul suo
sguardo colmo di sofferenza, non solo fisica: Anna è
una donna che ha perso 17 figli. Ho immaginato che un
dolore così immenso non l’abbandonasse mai, neanche
per un minuto della sua giornata. È anche una che non
può contare su nessuno, tutti la circondano in cerca
di favori per il suo potere, mentre lei è alla disperata
ricerca di un amore disinteressato».
Come quello che f ingono di provare Rachel Weisz ed
Emma Stone.
«La lotta tra loro è spettacolare. Le donne sono capaci di
qualsiasi cosa. Se poi hanno come obiettivo ingraziarsi
i favori della regina e diventare, come dice il titolo, La
favorita, allora possono rivelarsi diaboliche».
Chi preferisce tra Rachel e Emma?
«Mi mette di fronte a una scelta che è stata dura affrontare anche nei panni di regina. In realtà, è stato bello
lavorare con queste due attrici, abbiamo fatto squadra,
eravamo un gruppo di amiche affiatate a fine riprese.
Ci siamo prese cura l’una dell’altra e mi sono piaciute
entrambe ugualmente, giuro».
Eppure alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il f ilm è
stato presentato in anteprima, era sola con Emma Stone.
«Rachel era a casa con suo figlio appena nato, però, ci
ha inviato bellissimi messaggi, come: “Buona fortuna,
amiche, divertitevi!”. E infatti Emma e io ci siamo fatte
una bella serata di chiacchiere e cocktail. Io ero pazza
di gioia all’idea di essere a Venezia: volevo andarci con
mio marito per il viaggio di nozze, ma non potevamo
permettercelo. Erano anni che sognavo di visitarla».
Il vostro è un f ilm tutto incentrato sulla grande seduzione
del potere. Che idea si è fatta a riguardo?
«Il potere ha sempre esercitato fascino sulle persone,
non solo in Inghilterra. Per me, però, La favorita è più
una storia d’amore complessa, tormentata, dove una
donna, la regina Anna, chiede solo di essere amata».
Nella vita di tutti i giorni quando si sente una regina?
«Quando i miei figli sono tranquilli in un’altra stanza e
io posso stare a letto a mangiare, in pigiama e struccata».
Da sola?
«No, con mio marito che magari mi porta una bella
tazza di tè caldo. Lo so, è una cosa molto inglese, ma
lui mi rende la persona più felice del mondo».
Lei è un’attrice richiestissima, ha appena vinto un Golden
Globe. Si sente in qualche modo potente come i personaggi
che interpreta?
«No, per niente, non so che cosa sia il potere: se lo
avessi, di sicuro non lavorerei dopo le cinque di pomeriggio o nei fine settimana. Sono grata a chi tira
fuori dal cappello il mio nome e mi sceglie per un
progetto, esattamente come dieci anni fa. Anzi, no,
oggi mi sento più fortunata: a 44 anni lavoro molto
più di prima, forse perché sono più interessante oggi
di quando avevo 20 anni».
Che effetto fa guardarsi allo specchio e vedersi come la
regina Elisabetta?
«Esilarante. Tutti conosciamo la sua pettintura, che
non è mai cambiata. Mi sono vista allo specchio e ho
detto: “Oddio, ho i capelli della regina!”».
Le donne con i movimenti antimolestie e per la parità di
diritti sono nell’ultimo anno“regine” della scena.
«Le cose stanno cambiando veramente. Per completare
il processo ci vuole, però, l’unione delle forze: uomini
e donne insieme, uguali e pari a livello di diritti. E
questo provo a insegnarlo ogni giorno ai miei figli». ■
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GR A ZI A• PROTAG ONISTE
Gina Haspel,
62 anni, la prima
donna nella storia
a dirigere
l’agenzia di
intelligence
americana CIA.
AL VERTICE DEL SERVIZIO DI INTELLIGENCE PIÙ FAMOSO DEL MONDO,
LA CIA, C’È UNA DONNA CHE FA SQUADRA. È L’ULTIMO SEGNALE DI
CAMBIAMENTO IN UN MONDO CHE HA SEMPRE PENSATO CHE LA GUERRA
FOSSE QUESTIONE DI UOMINI
DI
Rolla Scolari
Foto GETTY IMAGES
S
e la fiction imita sempre un po’ la
realtà, non si può certo dire che in que-
sti anni film e serie televisive non abbiano presentato spie e 007 al femminile.
Carrie Mathison in Homeland ha il volto
dell’attrice Claire Danes ed è un’agente della CIA,
l’agenzia di spionaggio civile del governo federale
degli Stati Uniti d’America. E nonostante i molti
psicofarmaci che consuma, salva sempre con il suo
ingegno politici, civili e militari da qualche intricata
trama terroristica. In Zero Dark Thirty, della regista
premio Oscar Kathryn Bigelow, Maya Lambert
è una giovane spia dei servizi segreti americani
che cerca, e poi scova, in un angolo di Pakistan, il
terrorista più ambito al mondo, Osama bin Laden.
Di vero c’è molto, visto che il team che ha portato
all’uccisione del leader di al-Qaeda era formato da
diverse donne.
Benché, secondo gli stessi numeri forniti
dalla CIA, il 50 per cento dei dipendenti del
più celebre servizio segreto mondiale siano donne,
e benché dall’anno scorso al vertice dell’agenzia
– e per la prima volta – ci sia una donna, Gina
Haspel, nominata dal presidente Donald Trump,
fa sempre notizia quando ai vertici arrivano nuove
figure femminili. E la notizia è che pochi giorni fa,
ha nominato Cynthia “Didi” Rapp vicedirettrice
del dipartimento per l’analisi. Un’altra veterana
dell’agenzia, Elizabeth Kimber, è diventata a inizio
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GR A ZI A• L A RI VOLUZIONE ROSA DELLE SPIE
dicembre capo di tutte le operazioni, e quindi di
tutte le spie e gli 007 che la CIA ha sparpagliati nel
mondo. Considerando anche la poltrona di Dawn
Meyerriecks, che guida il dipartimento Scienza e
Tecnologia, ci sono quattro donne ai vertici dei più
cruciali settori dell’intelligence degli Stati Uniti.
Soltanto fino a 20 anni fa, l’agenzia nata nel 1947,
era luogo per eccellenza maschile. Nel 1992, le figure femminili in posizioni di comando o operative
erano appena il 10 per cento, mentre oggi almeno
il 40 per cento degli agenti sul campo sono donne.
Nel suo recente libro Il bersaglio. La mia vita nella
CIA a caccia del capo dell’Isis, Nada Bakos racconta
la sua esperienza di giovane donna, prima nel ruolo
di analista e poi di agente sul campo, sulle tracce di
Abu Musab al-Zarqawi, leader dell’organizzazione
fondamentalista al Qaeda in Iraq e “padrino” dello
Stato Islamico. Nella squadra che ha portato nel
2006 all’uccisione del terrorista, tre quarti degli
ufficiali coinvolti erano donne, ha spiegato lei.
Le recenti nomine femminili ai vertici della
CIA raccontano la trasformazione di un
mondo, quello della sicurezza e dell’intelligence,
tradizionalmente in mano all’uomo, e rappresentano l’avvento di una fase senza precedenti. Tuttavia,
ci spiega Cinzia Bianco, ricercatrice sulla sicurezza nel Golfo persico all’Università di Exeter,
in Inghilterra, «questi passi vanno visti anche in
un’ottica politica: Gina Haspel è stata a lungo al
centro di polemiche per l’utilizzo della tortura
negli interrogatori durante l’era dell’ex presidente
George W. Bush. Ma sicuramente, allargare la
rappresentatività di un’agenzia così strategica può
essere utile sull’opinione pubblica».
Gli interrogatori e le torture durante il periodo
buio della lotta al terrorismo e delle guerre in
Afghanistan e in Iraq risalgono ad anni fa. La
direttrice Haspel al tempo dei fatti non era in una
posizione decisionale e ha garantito che l’agenzia
sotto la sua leadership non ripeterà gli errori del
passato. «Ora che Haspel siede sulla poltrona di
leader», spiega Bianco, «è molto probabile che
voglia lasciare un’impronta e potrebbe prevalere
il desiderio di voltare pagina ed effettivamente
far evolvere la CIA in maniera diversa rispetto
al passato».
«Qualsiasi sia la motivazione che ha portato a certe
scelte, si può comunque affermare che il fatto di
avere sempre più donne a ricoprire cariche prominenti rappresenti senz’altro un fattore positivo»,
spiega Paola Sartori, ricercatrice nei programmi
Difesa e Sicurezza all’Istituto Affari Internazionali
IAI. «Può contribuire a produrre un cambiamento
verso una maggiore parità di genere, anche in ambienti tradizionalmente dominati dagli uomini».
È difficile trovare tante donne ai massimi
vertici di servizi di intelligence di Paesi
centrali per la sicurezza globale. Sono sempre
di più invece quelle che siedono sulla poltrona di
ministro della Difesa, soprattutto in Europa. Dei
29 Paesi membri della Nato, l’Alleanza Atlantica,
sei hanno un ministro della Difesa donna: Albania,
Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna. E per
la prima volta, a maggio 2017, al G7 di Taormina, il
vertice delle nazioni più avanzate, quattro ministri
della Difesa su sette erano donna: quelli di Francia,
Italia, Germania e Giappone. Se ne è parlato tanto,
perché è forte il fascino dell’autorità femminile su
un mondo per millenni luogo esclusivo del maschio,
quello della guerra e delle battaglie. La prima
donna a diventare ministro della Difesa in Europa
è stata nominata nel lontano 1990 in Finlandia:
Elisabeth Rehn. «Non sembra esistere però, oggi,
una correlazione diretta tra un ministro della Difesa
donna e il ruolo delle donne nelle forze armate»,
spiega Sartori. Paesi come Gran Bretagna, Israele,
Stati Uniti, che non hanno un ministro donna e
i cui eserciti sono spesso impegnati in operazioni
di combattimento, hanno una maggiore presenza
femminile nelle loro forze armate rispetto a nazioni
quali l’Italia, che invece ha una donna alla Difesa. E le nazioni con donne ministro della Difesa
hanno, a ben vedere, politiche difensive e non di
attacco. Quel che è certo, è che risultiamo più
efficaci quando si tratta di negoziare: secondo il
sito di sicurezza Defense One, gli accordi di pace
durano più a lungo, almeno il 35 per cento in più,
se al tavolo della trattativa siedono donne. ■
«Se un trattato internazionale è negoziato
da donne, ha più possibilità di durare a lungo».
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GR A ZI A• IDEE
L’amicizia inizia a 50 ANNI
Dale Pollekoff voleva fare nuove conoscenze a Los Angeles, ma sul web
trovava solo gruppi per donne più giovani. Così ha creato un sito, dedicato
a signore come lei, da cui gli uomini sono esclusi. E l’esperienza ha avuto un
tale successo da diventare un modello. Grazia ha parlato con le protagoniste
DI
P
Angela Vitaliano da New York (Stati Uniti)
erché mi sono trasferita a Los Angeles, dopo
una vita intera passata a Washington? Per il
bel tempo, naturalmente». Dale Pollekoff fa
una pausa e ride, quasi a sottolineare, con la
sua allegria, che mai, 19 anni fa, avrebbe immaginato di diventare così nota. Da quando il quotidiano
The New York Times ha raccontato a fine anno la
sua storia, Dale non riesce a staccarsi dal computer,
occupata a rispondere alle email e alle richieste di
adesione al suo ormai popolarissimo gruppo. «Sono
contenta di tanta attenzione», ci dice ancora, con
un timbro di voce che fa trapelare tutto l’entusiasmo per l’interesse generato sui media dalla sua
iniziativa. «Ma spero che, fra qualche giorno, io
possa tornare alla mia routine e all’organizzazione
di eventi». Inclusi, chiaramente, quelli che lei sceglie, curandoli nei minimi dettagli, per le donne
di Finding Female Friends Past Fifty, “Trovare
amiche dopo i 50 anni”, il gruppo da lei creato nel
2016, utilizzando il servizio Meetup, per mettere
in contatto le persone online.
«Quando mi sono trasferita qui in California»,
racconta, «volevo godere, oltre che dei vantaggi del
clima, anche della possibilità di continuare a vivere
in città, ma con la campagna a portata di mano.
Ciò che, in maniera troppo ottimistica, non avevo
messo in conto, nonostante non fosse un segreto
per nessuno, era l’enorme estensione della città e
il traffico allucinante che si deve affrontare per
attraversarla». Per circa 15 anni, Dale, oggi 71enne,
prova quindi ad adattarsi ai ritmi della metropoli
e all’inaffidabilità dei californiani, con quel loro vezzo di promettere molto e mantenere poco,
rendendo particolarmente difficile la costruzione
di relazioni sociali profonde e durature. Comincia
a frequentare eventi culturali di vario tipo, ma la
distanza resta un fattore difficile da superare: se
«
84
incontri qualcuno che ti va a genio a Malibù, a 50
chilometri da Downtown, il centro di Los Angeles,
è difficile pensare di frequentarsi con assiduità,
perché spostarsi richiederebbe troppo tempo.
Nel 2015, quindi, Dale decide di esplorare il mondo
dei gruppi della piattaforma digitale Meetup, ma
si ritrova in situazioni noiose che non portano
a nessuna conoscenza interessante. «Ciò che ho
capito partecipando a un paio di quegli eventi»,
spiega ancora Dale, «è che il ruolo di chi li organizza non deve essere solo quello di trovare un bel
posto e mettere insieme le persone, ma soprattutto
far sì che i partecipanti si conoscano e creino una
connessione fra loro». E se non trovi il gruppo
ideale, allora non resta altro che crearne uno tutto
tuo. «Non ho pensato, nemmeno per un attimo,
di aprire i nostri incontri agli uomini, perché non
volevo che la mia idea si trasformasse in un’occasione romantica, per quelli alla ricerca dell’anima
gemella», spiega. «Le dinamiche all’interno di un
gruppo sono estremamente diverse se ci sono solo
donne o se, invece, ci sono donne e uomini».
In appena due settimane, dopo l’esordio nel gennaio
2016, circa 200 donne hanno chiesto di partecipare
e in tre anni sono quadruplicate. «Il giorno del
primo evento», ricorda Dale, «eravamo in 20 e a me
sembrò un grande successo. Venivo da un periodo
molto difficile, la solitudine mi aveva messa a dura
prova e quel risultato mi riempì di entusiasmo.
Ora, nei giorni immediatamente successivi alla
pubblicazione dell’articolo del New York Times, i
membri sono saliti a 1.400, con 300 richieste alle
quali non ho avuto ancora il tempo di dedicarmi».
«Avevo vissuto per tanti anni a Los Angeles, ma
in periferia», racconta Julie Khalil, 62 anni. «Poi i
figli diventano grandi, i matrimoni spesso finiscono e, allora, nasce l’esigenza di riscoprire se stesse
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Foto ROZETTE RAGO/THE NEW YORK TIMES/CONTRASTO
Donne del gruppo Trovare amiche dopo i 50 anni davanti a un’opera dell’artista cinese Ai Weiwei a Los Angeles.
fuori da quei ruoli che per tanti anni ci sono stati
familiari. Quando mi sono imbattuta nel gruppo di
Dale, ho apprezzato subito la qualità degli eventi,
che includono sempre aspetti artistici o comunque
culturali. E ho trovato tre grandi amiche con le
quali ora stiamo dando vita a un gruppo di donne
divorziate che vogliono viaggiare insieme». Intanto
la fondatrice ci aggiorna, dicendo che le sono arrivate richieste per iniziative simili alla sua a New
York, Boston, Chicago e, addirittura, in Europa, a
Barcellona: tutti vogliono sapere come procedere
per ottenere lo stesso successo.
«Faccio parte del gruppo da circa dieci mesi», spiega
Lisa Baskin, 63 anni, nonna con un nipotino. «Ho
partecipato a quattro eventi che sono bastati, peraltro, a farmi incontrare Susan che, ora, è una delle
mie migliori amiche. Il pregio di Dale è quello di
organizzare appuntamenti che aprono nuovi orizzonti: penso, per esempio, a quando ci ha portate a
vedere le opere dell’artista cinese contemporaneo Ai
Weiwei. Sono esperienze che spingono le persone
a confrontarsi». «Ogni incontro», chiarisce Dale,
«è stato un successo perché le donne sono andate
d’accordo, senza mai sentirsi in competizione fra
loro. All’inizio mi sembrava così irreale: quando
sei più giovane, frequenti spesso colleghi o persone
del tuo ambito professionale e avverti sempre una
certa rivalità, anche se appena percepibile. Ma superata una certa età, ti senti liberata da tanti vincoli
e puoi finalmente essere la persona che desideri,
senza l’assillo continuo di ottenere il massimo o di
dimostrare il tuo valore. In questa fase della vita,
essere se stessi è un dono e anche la nostra forza».
Flor Covel, 56 anni, oggi considera Dale fra le sue
migliori amiche e sa che, senza il gruppo, non si
sarebbero mai incontrate, nonostante la vicinanza
delle loro abitazioni. Per tutte loro, sposate o single,
l’amicizia è un elemento fondamentale: per combattere la depressione, per sentirsi meno sole nella
malattia, ma anche, anzi soprattutto, per divertirsi,
fare progetti e godere di ciò che, prima, il tempo
e i vincoli familiari rendevano irrealizzabile. «Finalmente», aggiunge Julie, «possiamo dare voce ai
nostri desideri e alle nostre aspettative. E quando
alcune cose non sembrano essere a portata di mano,
persino l’amicizia, allora dobbiamo creare nuove
opportunità che ci permettano di essere felici. Ed
è proprio quello che stiamo facendo». ■
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GR A ZI A• MODA
f ot o di
86
Nik Hartley
st y l in g d i
Alexandra Bernard e Carlotta Marioni
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BLOUSON
MULTICOLORE SU
GIACCA E CAMICIA
PIÙ PANTALONI
DI PELLE (TUTTO
TOD’S).
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BLAZER
DOPPIOPETTO SU
ABITO A STRATI E
PANTALONI (TUTTO
VALENTINO),
DÉCOLLETÉES
(VALENTINO
GARAVANI).
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ABITO
MONOMANICA IN
TESSUTO STAMPATO
A FIORI (SAINT
LAURENT
BY ANTHONY
VACCARELLO).
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CAMICIA IN TULLE
SU PANTALONI
STAMPATI, OCCHIALI
SQUADRATI
(TUTTO DIOR),
REGGISENO A
BALCONCINO
(DOLCE
& GABBANA). SABOT
(TOD’S).
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GIACCA RICOPERTA
DI PAILLETTES
E PERLINE SU
GONNA IN CHIFFON
A STRATI E
CUISSARDES CON
STRINGHE (TUTTO
GIORGIO ARMANI).
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GIACCA MASCHILE
SU MAGLIA A COLLO
ALTO CON SCRITTA E
MINIGONNA, STIVALI
(TUTTO FENDI).
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GIACCA IN TWEED
PIÙ PANTALONI
TRAPUNTATI (TUTTO
CHANEL). BRACCIALI
(DINH VAN),
DÉCOLLETÉES CON
INSERTO IN TULLE
(JIMMY CHOO).
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GIACCA A UOVO SU
COMPLETO MAGLIA
PIÙ PANTALONI,
CINTURA E
MOCASSINI (TUTTO
HERMÈS). IL
SERVIZIO È STATO
REALIZZATO A
LONDRA, IN GRAN
BRETAGNA.
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MAGLIA
CON FRANGE ALLE
MANICHE (MAX
MARA) SU CAMICIA
IN DENIM (LEVI’S) E
JEANS (MOTHER).
SABOT IN CAMOSCIO
CON CATENA
(TOD’S).
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CAPPOTTO A
QUADRI SU ABITO
(TUTTO PRADA).
STIVALETTI CON
STRINGHE (STUART
WEITZMAN).
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GIACCA IN MONTONE
CON RICAMI PIÙ
ORECCHINI PENDENTI
(TUTTO LOUIS
VUITTON).
L’IDEA BELLEZZA:
SULLA PELLE,
FONDOTINTA DIORSKIN
FOREVER FLUIDE A
LUNGA TENUTA (DIOR).
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GR A ZI A• X X X X X X X X X X
GIACCA CON
TASCHINO E GONNA
GESSATE SU CAMICIA
CON PIEGHEDECORO; OCCHIALI
IN METALLO,
BORSA MATELASSÉ,
CALZE DI PIZZO
(TUTTO GUCCI).
HA COLLABORATO
NATHALIE JEAN.
LA MODELLA: TAKO
NATSVLISHVILI@
NEXT MODELS.
TRUCCO: MARY JANE
FROST.
PETTINATURE:
KIM ROY.
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ABITO IN CHIFFON
CON STAMPA A
FOGLIE, DECORATO
DA VOLANT E BALZE
SU LINGERIE (TUTTO
DOLCE & GABBANA).
STIVALI
(LONGCHAMP).
BRACCIALI
(DINH VAN).
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PIUME, TRASPARENZE E COLORI VITAMINICI SI ABBINANO A
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fot o di
Moro Van Wyk
st ylin g di
Michele Bagnara
Maglia su minigonna con piume (tutto N° 21). Scarpe Archlight
in pelle e tessuto tecnico con suola sagomata (Louis Vuitton).
100
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Maxiabito in
patchwork
con ricami
multicolore
su reggiseno
e culotte
in maglia,
cintura
di vitello
(tutto Dior).
Stringate
sportive
in tessuto
tecnico
(Lotto).
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Abito
monospalla
in pelle con
drappeggi e orlo
asimmetrico
(Gucci).
Sneakers in
velluto con
treccia-decoro
(Superga).
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Abito in maglia di viscosa e cashmere e guanti
lunghi in pelle senza dita (tutto Chanel).
Scarpe stringate bicolori (Atlantic Stars).
103
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Giacca in
tessuto tecnico
con profili a
contrasto e
dettagli in
marabù su
minigonna
monocolore
(tutto Miu Miu).
104
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Giacca in lana e seta su abito a camicia a righe
(tutto Alexander McQueen). Sneakers in
materiale sintetico e rete (New Balance).
105
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Maglia senza maniche in mohair su giacca
maschile in lana (tutto Maison Margiela).
Sneakers in pelle scamosciata e velluto
(Saucony Originals).
106
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Abito in pelle
con finitura
semilucida
e scollo a
camicia
(Tod’s).
Sneakers
Falcon
(adidas
Originals).
107
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Piumino
ecologico
(ottod’Ame)
su dolcevita in
cotone (RRD
Roberto Ricci
Designs) e
minigonna
fluo (Clips).
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pelle con
ganci (Voile
Blanche).
108
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Cellular Filler Crema Giorno ha un’azione
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109
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Body in
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London). Ha
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Gianluca
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Casting: Ivan
Maiolo@WM
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La modella:
Elza@IMG.
SAUCONY
110
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Margiela). Trucco: Marco Antonio using
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In tessuto tecnico, camoscio e cristalli (Cafè Noir).
In camoscio e satin
nero con cristalli
(Loriblu).
In maglia stretch con logo ricamato
(Valentino Garavani).
Da sinistra:
reggiseno e
slip a vita alta
(&Other
Stories);
gonna con
maxi tasche in
vernice
(Cristinaeffe);
giubbotto
effetto lucido
(Pinko).
114
OFF-WHITE
PORTALE CON...
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In pelle
scamosciata
con inserti
in nylon
(Saucony
Originals).
MULTICOLORI
LE TONALITÀ DECISE RAFFORZANO ABITI
E COMPLETI DAL TAGLIO PIÙ CLASSICO
Le City
Cross sono
in tessuto
stampato
e pelle
con logo
(Emilio
Pucci).
Le Feline Skinair sono
ultraleggere (Freddy).
PRADA
Le X-90 Reconstructed con tomaia in
nabuk e tessuto (New Balance).
Le Triple S hanno proporzioni ampie
con effetto trapuntato (Balenciaga).
PORTALE CON...
Da sinistra:
mascherina con
dettagli laterali a
catena (Moschino
Eyewear); abito in
cotone con colletto
polo (Lacoste);
borsa Camera Case
in pelle con logo
(Fendi).
115
GR A ZI A• SHOPPING
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Cappotto
animalier
in lana
(Marella),
camicia
maschile
scozzese
(AnnaRita N);
collana in
metallo
con piume
(Patrizia
Pepe); gonna
effetto pelle
con frange
(Fracomina);
borsa J’Adior
in vitello con
logo e catena
in metallo
(Dior);
décolletées
in camoscio
e vernice
(Primadonna
Collection).
LE STOFFE SCOZZESI CONQUISTANO IL GUARDAROBA
E SONO IL PUNTO DI PARTENZA DI QUATTRO LOOK VINCENTI
116
foto di
Carolina Mozzato
st yling di
Alessandra Rodinò
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Soprabito
doppiopetto
in cashmere
scozzese
(Brunello
Cucinelli);
maglia
girocollo in
lana (United
Colors of
Benetton);
collana
(Dsquared2);
pantaloni
aderenti
in pelle
(Current/
Elliott); borsa
in pelle
con frange
e borchie
(Pinko);
cuissardes
in camoscio
con frange
(Longchamp).
117
GR A ZI A• SHOPPING
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Blouson in
lana con
interno effetto
montone e
cristalli sul
colletto (My
Twin Twinset);
maglia a coste
(H&M); gonna
a pieghe in
lana tartan
(Luisa
Spagnoli);
tracolla
effetto
montone
(Coccinelle);
sandali
in pitone
stampato
(Michael
Michael Kors).
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Cardigan
fantasia lungo
in misto lana
(Essentiel)
su T-shirt
stampata
(Ottod’Ame);
occhiali da
sole con inserti
in metallo
dorato
(Max Mara);
marsupio a
cartuccera
in pelle con
borchie
(Tod’s);
pantaloni
ampi in
tessuto tartan
(Vicolo);
stivaletti
in velluto
con lacci
metallizzati
(Pollini).
119
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IN ARGENTO 925
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L’ITALIA
CHE VINCE
IL NUOVO BRAND ITALIANO
che fa tendenza
IL GIOIELLO CON LA TUA INIZIALE HA
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IL GIOIELLO CON LA TUA INIZIALE
Helè Collection
a partire da 39,90€
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F A S H I O N di Elsa Bonfiglio
Fantasie pop
Si chiama Travel in Love la nuova capsule collection
Cromia in collaborazione con il giovane designer
Michele Chiocciolini. La collezione, in edizione
limitata, è composta da tre borse e due portafogli
in pelle arricchiti da applicazioni e intarsi e dai colori
pop, ispirati ai viaggi e all’amore (cromia.it).
Una stagione
gioiosa
Ci sono lo stile
Anni 70, le stampe
tropicali dai colori
accesi e un’idea
romantica, rétro
e sognante, nella
collezione di Kiabi.
Il marchio francese
ha pensato per la
primavera-estate
2019 a un
guardaroba eclettico
fatto di pezzi
versatili da mixare
(kiabi.it).
In casa e fuori
Stile nordico e colori chiari per la nuova
collezione My Private Life di Fabiana
Filippi. Pantaloni, top e ciabattine
in raso di seta, kimono, canottiere,
T-shirt e pantaloncini-boxer, da
indossare nel tempo libero sono
i capi essenziali che la compongono
(fabianaf ilippi.com).
Voglia
di fiori
«È la ricerca della
felicità, come stile
di vita, a ispirarmi»,
spiega Emanuela
Biffoli, titolare e
designer dell’azienda
fiorentina che porta
il suo nome. La nuova
collezione si rifà alla
natura, con tulipani
e peonie che diventano
stampe ricercate su
borse e ciabattine dai
toni accesi (biffoli.it).
124
Grandi ritorni
New Balance presenta le sneakers 997H,
ispirate allo storico modello 997. Dell’originale
riprendono la tomaia, in pelle sintetica, il bordo
sul collo del piede e sulla linguetta in rilievo
e i dettagli in pelle scamosciata e rete.
La novità è la tecnologia “Gceva” che rende
la suola più leggera (newbalance.it).
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Il camerino virtuale
Yoox.com, la boutique di shopping
online, ha creato l’app Yooxmirror
per guidare i clienti in una nuova
esperienza di shopping interattivo.
Gli utenti potranno creare i diversi
look, condividendoli con gli amici
prima dell’acquisto e “salvando” gli
articoli preferiti. A dare il benvenuto
e a guidare gli utenti attraverso
le diverse funzioni c’è Daisy,
un’elegante modella virtuale.
Borse di carattere
Annabelle Belmondo, nipote del celebre attore
francese Jean-Paul, modella e giovane stella
dello stile parigino, indossa la nuova borsa di
Twinset Milano. Si chiama Rebel, ribelle, ed è
realizzata in pelle, lavorata artigianalmente in
tre diverse misure nelle tonalità del rosso, nero,
oro, argento, bianco e rosa (twinset.com).
A colori
Trasparenze sensuali e colori
brillanti per Loriblu. Il marchio di
calzature presenta la sua Band
of Colors, una mini collezione
di sandali in pelle e pvc dal design
minimale e dai colori fluorescenti,
audaci ed eleganti dalla mattina
alla sera (loriblu.com).
Inno all’amore
Alberta Ferretti dedica una capsule collection al cuore. Love is Love, l’amore è amore,
è il messaggio su maglie in cashmere e lana, T-shirt, costumi da bagno, felpe e borse
dai colori brillanti. C’è la versione Love is Love nei colori dell’arcobaleno (nella foto),
la maglia Ti Amo, declinata anche nelle lingue inglese, francese e spagnolo,
e le maglie French Kiss e Latin Lover (albertaferretti.com).
Lo stile
di Julia
A interpretare la
nuova collezione di
gioielli APM Monaco
è la modella,
influencer e direttrice
artistica Julia
Restoin Roitfeld,
figlia di Carine
Roitfeld, personaggio
della moda e del
giornalismo francese.
Nelle foto di
campagna Julia
indossa con il suo stile
rock e sofisticato
i pezzi must di
stagione (apm.mc).
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GR A ZI A• MODA
LOVE IT
di
Gaia Giovetti
Messaggi dal cuore
Dalla collezione dedicata a San Valentino, Treasure Hearts, una serie di romantici charms in oro rosa e bianco. Il classico
cuore è impreziosito da tre applicazioni fatte a mano: una libellula nella versione Heart&Soul, una corona per My Queen e un
lucchetto nel modello Secret Love. Nella foto sono abbinati a una catenina in argento pvd con chiusura in oro rosa
(DoDo, € 130 l’uno i charms, € 180 la catenina).
126
Foto LUCIO CONVERTINI
WE
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GR A ZI A• MODA
IL DIRETTORE CREATIVO DEL MARCHIO SVEDESE EYTYS,
CHE DA SEMPRE PROPONE UNO STILE GIOVANE, PRESENTA
LA COLLEZIONE EYTYS X H&M NATA DALLA
COLLABORAZIONE CON H&M: SCARPE, ABITI E ACCESSORI
UNISEX DEDICATI ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE
DI
Elsa Bonf iglio
Max SCHILLER
«C
i piace sorprendere con le nostre
collaborazioni e pensiamo che questa
piacerà in modo particolare. Inoltre è
bello avere come partner un altro marchio
svedese», spiega Ann-Sofie Johansson,
consulente creativa di H&M. L’azienda di
Stoccolma ha infatti creato una capsule
collection insieme con Eytys, etichetta svedese
all’avanguardia che crea collezioni adatte a
uomini e donne. Si chiama Eytys x H&M, è
composta da scarpe, abiti e accessori unisex per
adulto e bambino, pensati in un’ottica slegata da
vincoli di età o di genere. Ross Lydon,
responsabile stile dell’abbigliamento maschile di
H&M, racconta: «La collaborazione di Eytys x
H&M propone un modo di esprimere la propria
personalità, indossando davvero i vestiti, anziché
“farsi indossare” da loro».
La capsule collection sarà disponibile dal 24
gennaio in punti vendita selezionati di tutto il
mondo e online. Ne abbiamo parlato con Max
Schiller, direttore creativo di Eytys.
Come avete costruito la collezione con H&M?
«S’ispira all’abbigliamento da lavoro e a quello
sportivo, con dettagli eleganti come le pieghe
ben stirate e le scarpe design. Abbiamo giocato
sia con le proporzioni delle silhouette sia con le
stampe. Siamo curiosi di vedere come sarà
accolta dal pubblico di H&M».
Perché concentrarsi su un approccio unisex?
«Non ci è mai venuto in mente di etichettare le
nostre collezioni come maschili o femminili. Per
noi è naturale e penso che sia così anche per
molti altri. Io non ho mai capito perché uomini
e donne si vestano diversamente. Certo, abbiamo
corpi differenti, quindi per alcuni capi è
necessario fare modifiche, ma non per tutti».
Che cosa si aspetta da questa collaborazione?
«Ci piacerebbe che le persone scoprissero il
nostro marchio e capissero che possono
cancellare la percezione di ciò che i diversi
generi dovrebbero indossare. La libertà passa
anche attraverso questa consapevolezza». ■
Sopra, da sinistra: Jonathan Hirschfeld,
amministratore delegato, direttore
commerciale e fondatore di Eytys; Max
Schiller, direttore creativo di Eytys;
Ann-Sofie Johansson, consulente creativa
di H&M; Ross Lydon, responsabile stile
dell’abbigliamento maschile di H&M.
Qui, alcune immagini della
collezione Eytys x H&M,
in vendita online e in
alcune boutique del
marchio dal 24 gennaio.
127
Street
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CAPPOTTI
ESAGERATI
MONOCOLORE,
IN LANE DIVERSE,
CON INTARSI. OTTO
TRENDSETTER
INDOSSANO
IL CAPO DEL
MOMENTO IN
VERSIONE MAXI
DI Riccardo Slavik
ADA KOKOSAR
SCRITTE La stylist
danese e co-fondatrice
della società di
marketing Social Zoo
porta un cappotto
a vestaglia in lana con
scritte, di Celine, una
T-shirt nera e ciclisti
in tessuto tecnico,
di Wardrobe.NYC.
La borsa color argento
è di Loewe, le
décolletées
con drappeggi sono
di Balenciaga.
128
LAURA HADDOCK
CHIARO-SCURO L’attrice inglese
punta su un cappotto in tela
di cotone con lungo bordo in pelle
di un colore a contrasto, abbinato
a pantaloni nello stesso tessuto
e a décolletées in camoscio, tutto
di Christopher Kane.
MARIA BARTECZKO
LOGO La stylist tedesca indossa un cappotto in lana
con spalle ampie e tasche applicate, di Mara Hoffman,
una felpa con cappuccio e grande stampa, di BALR.,
e jeans morbidi di Citizens of Humanity. Le sneakers sono
di adidas Yeezy, gli occhiali da vista sono di Ray-Ban.
Foto GETTY IMAGES
PERNILLE
TEISBAEK
RÉTRO La stylist
e designer
americana sceglie
un cappotto in lana
bouclé con collo
piatto, una maglia
vintage girocollo in
cashmere, una
gonna longuette
in vernice,
di Miu Miu.
Le décolletées in
tessuto con punta
in camoscio sono
di Prada.
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GR A ZI A• MODA
LANDIANA
YOLO
IL LOOK
DELLA SETTIMANA
VERDE La modella
e influencer
romena abbina
un lungo cappotto
con cinturini
ai polsi e in vita,
di Cat + King,
a un abito
con collo alto,
di Ramelle.
La borsa in pelle
metallizzata
con patta in glitter
è di Furla.
DELFINA DELETTREZ
PIEGHE La designer
italiana di gioielli indossa
un cappotto doppiopetto
in lana principe di Galles
con maniche svasate sul
fondo e grandi pieghe
laterali, di Fendi, come
i pantaloni e gli stivali a
punta con tacco in legno.
JANINA PFAU
ROSA L’influencer
tedesca fondatrice
di loveandurban.com punta
su un cappotto in lana
di Burberry, sovrapposto
a una maglia di Valentino
e a pantaloni in pelle
di Arma. La borsa in pelle
bianca è di Chanel,
le sneakers con suola
sagomata sono
di Louis Vuitton.
SANDRA
HAGELSTAM
A QUADRI
L’influencer
finlandese
fondatrice di
5inchandup.com
sceglie un
cappotto in lana
a quadri, un
maglione
abbondante
e una gonna
longuette
in seta, tutto
di Samsøe &
Samsøe. Gli
stivali a punta
sono vintage.
129
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GR A ZI A• BELLEZZ A
OLTRE IL
Saloni specializzati, servizi di infoltimento, botox e
colorazione. Ma anche sieri e balsami pensati per rinforzarle.
Ora ciglia lunghe e sexy si conquistano così
A
Marzia Nicolini
E
Filippo Bellini
nche alle ciglia si può dare di più, oltre al
mascara. Per esempio un servizio completo di cura e mise en beauté in un salone specializzato. Dopo il successo in Francia e negli
Stati Uniti, in diverse città italiane sono comparsi i primi “eyelash bar”: segno che l’attenzione per lo sguardo (sopracciglia comprese),
è sempre maggiore. Ne sanno qualcosa le giovanissime, in prima fila quando si tratta di
valorizzare le ciglia con trattamenti ad hoc.
Come fa la modella inglese Leomie Anderson,
25 anni, volto del marchio Fenty Beauty creato dalla popstar Rihanna. In una recente intervista all’edizione britannica di Grazia ha dichiarato di essere una fan delle extension per
le ciglia e che ogni mese se le fa allungare e
infoltire nel salone super chic Lands Lashes di
Londra.
I trattamenti dedicati alle ciglia sono particolarmente apprezzati dalle under 35 e le case
cosmetiche guardano al fenomeno con molto
interesse. «L’importante, quando si tratta di
un’area delicata come lo sguardo, è affidarsi a
130
FOTO DI
Catherine Harbour
centri specializzati», avvertono i fondatori del
concept store HeyLash Milano (heylash.com).
«Occorre considerare molti aspetti: dalla qualità dei prodotti a quella dell’aria all’interno
del negozio, perché non procuri fastidio agli
occhi e non interferisca con le colle e le colorazioni utilizzate. Senza trascurare la preparazione dello staff che non solo deve conoscere
la materia prima, ma anche dare consigli e
servizi supermirati a ogni cliente».
Rafforzare prima di tutto
Le richieste più frequenti quando si va in un
eyelash bar? Infoltire, allungare, scurire e disciplinare le ciglia come sa fare un buon mascara,
ma con un risultato più duraturo. «Tutto parte
dalla cura delle ciglia», dicono da The Brow
Bar (thebrowbar.it). «Spesso e volentieri si indeboliscono a causa della scarsa qualità dei
trucchi usati e perché si rimuove male il make
up, oltre a motivi più generali come una dieta
squilibrata, lo stress, la stanchezza e l’età. Per
dare un’iniezione di forza, sì quindi a sieri e
Foto THE LICENSING PROJECT
DI
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131
GR A ZI A• BELLEZZ A
РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" VK.COM/WSNWS
1
2
balsami specifici. Gli ingredienti amici delle
ciglia sono collagene, acido ialuronico, cheratina idrolizzata, pantenolo e biotina. Insieme svolgono un’azione idratante, nutriente e
ristrutturante. Nel caso, invece, di ciglia rade
e molto deboli, consigliamo di fare un ciclo
di vitamine, integrando in particolare la A,
la E, la B5 e la B12».
3
Forma, volume e colore
4
5
6
7
8
9
1. Con mini-calamita, essence Magnetic Lashes Curvy si applicano appoggiando
un ciuffetto sopra e uno sotto la linea delle ciglia vere (€ 7,49). 2. Effetto
balsamo: La Biosthetique Belavance Care and Fix Lash Conditioner con
pantenolo, aloe vera ed estratto di malva (€ 22,50, in salone). 3. Imbevuti di
micelle detergenti, si usano a palpebra chiusa senza strofinare: anche per trucco
waterproof, Acqua Alle Rose Petali Micellari Struccanti Occhi Sensitive (€ 6,99).
4. Pettinino in metallo dorato, M2 Beauté Quick Change Artists Eyelash Comb
disciplina e separa le ciglia eliminando eventuali grumi di mascara (€ 19,50, su
m2beaute.com). 5. Per enfatizzare lo sguardo, ciglia finte Huda Beauty Farah #12
Faux Mink: fatte a mano a triplo strato (€ 21,90, da Sephora). 6. Da una parte,
la formula rinforzante a base di peptidi e pantenolo. Dall’altra, proteine nutrienti
e ridensificanti: Filorga Optim-Eyes Lashes & Brows (€ 49,90, in farmacia).
7. Enfatizza il colore delle ciglia e ne rilancia la pigmentazione: 4EverYoung Black
& Beautiful Lashes (€ 25, su qvc.it). 8. Come un magnete che attira trucco e
impurità per eliminarli: Lierac Eau Micellaire Démaquillage Anti-Pollution Visage &
Yeux (€ 19,90, in farmacia). 9. Spazzolino allungante per il giorno, volumizzante
per la sera: mascara Rimmel London Glam’Eyes Day 2 Night Black (€ 9,90).
132
Una volta che le ciglia godono di buona salute, ci si può concentrare sull’aspetto estetico. «Da noi il servizio must-have per chi
ama il look acqua e sapone è la colorazione
con henné», dicono le esperte di The Brow
Bar. «Questo ingrediente ha il vantaggio di
intensificare il colore naturale delle ciglia e
contemporaneamente di rafforzarle, così da
esaltare l’effetto finale».
Da HeyLash Milano, invece, due sono le
proposte per renderle più folte e incurvate:
«La laminazione è un trattamento a base di
cheratina ideale per chi ha le ciglia dritte e
sottili, e il risultato dura fino a otto settimane.
Per un effetto ancora più evidente c’è poi il
Lash Botox: un servizio di curvatura potenziato che sfrutta sostanze fortificanti come
la cheratina per restituire corpo e spessore
immediati. L’applicazione di un siero con
acido ialuronico, olio di argan, collagene e
vitamine fa il resto, donando brillantezza e
consistenza. Consigliato soprattutto se si ha il
problema di ciglia deboli che tendono a cadere
o a spezzarsi, magari dopo aver esagerato con
le extension».
Infine, alle amanti del fai-da-te segnaliamo
l’ultima tendenza che arriva dall’America,
quella delle ciglia finte magnetiche. Sono in
materiale sintetico e dotate di un minuscolo
magnete che consente di dire addio a colla
e adesivi vari, per un’applicazione semplificata (e meno rischi di danneggiare le ciglia
vere). Unica accortezza che le beauty blogger
americane usano già da tempo: applicare uno
spesso tratto di eyeliner sulla palpebra, così da
mimetizzare lo stacco tra ciglia finte e vere.
Tempo di dire addio al mascara? Tutt’altro.
Il trucco più amato di sempre insieme con
il rossetto rimane un prodotto irrinunciabile
per chi desidera “fare gli occhioni” e andrà
aggiunto come ultimo tocco ultranero sulle ciglia trattate. L’effetto “calamita” è assicurato. ■
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GR A ZI A• BE AU T Y
WE
LOVE IT
di
Stefania Bellinazzo
Cuscinetti ribelli su glutei, girovita, ginocchia e braccia
nonostante dieta ed esercizio fisico? La soluzione arriva
dai laboratori Lierac, si chiama Body-Slim Programma
Concentrato Crioattivo e s’ispira alla criolipolisi,
trattamento non invasivo che utilizza il freddo
per eliminare l’adiposi. Nel gel la Pro-Irisina, stimolata
dalla texture fredda a base di mentolo, si unisce
al WTB System per trasformare gli adipociti bianchi
in adipociti bruni, capaci di bruciare i grassi, mentre
la caffeina attiva al 10 per cento ne sblocca l’accumulo.
Risultato: riduzione del tessuto adiposo grazie a
un’azione d’attacco a tutti gli stadi della sua formazione,
mentre un aminoacido agisce sulla qualità della pelle.
Associando ogni giorno sulle aree interessate l’azione
drenante e stimolante del Crio-Massaggiatore Snellente
con biglie roll-on effetto freddo, in circa un mese
la cellulite si riduce del 70 per cento e la pelle appare
più compatta e radiosa (in farmacia, euro 49,90, mentre
il solo Body-Slim Concentrato Crioattivo euro 43,90).
134
Foto ENZO TRUOCCOLO
Doppio freddo
contro la cellulite
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GR A ZI A• BE AU T Y CONFIDENZE
Accanto, da
sinistra, le italiane
premiate da Yves
Rocher: l’apicoltrice
Debora Rizzetto,
la formatrice Giulia
Detomati e
la psicologa Chiara
Delle Donne.
I nostri talenti naturali
Un’apicoltrice che usa gli insetti come eco-sentinelle, un’imprenditrice
che lavora per la sostenibilità e una che ha creato un orto-laboratorio.
Sono le tre vincitrici di Terre de Femmes, il premio che Yves Rocher
dedica all’impegno femminile per l’ambiente
DI
T
Marzia Nicolini
anti sorrisi e qualche lacrima di commozione hanno accompagnato la terza edizione italiana del
premio Terre de Femmes, svoltosi a Milano, a Palazzo dei Giureconsulti. Nato 17 anni fa per volontà
della Fondazione Yves Rocher, marchio pioniere della
cosmesi vegetale, il premio è un riconoscimento all’impegno delle donne nella salvaguardia del pianeta e finora ha donato oltre due milioni di euro. Questa volta, per
incrementare le opportunità, la giuria di esperti ha deciso di promuovere tre progetti anziché uno. A classificarsi prima è stata Debora Rizzetto, ex orafa e ora apicoltrice alla tenuta Il Ritiro di Tortona, in provincia di
Alessandria. Al secondo posto, Giulia Detomati di Cernusco sul Naviglio (Milano), con la sua scuola di formazione sull’imprenditorialità sostenibile. Al terzo, Chiara
Delle Donne, psicologa di Salerno che ha creato uno
spazio-laboratorio di agricoltura sociale. Grazia le ha
incontrate.
Ci raccontate qualcosa dei vostri progetti?
Debora: «Usiamo le api come bio-indicatore: prelevando
dall’alveare campioni di cera, miele e polline, siamo in
grado di avere uno spettro di tutti gli inquinanti presenti nel raggio di quattro chilometri quadrati».
Giulia: «Noi, invece, mettiamo in contatto aziende il cui
business è orientato alla sostenibilità con studenti delle
scuole, seguendoli nell’ideazione di start-up ecologiche».
Chiara: «Il nostro progetto OrtoQuadrato è un modo
ludico e formativo per riqualificare aree urbane a rischio,
coinvolgendo nella cura di piccoli orti persone con disa-
bilità o fragilità mentali».
Jacques Rocher, presidente della fondazione, dichiarandosi onorato di aiutare concretamente le donne che fanno
scelte coraggiose e disinteressate come le vostre, ha detto:
«Restituire alla natura quello che lei ci dona è un gesto
ricco di piacere». Lo è anche per voi?
Debora: «Assolutamente. Il mio lavoro in “collaborazione”
con le api lo vivo come un modo per tutelare la salute
dell’ambiente e, di conseguenza, la nostra».
Giulia: «È lo stesso messaggio che veicoliamo nei nostri
percorsi didattici cercando di far capire ai giovani che
preservare le risorse disponibili è di vitale importanza
dal momento che non abbiamo un pianeta di “riserva” a
disposizione».
Chiara: «La natura contraccambia sempre. In un orto
questa cosa è evidente ed è un’esperienza che ti arricchisce».
Potreste suggerire un piccolo gesto, anche cosmetico, per
ridurre l’impatto sull’ambiente?
Debora: «Prendersi cura di un giardino o di un balcone,
perché significa trasformarli in una sorta di oasi per
l’impollinazione delle api. E, poi, preferire i cosmetici che
hanno confezioni ecosostenibili».
Giulia: «Ridurre il consumo di bottiglie di plastica optando
per una pratica borraccia da portare sempre con sé. E fare
attenzione a non sprecare acqua sotto la doccia».
Chiara: «Rispettare i tempi della natura, evitando di mangiare frutta e verdura fuori stagione. A livello cosmetico,
invece, consiglio di dedicarsi ogni tanto al fai-da-te. Io,
per esempio, mi preparo da sola lo struccante». ■
135
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Cult cult cultura
GR A ZI A•
ZAPPING
NOOMI CI
L’attrice
Noomi
Rapace,
39 anni.
protegge
UNA GUARDIA DEL CORPO CHE SFIDA
I TERRORISTI: NEL FILM CLOSE
NOOMI RAPACE È LA PROTAGONISTA
DI UNA FUGA SPERICOLATA
DI Elisabetta Colangelo
CLOSE , SU NETFLIX DAL 18 GENNAIO.
136
Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO
S
ono sempre stata affascinata, forse quasi ossessionata, dalle guardie del corpo. Camminano
con te e ti sono sempre vicine, davanti o dietro,
ma non si fanno mai notare. È quasi come se la loro
fosse una sorta di danza». Preparatevi per una nuova
adrenalinica interpretazione dell’attrice svedese Noomi
Rapace in arrivo su Netflix dal 18 gennaio con il film
Close, nel ruolo di una bodyguard.
Scritto e diretto dalla regista britannica Vicky Jewson,
Close è ispirato alla vita di Jacquie Davis, la prima
donna a diventare guardia del corpo nel Regno Unito, una professionista che annovera tra i suoi clienti
la scrittrice J. K. Rowling, l’attrice Nicole Kidman e
alcuni membri della famiglia reale. Il film racconta di
una specialista dell’antiterrorismo, esperta di zone di
guerra (nella prima scena la vedremo in azione contro
un commando di miliziani mentre scorta un convoglio di reporter) che viene chiamata a proteggere una
giovane e ricchissima ereditiera, viziata e scontrosa,
interpretata da Sophie Nélisse. Sembrerebbe un lavoro
di routine, ma un tentativo di rapimento costringe
le due donne a una fuga attraverso il Marocco, con
conseguenze che cambieranno la vita di entrambe.
La regista ha spiegato di aver cercato un personaggio
femminile autentico che riuscisse a mettere insieme
lo spirito di film come Nikita e Thelma & Louise. E
di aver trovato in Noomi Rapace l’interprete perfetta.
L’attrice si è preparata allenandosi con la stessa Davis,
consulente del film. «Jacquie ha lavorato nell’antiterrorismo, è una donna provata, ma conosce bene il lato
oscuro della natura umana», ha raccontato Noomi. «E
l’aver potuto osservare accanto a lei un mondo dove
le donne dimostrano una grande forza, mi ha lasciato
un segno incancellabile». ■
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MOSTRE
A fianco, Rosa
& Blue di
Umberto Daina,
sarà una delle
opere presentate
a Milano per
Affordable Art
Fair. A sinistra
Flowers, 1964,
di Andy Warhol,
esposta
a Venezia.
Foto FRANCOIS BERTHIER/PARIS MATCH/CONTOUR/GETTY IMAGES, TOM BARNES, ANDY WARHOL FOUNDATION FOR THE VISUAL ARTS, BY SIAE 2019
L’ARTE DI ESSERE UN COLLEZIONISTA
Nella loro vita, che immaginiamo agiata,
Hannelore e Rudolph Schulhof si erano potuti
permettere di collezionare preziose opere
d’arte europea e americana. E sono circa 80
i capolavori lasciati dalla coppia alla Fondazione
Solomon R. Guggenheim e ora esposti alla
Collezione Peggy Guggenheim, a Venezia.
In mostra dipinti, disegni e sculture firmati da
grandi artisti come Mark Rothko, Alberto
Burri e Andy Warhol. (S.R.)
DAL GESTO ALLA FORMA. ARTE EUROPEA E
AMERICANA DEL DOPOGUERRA NELLA
COLLEZIONE SCHULHOF , ALLA COLLEZIONE PEGGY
GUGGENHEIM, A VENEZIA. FINO AL 18 MARZO.
MUSICA
25 ANNI DI
Proporre opere d’arte contemporanea alla
portata di tutti è la filosofia di Affordable Art
Fair. All’edizione 2019 della manifestazione
che si tiene al Superstudio Più di Milano
partecipano 85 gallerie nazionali e
internazionali con 1.000 lavori e quotazioni
che vanno da 100 a massimo 6.000 euro.
Tema di quest’anno è Lose Yourself, smarrirsi, e
nelle sezioni ci sarà modo di perdersi in vari
mondi creativi. Da vedere la zona dedicata alla
cultura mediterranea. E grande attenzione
sarà data ai giovani illustratori. (F.C.)
AFFORDABLE ART FAIR , MILANO, SUPERSTUDIO
PIÙ, DAL 25 AL 27 GENNAIO.
Gli Skunk Anansie. Da sinistra: Martin Kent, 51 anni,
Skin, 51, Richard Lewis, 58, Mark Richardson, 48.
Skunk Anansie
Non è stata scelta a caso la data di uscita del
nuovo (doppio) album degli Skunk Anansie: il
25 gennaio la rock band londinese pubblicherà
25LIVE@25, che celebra il quarto di secolo
di carriera attraverso 26 hit, come Hedonism
( Just Because You Feel Good), Charlie Big Potato
e Selling Jesus. «Diamo il meglio di noi dal vivo,
ecco perché tutti i pezzi sono estratti dai nostri
concerti», spiega il batterista Mark Richardson. I
festeggiamenti proseguiranno con il tour, che farà
tappa in Italia a luglio (il 4 a Nichelino, Torino, il
5 a Bologna, il 7 a Legnano, Milano, e l’8 a Roma)
e c’è da scommettere che per la frontwoman Skin,
51 anni, ex giudice 2015 del talent X Factor, sarà
l’occasione per sfoggiare voce da brividi e fisico
statuario. Il segreto della sua forma strepitosa?
Uno solo, dice: «La giusta misura. Bisogna godersi
la vita a qualsiasi età, ma senza esagerare». (C.M.)
137
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F
arsi del bene guardando uno spettacolo che
emoziona, ma anche fare del bene perché
l’occasione ha un risvolto benefico. L’appuntamento
è il 23 gennaio al Teatro alla Scala di Milano, dove
si tiene l’anteprima di Winterreise, la nuova
coreografia firmata da Angelin Preljocaj, artista
francese di origini albanesi e star della danza
contemporanea internazionale. Il balletto, creato da
lui appositamente per il Corpo di Ballo del teatro
milanese, mette in scena il ciclo dei 24 “lieder”, le
particolari composizioni dell’opera più famosa di
Franz Schubert, il Viaggio d’inverno che dà il titolo
alla rappresentazione. E la magia sul palco ha un
fine importante e concreto: l’incasso della serata,
infatti, sarà devoluto all’Ospedale pediatrico
N.P.H Saint Damien di Haiti, progettato e
realizzato dalla Fondazione Francesca Rava NPH Italia Onlus. Si tratta dell’unico centro di
cura pensato per i bambini nel Paese caraibico e
assiste ogni anno 80 mila piccoli pazienti,
assicurando loro supporto medico, ma anche un
aiuto che comprende accoglienza e istruzione.
(F.C.)
DANZA
SULLE PUNTE
per i bambini
L’ANTEPRIMA DELLO SPETTACOLO WINTERREISE
ALLA SCALA DI MILANO È ANCHE UN
APPUNTAMENTO PER AIUTARE I PICCOLI PAZIENTI
DELL’OSPEDALE SAINT DAMIEN DI HAITI
WINTERREISE , MILANO TEATRO ALLA SCALA, 23
GENNAIO ORE 20. PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
BIGLIETTI: 02.54122917, NPH-ITALIA.ORG .
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L’attore Adrien
Brody, 45 anni.
GR A ZI A•
cult
CINEMA
DIARIO
DI UN’ATTESA
DOCUMENTARI
Brody, la voce
DEL RICORDO
Foto CONTRASTO, BRESCIA E AMISANO TEATRO ALLA SCALA
PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA L’ATTORE
ADRIEN BRODY RIPERCORRE LE STORIE DEGLI
EBREI POLACCHI DEPORTATI DAI NAZISTI
«Tutto il mondo ha pianto davanti al Diario di Anna Frank,
ma esistono centinaia di altri diari che non sono mai stati
tradotti o letti. L’archivio Oyneg Shabes è la più grande raccolta di testimonianze sopravvissuta all’Olocausto eppure non
è molto conosciuta al di fuori dei circoli accademici». Così
l’attore Adrien Brody affronta il tema dell’ Olocausto in Chi
scriverà la nostra storia, il documentario che arriva nelle sale
cinematografiche il 27 gennaio, in occasione della Giornata
della Memoria, scritto e diretto dalla regista Roberta Grossman
e prodotto da Nancy Spielberg. Terribile e commovente, la voce
narrante dell’attore americano ripercorre le 60 mila pagine,
organizzate e raccolte dallo storico Emanuel Ringelblum, che
testimoniano le persecuzioni subite dai 450 mila ebrei polacchi,
rinchiusi per tre anni dai nazisti nel ghetto di Varsavia e poi
deportati. Pagine che furono ritrovate sepolte dopo la guerra.
Ma non è l’unico documentario per ricordare la sofferenza
di un popolo: su Rai Uno, il 23 gennaio, va in onda Figli del
destino, la docufiction firmata da Francesco Miccichè e Marco
Spagnoli che, con l’aiuto degli attori Valentina Lodovini e
Massimiliano Gallo e, tra gli altri, della senatrice Liliana Segre, racconta le leggi razziali in Italia durante il fascismo. Con
un punto di vista inedito: quello di quattro ragazzini ebrei le
cui vite saranno sconvolte per sempre. (Elisabetta Colangelo)
CHI SCRIVERÀ LA NOSTRA STORIA , AL CINEMA DAL 27 GENNAIO –
FIGLI DEL DESTINO , SU RAI UNO IL 23 GENNAIO IN PRIMA SERATA.
Una donna aspetta che il suo uomo
ritorni. Sullo sfondo, la Parigi occupata
da nazisti. È la trama del film La
douleur, il dolore, nelle sale. È un pezzo
di vita vera della scrittrice Marguerite
Duras, tratto dall’omonimo romanzo.
Scritto nel 1944, ma pubblicato 40
anni dopo (in Italia da Feltrinelli),
descrive il periodo difficile che la
Duras trascorse nell’attesa del ritorno
del marito, Robert Antelme, membro
della resistenza francese, dai campi di
concentramento. La regia è di
Emmanuel Finkiel, la protagonista
femminile è Mélanie Thierry, attorno
a lei ci sono Benjamin Biolay, amicoamante amorevolmente protettivo, e
Benoît Magimel, agente-nemico che
con lei inizia un vile gioco di
seduzione. «Questa donna che
attende», ha dichiarato Finkiel,
«faceva eco alla figura di mio padre,
una persona che aspettava sempre.
Lessi il libro quando avevo 20 anni,
ritornando a questa storia 30 anni più
tardi, ho provato la stessa
commozione». Un film sull’attesa e
l’assenza, con una voce fuori campo
che dà corpo e anima ai pensieri e,
appunto, al dolore. (P.S.B.)
LA DOULEUR, DI EMMANUEL FINKIEL,
NELLE SALE.
L’attrice Mélanie Thierry, 37 anni.
139
gnam
GR A ZI A•
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cult
LE FORME
DELLA
VERDURA
QUATTRO RICETTE VEGETARIANE PER PIATTI UNICI
PENSATI PER SCALDARE L’INVERNO
DI Alessandra Avallone FOTO DI Enzo Truoccolo
Sformatini di basmati
alle barbabietole
TEMPO: 45 minuti. Per 4 persone.
PREPARAZIONE: lessate 200
grammi di riso basmati per 10 minuti
in acqua bollente salata, scolatelo e
fatelo raffreddare. Tritate finemente
10 centimetri di porro, 4 fettine di
zenzero e uno scalogno. Soffriggete il
trito in padella con 2 cucchiai di olio e
un cucchiaino di curry in polvere.
Quando le verdure saranno tenere,
unite un barbabietola grattugiata e
cuocete per 10 minuti mescolando di
tanto in tanto. Aggiungete il riso e 2
cucchiai di mandorle sfilettate e
tostate. Trasferite il riso negli stampi
individuali imburrati e fate riposare.
Affettate una grossa cipolla rossa,
cuocetela in padella con un mestolino
di acqua, sale e 2 cucchiai di aceto.
Quando il liquido è evaporato, unite
2 cucchiai di olio extra vergine e un
mazzo di radicchio tardivo tagliato a
tocchetti. Spolverate con mezzo
cucchiaino di zucchero e innaffiate
con altri 2 cucchiai di aceto.
Cuocete ancora 5 minuti, pepate
generosamente e lasciate raffreddare.
Passate gli stampini in forno caldo
10 minuti, sformate e servite con le
verdure agro dolci.
Radicchio
Curcuma
Zucca
Alternativa
Nocciole
Salsa di soia
QUADROTTI DI GRANO SARACENO ALLA ZUCCA
TEMPO: 30 minuti. Per 4 persone. PREPARAZIONE: tostate 200 grammi di grano saraceno in una
casseruola, poi copritelo con 400 grammi di acqua, salate, coprite e cuocete a fuoco basso per 20
minuti. Aggiungete un cucchiaio di fiocchi di avena e uno di semi di lino tritati nel mixer, 2 cucchiai di
salsa tamari, mezzo cucchiaino di curcuma, pepe e sale. Pressate il grano in una teglia rivestita di carta
forno e fate riposare 2 ore. Tagliate tutto a quadrotti e dorateli in padella con 2 cucchiai di olio. Cuocete
in forno 300 grammi di zucca tagliata a dadini e condita con olio, sale e rosmarino, poi frullatela con un
filo di olio, un cucchiaino di aceto di mele e uno di balsamico. Nappate i tortini con la crema di zucca,
guarnite con un’insalatina piccante di rucola, radicchio, nocciole tostate e germogli di crescione .
140
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PR
Teglia di rotolini di verza e lenticchie rosse
TEMPO: un’ora. Per 4 persone. PREPARAZIONE: togliete la costola centrale a 16 foglie grandi di verza, cuocetele
per 2 minuti in acqua bollente salata, scolatele e tagliatele a strisce alte 5-6 centimetri. Recuperate una manciata
di scarti delle foglie, tritateli e ripassateli in padella con un filo di olio, salate e pepate. Nel frattempo mettete in
una casseruola 250 grammi di lenticchie rosse decorticate con 4 fettine di zenzero fresco e uno spicchio di aglio,
versate acqua a filo, coprite e cuocete 20 minuti. Mescolatele bene per disfarle, aggiungete un cucchiaino di
curry, 4 cucchiai di latte di cocco, cuocete fino ad addensare la crema di lenticchie. Prendete 2 strisce di verza,
sovrapponetele leggermente, spalmatele di crema di lenticchie, aggiungete un poco di verza tritata e arrotolate.
Preparate in tutto 20 rotolini, allineateli in una teglia con un filo di olio extra vergine. In una casseruola sul
fuoco fate addensare 2 dl di latte di cocco con una presa di sale, una punta di curcuma in polvere e pepe.
Nappate i rotolini con la crema e passateli in forno a 180° per 20 minuti. Servite con un trito di nocciole salate.
Polpa di pomodoro
Ricotta
Brodo
Aglio
Coste
PARMIGIANA DI COSTE
TEMPO: un’ora più il riposo.
Per 6 persone.
PREPARAZIONE: lavate
2 grossi mazzi di coste,
separate le foglie dai gambi,
lessate questi ultimi per 10
minuti e scolateli bene.
Scaldate 50 grammi di burro
in una casseruola, unite
50 grammi di farina
integrale, tostatela finché
prende colore e aggiungete
poco alla volta 4,5 dl di
brodo vegetale. Mescolate
fino all’ebollizione, insaporite
con sale, pepe, noce moscata
e 100 grammi di ricotta di
pecora. Sbollentate per un
minuto le foglie delle coste,
scolatele bene, tritatele e
ripassatele in padella con
2 spicchi di aglio, rosmarino e
2 cucchiai di olio. Aggiungete
200 grammi di polpa di
pomodoro e cuocete 10
minuti. Oliate una pirofila,
distribuite a strati le coste, il
grana, la besciamella e le
foglie al pomodoro.
Terminate con la besciamella,
grana e semi di sesamo.
Infornate a 200 gradi per
30 minuti.
Alternativa
141
E infine...
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ERMENEGILDO
ZEGNA
Winnie
Harlow
DSQUARED2
Luke Evans
EMPORIO
ARMANI
Leo
Gassmann
e Giorgio
Armani
MILANO
IN
PASSERELLA
C’erano anche l’influencer Chiara Ferragni e il marito, il rapper Fedez, alla sfilata della collezione
uomo di Versace: in total look “Confidential”, nel backstage hanno incrociato l’attore Luke Evans
e la modella Emily Ratajkowski. Parata di sportivi da Emporio Armani in via Bergognone, dal pilota
Alex Zanardi al nuotatore Gabriele Detti, all’ex ciclista Ignazio Moser (ma nel parterre spiccava
anche il cantante Leo Gassmann, reduce da X Factor). È stato un after party per nottambuli,
invece, quello alla Fabbrica Orobia 15 per DSquared2: in pista con gli stilisti Dean e Dan Caten
c’erano i rapper della Dark Polo Gang, la cantante Annalisa e il modello Pietro Boselli. Da Prada,
al Deposito della Fondazione, sulla passerella maschile gli occhi erano tutti per la top model
Gigi Hadid: ad applaudirla in prima fila, tra gli altri, c’era l’influencer e stilista Gilda Ambrosio.
Il direttore artistico di Zegna Alessandro Sartori ha accolto gli ospiti nell’immenso atrio della
stazione Milano Centrale. In passerella si distinguevano le modelle Maria Borges e Winnie Harlow.
Gucci ha voluto, invece, onorare la moda con una performance artistica, un viaggio teatrale di
Silvia Calderoni al Gucci Hub in via Mecenate. Tanti gli ospiti, tra cui il surfista Leonardo
Fioravanti e la cantante dei Baustelle Rachele Bastreghi. A fare gli onori di casa c’era il presidente
e amministratore delegato di Gucci Marco Bizzarri. (Francesco Canino e Annalia Venezia)
Fedez
e Chiara
Ferragni
GUCCI
VERSACE
PRADA
Gilda Ambrosio
Caroline
Daur
142
Foto GETTY IMAGES, ALEXI LUBOMIRSKI
Leonardo
Fioravanti
e Marco
Bizzarri
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Federica
Fontana
Valentina
Ferragni
Una modella con un abito
del marchio Be Blumarine
durante l’evento
UNA NOTTE CON ANNA
Martina
È stato celebrato con un party Be Blumarine, Colombari
il nuovo marchio di Blumarine. Dopo l’addio allo
storico Blugirl, arriva la linea disegnata dagli stilisti
Mirko Fontana e Diego Marquez, creativi di Au jour
le jour. Per brindare alla nuova etichetta
l’amministratore unico di Blufin Gianguido Tarabini
ha voluto un party per cento amici al ristorante
Penelope a casa, inaugurato da poco e già diventato il
posto di culto delle celebrities di Milano. Ad
accogliere gli ospiti c’era la stilista Anna Molinari
e a brindare con lei l’attrice Martina Colombari, le
conduttrici Federica Fontana e Filippa Lagerbäck,
l’attrice Gaia Bermani Amaral e le influencer
Valentina Ferragni e Veronica Ferraro.
Filippa
Lagerbäck
Gaia
Bermani
Amaral
Veronica
Ferraro
Anna
Molinari
IL PIÙ ELEGANTE
Il presidente della comunicazione di Max
Mara Giorgio Guidotti è stato tra i vincitori
del GQ Best Dressed Men, premio
assegnato a Milano ai 30 uomini più eleganti
dell’anno. Da oltre 30 anni Guidotti è a
capo della comunicazione del marchio di
Reggio Emilia. Tra i premiati ci sono anche
il conduttore Alessandro Cattelan, lo chef
Enrico Bartolini e il regista Matteo Garrone.
LA DOLCE VITA
DI MOSCHINO
Alice
Pagani
Elisabetta
Canalis
Un omaggio alla Roma del cinema, tra Fellini e la
Dolce Vita. Per la prima volta Moschino ha scelto
di sfilare nella capitale, dove ha presentato la collezione uomo e la pre-collezione donna autunno/inverno 2019. Ad applaudire il designer Jeremy Scott,
(nella foto sopra, tra le modelle) allo Studio 10 di
Cinecittà, trasformato in un’onirica sala da ballo,
c’erano più di 400 invitati tra cui l’attrice Alice
Pagani, il rapper Salmo, la conduttrice Elisabetta
Canalis, e la musa di Fellini, Sandra Milo.
Giorgio
Guidotti
143
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GR A ZI A• OROSCOPO DA L 21 A L 27 GENNA IO
Leone
23 LUGLIO • 23 AGOSTO
Amore: l’opposizione di Sole e Mercurio provocano
qualche dubbio, ma il periodo è ancora sensazionale
grazie a Venere e Marte in trigono. Non è però
il caso, sia che siate single o che siate in coppia,
di dedicarvi a una relazione. Eros: il sesso
per voi è un’avventura da non perdere. Fresche.
Vergine
Amore: può esserci qualche cosa da risolvere in casa,
24 AGOSTO • 22 SETTEMBRE
Di Melissa P.
ma nulla che con la vostra grande forza di volontà
non riusciate a sistemare. C’è poco romanticismo,
siete troppo impegnate nelle piccole cose. Eros: avete
fantasia, ma certe trasgressioni possono essere
realizzate solo se ne parlate al partner. Ritrose.
Bilancia
Amore: il Sole e Mercurio formano un bellissimo
OGN
I GIO
RN
IL
O R O VO S T R O O
S CO P
O SU
Gr
23 SETTEMBRE • 22 OTTOBRE
aspetto, così come Venere vi stimola a fare nuovi
incontri. Le coppie di lunga data sono più unite
che mai. Attente però alle facili provocazioni.
Eros: il suo modo di fare troppo diretto vi mette
un po’ di soggezione, ma vi diverte. Scompigliate.
azia.it
Scorpione
Amore: potreste avere molte pretese in coppia e in
23 OTTOBRE • 22 NOVEMBRE
Ariete
Amore: Sole e Mercurio non saranno più dissonanti
Sagittario
Amore: Sole e Mercurio sono dalla vostra parte.
Toro
Amore: abbiate cautela in tutti quei rapporti in cui
Capricorno
Amore: la quadratura di Marte vi farà andare su tutte
21 MARZO • 20 APRILE
e avrete voglia di lanciarvi in nuove esperienze.
Non solo le single, ma anche chi ha un partner
potrebbe divertirsi a farsi corteggiare, senza pensare,
però, a un tradimento Eros: con Marte nel segno
non saprete tenere le mani ferme. Intraprendenti.
21 APRILE • 20 MAGGIO
i ruoli non sono chiari e che sono vissuti in
clandestinità. Vi preme pretendere una decisione
definitiva. Eros: avete poco entusiasmo a letto,
trovare la voglia sarà come cercare un ago in un
pagliaio. Imbronciate.
Gemelli
Amore: l’opposizione di Venere vi rende irrequiete
21 MAGGIO • 21 GIUGNO
e adesso che il Sole e Mercurio vi sono amici
rischiate pericolose sbandate. Ma se siete fedelissime,
potreste ritrovare la passione nel rapporto di sempre.
Chi è single vivrà emozioni potenti. Eros: potrebbe
venirvi in mente qualcosa di sorprendente. Istintive.
Cancro
22 GIUGNO • 22 LUGLIO
Amore: Sole e Mercurio non sono più opposti,
anche se Marte dall’Ariete continua a provocarvi,
convincendovi a chiudere una storia che ha fatto
il suo corso. Le single hanno a che fare con persone
poco trasparenti. Eros: quando il cuore si irrigidisce,
nessuna effusione vi interessa. Perplesse.
144
famiglia e a farne le spese non è solo il partner che
si ritrova costretto ad acconsentire a ogni vostro
ordine, ma anche i figli. Un regalo inaspettato vi
risolleverà il morale. Eros: un piccolo disturbo può
rallentare la corsa al piacere. Stressate.
23 NOVEMBRE • 21 DICEMBRE
Godetevi le gioie di questo momento speciale. Non
accade spesso, ma quando succede, siete abilissime
a riconoscere la felicità. E chi è sola può contare
i minuti, perché è in arrivo la persona giusta.
Eros: il sesso è audace, forte, creativo. Vincenti.
22 DICEMBRE • 20 GENNAIO
le furie e siete pronte a prendervela con il compagno
o i figli, che sembrano infischiarsene della vostra
necessità di tenere tutto sotto controllo. Le single
vivono una passione inconfessata. Eros: si fa poco
sesso, ma quando accade è dolcissimo. Protette.
Acquario
21 GENNAIO • 19 FEBBRAIO
Amore: sono settimane bellissime perché tutti
i pianeti lavorano per la vostra felicità. Chi è single
potrebbe trovare una nuova persona a cui
appassionarsi. Anche in coppia c’è aria di novità e
di avventura. Eros: più coraggiose del solito, saprete
come coinvolgere il partner nei desideri. Frementi.
Pesci
Amore: periodo di stallo, che non è necessariamente
20 FEBBRAIO • 20 MARZO
un male, perché avrete modo di riflettere sulle
ultime mosse fatte. Non è il momento di cercare
emozioni a tutti i costi. Chi è in coppia troverà
da ridire sul partner. Eros: lo fate più spesso,
ma con meno interesse del solito. Dubbiose.
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GR A ZI A• INDIRIZZI
adidas Originals: 039/27151
Gucci: 055/759221
Pollini: 0541/816311
Stuart Weitzman:
Alberta Ferretti: 02/760591
Hermès: 02/76398517
Prada: 02/546701
02/76317846
Alexander McQueen:
H&M: 06/45554111
Primadonna Collection:
Superga: 011/26171
800/987434
Hogan: 02/77225700
080/3718195
Swarovski: 02/722601
Annarita N: 051/6646195
Imperial: 051/6646072
Roger Vivier: 02/76025614
Tod’s: 02/772251
APM Monaco: 06/69797564
Jil Sander: 02/8069131
RRD Roberto Ricci Designs:
Tory Burch: 02/60063044
Atlantic Stars: 02/29419491
Joshua Sander:
0564/462269 Twinset Milano:
Balenciaga: 02/760841
+44207/2549302
Saint Laurent by Anthony
059/6257511
Ballantyne: 02/5849821
Kiabi: 02/4587991
Vaccarello:
Under Armour:
Bata: 041/8620719
Lacoste: 039/39431
02/76000573
+800/82766871
Brunello Cucinelli:
Levi’s: +800/53847501
Saint Laurent (occhiali):
United Colors of Benetton:
02/33601990
Liu Jo: 02/23345850
049/6985111
0422/519111
CafèNoir: 0571/4451240
Longchamp: 02/84932705
Saucony Originals:
Valentino, Valentino Garavani:
Chanel: 840/000210
Loriblu: 02/76341350
0423/622009
02/624921
Clips: 02/72017136
Lotto: 0423/6181
Sisley: 0422/519111
Versace: 02/760931
Coccinelle: 0521/837911
Louis Vuitton: 02/7771711
Stella McCartney:
Vicolo: 0429/773632
Cristinaeffe: 051/8659491
Luisa Spagnoli: 075/4591
02/76281222
Voile Blanche: 0733/79091
Cromia: 0733/971541
Maison Margiela:
Current/Elliott: 059/251664
02/76017087
Dinh Van: +331/42860266
Maje: 02/38594088
Dior: 02/38595959
Mango: +848/350042
Dior (occhiali): 049/6985111
Marella: 0522/927411
DoDo: 800/018005
Max Mara: 0522/3581
Dolce & Gabbana: 02/774271
Max Mara by Safilo:
Dsquared2: 02/976951
049/6985111
Ecco: +4574/911625
Michael Kors: 02/5748061
Ellery: +612/83137658
Miu Miu: 02/3498121
Emilio Pucci: 02/885821
Moschino Eyewear:
Ermanno Scervino:
049/6985111
055/64924
Mother: 059/251664
Essentiel: 02/76317993 Mulberry: +441/761234273
Emanuela Biffoli:
My Twin Twinset:
055/4254483
059/6257511
& Other Stories: 199/318678
New Balance: 0472/761100
Fabiana Filippi: 0742/96991
N° 21: 0541/959111
Fendi: 06/334501
ottod’Ame: 055/8732054
Fracomina: 081/8269592
Patrizia Pepe: 055/874441
Freddy: 0185/59101
Pepe Jeans London:
Giorgio Armani: 02/723181
800/786702
Givenchy: +331/44315000
Pinko: 02/23345210
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2013 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
- Milano
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Stampa: ELCOGRAF S.p.A. - via Mondadori, 15 – Verona. Stabilimento di Melzo:
centro Stampa Amedeo Massari - via Marco
Polo 2, Melzo (MI). Pubblicazione registrata
Trib. di Milano n. 3667 del 5.3.1955. Grazia
è pubblicata settimanalmente da Arnoldo
Mondadori Editore, 20090 Segrate (Milano), Italia.
ISSN 1120-5113
Certificato Nº 8383 del 21 dicembre 2017
Grazia 17 gennaio 2019
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GR A ZI A• L A POSTA DEL CUORE
SCRIVETE A:
victoria.cabello
@mondadori.it
❯Janina
IN CASA FACCIO TUTTO IO
Cara Victoria, non voglio più essere messa in secondo
piano da mio marito, che considera sempre più importante
quello che fa lui rispetto alle mie esigenze. Lavoriamo
entrambi, io part-time, e per questo lascia a me tutte
le incombenze. Che cosa si fa? Oltre a litigare, intendo.
❮Cara Janina, ovviamente io sono per la divisione
dei compiti e trovo anche che gli uomini con un
grembiule da cucina possano essere estremamente
sexy (se non hanno il sedere piatto). Detto questo,
secondo me, il modo in cui ciascun partner partecipa
ai lavori domestici dovrebbe essere concordato
in base al loro tempo libero. Mi spiego meglio:
se tuo marito è fuori casa otto ore al giorno e tu
quattro, è comprensibile che lui si aspetti di non
doversi mettere a stirare dopo cena, perché tu al
pomeriggio hai fatto yoga. A quel punto tu saresti
serena e appagata, lui esausto e seccato e la vostra
convivenza diventerebbe insopportabile. Infine,
siccome lui sicuramente guadagna di più, potresti
suggerirgli di prendere una persona che vi aiuti con
i lavori che ti pesano maggiormente: per essere meno
stanchi e stare meglio insieme nel poco tempo
che avete per godervi l’un l’altra. Avrei tanto voluto
che fosse lui ad avere un lavoro part time, per poterti
dire di affidargli lo spazzolone e l’aspirapolvere tutti
i santi i giorni ma, purtroppo, non è il caso.
Puoi chiederglielo comunque nel weekend.
Cambiare ROUTINE
aiuta a sentire
meno LA MANCANZA
del proprio ex
❯Lodo
NON RIESCO
A DIMENTICARLO
Come faccio a staccarmi
dall’uomo che ho amato
pazzamente per anni? Non
riesco, tutto mi fa sentire la sua
mancanza e l’idea che non voglia
stare più con me non mi aiuta.
Anche quando conosco qualcuno,
il pensiero torna sempre a lui.
❮Cara Lodo, tutte le rotture
hanno un periodo di lutto che
❯Chiara
MIA FIGLIA
È ANORESSICA
Ti scrivo in una sera più
nera delle altre. Quest’estate
mia figlia si è ammalata di
anoressia ed è iniziato un
calvario. Vederla star male
mi fa morire dentro. Mi
chiedevo se tra i lettori della
tua “Posta del cuore” ci sia
qualche genitore nella mia
situazione con cui ci si possa
confrontare ogni tanto.
dipende molto dalla durata
della storia. Siete stati
insieme anni, per cui ti ci
vorrà del tempo per liberarti
del ricordo di quest’uomo
e perché lui smetta di
mancarti nella routine che
vi eravate costruiti insieme.
Prova a progettare le tue
giornate in maniera diversa
da come le passavi con lui.
Trova distrazioni efficaci e
lascia che il tuo corpo capisca
che la vita continua.
❮Cara Chiara, ti sono
vicina. Ti consiglio, se non
lo hai già fatto, di
consultare il sito sisdca.it/
html/cnt/Associazionidipazienti.asp: è la Società
Italiana per lo Studio dei
Disturbi del
Comportamento
Alimentare, troverai
i contatti di molte
associazioni di genitori
e pazienti. Spero di esserti
intanto stata d’aiuto.
oppure scrivi a: Victoria Cabello - Grazia - Palazzo Mondadori - 20090 Segrate (Mi)
146
un-usual.it
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